domenica 18 maggio 2014

LE DISSOLUTE ASSOLTE ............................... turbamento e condivisione nella ricerca di riscatto


Sarà in scena fino al 22 Giugno presso il teatro Campo d’Arte, in zona Campo de’ Fiori a Roma, uno spettacolo dello scorso anno, ideato, scritto e diretto da Luca Gaeta, visibilmente emozionato e soddisfatto per il riscontro che sta ottenendo la messa in scena. Soggetto della pièce è la storia delle donne sedotte, rese immortali e abbandonate dal Don Giovanni, le otto dissolute, riunite all’interno di una casa chiusa, una sorta di grotta infernale, dove tenteranno di espiare le proprie colpe.


















Rivelando il carattere interattivo e partendo da fuori, lo spettacolo intende coinvolgere il pubblico, trasferendo la narrazione prima all’interno della casa e poi da una stanza all’altra, una sorta di dislocazione del fulcro della narrazione, durante cui il fido Leporello (Marco Giustini) si rivela conduttore e voce narrante principale, perdendosi in analisi e circoscrizioni della personalità del suo padrone, dando spazio anche alla riflessione. Centrali le figure delle donne, tra cui la bella Miranda (Lucia Rossi), l’estroversa Zerlina (Glenda Canino), Elvira (Eleonora Gnazi), Isabella (Mariaelena Masetti Zannini), le bimbe di Maman (Annamaria Zuccaro), rivelatasi, in un certo senso, la tata delle giovani donne e il conforto alla loro perdizione. Uno spettacolo attentamente costruito che non desta dal sorprendere i presenti, dando spazio a qualche intervento a sorpresa come quello di Lina Bernardi e ai momenti musicali, attimi emozionanti, come quello della fisarmonica di Nela Lucic e del delicato quanto oscuro violino di Melody Quinteros, costante per l’intera durata dello spettacolo. Quella del Don Giovanni diventa una figura, una vera e propria maschera della seduzione dell’uomo nei confronti delle donne, diventando protagonista assoluto, perché causa della disperazione delle figure femminili perse nella purezza di poesia e sensualità, evidentemente insoddisfatte per il trattamento ricevuto. Sembra essere la condivisione l’unica via di fuga dall’angusta realtà, un sostenersi a vicenda come se il peccato si alleggerisse se sorretto da più mani.


















Procedendo per le stanze della casa chiusa a toni leggeri e talvolta seri, lo spettacolo si rivela un lieto omaggio all’arte del teatro e una trattazione realistica, fondata su una delle figure simbolo della storia, adeguatamente circoscritta dai caratteri in scena, donne deluse e ingannate con la voglia di riscattarsi. Identificando inoltre il veicolo dell’intero show nella figura di Leporello, carattere che, non si schiera mai apertamente, la messa in scena lascia spazio all’immaginario, rendendo quindi il pubblico interlocutore e richiedendo una partecipazione attiva nell’analisi della situazione.

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