mercoledì 27 febbraio 2013

MUMBLE MUMBLE................la confessione intima ed esistenziale arriva ad Ostia



In scena al teatro Nino Manfredi di Ostia fino al 3 Marzo, lo spettacolo di Emanuele Salce e Andrea Pergolari dal titolo Mumble Mumble ovvero confessioni di un orfano d'arte, un viaggio nella vita  del protagonista. In scena  troviamo Emanuele  Salce che conduce un'esplorazione intima nel suo status di orfano d’arte nel senso specifico del termine, essendo figlio naturale di Luciano Salce e figlio adottivo del grande mattatore Vittorio Gassman. Attore o  “semplicemente” uomo, Salce è impegnato nel tentativo di mettere ordine tra passato e presente e lo fa usufruendo di sketch ironici e dell’appoggio di Paolo Giammarelli, alter ego, spettatore ora complice, ora provocatore di una confessione che narra di personaggi pubblici e allo stesso tempo teneramente privati, gli stessi che hanno accompagnato la vita di Emanuele. 

Si tratta di una storia, la sua storia, la sua realtà raccontata pubblicamente al fine di scoprire e portare a galla la verità sull’origine dell’uomo che, rivivendo i suoi ricordi, si lascia analizzare, si tuffa nella reminescenza recondita della sua vita e si racconta. Racconta con ironia i funerali dei suoi due papà, il peso di quei due cognomi che hanno condizionato le sue scelte, il suo carattere; si confessa l'uomo, si confessa l'artista e lo fa con eleganza ed ironia.
La scenografia essenziale e ben predisposta vede lo svolgersi della vicenda all’interno di un camerino teatrale, dal quale si diramano le riflessioni del protagonista, generate dalla solitudine esistenziale. Quello che lo circonda è un mondo assurdamente logico, in cui non c’è spazio per la spensieratezza. A differenza di quello che si potrebbe pensare la vita dell'”essere figlio di” non è poi così faclle. Lo dimostra questo spettacolo tragi-comico che fa ridere ma lascia l'amaro in bocca per le verità che nasconde e che gli autori cercano di far arrivare al grande pubblico. 

Un testo ricco di elementi significativi che fanno capo ai grandi maestri della cultura, tra cui  Dostojesky dal quale si parte per arrivare alle verità alte. A segnalare ancora  la buona riuscita della messa in scena è, oltre alla drammaturgia e una buona regia, l'interpretazione di entrambi gli attori in scena che per oltre novanta minuti catalizzano l'attenzione del folto pubblico in sala.        

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