lunedì 23 gennaio 2012

in scena al teatro Spazio Uno di Roma......."Andrea La Magnifica"..........di Isabelle Candelier


Sommario:
In scena al Teatro Spazio Uno di Roma, dal 19 al 26 gennaio 2012, il testo teatrale di Isabelle Candelier interpretato da Anselmo Iaeli, Marianna Antonelli, Francesco Nappi, Josafat Vagni e Alessio Vittori con regia e adattamento di Eugenio Pochini.


Recensione:
Una compagnia amatoriale composta da giovani cerca di mettere in scena un testo teatrale. La compagnia è inizialmente formata da quattro persone, uno dei quali è il direttore scenografo. Sulla prima scena si vede l'arrivo di un quinto personaggio, Giampaolo, ingaggiato proprio per salvare il vecchio teatro, che rischia di essere demolito. A quest'ultimo, che ha raggiunto la popolarità grazie alle fiction televisive, sarà affidato il ruolo di protagonista, quello del Cavalier S. Germano.
Tra i membri della compagnia figurano Andrea, nel ruolo di suggeritrice delle battute, e Roberto, nel ruolo di tecnico che si occupa dell'assetto del palcoscenico. Durante lo spettacolo Andrea resta sempre nel suo angolino, con la sua Madonnina, mentre Roberto, talvolta, invade la scena con qualche modifica da apportare agli strumenti scenici. Si tratta di un percorso molto divertente e carico di battibecchi, soprattutto tra Alessio, il regista, e Giampaolo, il quale, appoggiato anche dalla voce femminile dello spettacolo, Gianina, vuole cambiare e decidere tutto l'assetto scenico. Sarà proprio Giampaolo, infine, ad essere allontanato da Roberto e da Andrea a causa della sua presunzione.

Tra gag esilaranti e prove malriuscite si dà vita ad un vero e proprio spettacolo, in cui alla fine il cavaliere S. Germano sarà interpretato dalla stessa Andrea, alla quale, durante la notte era apparsa la Madonna e l'aveva spinta a interpretare il ruolo.
Lo spettacolo si rivelerà un vero e proprio omaggio al teatro e al gioco di recitazione e di improvvisazione.

lunedì 16 gennaio 2012

Sherlock Holmes......il primo capitolo delle storie del leggendario investigatore



In questo post sarà analizzato il primo dei due film sullo storico investigatore di Scotland Yard, interpretato da Robert Downey Jr, al fianco di Jude Law, nel ruolo del medico e amico Watson. Il primo, dal titolo “Sherlock Holmes” viene realizzato nel 2009 e il secondo dal titolo “Sherlock Holmes- gioco di ombre” del 2011, entrambi realizzati dal regista Guy Ritchie.
Recensione:

Il film si apre con l'investigatore, inseguito da alcuni uomini, con cui subito dopo, al fianco di Watson, sopraggiunto sulla scena, il personaggio lotta e riesce a fuggire.
Scena importante del film è quella in cui Lord Blackwood, assassino in prigione esprime il suo ultimo desiderio, incontrare Sherlock Holmes, prima della condanna a morte per atti di magia nera. Il criminale mette in guardia Holmes sul tragico destino che è in serbo per l'umanità: “la morte è solo l'inizio”. Il perno degli avvenimenti del film è indubbiamente la storia di Lord Blackwood e infatti, dopo la sua resurrezione, Sherlock inizia ad indagare e a scoprire i vari risvolti della vicenda da cui prenderanno inizio i successivi avvenimenti. Innanzitutto si scopre che una donna, Aidin, sta cercando l'uomo perché il misterioso professore per cui lavora vuole la sua testa. Blackwood rappresenta una minaccia per la città e così anche il capo dei quattro ordini di alleanza ingaggia Holmes per ritrovarlo. 
 
Il caso verrà risolto quando Holmes e Watson si alleano con Aidin. Holmes smaschera i delitti di Blackwood , scoprendo che essi non sono nient’altro che giochi di prestigio e non magia nera a cui l’uomo ricorre per incutere terrore tra la gente e detenere così il potere assoluto.
L'ultima scena vede Holmes nel suo studio ad analizzare tutti gli avvenimenti del caso apparentemente concluso. L'investigatore, non trovando risposta ad alcuni interrogativi sulle vicende, conclude il film con la frase: “caso riaperto”.
Commento:
Da subito notiamo la natura di “calcolatore” di Sherlock, in quanto nei vari duelli calcola e pianifica le mosse, deducendone anche gli effetti. L'investigatore si mostra anche come un buon osservatore ricco di intuito. Infatti nella scena iniziale della cena con Watson e la fidanzata, riesce a decifrare la provenienza e la storia della donna solo osservando i suoi modi e il suo atteggiamento. Nel film si è visto come tutti gli avvenimenti, attorno ai quali ruotano le indagini di Sherlock, la figura di Aidin, la condanna e la resurrezione di Blackwood e il quartier generale dei quattro ordini, siano stati messi in atto dal misterioso professore, dimostratosi geniale.

FINESTRE...canti per resistere in scena al teatro dell'orologio a Roma



Sommario:
L'associazione culturale “Il Naufragar Mè Dolce” presenta dal 12 al 22 gennaio al Teatro Dell'Orologio lo spettacolo “Finestre...canti per resistere”, scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca. Si tratta di un viaggio nell'esistere per scoprire cosa significa oggi resistere e per il recupero del senso poetico e della necessità della resistenza.

Recensione:
L'introduzione allo spettacolo è costituita dalla citazione di una frase di Dario Fo: “andiamo a incominciare”. In un tono comico, grottesco e a volte drammatico viene presentata la vita contemporanea caratterizzata dal precariato lavorativo e sentimentale passando per le nevrosi quotidiane, l'intolleranza e l'impossibilità di agire. Si polemizza contro scuole e pretese dei giovani, contro gli extracomunitari che arrivano e prendono tutto, contro le istituzioni e contro lo Stato che soffoca gli artisti. Analizzando il titolo stesso, si può individuare nelle finestre una metafora del comunicare con gli altri su un cortile, attraverso il quale c'è lo scambio di idee e sensazioni; l'unico modo per resistere alla crisi è cantare in allegria e in un gioco teatrale in continua mutazione si possono trovare le motivazioni e il senso dell'esistenza stessa: cantare per resistere...resistere per continuare a esistere. Molte sono le voci che si alternano, nei vari personaggi messi in scena dalle due attrici, ma esse sono in netta comunicazione tra loro e in un sottile rapporto di senso.
Durante lo spettacolo varie citazioni di grandi artisti, tra cui, oltre a Dario Fo, anche di Totò, di Pasolini e di Elsa Morante. Punto focale di tutto lo spettacolo è l'allegria, unico modo per resistere. “L'allegria va salvata e difesa”. A conclusione dello spettacolo le due attrici recitano anche uno spezzone del “pazzariello”, zingaro felice e contento, il quale continuava sempre a cantare la sua allegria, considerata contagiosa. 











Scheda tecnica:

FINESTRE. CANTI PER RESISTERE
Scritto, diretto ed interpretato
da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca
Scenografia: Franca D’Angelo
Assistente scenografa: Tania Cipolla
Organizzazione e tecnica: Laura Gentile
Ufficio stampa: Rocchina Ceglia 3464783266 info@ufficiostampamixtape.it

Teatro dell’Orologio
Via dei Filippini 17a
Dal lunedì al sabato ore 21.00
Domenica ore 17.30
Biglietto: 15.00 intero / 10.00 ridotto / 8.00 gruppi e CRAL + 2.00 (tessera associativa)
Info: 06.6875550

sabato 14 gennaio 2012

Roma: Singolare femminile.....Al teatro Accènto di Roma


Sommario:
Al Teatro Accènto di Roma viene messo in scena uno spettacolo brillante che ha come tema le vicissitudini delle donne che hanno fatto grande la storia della città eterna. Si tratta di un viaggio nella storia di Roma, raccontata dalle protagoniste, più o meno note, della città.


Recensione:
Lo spettacolo è suddiviso in otto scene principali, ognuna delle quali è caratterizzata dalla narrazione da parte di uno dei personaggi, rigorosamente femminili: il fantasma della papessa Giovanna, personaggio leggendario della Roma medievale;

Ottavia, sorella dell'imperatore Augusto, vissuta prima della nascita di Cristo; l'avvocatessa Afrania, prima femminista della storia romana, la quale polemizza sul destino riservato alle figlie femmine delle famiglie romane e sulla condizione della donna. Procedendo nella narrazione, sulla scena anche Santa Cecilia e Santa Prassede, le quali dibattono sulla loro santità e i loro miracoli; Donna Olimpia Madalchini, la “Pimpaccia de piazza Navona” del Rinascimento, la quale racconta delle sue gesta per scampare al convento; la potentissima Paolina Borghese, sorella dell'imperatore, la quale si mette in posa per essere scolpita come una dea. Nelle ultime due scene si dà voce anche alle donne che accolsero i soldati della Breccia di Porta Pia e a quelle che vissero la seconda guerra mondiale, grazie alla storia e ai film di Anna Magnani, protagonista dell'ultima scena, in cui rivendica le sue origini romane e racconta dei suoi amori, fino ad arrivare a quello per Roberto Rossellini. Elsa Morante, scrittrice controversa, vissuta accanto al teatro, rappresenta il punto di contatto di tutta la rappresentazione e sullo sfondo narra una storia parallela.

Il senso fondamentale dello spettacolo è deducibile già dal titolo, il quale sta ad indicare che la storia della città è riconducibile alle donne, in quanto anche i grandi uomini di Roma sono nati dal grembo di una donna.

lunedì 2 gennaio 2012

Caravaggio.............la vita e la storia del pittore e della sua arte



Trama ed analisi:
Nell'articolo seguente verrà proposta l'analisi del film “Caravaggio” con Alessio Boni, nei panni dell'artista, ed Elena Sofia Ricci, nei panni della marchesa che protegge il pittore.
L'introduzione al film vede Caravaggio che si trova sulla nave diretta a Roma e, immerso nei suoi pensieri dice: “le forze scivolano via, la febbre della malaria è tornata, questo sole non basta a scaldarmi, spero che il sonno della morte sia quieto”. Da questa prima scena è possibile capire la situazione in cui l'artista si trova... è sulla nave che lo sta portando lontano dalla città verso una realtà migliore in cui poter esprimere il suo lato artistico; egli non ha più forze, ha freddo, la malaria inizia a farsi sentire sul suo corpo e la sua unica speranza è la morte in cui spera di trovare un riposo quieto.
Nella scena seguente vi è un flash-back in cui Caravaggio rivive alcuni ricordi della sua infanzia, in particolare quello in cui si vede il suo villaggio sommerso dalle fiamme. La sua casa brucia e lui è costretto a scappare.... ricordi, demoni, ossessioni che lo turbano ancora, insieme all'odore della morte del padre e del nonno. La madre manda Caravaggio a Milano, ad imparare un mestiere, per allontanarlo da quell'inferno e per fare quello che gli è sempre piaciuto: l'artista.
Termina qui l'introduzione e ora si vede sullo schermo una carrellata dei quadri dell'artista durante i titoli di apertura. Dall'inizio del film Caravaggio esprime la sua volontà di andare a Roma e infatti, in un dialogo con la sua protettrice di Milano, la marchesa, interpretata da Elena Sofia Ricci. Caravaggio dice: “Roma è il centro dell'universo per un artista” e la donna si preoccupa per lui perché, pur provenendo da Roma stessa, ella riconosce quanto la città sia diventata pericolosa ma lo rassicura dicendogli: “potrai sempre contare su di me e sulla mia famiglia che si trova a Roma”.
Caravaggio arriva a Roma e da subito nota che tutta l'Europa si trova lì, inglesi, francesi, ecc. Incontra poi Mario Minniti, un altro pittore che, vedendolo affamato, gli offre qualcosa da mangiare; Caravaggio si presenta come Michelangelo Merisi da Caravaggio, piccolo paesino lombardo vicino Milano. Questa è la rivelazione del nome dell'artista, conosciuto da tutti solo come Caravaggio, nome del paese da cui proviene. Il giorno seguente, mentre i due passeggiano accanto al fiume scorgono il corpo di un uomo morto e Caravaggio si avvicina dicendo: “quando dipingerò la morte dovrò ricordarmi come è fatta”.
Nella scena seguente si vede l'artista che, dopo essere svenuto, si risveglia in ospedale e viene stimolato a dipingere la stanza ma Caravaggio spiega che lui dipinge solo le figure ed è quello il motivo per cui non riesce a trovare un impiego: ecco la descrizione del far arte di Caravaggio. La sua pittura si fonda sul riprodurre le figure. L'artista decide di ritrarre l'amico in ospedale perché “la vera arte viene da dentro e non dipende dal posto in cui l'artista si trova”.

Finalmente si fa avanti un compratore e così, Michelangelo può comprare una casa in cui alloggia con l'amico Mario ma, nonostante sembra che tutto vada meglio, i ricordi e i demoni continuano ad affiorare nella sua mente. In seguito il cardinal Del Monte di Santa Romana Chiesa decide di comprare i suoi quadri e lo fa visitare da un medico perché vuole ingaggiarlo. É questa la nuova fase della vita di Caravaggio, nel palazzo Firenze, a Roma, in cui il cardinale predispone per lui un'ampia stanza in cui lavorare; in cambio di questa generosità, l'artista non deve far altro che “esercitare al meglio il talento che Dio gli ha concesso”. Il cardinale rivela all'artista che c'è qualcuno che tiene molto a lui e che lo protegge da lontano: si tratta della marchesa che gli aveva promesso di tutelarlo anche da lontano. Caravaggio spiega il suo modo di differenziare le forme artistiche con la frase: “la scultura non può catturare l'anima del volto umano, mentre la pittura si”... l'artista non dipinge la vita reale ma usa modelli, per lui tutto diventerebbe triviale se non venisse dalla natura e dal movimento. Ecco la spiegazione del senso dell'arte di Caravaggio: egli usa la pittura per rappresentare la realtà, tramite modelli per cui tutto deriva dalla natura.
Dopo essere stato imprigionato per tre giorni, Caravaggio rientra a palazzo Firenze, dopo aver assistito all'uccisione di tre donne da parte dei soldati e la sua mente giunge ad una riflessione su Dio: “come posso credere in te, un essere perfetto che ha creato uomini imperfetti?.
Intanto gli viene affidata la decorazione della Cappella Fontarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma; il pittore non ha intenzione di fare bozzetti delle opere ma direttamente le tele elaborate dai modelli e durante i lavori, mentre l'artista sta dipingendo la parabola “figliol prodigo”, gli arriva la vocazione e l'artista inizia ad avere un nuovo spirito per affrontare la vita. Al termine dei lavori il risultato è fantastico e le opere appassionano tutti tranne il maestro Zuccari che lo accusa di aver copiato i grandi dell'arte e lo definisce violento e arrogante, in combutta con il diavolo. Dopo aver assistito ad un'altra scena di morte, quella di frate Giordano Bruno, condannato al rogo per aver messo in dubbio la bibbia, Caravaggio viene allontanato dal palazzo a causa di un quadro ritenuto offensivo dai chierici.
Rilasciato, in seguito ad un nuovo arresto per aver ferito Lorenzo Tommassori, ex soldato, in un duello, si assiste all'incontro di Caravaggio con Lena, la quale sarà la sua nuova modella. La ragazza gli rivela che il popolo lo definiva esattamente come le sue opere: “la parte luminosa è bellissima, mentre la parte in ombra nasconde il peccato”. Il pittore vede la ragazza come “unico amore, unica bellezza, l'unica che avrebbe potuto essere la madre dei suoi orfani”.
Tornando alla carriera artistica, notiamo che Caravaggio viene richiamato dal Cardinal Del Monte per lavorare con la famiglia borghese: il papa era morto e, per impedire che gli spagnoli prendano il papato, realizza un ritratto del nuovo papa, appartenente alla famiglia. 

Il pittore viene anche definito eretico e blasfemo, per aver eseguito ritratti della sua donna nelle vesti della vergine Maria. Dopo aver ucciso un soldato che aveva sfregiato il viso a Lena, Caravaggio viene allontanato dalla città e si rifugia nell'isola di Malta presso l'ordine dei cavalieri e qui, dopo aver eseguito un quadro di Don Giovanni, viene investito della carica di cavaliere. Dopo aver ferito un ministro in un duello, viene nuovamente imprigionato in un pozzo ma alcuni giorni dopo è liberato da alcuni amici che lo mandano a Siracusa. Qui lo attende l'amico Mario Minniti e qualche giorno dopo riceve il perdono dal papa, grazie all'intervento della marchesa. Michele può finalmente tornare a Roma ma alcuni pescatori lo scaricano in un porto dove tutti lo accusano e, in seguito, Caravaggio è costretto a combattere con la sua più grande paura: si ritrova su un'isola a lottare con i demoni e alla fine, moribondo, sviene e si accascia a terra.
Il film si conclude con la frase, proiettata sullo schermo, di W. Goethè:
maledetti, trafitti dalla passione
l'amore ci sopravvive,
l'arte ci rende immortali”.

Commento:

Il film ripropone la vita del pittore Michelangelo Merisi da Carvaggio, detto semplicemente Caravaggio. Si tratta di un film storico che può essere anche interpretato come un documentario in quanto vengono documentate le vicende della vita, oltre a quelle dell'impiego artistico del pittore e da esse si può desumere il senso primario dell'arte di Caravaggio: lui sceglie la pittura perché nessuna forma d'arte esprime l'animo dei personaggi quanto l'espressione a mano libera che coglie anche l'emozione del volto. Lo stato d'animo di Michele è pervaso da quella paura che ha sin da quando era piccolo: la paura dei demoni e dell'odore della morte, originata dalle vicende dell'incendio al villaggio. Con questa paura l'artista è costretto a convivere fino ad arrivare alla morte, causata dalla paura stessa dei demoni. Lui sceglie di dipingere solo figure e non paesaggi perché solo nei corpi degli uomini è possibile cogliere quell'immensità che le case non hanno.
É la storia del pittore lombardo che passa da Caravaggio a Milano e da Roma a Siracusa, riproposta in uno schema cinematografico che diviene quasi teatrale nella rappresentazione degli interni del palazzo: è una storia sull'arte di Michele che passa per amici, nemici, modelle, amore e infine finisce con la paura dei demoni.
É uno schema circolare della narrazione, in quanto nelle prime vicende dell'incendio, Michele si trova a confronto con la sua paura e finirà con la stessa paura che lo porta ad impazzire e infine alla morte.