mercoledì 8 giugno 2016

DA ROCKY A CREED .......................................................... la naturale evoluzione della leggenda di un eroe


Diretto da Ryan Coogler, il documentario andato in onda l’8 gennaio su Studio Universal passa in rassegna, fino ad arrivare ad esaminare il lungometraggio Creed – nato per combattere, la storia di un uomo, divenuto da bullo di periferia (cit. in Rocky I) un eroe, un’icona per tutto il mondo e un simbolo di sopravvivenza (cit. Sylvester Stallone). Proprio così, la saga dello stallone italiano non parla solo di pugilato professionistico, ma anche di adattamento, disagio e lotta per la sopravvivenza – queste le parole di Sly – al fine di acquisire una maggior consapevolezza di sé.

Celebrazione di un eroe












Nell’esclusivo documentario in oggetto l’ideatore di Rocky affronta la caratterizzazione personale del personaggio partendo dalla vittoria dell’Oscar con il primo capitolo della saga fino ad arrivare al successo di pubblico e critica ottenuti con Rocky Balboa del 2006. Una scommessa, quella dell’ultimo film, in cui è possibile vedere un pugile ormai in pensione decidere di rimettersi a boxare per un ultimo incontro e per far uscire ciò che lo logora dentro. Storia di Rocky riconducibile alla vita stessa di Stallone, il quale ha deciso di venire a patti con il suo orgoglio che, pur avendo trovato solo disapprovazione, lo ha premiato ancora una volta, proprio come nel caso del primo capitolo della saga, arrivato ad un successo poi proteso per altri 5 episodi. Un’eredità incommensurabile quella consegnata dallo stallone italiano al figlio illegittimo di Apollo Creed, interpretato da Michael B. Jordan, il quale si dice pienamente soddisfatto di aver avuto l’opportunità di entrare nel mondo di Rocky (cit. in Creed). Questi e molti altri gli aneddoti svelati nel documentario da parte dei protagonisti Sylvester Stallone, Michael B. Jordan, Tessa Thompson, i cui interventi si intervallano con quelli del regista Ryan Coogler e di molti altri, tra cui Garrett Brown, inventore della Steadicam, particolare supporto meccanico che ha permesso di filmare, ad esempio, le sequenze in movimento dell’allenamento di Rocky, come l’indimenticabile salita sulla scalinata, immagine ormai impressa nella mente multi generazionale. Proprio questo uno dei valori fondanti della saga cinematografica di pugilato più famosa al mondo, il riuscire ad unire diverse generazioni, da padri a figli, a dimostrazione di un prodotto intramontabile. Partorita in tal modo l’idea dello spin – off Creed da parte del ventinovenne Coogler, cresciuto con la passione condivisa con il padre per la saga di Rocky. Uno dei franchising di maggior successo della storia, Rocky ha raggiunto, restando sulla cresta dell’onda da ben 40 anni, un successo che ha lasciato sbalorditi produttori, attori, registi e soprattutto l’autore, stupito che sia diventato molto più che un successo momentaneo.

Successo progressivo per il film e per la star al contempo













Una produzione senza tempo, quella relativa al pugile italiano di Philadelphia interpretato dalla star newyorkese di origini italiane, a cui va il merito di essere diventato parte di qualcosa e non solo quello di aver interpretato qualche ruolo, poiché – come dice Ryan Coogler – il tuo lascito è il tuo passato. Motivo calzante, questo dell’eredità cinematografica, per cui la nuova produzione assume un valore aggiunto potendo contare sulla professionalità e sui consigli di Sylvester Stallone, il quale considera il prodotto relativo alle gesta di Adonis una continuazione dai risvolti inaspettati (cit.).

Confronto sul set

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