mercoledì 27 gennaio 2016

FONCLEA LIVE ..................................................... Nicholas Gallo e la sua anima rock


Appuntamento mercoledì 3 Febbraio con la musica cantautorale presso la storica location della musica live in capitale. Ad esibirsi l’artista romagnolo Nicholas Gallo, professionista della recitazione e della musica, all’attivo con il suo secondo lavoro discografico Tra i silenzi delle nuvole, in cui il sound risulta costruito tra rifugio ed emozione.


Proveniente da ascolti e da una cultura musicale di tipo grunge sul rock dei Nirvana, il musicista sviluppa, dopo una formazione pluriennale con il maestro Giuseppe Leonardi, l’identità cantautorale intorno ai 18 – 19 anni, calandosi pienamente nelle situazioni della vita a livello emotivo e riversandole nei propri testi. Secondo disco che arriva a 4 anni dall’uscita di In my head, esordio discografico di matrice british – rock, costituito da 10 brani in lingua inglese e uscito nel 2012 per la produzione di Diego Calvetti, ex produttore di Noemi e Patty Pravo, tra gli altri. Strutturato sulla tematica di rinascita interiore, il disco si fonda su elementi diversi ma comunque strettamente in relazione tra loro, primo tra tutti la rabbia, da relazionare all’apparente inadeguatezza dell’esser soli. Proprio questo sembrerebbe essere il circolo a fondo della composizione dei pezzi, solitudine e rabbia, per cui la musica diventa una valvola di sfogo pregnante.












Attivo anche al cinema, Nicholas sembra rivelare in questo disco il totale abbandono alle esperienze del vissuto, già nell’essenza stessa del titolo, i silenzi percepibili nello stato di isolamento, perdendosi tra le nuvole visibili dal vetro della finestra durante la fase compositiva.


sabato 16 gennaio 2016

CREED ................................................................................... il ritorno dello Stallone Italiano


Non vince il titolo ma conquista la gente (cit.) …. questo l'epilogo dello spin – off della saga relativa alle storie di Rocky Balboa, uscito in sala il 14 gennaio e incentrato sulla presa di consapevolezza di sé da parte del protagonista interpretato da Michael B. Jordan e supportato da Sylvester Stallone, tornato nei panni dell'indimenticato campione di Philadelphia, ormai nella storia cinematografica internazionale.





















Diretto da Ryan Coogler, il lungometraggio muove i propri passi attorno alla storia del figlio illegittimo del campione del mondo Apollo Creed, accolto nella casa paterna dalla vedova Maryann (Phylicia Rashad) alla scoperta del tradimento del defunto marito. Lasciatosi il passato da impiegato alle spalle e avvertendo il sangue e i geni da combattente, il giovane Adonis (Michael B. Jordan) si rifugia ben presto nella capitale del pugilato Philadelphia alla ricerca del famigerato avversario del padre. Rintracciato nel ristorante Adrian's, nonostante continui a ripetere di essere ormai fuori dal giro antagonistico, la vecchia roccia (cit.) rimarrà coinvolto dal ragazzo nel suo percorso di allenamento stile vecchia scuola, finalizzato a riscrivere la storia (cit.). Sotto l'ala del pugile italoamericano non tarderà ad arrivare l'occasione di una vita, un incontro contro il campione dei medio massimi Pretty Ricky Conlan (Tony Bellew), sfida svoltasi a Liverpool durante cui Donnie, seppur sconfitto, dimostrerà di avere non solo la forma fisica ma anche il cuore di un grande atleta, valore, quest'ultimo, valido sia sul ring che nella vita (cit. Rocky). Costretto a lottare contro un nemico più duro di qualsiasi avversario incontrato sul ring, Rocky Balboa (Sylvester Stallone) potrà contare sul supporto del neo – nipote (cit.) e della bella Bianca (Tessa Thompson), trovando un appagamento alla sua esistenza, ridotta in totale solitudine dopo la morte di Paulie.










Sceneggiatura che ricorda quella del primo episodio di Rocky, a sancire una produzione cinematografica atta ad emozionare, incuriosire, stupire e lanciare, in un certo senso, un messaggio di speranza e coraggio, di cui si fa portavoce il giovane Creed nel lungometraggio in sala, mentre nella saga dello Stallone Italiano ne era veicolo il campione Rocky Balboa.

Il legame padre-figlio 

mercoledì 13 gennaio 2016

ROCKY ........................................................................ la vita fuori dal ring


Ho un problema e devo combattere (cit. Rocky) ………….. così lo Stallone Italiano davanti alla perdita progressiva dei suoi averi, una volta ritornato in patria, a causa di una truffa immobiliare ad opera del proprio commercialista. Presa di posizione che conferma quanto già largamente asserito, il dover lottare per far fronte ai problemi e ottenere una sorta di rivalsa contro le ingiustizie e le avversità. Costretto ad una vita fuori dal ring a causa di una patologia al cervello sviluppatasi in seguito ai forti colpi del match russo, il tenace Rocky Balboa sembra viva un grande disagio interiore, non perdendo di vista, però, i propri punti fermi.












Rassegnatosi all’idea di una vita fuori dal quadrato e divenendo il manager del promettente Tommy Gunn, il mancino Rocky Balboa sembrerebbe rivivere la propria scalata verso il titolo, scorgendo nelle vittorie del ragazzo un’opportunità di rispetto (cit.), soggetto, questo, alla base del lungometraggio Rocky V del 1990. Non riuscendo a sviluppare il cuore di un campione e indispettitosi ben presto per via degli accostamenti mediatici allo stallone italiano (il pupillo e il robot di Rocky), lo statunitense Tommy ‘Machine’ Gunn, manipolato da George Whashington Duke (Richard Gant), vorrebbe portare Rocky sul ring, attraverso provocazioni insistenti e insulti. Interpretato dal pugile Tommy Morrison (1969 – 2013), l’avvenente neo campione dei pesi massimi sembra essere incorso in facilitazioni amministrative, a causa di una presumibile falla nel sistema delle scelte pugilistiche, motivo per cui sentirebbe il bisogno di misurarsi con un vero campione. Lontano dal ring, però, il boxer di Philadelphia si sentirà in dovere di scendere nuovamente in battaglia, come per liberarsi di una contraddizione interna, di una bestia dentro (cit.), tematica di fondo del film Rocky Balboa, uscito in sala nel 2006. Diretto e sceneggiato da Sylvester Stallone, il quinto sequel del primo capitolo del 1976 mirerebbe a chiudere il ciclo pugilistico del protagonista, richiamato all’azione dal bisogno di sparare le ultime cartucce (cit), occasione colta al volo dal manager di Mason Dixon (Antonio Tarver), attuale campione dei pesi massimi. Giocando bene le sue carte e promettendo a Balboa un evento benefico, l’imprenditore riuscirà ad ottenere il consenso della “leggenda della boxe”, mirando a rilanciare l’immagine di Dixon ed arricchirne il valore sportivo. Supportato dagli affetti più cari nel duro percorso di allenamento, il pugile italoamericano si presenterà in ottima forma al grande avvenimento sportivo, dimostrando a tutti il coraggio e il cuore propri di un grande campione, dentro e fuori dal ring. 














Questi i temi preponderanti dell’intera produzione relativa alle gesta del boxer interpretato da Stallone, la rivalsa e il riscatto, il coraggio ed il cuore, fulcri tematici che, accanto ai valori di amicizia e famiglia confermano il valore di un certo tipo di produzione drammatica, incentrata sulla caratterizzazione del protagonista e sul bisogno di dimostrare il proprio valore. 

domenica 10 gennaio 2016

ROCKY .............................................................. l'abbandono del titolo


Ad arricchire l'intreccio delle vicende relative al boxer di Philadelphia sono, senza alcun dubbio, le fasi di allenamento in vista degli incontri, dall'aumento della resistenza all'incremento della forza. Particolareggiati in tal senso il terzo e il quarto capitolo, lungometraggi che, diretti da Sylvester Stallone stesso, mirano ad allargare l'orizzonte narrativo verso sfide maggiormente marcate a livello fisico. In particolare in Rocky III il boxer di Philadelphia sarà sottoposto ad un duro percorso di training sotto la guida di Apollo Creed, mentre in Rocky IV dovrà mettere in gioco sé stesso durante un percorso fai da te, in seguito alla perdita dell'amico per mano di Ivan Drago (Dolph Lundgren).

Ti spiezzo in due (cit.)










Mosso dal desiderio di vendetta e da uno spirito nazionalista, una volta abbandonato il titolo di campione dei pesi massimi, Rocky decide di recarsi in Russia per affrontare la Transiberiana Ivan Drago (cit.) ed impersonificare la sfida tra i due mondi, come enunciato da Apollo prima del tragico incontro di Las Vegas. Questo il dramma scatenante lo sviluppo della sceneggiatura, nuovamente firmata dal protagonista, a circoscrivere un prodotto cinematografico proprio, efficace dal punto di vista dell'interazione caratteriale e a livello intimo, visto il valore alla base della presenza di Adriana nella vita del pugile. Accanto a ciò il valore dell'amicizia tra i due ex avversari, divenuti poi collaboratori ed amici, ad incasellare l'intera produzione americana secondo strati meramente personali. Dopo un imponente blocco di sforzi fisici, passando da sequenze tra montagne innevate ed interni folkloristici, il cavaliere solitario (cit.), supportato da Duke (Tony Burton) e Paulie (Burt Young), si presenterà in perfetta forma allo scontro pugilistico tra est e ovest, match durante cui non stenta di crescere l'apprezzamento verso il protagonista. Dalla parte opposta, gli allenamenti scintillanti a cui viene sottoposto il pugile sovietico, scanditi all'interno di una palestra computerizzata e meccanica, protesi all'incremento dello sviluppo fisico dell'uomo, delineando il tema centrale nella pellicola del confronto tra uomo e macchina.

Allenamento 'self-made'
Ingenti sforzi fisici






Training meccanico-moderno

Potenziamento muscolare








Uscita nelle sale cinematografiche italiane il 14 febbraio del 1986, la pellicola, prevalentemente girata nelle zone montane fredde del Nord America, risulta caratterizzata da scene veriste, effetti sonori genuini e colpi reali, ottenendo, inoltre, il riconoscimento per miglior film al Golden Screen del 1986 e classificandosi come la più proficua della serie, seguita al botteghino solo dal precedente capitolo.




venerdì 8 gennaio 2016

ROCKY ............................................................... conquista e riconquista del titolo


Una storia drammatica quella dello stallone italiano, costretto ai margini e desideroso di prendere la rivincita con sé stesso, cosa che sembra essergli riuscita dopo lo storico incontro con Apollo Creed, al termine del quale il pugile di Philadelphia, sconfitto dal campione ai punti, dimostra il suo valore riuscendo a terminare in piedi il match.

Rivincita



Vittoria















Ritiratosi dal mondo del pugilato per un problema all'occhio costatogli cinque settimane di ospedale e rifugiatosi nella palestra di Mickey, il protagonista è ora costretto a subire molteplici provocazioni mediatiche e umiliazioni da parte di Apollo, mosso, quest'ultimo, dal desiderio di rivincita per una conferma dopo quel verdetto un po' discutibile (cit.). Spinto dal desiderio di garantire un futuro migliore alla sua famiglia, il mancino Rocky Balboa decide di rimettersi in gioco e accettare la sfida lanciatagli da Apollo, presa ancor più sul serio dopo la nascita del piccolo Robert Rocky Jr. Affiancato dal lungimirante Mickey e motivato dall'elemento del coraggio, costante in tutte le pellicole della saga, il protagonista, interpretato da Sylvester Stallone, si presenterà in gran forma al Philadelphia Spectrum, riuscendo a battere in extremis Apollo e conquistando la cintura iridata. Da qui l'avvio di un'amicizia fraterna tra i due pugili, segno della sportività di cui è intrisa la sceneggiatura di Sylvester Stallone, il quale esordisce come regista a partire appunto da Rocky II del 1978. A manifestare questo legame anche il soggetto del terzo film della serie Rocky III del 1982, durante cui il massacratore di Philadelphia (cit.) subirà la perdita del suo manager Mickey e una sconfitta contro l'afro – americano Clubber Lang (Mr. T), pugile spregevole e affamato di vittoria contro cui Rocky, spinto da Apollo, suo nuovo allenatore, deciderà di ricombattere per la riconquista del titolo. A fornirgli, però, la carica necessaria ad affrontare la sfida è nuovamente la moglie Adriana che, come nel precedente episodio, riesce a trasmettere una notevole motivazione al marito, rivelandosi figura chiave nello scioglimento dell'intreccio narrativo.

Duro allenamento




2°match con Clubber















Formula che si ripete, dunque, quella del dramma perseguito dall'azione, consolidata nel secondo capitolo con il bisogno di combattere per la famiglia e nel terzo dal doversi riscattare per sé stessi, locomotiva tematica, questa, portata avanti in tutte le produzioni relative al carattere di Rocky Balboa da Sylvester Stallone, divenuto divo a partire proprio dall'esordio nei panni del pugile (1976).


martedì 5 gennaio 2016

ROCKY ................................................................................... quando la leggenda ebbe inizio


A poco più di una settimana dall’uscita del film Creed, nelle sale cinematografiche italiane dal 14 gennaio 2016, verrà analizzata la fase di avvio della storia del pugile di Philadelphia Rocky Balboa, divenuto icona cinematografica del mondo della boxe sul grande schermo. Una vera e propria leggenda partorita dall’ingegno dello sceneggiatore e protagonista Sylvester Stallone che, grazie a Rocky, è stato riconosciuto quale terzo uomo della storia del cinema dopo Charlie Chaplin e Orson Welles.

Rocky VS Apollo











In occasione del quarantesimo anniversario dall’uscita del primo film della serie Rocky, con cui la produzione circoscrive il soggetto attorno ad un’interpersonalità di fondo, facendo leva sul rapporto tra protagonista e spettatore, verranno esaminate le dinamiche della realizzazione sportiva ed umana perseguite con caparbietà ed autorevolezza. Tematica favolistica incentrata sull’identificazione del carattere protagonista, divenuto grande campione da bullo di quartiere e scagnozzo di un boss della malavita interpretato da Joe Spinell (1936 – 1989). Pescato tra gli altri pugili dal campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed (Carl Weathers) e convocato dall’agente Jergens (Thayer David), lo “Stallone Italiano”, dedito agli incontri underground del sottoclub, avrà la sua occasione di rivalsa per dimostrare il proprio valore mirando esclusivamente a resistere contro l’avversario mantenendo la distanza fino all’ultimo round. Contando sul supporto dell’amico Paulie (Burt Young) e dell’amata Adriana (Talia Shire), il protagonista riuscirà a prendere consapevolezza di sé stesso e delle sue intenzioni, per cui non mancheranno arguti accanimenti offensivi contro Apollo, riuscendo persino a buttarlo giù inaspettatamente con un deciso sinistro nel corso della prima ripresa. Ruolo fondamentale quello del manager Mickey Goldmill (Burgess Meredith), veterano del pugilato e responsabile della palestra che decide di stare accanto a Rocky e fornirgli l’esperienza cinquantennale fatta sul campo, attraverso folkloristici metodi di allenamento, come quello dell’acciuffare una gallina, accanto alle molteplici spinte motivazionali per cui non esistono non posso” (cit. Mickey). Diretto da John G. Avildsen e girato in soli 28 giorni, il lungometraggio risulta intriso di temi molto cari ad un pubblico generazionale, tra cui l’elemento del coraggio, quello di un uomo deciso a farsi valere resistendo per quindici riprese.

il supporto di Mickey














Molteplici i riconoscimenti assegnati alla pellicola, primo episodio della serie cinematografica di successo mondiale, tra cui tre premi oscar per miglior film, miglior regia e miglior montaggio, accanto ad un golden globe per miglior film drammatico, a testimonianza del valore del prodotto della settima arte e dell’allora poco conosciuto suo creatore Sylvester Stallone, il quale interpreterà nello spin – off Creed l’allenatore del figlio di Apollo.