giovedì 22 ottobre 2015

GAME THERAPY ......................................................... l'atteso evento di Alice nella città


Appartenente alla schiera di eventi speciali relativi alla rassegna parallela della Festa del Cinema di Roma Alice nella città, il lungometraggio – evento pone, in un certo senso, uno sguardo sulla modernità. Mettendo al centro della narrazione, infatti, l'evoluzione tecnologica del mondo attuale, il film riflette la storia della generazione del social network e dell'era digitale.











Diretta da Ryan Travis, la pellicola affronta la triste storia generazionale attraverso le vicessitudini dei caratteri centrali del film, interpretati da giovanissimi ragazzi italiani, Lorenzo Ostuni e Federico Clapis, rispettivamente nel ruolo di Francesco e Giovanni. Amici di giochi e appassionati di consolle, i due giovani sembra trovino rifugio dalla vita reale nell'immersione virtuale, fino a perdere il contatto con la realtà. Una cura a questo distacco dal mondo reale sembra essere una full immersion in un nuovo gioco che porta dall'altra parte, in una dimensione parallela in cui dar sfogo alla propria appartenenza al virtuale. La situazione, però, andrà via via inevitabilmente peggiorando quando a esser messe in discussione saranno le precedenti convinzioni, ciò in seguito all'intervento della partner di Giovanni Danika (Elisa Piazza), la quale esigerebbe maggior coinvolgimento da parte del giovane gameopata. In uscita domani nelle sale, il lungometraggio di Travis porta sul grande schermo i volti noti di Youtube, esperimento che, pur coinvolgendo un vasto pubblico, sembrerebbe convincere poco, visti gli innegabili buchi nella trama. Il dramma dei due ragazzi, vittime di isolamento dalla società, sembra far brillare talvolta la sceneggiatura, pur riservando troppo spazio al mondo virtuale.















Idea comunque buona, fatta con spirito di cambiamento, soavemente brillante nell'apporto di scenografie fatte dei parallelismi di gioco, da cui il protagonista sembra non volersi staccare, presumibilmente per la paura a relazionarsi. Lo stesso linguaggio dei personaggi, talvolta, risulta troppo legato al mondo interattivo di cui, forse, sarebbe preferibile promuovere un tenue allontanamento.

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