domenica 6 settembre 2015

SOUTHPAW .............................................................. ultimo combattimento e sfida con sè stesso


Arrivato nelle sale italiane il 2 settembre 2015, il lungometraggio di Antoine Fuqua sviluppa la storia di Billy The Great Hope (Jake Gyllenhaal), pugile campione dei medio massimi da diversi anni, alle prese con le fasi finali della propria carriera. Sottoposto a una dura prova durante i suoi incontri, il boxer viene incentivato dalla moglie Maureen (Rachel McAdams) ad appendere i guantoni al chiodo e dedicarsi ad altro.














Soggetto del film è la ricerca di riscatto da parte del pugile in seguito alla morte della donna, causata da un colpo di arma da fuoco vagante durante un evento benefico. Ad alimentare l'ira del boxer le provocazioni ricevute dal suo prossimo avversario Miguel Escobar (Miguel Gomez), il quale lo sfida pubblicamente. Dopo essere approdato alla palestra di Tick Willis (Forest Whitacker), il protagonista sarà sottoposto ad un duro allenamento per aumentare la sua resistenza ed incrementarne la potenza dei colpi. Ci troviamo davanti ad un uomo abbattuto per la perdita della donna amata, in rivolta con sé stesso per non aver lasciato quel mondo prima, abbandonato ora anche dal manager e decretato dai giudici incapace di provvedere al benessere della figlia Leila. Questo l'altro elemento che sembrerebbe scatenare la sete di vendetta di Billy, il desiderio di riconquistare, dopo la prematura scomparsa della moglie, l'affetto e la stima della figlia. Probabilmente questo il fattore maggiormente originale, il ruolo della ragazza che, nella memoria della madre, si sente in dovere di star vicino all'uomo durante le sue fatiche.











Chiarissimi i riferimenti ad altri film preminenti del genere, vari episodi della saga di Rocky e Toro Scatenato in primis. In particolare la scena strappalacrime relativa al funerale di Maureen, accanto a quella della provocazione da parte di Escobar, sembrerrebbero ricordare gli avvenimenti di Rocky III relativi alla sfida al titolo lanciata da Clubber Lang. Accostamento tra pugilato e storia d'amore visto e rivisto, aggiungendo poche novità ai predecessori, se non il ruolo di una piccola donna in supporto più esistenziale che fisico al protagonista.

mercoledì 2 settembre 2015

LO SBALLO CINEMATOGRAFICO ........................ quando dall'incoscienza matura la consapevolezza


Volendo analizzare le tematiche dello sballo e della spensieratezza giovanile, verranno messe in relazione due pellicole degli ultimi tempi, Spring Breakers ed Eden, quest'ultima uscita il 13 agosto al cinema. Entrambi film drammatici, i due lungometraggi affrontano la tematica della ricerca di sé stessi, nel film di Harmony Korine attraverso la fuga dalla realtà e la successiva presa di consapevolezza, mentre in quello di Mia Hansen Løve attraverso la vita vista nell'ottica di disk jokey.












Uscito in sala il 7 marzo 2013, il film sulle vacanze primaverili porta all'eccesso il modus vivendi di chi, pur di fare nuove esperienze e scoprire nuovi orizzonti, sembra cadere inevitabilmente nell'ambiguità. É quello che accade alle quattro protagoniste, partite per la Florida alla volta dello Spring Break, evento di una settimana durante cui scorrono fiumi di alcool e quantità inebrianti di droga. In realtà, messesi in viaggio per staccare dalla routine e fare nuove amicizie, le quattro passerotte uscite dal nido (cit.) incomberanno presto in un losco giro fatto di soldi e criminalità, affari che sembrano turbare Faith (Selena Gomez) e che colpiranno Cotty (Rachel Korine), in seguito al regolamento di conti tra Alien (James Franco) e Archie (Gucci Mane). Una rivalità, quella tra il rapper e il suo ex miglior amico, che porterà ad una tragica fine per entrambi, dando al film un carattere sempre più noir.










Analogo a livello tematico, invece, il film francese di Løve concentra la narrazione sull'evoluzione del protagonista Paul Vallè (Félix de Givry), diventato, da studente di letteratura un dj di successo, membro del duo Cheers. Trasferitosi da Parigi a New York, il giovane verrà preso dall'irrefrenabile desiderio di essere sempre al top, cadendo talvolta in usi poco consoni, alcool e droga in primis. Dovendo far i conti ben presto con il doveroso ritorno alla normalità, il disk jokey parigino andrà incontro ad uno stato di inadeguatezza, sottolineato anche dall'incontro finale con Louise (Pauline Etienne), sua vecchia fiamma divenuta donna e madre. Non scandendo bene i tempi, la sceneggiatura del film sembra voler portare lo spettatore all'accettazione del mutamento progressivo delle cose, scivolando attraverso una ricerca costante del proprio posto, anche estraniandosi dal reale e dalla contemporaneità. Cadendo pur troppo spesso sulla futilità del mondo attuale, il film si configura come un crudo ritratto di alcune delle situazioni del contemporaneo, quelle appartenenti alle nuove generazioni, anche qui prese alla deriva, in un ottica meno corale rispetto al prodotto di Korine.










Assimilabili per alcuni aspetti del tessuto filmico, le pellicole risultano essere sconcertanti ritratti della meschinità del mondo attuale, il primo di una storia generazionale e il secondo di un organico che sembra non risparmiare proprio nessuno. Confrontabili anche per le scelte stilistiche, entrambe le pellicole risultano essere costruite secondo l'estrema naturalezza caratteriale di fondo, ad anticipare il dramma conclusivo della presa di coscienza derivata dall'incoscienza iniziale.