giovedì 26 febbraio 2015

NOI E LA GIULIA .............................................................. il nuovo film di Edoardo Leo


Tono patriottico e nazionalista nel lungometraggio in sala dal 19 febbraio, in cui ad accompagnare una sceneggiatura di correlazione tra i protagonisti è, in un certo senso, un sapore di libertà. Diretto dall’autore romano, il film ha quel sapore di manifesto dei valori ricercati in una nazione in cui corruzione, favoritismi e quant’altro fanno capo all’individualità espressiva.

L'incontro








Pur non esaltando eccessivamente la pellicola a livello comico, il regista affronta in modo cinematografico, basandosi sul romanzo Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, i temi suddetti costruendovi attorno una storia di condivisione tra i protagonisti. Si tratta di Fausto (Edoardo Leo), Claudio (Stefano Fresi) e Diego (Luca Argentero), rispettivamente uno show – man in costante debito e in fuga dai creditori, un gestore di una gastronomia e un venditore di auto, i quali, al culmine della sopportazione per i fallimenti professionali ed esistenziali, decidono di puntare su loro stessi e rimboccarsi le maniche, partendo dall’acquisto di un casale in società. Dopo aver deciso, infatti, di investire in un’attività di agriturismo e ristorazione, i tre riveleranno le proprie debolezze incarnando così la figura dell’italiano medio e la relativa paura a mettersi in proprio. A sostenere il ritmo della commedia il ruolo di Carlo Buccirosso nei panni di Vito, un camorrista entrato in contatto con i tre per la richiesta di pizzo sulla nuova attività, accanto alla figura chiave di Sergio, interpretato da Claudio Amendola. Sarà quest’ultimo ad opporsi in prima persona alle imposizioni di quel mondo che opprime l’attivismo nazionale, organizzando così la resistenza ad oltranza e portando gli altri alla comune convinzione del dover agire.









Confermandosi cantore di tempi precari e disillusi, il regista concentra la sua attenzione non sulla situazione ma bensì sull'evoluzione dei caratteri, relazionatisi, questi ultimi, nel comune obiettivo di puntare su loro stessi e di non lasciarsi sopraffare dalle consuetudini. Ad arricchire ancor di più e render più limpido il film l'intervento della figura femminile di Elisa (Anna Foglietta), la quale manifesta essenzialmente il bisogno di partecipare all’esperienza della gestione dell’agriturismo, specificando dunque un soggetto intriso ancor di più di correlazione e condivisione. Un film delicato e piacevole dal buon gusto della commedia all’italiana, in cui convivono il tema dell’amicizia e della scelta, quella di voler provare a cambiar le cose, svolta suggerita dal finale in sospeso.


domenica 15 febbraio 2015

FONCLEA LIVE ..................................................................... Atmosfere surreali e pop con le Neverflowers


Andrà in scena il 3 Marzo presso il live – music pub di via Crescenzio il concerto delle Neverflowers, trio femminile acustico della capitale, progetto musicale nato nella primavera del 2012, in cui vanno a fondersi miscele pop e di musica classica, ispirazioni oniriche e poesia, emozioni e sensazioni toccanti.  Mirando a stimolare il lato sensoriale dell’ascoltatore al fine di condurlo in un viaggio a contatto con l’arte, la formazione capitolina  è il risultato dell’incontro tra tre donne e le loro anime nell’intenzione di allestire uno show delicato ed accattivante, attraverso la relazione tra gli intrecci sonori e le trame melodiche.


















Risultato dell’incontro tra tre donne e delle loro anime, Neverflowers è un progetto elegante e visionario con ispirazione surrealista, come dal nome stesso “i fiori che non esistono” a lasciar intendere la ricerca delle emozioni nascoste o sopite da parte delle tre musiciste, Licia Missori al piano, Fabrizia Pandimiglio al violoncello e Valentina Spreca alla voce. 


















La loro è musica che viene dalla stessa sorgente del sogno e della fiaba, esprimendosi attraverso melodie ampie ed orecchiabili, strutture pop interpretate con la profondità della musica classica nel susseguirsi di un concerto – spettacolo in cui si intervalleranno anche parti recitate e momenti di condivisione nel viaggio oscillante tra passione e delicatezza, in cui la luce è l’altra faccia dell’ombra.


sabato 14 febbraio 2015

NON SPOSATE LE MIE FIGLIE .................................... una famiglia moderna dalle ampie vedute


Uscito in sala il 5 febbraio, il nuovo film di Philippe De Chauveron affronta, lungo il versante della commedia dal gusto romantico, il tema familiare e quello della formazione delle nuove coppie, a fronte di una modernità in cui, spesso, si fatica ad immergersi completamente. A concatenarsi il tema di una famiglia ideale a fronte della globalizzazione contemporanea e quella volta al rispetto delle tradizioni.

Claude e Marie











Cattolici convinti, Claude (Christian Clavier) e Marie (Chantal Lauby) assistono nel giro di pochi anni ai matrimoni delle tre figlie Sègolène (Emilie Caen), Odile (Julia Piaton) e Isabelle (Frédérique Bel), accompagnatesi ognuna con uomini extracomunitari e di diverso credo religioso. Un vero e proprio trauma per i coniugi Verneuil, a tal punto dal riflettere sugli errori dell’educazione impartita alle figlie, sentendosi totalmente spaesati in casa propria a causa dell’invasione dei nuovi generi, David (Ary Abittan), Rachid (Medi Saodun) e Chao (Frédéric Chao). Ciliegina sulla torta la situazione di Laure (Elodie Fontan), quarta figlia su cui i genitori riponevano le ultime speranze di accompagnarla ad un cattolico, apparentemente disilluse dal fidanzamento con Charles Koffi (Noom Diawara), un uomo di colore, oggetto di un imbarazzante tentativo di screditamento da parte degli altri mariti. Tutto sembra perduto fino a quando il consuocero di Claude, André (Pascal Nzonzi), arrivato con la moglie Madeleine (Salimata Kamate) per assistere all’unione del figlio, mostra all’uomo di essere fatto della stessa pasta. L’incontro tra i due uomini, simili ed opposti allo stesso tempo, porterà Claude a maturare la consapevolezza del valore della felicità delle proprie figlie e quindi a mutare atteggiamento nei confronti dei generi, ritrovando così gioia e benessere.

Claude e Andrè



Una commedia che non manca di divertire ed emozionare, seppur alcune sequenze della storia risultano talvolta incentrate sulla macchietta scontata del rapporto tra una famiglia che va a sorreggere l’altra, come nel caso di quella Koffi nei confronti di quella Verneuil. Ritmo del film coinvolgente e sceneggiatura ben costruita, attraverso lo scontro quasi mai banale tra diversi usi ed origini, a specificare anche il buon gusto per un tema molto caro al pubblico, quello della famiglia e delle origini.


venerdì 6 febbraio 2015

UNA NOTTE AL MUSEO ......................................... il triste epilogo della trilogia di Shawn Levy


Uscito in sala il 25 gennaio 2015, l’epilogo della trilogia avviata nel 2006 costituisce una delle ultime apparizioni cinematografiche dell’attore statunitense Robin Williams, morto suicida l’11 agosto 2014. Attore di formazione teatrale, appartenente alla schiera dei comici, da ricordare per l’interpretazione dal tono fanciullesco del film Hook – Capitan Uncino in cui interpretava Peter Pan, tra le altre. Giusto per citarne alcune è stato possibile apprezzarlo nel 1980 in Popeye di Robert Altman, in Jumanjii del 1995, Patch Adams del 1998, anno in cui è stato decretato vincitore dell’Oscar per Miglior attore non protagonista in Will Hunting – Genio ribelle. Avendo collaborato con alcuni dei personaggi più in luce nel mondo della settima arte, tra cui Robert De Niro, Al Pacino, Francis Ford Coppola e Steven Spielberg, Robin Williams si inserisce nella storia del cinema internazionale come attore tanto intenso quanto misurato dalla lunga esperienza, un interprete dalla comicità debordante e fulminante (cit.).














Nei lungometraggi appartenenti alla trilogia in oggetto, in particolare, è interprete del presidente Theodore Roosevelt, statua del museo di storia naturale di New York, dove lavora Lawrence alias Larry (Ben Stiller). Guardiano notturno del museo, il protagonista interpretato dall’attore newyorkese di Starsky e Hutch, aveva deciso di proseguire con la tutela notturna della struttura museale per non perdere la custodia del figlio Nick (Jake Cherry), pur dovendo misurarsi con delle sfide ai limiti della fantasia. Supportato dal presidente degli Stati Uniti Roosevelt (Robin Williams) il nostro beniamino dovrà affrontare situazioni ai limiti dell’immaginazione, avvenimenti che sarebbero altrimenti plausibili soltanto nei sogni. 
































Sin dal primo capitolo, infatti, il regista Shawn Levy cerca di materializzare i desideri e i sogni di uno spettatore tipo, facendolo viaggiare tra magia e fantasia, attraverso un contesto che, dunque, calza a pennello all’attore comico di Chicago deceduto. Netto lo stacco tra reale e immaginario, la prima sfera impersonificata da Larry e la seconda dall’illustre condottiero presidenziale in sella al cavallo. Soggetto del primo capitolo Una notte al museo è l’importanza di ottenere la custodia del ragazzo da parte di Larry e quindi l’integrarsi nel nuovo mondo, mentre nel secondo lungometraggio della serie Una notte al museo – la fuga del 2009  Larry, alle prese con un nuovo lavoro manageriale, dovrà rivedere la sua posizione per impedire che il museo cada in rovina a causa dello spostamento della tavola di Ahkmenrah (Rami Malek) ad opera della scimmietta Dexter. Come nel primo film della trilogia, l’occhio registico di Shawn Levy mira ad indagare tra l’interpretazione dei personaggi carpendone il tono leggero ed esilarante, come nel caso dei battibecchi tra il piccolo cowboy Jedediah (Owen Wilson) e Larry, ad arricchire il tono comico della pellicola e a confermare il valore della coppia cinematografica Wilson – Stiller. Viaggi misteriosi e atmosfere surreali colorano la scenografia del film rendendola fantasiosa ed accattivante, grazie all’interazione tra i personaggi clou, tra cui Attila re degli Unni e il suo mondo selvaggio, Jedediah e il romano Ottavio (Steve Coogan), Teddy Roosevelt e Sacagawea (Mizuo Peck), caratteri ripetuti in tutti i film della trilogia, a sancire un caos di fondo a causa della molteplicità di miniature di paesaggio utilizzate, tra Far West e legione romana. 


Ricalcando ancor di più il tono surreale della commedia, l’ultimo capitolo Notte al museo – il segreto del faraone vede entrare tra i nostri il carattere fiabesco di Lancillotto (Dan Stevens) nel tentativo di fermare l’indebolimento della tavola di Ahkmenrah a causa di una muffa corrosiva. Una nuova sfida per il coraggioso guardiano del museo di New York, il quale si recherà al British Museum di Londra per venire a capo del problema e riportare la magia notturna del Museo di New York al suo posto perché essa possa continuare, quasi un messaggio di cordoglio in riferimento alla scomparsa dell’attore Robin Williams.

Larry e Dexter
-Una notte al museo-

Lancillotto e Larry
-Notte al museo 3-
Ottavio e Jedediah
-Una notte al museo 2-

mercoledì 4 febbraio 2015

STAGE FULL IMMERSION ..................................... l'attore tra formazione e specializzazione


Appuntamento per l’inizio del mese di Marzo con il percorso formativo di tipo full immersion diretto e condotto da Claudio Pierantoni presso il Piccolo Teatro Garbatella di Roma. Finalizzato ad arricchire la formazione di attori e attrici, lo stage mira alla specializzazione di professionisti del palco, fino a selezionarne i più talentuosi per la messa in scena di uno spettacolo del direttore e regista Pierantoni. Della durata di una settimana, lo stage si svolgerà previa selezione dal 2 al 7 Marzo 2015 dalle 14,00 alle 20,00 presso il Teatro ospitante, sito in Via Ignazio Persico al civico 80/A.

 










Si terranno il 21 e il 27 febbraio 2015 i provini per accedere al suddetto periodo formativo tenuto da Pierantoni, profondo conoscitore del funzionamento psichico dell’attore in scena e fruitore del metodo interpretativo Stanislavskij – Strasberg – Fersen. Avvalendosi di un asse metodologico identificativo, di tipo innovativo e specializzante da lui messo a punto, il coach riesce ad ottenere dall'attore un tipo di impersonazione ineguagliabile ed assoluta, unendo gli studi del sistema Stanislavskij agli approfondimenti dei continuatori americani dell'Actor's Studio ed alle tecniche palcosceniche di Fersen. Garantendo così all’attore piena capacità d’uso del sacco emotivo a disposizione del personaggio, consapevolezza e gestione delle potenzialità attoriali è possibile tracciare un confine tra verità, credibilità e autenticità in scena. Al termine dello stage, inoltre, verranno rilasciati dall'organizzazione promotrice un attestato di partecipazione valevole credito formativo ed uno showrell della propria performance, contenuto video esplicativo diretto da Claudio Pierantoni. I due audiovisivi migliori saranno vagliati a scopo selettivo e pubblicati su siti internazionali di musica, cinema e teatro.












A presentare lo stage l’associazione culturale La Quarta Parete, attiva sul territorio regionale e nazionale dal 2004 ed operante con il Patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali dal 2005. Concentrandosi sullo scopo primario della pratica, essa concentra l’attenzione su diffusione e promozione delle arti sceniche, performative e dello spettacolo, di manifestazioni artistiche e culturali, teatrali e cinematografiche, operando in campo formativo ed organizzando, producendo o allestendo spettacoli teatrali professionali, riservando particolare attenzione al teatro di impegno civile e sociale.