giovedì 20 novembre 2014

ANDIAMO A QUEL PAESE ..................................... Ficarra e Picone in un nuovo lungometraggio


Nel contesto delle bellezze naturali del Meridione d’Italia si svolge la vicenda di Salvo e Valentino, i protagonisti del film interpretati dal duo comico affermatosi come i nati stanchi nella trasmissione Zelig e all’attivo con diversi film, tra cui Il 7 e l’8, loro prima regia risalente al 2007. Prodotto tutto italiano che richiama il bel paese già nel titolo, citazione della canzone E và … e và di Alberto Sordi, a testimonianza dell’identità nazionale, ricercata, richiamata e giustamente celebrata.


Interpretando se stessi, Ficarra e Picone danno forma alla figura dell’italiano medio che sceglie di tornare alle origini, trasferendosi dalla grande città, Palermo, in questo caso, al paesino di nascita Monteforte, dove il tempo sembra non essere trascorso e il progresso passato inosservato a favore della conservazione cittadina. Alla ricerca di un’idea per risollevare ulteriormente le sorti familiari non accontentandosi del solo aiuto della suocera, Salvo si ingegna nel progetto di aprire una sorta di ospizio abusivo ed ospitare a casa propria gli anziani del paese, ricavando reddito dalle pensioni degli stessi. Un piano macchinoso che sembra, però, turbare Valentino e Donatella (Tiziana Lodato), moglie dell’apparentemente geniale uomo tutto di un pezzo che prega la salute ai suoi ospiti, destando ben presto i sospetti dell’intero paese. Prodotto cinematografico che vive, sostanzialmente e per lo più, delle capacità interpretative dei due mattatori della commedia, visibilmente concentrati più sulla riuscita del proprio ruolo che sulla regia del film, particolarmente messa in luce dall’uso di inquadrature panoramiche sulla rusticità del paese e delle consuetudini abitudinarie, come il pettegolezzo in piazza. Non mancano diversi colpi di scena, come quello dell’auspicato matrimonio tra Zia Lucia (Lily Tirinnanzi) e Valentino, ostacolato da alcune rivelazioni inaspettate.












A costituire il fulcro centrale del film è, quindi, l’incontro con la realtà del paese, quasi uno scontro con la vecchia generazione, da cui trarre beneficio raggirando, talvolta, le regole istituzionali e confrontandosi spesso con ovvi ripensamenti. Un contesto che, pur turbando i protagonisti, sembra non possa mettere a tacere il loro bisogno di benessere economico, qui conquistato in malo modo, però, come fosse una denuncia contro l’abbandono degli anziani, ingenui e raggirabili.

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