lunedì 24 novembre 2014

FREDDIE MERCURY ........................................................ la leggenda della musica rock

Il mito immortale
Nell’intento di omaggiare l’artista in occasione del 23° anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 24 Novembre 1991, verranno analizzate alcune delle fasi principali della sua vita, tra cui quelle che ne hanno permesso l’ingresso nella storia della musica mondiale come la voce più grintosa di sempre.

Forte presenza scenica












Nato a Zanzibar il 5 settembre 1946, Farrokh Bulsara è stato un musicista, cantautore e compositore britannico, fondatore nel 1970 dello storico gruppo rock dei Queen, band di cui fu indiscusso leader fino alla morte. A contraddistinguerlo il suo talento vocale, sua caratteristica maggiormente in luce, accanto alla sua forte vena interpretativa sul palco, la sua personalità talvolta eccentrica di sovrano del rock, come dimostrato dai suoi travestimenti. Autore dei brani di maggior successo della band britannica, tra cui We are the champions, Bohemian Rhapsody e Play the game, lo stesso Mercury fu protagonista di una carriera da solista parallela all’attività con i Queen, aggiudicandosi una posizione di rilievo tra gli artisti più influenti della storia del rock, classificandosi al primo posto tra le voci rock nella classifica stilata nel 2009 dal magazine Classic Rock. Diverse furono le esperienze prima di giungere alla svolta clou della sua carriera, i 21 anni dei Queen, tra cui l’appartenenza ai The Hectics ai tempi della scuola. Un musicista raffinato il cui talento è stato coltivato attraverso studi e nozioni accademiche, unitosi prima agli Ibex di Liverpool e successivamente agli Smile di Tom Staffel, fino ad arrivare alla formazione del gruppo dei Queen insieme a Brian May e Roger Taylor, rispettivamente chitarrista e batterista. Completata da John Deacon nel 1971, la band sovrana del rock iniziò da subito a collezionare successi e a distinguersi nei momenti live, in cui la capacità vocalica di Freddie fa da padrona all’intero show in atto, uno spettacolo distinto e reale in tutti i sensi, in cui i momenti di maggior intensità tematica si alternano a quelli carichi a livello strumentale e vocale.

















Ad un anno dalla scomparsa del musicista britannico, indiscusso artefice del progetto musicale della band regina, il Wembley Stadium di Londra ha ospitato un concerto di beneficenza a suo tributo, il Freddie Mercury tribute concert, una sorta di memorial tenutosi nella capitale britannica il 20 aprile del 1992, lunedì dell’Angelo. Senza alcun dubbio si trattò di uno degli eventi musicali più importanti del Mondo, trasmesso in mondovisione per un totale di circa un miliardo di telespettatori. Annunciato da May e Taylor a febbraio del 1992 durante la cerimonia Brit Awards, il concerto fu l’ultimo del bassista John Deacon con la band, fatta eccezione per un’apparizione al Bejar Ballet nel 1997. Numerosi gli artisti esibitisi sul palco, tutti insieme nel contesto dello straordinario evento per omaggiare e celebrare grandezza e memoria del rimpianto front – man e la sua eclettica personalità. Tra le band esibitesi prima dell’ingresso dei Queen sul palco i Metallica e i Guns n’ Roses, accanto a quella hard rock degli Extreme, esibitasi anche in un vero e proprio medley costruito con i brani dei Queen, ad identificare ancor più il tono celebrativo della serata. Tra gli artisti che hanno padroneggiato il palco accanto alla band originale dei Queen, invece, Paul Young, distintosi per la performance e la personalità nel tenere il ritmo del palco nello scatenato brano Radio Ga Ga, George Michael e Liza Minnelli, accanto ad un talento della penisola italiana, Zucchero, esibitosi nel pezzo The words of love, brano di Brian May tratto dal disco Hot Space del 1982. Tra gli altri talenti ospitati nel corso dello spettacolare evento londinese anche Elton John e David Bowie, esibitosi al fianco di Annie Lenox con l’accompagnamento dei Queen nel brano Under Pressure, pezzo nato proprio usufruendo della collaborazione di Bowie, il quale lo eseguì per la prima volta proprio nel corso del Freddie Mercury tribute concert, mentre i Queen lo avevano inserito già in scaletta, nonché in uno degli album della discografia. Non sono mancate le esecuzioni dei brani al piano, tra cui Too much love will kill you di Brian May, eseguito dallo stesso May e Spike Edney. 


Tra gli altri brani eseguiti le immancabili Bohemian Rhapsody e We will rock you, riproposte rispettivamente dai Queen con Elton John e Axl Rose, fino ad arrivare a We are the champions, ad implementare ancora l’omaggio dell’intera rassegna musicale, in cui, passando da toni decisi e corposi ad esecuzioni più caute e leggere, musicisti e pubblico presente sembrano uniti nel testimoniare il messaggio celebrativo in onore dell’interpretazione più potente e vigorosa della storia della musica.

sabato 22 novembre 2014

LA SCUOLA PIÚ BELLA DEL MONDO ............................... confusione e scompiglio generati dall'equivoco


Uscito in sala il 13 Novembre 2014, il nuovo film di Luca Miniero è costituito da una narrazione a più voci nel tessuto della commedia. Lo sceneggiatore e regista napoletano si avvale, come nel precedente lungometraggio Un boss in Salotto, di alcuni interpreti autorevoli della commedia all’italiana, tra cui il lucano Rocco Papaleo nel ruolo del professor Gerardo Gergale ed Angela Finocchiaro nelle vesti della professoressa Pacini, accanto alla giovane attrice siciliana Miryam Leone. I due insegnanti saranno coinvolti nello scambio culturale con la scuola media di Val d’Orcia in Toscana, di cui è preside Filippo Borgi, interpretato da Christian De Sica.



A costituire principalmente il tessuto della commedia è l’interazione tra i due protagonisti, De Sica e Papaleo, nuova coppia cinematografica. Partendo da un equivoco, la storia si sviluppa lungo il versante della condivisione del programma tra le due scuole, trama finalizzata a conquistare la vittoria alla Festa dei Giovani, ambizione principale del severo preside toscano, il quale si mostrerà emotivamente coinvolto con la professoressa campana, sua vecchia conoscenza. Molto attento alla caratterizzazione del Sud, Luca Miniero dirige il cast scandendo la periodicità dell’azione e accentuandone la scenografia, fatta prevalentemente da una fotografia naturale e ambientazioni rustiche della location senese. La confusione e lo scompiglio creati dall’equivoco iniziale vanno a supportare ancor di più la commedia generata dall’incontro tra i personaggi centrali, un distinto preside e un professore alquanto eccentrico e non curante degli avvenimenti. Varie anche le discussioni e critiche intorno al film, nonostante le intenzioni non siano affatto documentaristiche ma esclusivamente comiche e caricaturali.












Facendo della caricatura la sua arma più prorompente, il prodotto sembra prender sviluppo dalla molteplicità di voci, in relazione e talvolta in conflitto, tra cui anche quella di Lello Arena, interprete del preside di Acerra, costretto a lavorare in condizioni estreme tanto da lanciare un appello correttivo. Una storia surreale ed amplificata dall’uso di consuetudini popolari, talvolta stereotipate, a sottolineare l’attenzione che il regista dà alla tematica meridionale, come anche nel suo Benvenuti al Sud, rendendo esilaranti situazioni marcatamente convenzionali dell’istruzione scolastica.

giovedì 20 novembre 2014

ANDIAMO A QUEL PAESE ..................................... Ficarra e Picone in un nuovo lungometraggio


Nel contesto delle bellezze naturali del Meridione d’Italia si svolge la vicenda di Salvo e Valentino, i protagonisti del film interpretati dal duo comico affermatosi come i nati stanchi nella trasmissione Zelig e all’attivo con diversi film, tra cui Il 7 e l’8, loro prima regia risalente al 2007. Prodotto tutto italiano che richiama il bel paese già nel titolo, citazione della canzone E và … e và di Alberto Sordi, a testimonianza dell’identità nazionale, ricercata, richiamata e giustamente celebrata.


Interpretando se stessi, Ficarra e Picone danno forma alla figura dell’italiano medio che sceglie di tornare alle origini, trasferendosi dalla grande città, Palermo, in questo caso, al paesino di nascita Monteforte, dove il tempo sembra non essere trascorso e il progresso passato inosservato a favore della conservazione cittadina. Alla ricerca di un’idea per risollevare ulteriormente le sorti familiari non accontentandosi del solo aiuto della suocera, Salvo si ingegna nel progetto di aprire una sorta di ospizio abusivo ed ospitare a casa propria gli anziani del paese, ricavando reddito dalle pensioni degli stessi. Un piano macchinoso che sembra, però, turbare Valentino e Donatella (Tiziana Lodato), moglie dell’apparentemente geniale uomo tutto di un pezzo che prega la salute ai suoi ospiti, destando ben presto i sospetti dell’intero paese. Prodotto cinematografico che vive, sostanzialmente e per lo più, delle capacità interpretative dei due mattatori della commedia, visibilmente concentrati più sulla riuscita del proprio ruolo che sulla regia del film, particolarmente messa in luce dall’uso di inquadrature panoramiche sulla rusticità del paese e delle consuetudini abitudinarie, come il pettegolezzo in piazza. Non mancano diversi colpi di scena, come quello dell’auspicato matrimonio tra Zia Lucia (Lily Tirinnanzi) e Valentino, ostacolato da alcune rivelazioni inaspettate.












A costituire il fulcro centrale del film è, quindi, l’incontro con la realtà del paese, quasi uno scontro con la vecchia generazione, da cui trarre beneficio raggirando, talvolta, le regole istituzionali e confrontandosi spesso con ovvi ripensamenti. Un contesto che, pur turbando i protagonisti, sembra non possa mettere a tacere il loro bisogno di benessere economico, qui conquistato in malo modo, però, come fosse una denuncia contro l’abbandono degli anziani, ingenui e raggirabili.

giovedì 6 novembre 2014

SONO INNOCENTE ................................................... Vasco alla ribalta con un disco più intimo


Prodotto da Guido Elmi e Vasco Rossi stesso, il nuovo disco del Blasco mette in luce un Vasco diverso, più sentimentale forse, pur confermando le sue caratteristiche di icona rock. Partendo, infatti, con i toni decisi della title – track Sono innocente ma…, si prosegue nell’ascolto dei brani circoscrivendovi un lato introspettivo e più intimo.













Edito da Universal Music Italia, l’album si compone di 15 tracce, tra cui 3 bonus tracks, sorprendendo perennemente gli ascoltatori durante l’intera scaletta del disco, da cui pervengono intense emozioni. Tra i brani anche il pezzo Lo vedi, in cui il cantautore affascina con vocalità d’alta padronanza, come se portasse sul palco il suo show, un rock ‘n roll show, confermandone l’intensità emotiva nel dialogo del pezzo Aspettami, in cui mescola toni lievi e cauti a ritmi marcati della sua voce, il tutto accompagnato dai precisi e scatenati riff della chitarra di Stef Burns. Si passa per il versante gracile della ballata rock Dannate Nuvole, fino ad arrivare all’esplosione strumentale del ritornello “Chissà perché …” (cit.), in cui vanno a coesistere la struttura dei pezzi impostata dal basso alle corde di chitarra, il tutto scandito a livello ritmico dalle percussioni della batteria. Batteria e basso introducono la vocalità del rocker nel pezzo Il blues della chitarra sola, analisi musicale attraverso note lievi, riprese e richiamate anche in Accidenti come sei bella, dedica del cantautore alla bellezza e allo sguardo della “sua metà del cielo” (cit.). Un Vasco riflessivo che indaga nella sua vita, riflettendo sul presente in vista del futuro, come in “e poi domani chi lo sa” (cit.) di Quante volte, un Vasco in funzione del cambiamento, come nella strepitosa Cambia – menti, pezzo che colpisce a livello di contenuti e di melodia accattivante, costituita da trombe, chitarra e quant’altro, adeguatamente ritmato dalle percussioni, talvolta meno prorompenti. Giungendo, dunque, al pezzo identificativo dell’artista di Zocca, Rock star, si resta affascinati dalla duttilità strumentale, pacata e al tempo stesso decisiva nell’identificazione di bassi, riff e percussioni, introducendo il pezzo L’uomo più semplice, in cui Vasco diventa mattatore del tema delle occasioni della vita con “….Siamo vivi(cit.). Nella seconda traccia bonus L’Ape regina, il rocker affronta un tema popolareggiante e probabilmente folkloristico, manifestando la sua versatilità nel tema della ricerca di libertà, concludendo infine il lavoro discografico con un pezzo dal testo significativo ed interpretato a livello musicale anche dalle voci esterne del coro, Marta piange ancora, in cui affronta il tema dell’abbandono.











Un disco carico e denso a livello tematico, in sostanza, in cui Vasco Rossi conferma il suo valore di rocker ed artista eclettico, rivelando anche il lato più sensibile del suo animo e del suo far musica, caratteristica che affascina e coinvolge attraverso il carisma che perviene dai suoi testi, intensità che lo dichiara “uomo più sensibile e romantico” (cit.), come da lui stesso affermato in alcune interviste.


Tracklist

  1. Sono innocente ma …
  2. Come vorrei
  3. Duro incontro
  4. Guai
  5. Lo vedi
  6. Aspettami
  7. Dannate nuvole
  8. Il blues della chitarra sola
  9. Accidenti come se bella
  10. Quante volte
  11. Cambia-menti
  12. Rock star
  13. L’uomo più semplice
  14. L’ape regina
  15. Marta piange ancora

mercoledì 5 novembre 2014

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA .......................... tra nostalgia e verità nascoste


Tra gli altri appuntamenti con il mondo della settima arte anche quello del 24 ottobre con l’anteprima europea del film Stonehearst Asylum, diretto dal cineasta statunitense Brad Anderson, protagonista di una masterclass pomeridiana sul cinema horror, durante cui ha incontrato il pubblico dell’Auditorium Parco della Musica nel contesto di un dibattito moderato da Manilo Gomarasca e Giona Nazzaro.


















Presentando il suo ultimo film nella sezione Mondo Genere della rassegna romana, il regista cult di Session 9, The Call e L’uomo senza sonno, tra gli altri, ha condotto  partecipanti nella discussione il cinema horror tra nostalgia e verità, dando esplicazione alle sue tendenze artistiche e di scrittura, rivelandosi autore affascinato da personaggi in bilico tra normalità e follia. Riadattamento della novella di Edgar Allan Poe dal titolo The System of doctor tarr and professor fether, il lungometraggio del regista di Madison vive di un’atmosfera gotico – romantica nel contesto horror – gotico della love – story a fondo nel film. Dopo aver conseguito la laurea in medicina, il giovane dottore Edward Newgate (Jim Sturgess) svolge il periodo di apprendistato presso un istituto di igiene mentale. Qui si innamora della paziente Eliza Graves (Kate Beckinsale) ma ben presto viene a contatto con terrificanti segreti legati a quell’ospedale, gestito da pazienti in seguito ad un ammutinamento organizzato dall’ex direttore Silas Lamb (Ben Kingsley), divenuto pazzo e ricoverato, da cui il giovane Edward impara i risvolti del mestiere. Un thriller macchinoso, quindi, in cui trova largo spazio anche l’attenzione all’interiorità del carattere centrale, preso, talvolta, nei rapporti interpersonali con la sua guida e con la sua amata. A tratti violento e crudo, il film si rivela un prodotto che si nutre del rapporto tra azione e reazione, circoscritte e non obbligatoriamente sconnesse.














Numerosi gli adattamenti dello scritto di Poe, tra cui quello della sceneggiatura, prima riscritta e poi adattata per un lungometraggio che vede nel rullino dello storyboard la produzione di una delle stelle di Arma Letale, Mel Gibson. Ruotando attorno ad uno schema thriller ed insospettabile, tra l’apparente ed il realistico, il soggetto del film mette in relazione le diverse storie del tormentato dottor Lamb, quella della paziente Eliza Graves e degli altri ospiti del manicomio, accanto a quella del giovane tirocinante, accomunandole infine nell’emersione di una sorprendente verità.

sabato 1 novembre 2014

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA .... le anteprime della kermesse cinematografica romana


Diversi i film proiettati in anteprima durante l’appuntamento cinematografico capitolino, tra cui quelli appartenenti alla categoria Cinema d’oggi con 10 prime mondiali. Tra esse la proiezione del lungometraggio italiano in concorso i Milionari di Alessandro Piva, film corale e talvolta impetuoso, appartenente alla tradizione italiana del cinema di genere.















Alessandro Piva dirige un cast variegato, composto da Francesco Scianna e Valentina Lodovini, tra gli altri, in un noir camorristico che evoca la caduta di un clan del napoletano, ricapitolando così trent’anni di storia, tre decenni sotto i traffici di Marcello Cavani (Francesco Scianna) alias Alendelòn, alla guida del Rione Monterosa. Il ritmo vorace del film accompagna la narrazione, in cui sono inserite a tratti le attitudini familiari del boss, tra la moglie Rosaria (Valentina Lodovini) e i fratelli. Ispirato alla storia del boss della camorra Paolo Di Lauro, il prodotto cinematografico vive di un soggetto tratto dal libro omonimo di Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Gensini. Narrazione che procede sotto un'apparente foschia che spinge a riflettere, un prodotto che, pur essendo stato ispirato dalle pagine di un libro, vuole scavare più a fondo inserendo una sorta di mitologia criminale, distaccandosi, dunque, dal genere documentario. Il soggetto del film è completamente incentrato sul protagonista, carattere in trasformazione da ragazzo sognatore ad incubo per chi gli vive accanto, la moglie, da cui sarà, poi, costretto ad allontanarsi a causa degli eventi. Contorno del possente film drammatico è una buona scelta ed incasellamento musicale, musiche cupe e struggenti di Andrea Farri, le quali scandiscono i caratteri dei personaggi tra virtuosismo e dignità, accompagnando la maturazione reversa del protagonista.





















In sala da fine mese ed accolto positivamente per l’interpretazione sentita e trasportata degli attori, il film di Piva indaga su una realtà meridionale e quanto più italiana, lasciando, però, ben pochi spiragli di considerazione personale.