giovedì 31 luglio 2014

UNA NOTTE IN GIALLO ....................................... disagio e recupero di sè al risveglio


In sala dal 24 Luglio, la pellicola statunitense di Steven Brill affronta, in un certo senso, il tema dell’inseguimento dei sogni e del disorientamento esistenziale, correlati ad una situazione alquanto ambigua e apparentemente sbagliata, quasi come fosse surreale.

Meghan



L'incontro con Gordon 
















È quello che succede alla protagonista del film, un’intraprendente giornalista televisiva sulla trentina di nome Meghan (Elizabeth Banks), risvegliatasi a casa di Gordon (James Marsden) dopo una notte brava passata con le amiche in seguito alla rottura del suo fidanzamento. Da qui ha inizio una sorta di riappropriazione di sé, a cominciare dal recupero dei propri oggetti in giro per l’appartamento. Per riuscire ad arrivare in tempo sul posto di lavoro in modo da non compromettere la sua promozione, la giovane dovrà mettersi alla prova con molteplici situazioni e pregiudizi diversi, interagendovi con fermezza ed un pizzico di astuzia, trovandosi talvolta anche a disagio per le mancanze materiali in cui incorrerà. Entrando a contatto con diverse realtà della sua città, Los Angeles, la donna sembra maturare una maggior consapevolezza di sé, attraverso convinzioni che la porteranno ad essere più trasparente ed onesta, accaparrandosi anche il consenso dei produttori sul lavoro. Soggetto narrativo dell’intero film è, dunque, la storia di riassestamento della donna nella riappropriazione di sé stessa, nucleo centrale a cui fanno riferimento anche la preoccupazione delle amiche e dell’uomo e la dovuta tolleranza dei colleghi, motivi sullo sfondo del prodotto cinematografico e correlati all’arricchimento della commedia.

Verso la riappropriazione di sè










Affiancandosi per la materia narrativa di tipo esilarante alla celebre saga di Una notte da Leoni, il film, configurandosi con una sola voce dalla parte dell’orizzonte femminile, accosta le vicende equivoche che percuotono la serenità della protagonista al modo tenace di affrontarle, relazione, questa, raccontata in maniera leggera e divertente, costruendo l'ironia, talvolta, anche attorno a situazioni spiacevoli.

mercoledì 30 luglio 2014

LA BELLA E LA BESTIA ................................................... il remake cinematografico di un classico dell'animazione


Direttamente dalla letteratura mondiale, sul grande schermo la fiaba Disney dell’amore incondizionato in un film di Christophe Gans, uscito in sala il 27 febbraio scorso ed interpretato da un cast di stelle, tra cui Léa Seydoux e Vincent Cassel nel ruolo dei protagonisti, caratteri centrali del prodotto francese della settima arte, in cui ricerca e scoperta dell’amore convivono ed interagiscono tra loro.









Si tratta dell’adattamento cinematografico del famoso La bella e la bestia, cartone animato del 1991 firmato Walt Disney e centrato sulla permanenza di Belle, interpretata dall’attrice francese, all’interno del castello del principe trasformato in bestia da un incantesimo anni prima. Nulla sembra poter colmare il vuoto che l’essere apparentemente malvagio ha costruito attorno a sé, circondandosi per lo più di oggetti e ricchezza, mancanza a cui porrà rimedio, però, l’arrivo dell’ingenua ragazza di paese, ultima di sei figli sacrificatasi per salvare l’anziano padre, colpevole di aver estirpato dal giardino reale una rosa destinata a lei. Partendo dallo sconforto iniziale, la giovane entrerà a contatto con la parte interiore dell’uomo nascosto nella bestia e riuscirà a spezzare l’incantesimo attraverso l’amore, concetto centrale nell’intero prodotto. Tra i temi che arricchiscono la sceneggiatura, talvolta differente dalla storia disneyana, anche quello del sogno, in cui la ragazza riesce ad interagire maggiormente con il passato della Bestia, come fosse una narrazione complementare correlata ai fatti e inserita nel corso della narrazione sotto forma di flashback esplicativi. Si assiste ad una maturazione del sentimento da parte di Belle nei confronti dell’uomo nascosto sotto il mantello della bestia, dando al futuro, quindi, un sapore di salvezza, a riconfermare il tema disneyano della redenzione nell’amore. Ad arricchire il contorno del film la cura delle scenografie fatte di nebbia e colori, a stimolare maggiormente l’emozione, inserendo i fatti nel contesto del 1810.

il trionfo dell'amore











Degna di nota anche la descrizione paesaggistica della foresta e degli altri luoghi, accanto ad una cura notevole del montaggio, come nella scena del capovolgimento dell’inquadratura, a confermare un degno omaggio al capolavoro originale, nonostante vi siano sostanziali differenze e accorgimenti voluti ma probabilmente non indispensabili, come nell’accavallamento di luci e ombre.

martedì 29 luglio 2014

THE BIG WEDDING ........................................................ la famiglia si riunisce per le nozze


Tema familiare e sentimentale per la pellicola di Justin Zackham, uscita nelle sale italiane il 26 Giugno 2014, in cui si mescolano varie sfaccettature interpersonali in vista delle nozze di Missy (Amanda Seyfried) e Alejandro (Ben Barnes).

I promessi sposi











Le famiglie degli O’Connor e dei Griffin si riuniscono per il weekend di celebrazione all’interno della casa dell’uomo, dove a tener testa agli avvenimenti è il capofamiglia Don Griffin (Robert De Niro) in complicità con la nuova compagna Bebe (Susan Sarandon). Una commedia costruita sulla base di equivoci e finzioni, in cui si incastreranno varie sfaccettature, ad innescare situazioni molteplici, a partire dall’amore e passando per passione, riavvicinamento, finzione, equivoco, tradimento e rivelazioni, il tutto nell’exploit delle nozze dei due giovani. Ellie (Diane Keaton) e Don dovranno, infatti, fingere di essere ancora sposati a causa dell’arrivo della madre biologica dello sposo dalla Colombia, donna fortemente cattolica giunta in compagnia di Nuria (Ana Ayora), figura femminile che stravolgerà la vita di Jared (Topher Grace) arricchendola, in un certo senso, ricordando qui il tema di 40 anni vergine. A delineare il tono leggero del contorno del film equivoci, intrighi e situazioni inaspettate, come quella del parto ormai prossimo di Lyla (Katherine Heighl), figlia naturale di Don ed Ellie a cui l’uomo è molto legato anche dalle analogie caratteriali.
Rapporto speciale tra padre e figlia











Tanti i versanti tematici che convivono in questa commedia di tipo indie, da cui emergono significative qualità nella sceneggiatura e nell’interpretazione dei caratteri cardine dell’intero prodotto cinematografico, basato sulla tematizzazione dell’unione celebrata da padre Monaghan (Robbin Williams), rivelatosi in un certo senso mattatore della presa di consapevolezza del bisogno di condividere e gioire.
Don e le sue due donne

lunedì 28 luglio 2014

JUMP STREET ............................................................. una nuova frontiera nella caccia al crimine


Da qualche giorno in sala il secondo capitolo sulle rocambolesche avventure del distretto Jump Street, sezione distaccata del dipartimento di polizia della Florida, dove sono stati inviati gli agenti Schmidt (Jonah Hill) e Jenko (Channing Tatum), ex compagni di scuola reclutati dall’accademia e diventati partners per la pelle.


A gestire con fermezza l’organismo di 21 Jump Street il Capitano Dickson (Ice Cube), il quale assegna ai due nuovi arrivati la missione di infiltrarsi all’interno di un liceo e scovare i trafficanti di un nuovo tipo di droga in circolo prima che possa diventare virale.

il Capitano Dickson e i nuovi arrivati












Inizialmente turbati dall’ambiente, i due riusciranno ad inserirsi tra i gruppi di studenti in modo diverso e distaccato, il primo grazie ad una simpatia per Molly (Brie Larson) e il secondo grazie alla chimica avanzata e all’ingresso tra i Nerd. Tanto spasso e tanta commedia nelle scene che vedono i due protagonisti confrontarsi con l’età che presumevano fosse ormai alle spalle, in relazione alle indagini su tutti i possibili coinvolti nell’operazione droga. Per arrivare al nome dei principali colpevoli e non far saltare la loro copertura dovranno escogitare un modus operandi che li affianchi al livello dei loro nuovi compagni, in modo da poter scavare più a fondo e risalire: cerca chi la spaccia, becca chi la piazza (cit.). Così facendo ed indagando minuziosamente anche su Eric (Dave Franco), i due liceali "molto maturi" riusciranno a risalire all’insospettabile fornitore e a salvare la situazione, assicurandosi anche un degno elogio da parte dei colleghi all’interno del distretto. Uscito il 15 giugno 2012, il primo film, basato sull’omonima serie televisiva degli anni 80 e 90, passa in rassegna la storia di costituzione del rapporto lavorativo, ruotando attorno a commedia e azione, una sceneggiatura ricca per lo più di momenti spassosi e da ridere, alternati a qualche sparatoria, come quella da auto ad auto. A far da timoniere a entrambi i versanti narrativi l’esilarante duo composto dai due attori, messisi qui in gioco in modo brillante nel rivestire i panni dei due improbabili adolescenti al liceo.


In sala dal  23 luglio 2014, invece, 22 Jump Street parte da un livello plausibilmente più maturo, quello accademico, ruotando però sempre attorno al tema droga. Gli agenti Jenko e Schmidt vengono inseriti, infatti, all’interno di un college per indagare su un’organizzazione criminale all’interno di una confraternita studentesca e bloccare lo spaccio di WHYPHY. Durante la narrazione del film e delle indagini separate, l’amicizia dei due viene messa in discussione e si pensa ad un tipo di investigazione aperta, a causa della nuova amicizia di Jenko con Zook (Wyatt Russel) e della relazione di Schmidt con Maya (Amber Stevens), rapporti che andranno ad infierire sulla serenità lavorativa dei due. Ciò nonostante, in seguito a diverse investigazioni su un indizio rilevante, i due beniamini di Jump Street sapranno riconfermare il loro valore di tutori della legge e ristabilire la situazione all’interno del campus, ricostituendo quel rapporto fraterno che li lega. Non manca nel film nuovamente l’alternanza di scene di tipo action e quelle più leggere, questa volta arricchite ancor di più dal tema della passione per la giovane ragazza e quello del nucleo familiare, in un certo senso. 

Tutori della legge











Diretto come il precedente dai registi Phil Lord e Chris Miller, il prodotto cinematografico si muove lungo una maggior descrizione dei rapporti distaccati dei due protagonisti, talvolta troppo calati nella parte (cit), ritornando però sempre ad una riconferma di collaborazione lavorativa ed amicizia fraterna, la cui forza è costituita dalla natura opposta, uno intraprendente e sicuro di sé e l’altro cauto ma in via di maturazione.

venerdì 25 luglio 2014

MOONWALKER ............................................... camminata sulla luna per il mito del pop


Appartenente al genere del musical cinematografico, il film di Michael Jackson si configura come un musical d’animazione, intrecciandovi tematiche di tipo fantasy, una sorta di vero e proprio fanta – musical. Soggetto del lungometraggio diretto da Jerry Kramer, tra gli altri, è una raccolta di brevi filmati, per lo più estratti musicali delle esibizioni dal vivo relative alla stupefacente carriera del re indiscusso del pop, qui omaggiato in occasione del quinto anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 25 giugno 2009.

 
il duetto con Spike
SPEED DEMON











Una sovrapposizione geniale quella che accosta nel film sequenze d’animazione costituite per lo più da figure animate tridimensionali, a quelle reali della vita di Michael, tra cui alcune esibizioni davanti ad un vastissimo pubblico e all'interno di locali underground. A testimonianza dell’importanza correlata all’elemento dello show, il titolo stesso del prodotto cinematografico in oggetto, derivante dalla speciale mossa di ballo, identificativa del musicista, un vero e proprio show – man, appunto, molto attento a tutti i dettagli e alla performance durante i concerti al fine di conferire una speciale emozione. Da segnalare, infatti, anche le notevoli qualità di ballerino e coreografo del cantautore statunitense, le cui canzoni risultano impresse di quel messaggio d’amore che lo ha sempre contraddistinto. Molte delle clip musicali in rassegna nel film appartengono alla scaletta di canzoni dell’album Bad, pubblicato nel 1987 e di cui spicca la coreografia della title – track, frutto dell’accostamento tra maturità e adolescenza, da sempre tema, questo, molto caro al protagonista della scena hip – hop mondiale. Nelle file del cast del film anche Joe Pesci, interprete del malavitoso Mr. Big, il quale turberà l’animo di Michael e dei suoi amici. Tra le ambientazioni del film anche una gangster per l’ambientazione del pezzo Smooth Criminal, un allestimento registico e scenografico rimasto nella storia della musica. Non mancano i momenti di leggerezza e comicità nel lungometraggio, tra cui quello del travestimento da coniglio per il brano Speed Demon o quello del singolare duetto con Spike, accanto a quelle che identificano il film come un vero e proprio sguardo verso il futuro, data la ricchezza di effetti speciali, i migliori dell’epoca, espressamente voluti da Michael per la realizzazione del suo film, in cui si mescolano diversi accorgimenti cinematografici, dalle riprese in esterni a quelle in interni, dai campi lunghi a quelli ravvicinati, passando per la tecnica dello stop – motion. Una sceneggiatura talvolta surreale che continuerà ad affascinare, sicuramente, grandi e piccini, assicurando al film sulla musica del sovrano del pop un posto di rilievo. Tra alcuni estratti musicali di ballo inseriti nel reportage cinematografico anche delle immagini significative della pace del mondo, come quelle ritraenti Mahatma Ghandi e Martin Luther King Jr., accavallate tra la clip dell’esecuzione live di Man in the Mirror. Il messaggio mandato a gran voce dal team di produzione e da Jackson innanzitutto è anche quello di pace e serenità necessarie tra i popoli e tra la gente stessa.

L'importanza dello show
SMOOTH CRIMINAL













In ultima analisi, configurandosi come uno slogan o un monito contro la droga e la criminalità giovanile in generale, il film mette in risalto, attraverso uno sguardo verso il futuro identificato nella navicella spaziale e nel robot di Jeko, la protezione necessaria nei confronti degli affetti più cari e contro l’ingenuità delle nuove generazioni.


giovedì 24 luglio 2014

ELVIS - THE EARLY YEARS .................................... i primi anni della carriera del re


Uscito in sala nel 2005 per la regia di James Steven Sadwith, il film biografico risulta essere ben confezionato anche per il piccolo schermo, configurandosi quale manifesto riepilogativo della carriera dell’indiscusso re del rock ‘n roll, Elvis Presley (Jonathan Rys Meyers), attivo nel rockabilly sin dai primi anni '50.















Il prodotto cinematografico, però, non vuole solo essere un reportage dei fatti relativi alla sua grande musica ma anche un resoconto delle sue vicende familiari ed intime, a partire dal rapporto speciale che legava il musicista alla madre Gladys (Camryn Manheim). Si tratta, infatti, di un legame che non si spezzerà mai nonostante il successo televisivo e musicale dell’uomo, partito dallo studio di registrazione cittadino incidendo That’s all right, pezzo dedicato alla donna, a testimonianza del legame materno messo in risalto nel film, proseguendo accanto a Sam Phillips (Tim Guinee) e arrivando al successo nazionale con il Colonnello Parker (Randy Quaid). Ad affiancare la leggenda musicale il chitarrista Scotty Moore (Mark Adam)  e il bassista Bill Black (Clay Steakley), componenti della sua squadra sin dalla prima incisione in “casa” e voluti a tutti i costi dal leggendario front – man anche negli show televisivi. Dei fatti relativi alla vita privata del sovrano del rock ‘roll nel film vi è una rapida carrellata della relazione giovanile con Dixie (Jennifer Rae Westley) e di quella matura di tipo coniugale con Priscilla (Antonia Bernath), inserendo nella sceneggiatura qualche momento di perdizione durante la routine, probabilmente causa del peso dello show e dell’audience fin lì perdurati. Durante il proseguimento della narrazione del film, si assiste, attraverso un montaggio esplicativo e inquadrature descrittive, ad un processo di fissazione e conferma dell’icona Presley, in seguito al suo ritorno dall’esercito.


















In ultima analisi, concentrando il tema centrale sulla storia del mito del rock, il film ripercorre gli avvenimenti che ne hanno fatto splendere la vita e la carriera, accanto a quelli che ne hanno turbato l’interiorità, in un ritratto della prima rock star della storia e dei suoi talvolta inconsapevoli eccessi, attraverso la rassegna delle sue indimenticabili canzoni, indiscutibilmente impresse nella storia della musica.


mercoledì 23 luglio 2014

ROCK STAR ............................................... assuefazione ad un modello musicale e successiva maturazione


Uscita in sala a settembre 2001, la commedia musicale di Stephen Herek interpretata da Mark Wahlberg e Jennifer Aniston, tra gli altri, si focalizza sullo show business di una band hard – rock, quella degli Steel Dragon, formazione fittizia ispirata a quella dei Judas Priest e formata da veri musicisti per la realizzazione della pellicola.

I protagonisti

















Cresciuto con la loro musica e fondatore di una cover band per imitare i suoi idoli, il protagonista Chris Cole, interpretato dall’attore di Boston, viene reclutato tra le file del gruppo originale per sostituire il cantante Bobby Beers (Jason Flemyng), realizzando così il sogno di poter cavalcare l’onda del successo e solcare palchi importanti. Sarà proprio quell’ondata di popolarità, però, ad allontanare Izzy dai rapporti di una vita, tra cui il legame affettivo con la sua compagna e manager Emily Poule, interpretata dall’attrice statunitense, turbata e sotterrata dalla routine di una grande band, la stessa a cui Chris stesso deciderà di voltar le spalle, a causa delle limitazioni impostegli. Infatti, a limitare la sua creatività le regole già strutturate all’interno del gruppo da parte degli altri componenti, decisi a rimanere al vertice della scena hard – rock e continuare con il proprio stile, non accettando, quindi, spunti da parte dell’ultimo arrivato. Sarà quest’aspetto a dar la motivazione al ragazzo nell’inseguire i propri sogni più grandi, primi tra tutti quelli che lo porteranno a tornare a Seattle e riconciliarsi con la donna amata, continuando a coltivare la passione per la musica proponendosi come cantautore all’interno dei pub della città. Decisamente sceso di tono, dal metal a toni più lievi e pop, il ragazzo è la sintesi perfetta tra il passaggio tra la realizzazione di un sogno e il successivo risveglio, momento di presa di coscienza e maturazione.

La band messa su in occasione delle riprese del film


















Attraverso inquadrature panoramiche sui palchi e sui paesaggi, l’intera narrazione del film procede focalizzandosi sui personaggi centrali e sulle particolarità esecutive della band, non distogliendo lo sguardo dall’analisi delle vicende quasi surreali del protagonista che, diventando uomo saprà assumersi le proprie responsabilità e quelle dei propri sentimenti.

martedì 22 luglio 2014

FROM PARIS TO ROME WITH LOVE ........................... un viaggio attraverso il cinema e i generi


Uscito in sala il 5 febbraio 2010 per la regia di Pierre Morrel, il film From Paris with Love risulta costruito sulla base della caratterizzazione centrale dei due protagonisti, posti esattamente agli antipodi. Da una parte il cauto carattere dell’agente segreto James Reece (Jonathan Rys Meyers), la cui tranquillità viene turbata dall’arrivo del suo nuovo partner, l’americano Charlie Waxx (John Travolta). Apparentemente giunto a Parigi per sventare un traffico di droga, l’agente Waxx mostrerà al partner il lato più losco delle azioni dei servizi segreti, braccaggio dei criminali compreso, attraverso modi poco ortodossi ma efficaci. Un processo di maturazione e crescita quello che vivrà Reece, portato ad un cambiamento radicale dalla scoperta di verità nascoste, arrivando a dover metter in discussione anche il suo rapporto con l’amata Carolina (Kasia Smutniak). Da inserire nel genere cinematografico dei film d’azione, la pellicola non manca, tuttavia, di sorprendere ulteriormente lo spettatore ed alleggerire il tema grazie a sequenze più leggere, interpretate brillantemente da John Travolta in entrambi i versanti, quello serioso delle indagini e quello più sfrontato e mai banale del simil – istruttore. Il ritmo vorticoso del film e l’interpretazione verace dei protagonisti contribuiscono a conferirgli una struttura lucida e precisa in un trambusto di esecuzione rapida e veloce, contrariamente alla sequenza iniziale degli scacchi, immagine del temperamento iniziale di Reece. L’interpretazione di Travolta fa da precisa cornice ad un prodotto ben confezionato, ricco di velocità e azioni sparatutto, arricchite dalle sequenze talvolta ironiche a cui entrambi i protagonisti danno forma.


Diretto da Woody Allen e uscito nell’aprile del 2012, invece , il film To Rome with Love risulta essere una commedia costruita sulla base di diverse storie d’amore inserite in parallelo nella ricca sceneggiatura del film. Tra le meraviglie della città eterna, appunto, a prender largo sono la storia di Jack (Jesse Eisenberg) e Sally (Greta Gerwig), quella di Hailey (Alison Pill) e Michelangelo (Flavio Parenti), quella di Antonio (Alessandro Tiberi) e Milly (Alessandra Mastronardi) e quella di Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni), quest’ultimo finito inaspettatamente nel mirino mediatico della stampa, come un illustre sconosciuto. Ad intrecciarsi a queste quattro vicende principali altre di tematiche per lo più familiare ed intima, tra cui l’arrivo dei genitori di Sally a casa del suo futuro marito della donna, dove il padre, Jerry (Woody Allen), si illude perfino di poter sfuggire alla routine della pensione. Non mancano nel film gli imprevisti che turberanno l’apparentemente tranquilla vita di coppia di Antonio e Milly, il primo costretto a mentire sull’identità della moglie e la seconda presa dall’incontro con l’attore Luca Salta (Antonio Albanese), dando vita ad un intermezzo scenico di scambio d’identità corredato di desiderio e adulterio. Tra scene divertenti e sequenze tematiche esilaranti, come quella delle particolarità di esibizione sotto la doccia, procede la narrazione, arricchita dal concatenarsi delle vicenda variegate della vita di coppia, situazioni alquanto equivoche ed ironiche, ad evidenziare maggiormente il tema centrale di amore e passione in capitale, passando in rassegna le valorose scenografie di Roma, tra il quartiere di Trastevere e la scalinata di Piazza di Spagna. L’episodio di cui è protagonista Roberto Benigni, invece, affascina in particolare per la destrezza interpretativa dell’attore toscano e per la singolarità dell’epilogo, in un certo senso. L’uomo, infatti, perseguitato dalla stampa e dai media, si trova in una situazione di disagio che lo porterà, infine, alla disillusione e al conseguente turbamento. Girato interamente a Roma nell’estate del 2011, il film, ricco di inquadrature di tipo panoramico, potrebbe anche essere letto come un omaggio a La Dolce Vita felliniana, risultando un manifesto della contemporaneità e della confusione talvolta presente in una grande città, dove si concatenano tante storie diverse e distinte, qui messe in relazione dal tema comune dell’amore.

I due protagonisti
FROM PARIS WITH LOVE


Il sodalizio Benigni - Allen
TO ROME WITH LOVE

In ultima analisi, i due prodotti del cinema, qui correlati nell’analogia parziale tra i titoli, appartenengono a scuole di produzione e generi distinti, il primo un action – movie e il secondo un comedy – movie. Entrambi sembrano mirare all’attenzione riservata ai rapporti interpersonali, nel primo come in una sorta di prendersi cura l’uno dell’altro, mentre in quello firmato dall’autore newyorkese come in una raffinata pittura autoironica della società contemporanea, arricchita dall’interpretazione talvolta folkloristica dei personaggi, come quella di Anna (Penelope Cruz).

Compostezza e decisione
FROM PARIS WITH LOVE

Ammirando la capitale
TO ROME WITH LOVE

sabato 19 luglio 2014

STEP UP REVOLUTION .................................... protestare con l'arte


Uscito nelle sale italiane ad ottobre del 2012, il quarto capitolo della saga cinematografica di ballo più famosa al mondo, ambientato a Miami, ha come protagonisti i MOB, gruppo di street – dancers guidato da Sean (Ryan Guzman) ed Eddy (Misha Gabriel) per dare voce a chiunque voglia parlare attraverso il ballo e l'arte. Questa la linea narrativa dell’intero film, tendenza con cui Sean affascinerà e conquisterà Emily Anderson (Kathryn McCormick), la figlia del ricco imprenditore Bill Anderson (Peter Gallagher), intenzionato a demolire il quartiere di Spring Garden.
I due protagonisti


La protesta





















L’opposizione dei MOB e della giovane figlia faranno si che l’uomo cambi i suoi piani e accolga la proposta di recupero della zona fattagli attraverso l’espressione artistica da Sean e compagni, tra cui anche la dj Penelope (Cleopatra Coleman) e Jason (Stephen Boss), energico e statuario ballerino già presente nel precedente episodio della saga. Una grande famiglia in continua evoluzione quella di Step Up, una squadra vera e propria di persone e artisti, tra cui anche Muso (Adam Gary Sevani) e Kido (Mari Koda), arrivati da New York per aggiungere voci alla protesta dei MOB, consistente in uno spettacolare flashmob organizzato in occasione della presentazione del piano di Anderson. Altra particolarità sullo sfondo del film è la difficile e talvolta equivoca comprensione delle gesta dei ragazzi, da alcuni ritenute un disturbo mentre da altri apprezzate per espressione e condivisione. L’arte, infatti, diventa un mezzo per comunicare e protestare contro le ingiustizie, dando al prodotto cinematografico un valore in più, visti i presupposti.

Muso & i MOB



Sottofondo passionale







Diretto da Scott Speer e prodotto dal regista dei due precedenti step Jon M. Chu, il film pone al centro del soggetto la costituzione e l’ideologia del gruppo di ballerini, dando spazio anche al rapporto tra padre e figlia, accanto a quello amoroso, tema centrale nel tessuto narrativo della pellicola in oggetto e dell’intera saga.