martedì 4 marzo 2014

LA GRANDE BELLEZZA ............................................... la speranza nel futuro in una storia da Oscar


Successo in occasione della Notte degli Oscar in America per il nuovo film di Paolo Sorrentino, il quale riporta il premio nella nostra Nazione dopo ben 15 anni. L’ultima statuetta conferita al cinema italiano risale, infatti, al 1999, anno in cui La vita è bella (1997) di Roberto Benigni si aggiudicò il premio Oscar per miglior film straniero, tra gli altri. Salendo sul palcoscenico allestito al Dolby Theatre di Los Angeles, Sorrentino ha omaggiato il Maestro Federico Fellini, regista de La Dolce Vita (1960), a cui La grande bellezza sembrerebbe far qualche riferimento. Un richiamo illustre quello del film in oggetto, di cui è possibile cogliere la ricchezza nelle scenografie di una Roma da bene e dei suoi vizi. Un prodotto coraggioso che il regista di This must be the place (2011) firma, quasi come fosse l’evoluzione moderna e attualizzata della pellicola felliniana. Trionfo indiscusso per il film del regista napoletano, già vincitore di Golden Globe , premio Bafta (British Academy of Films and Television Arts) e riconoscimento Efa (European Film Academy), con cui il cinema italiano torna a risplendere, dando una speranza in più ed un notevole vanto all’arte del Paese.













Nel film, uscito a maggio 2013, Paolo Sorrentino esprime il suo concetto di bellezza, quella grande bellezza ricercata dal personaggio centrale dopo la pubblicazione del suo primo e unico romanzo l’apparato umano. Soggetto della narrazione è proprio la storia del distinto giornalista e scrittore 65enne Jep Gambardella, partito da Napoli e arrivato a Roma all’età di 26 anni, da subito incanalato nella movida capitolina, divenendo ben presto il re della mondanità. 

re dei mondani









Ad arricchire la tematizzazione individuale il rapporto con lo storico gruppo di amici di vecchia data, tra cui Romano (Carlo Verdone), Lello (Carlo Buccirosso), Stefania (Galatea Ranzi), in relazione con il protagonista per le abitudini disperate (cit.). La varietà dialettica prende ampio spazio nella storia principale, passando dalla parlata romanesca a quella napoletana, fino a distinguere il tono distinto e raffinato da quello colloquiale dello stesso carattere interpretato magistralmente da Toni Servillo. L’ intero prodotto, procedendo per l'analisi dei personaggi, vuole essere il manifesto di una Roma coatta, quasi come fosse una Babilonia disperata, come dichiarato da Sorrentino in un’intervista rilasciata ad aprile 2013, richiamata attraverso le feste mondane, inserite nella strabilianti scenografie della città eterna, prese per lo più di sera tarda e nei pressi dei luoghi caratteristici, come Piazza Navona. Attraverso una fotografia perfetta ed un flusso scenico preciso, il film mira, evidentemente, a tenere lo spettatore concentrato sul contesto, conferendogli quella dose di stupore necessaria ad accattivarne l’attenzione, sollecitata anche dalle musiche latino – americane e quella mixata sul brano della Carrà a far l’amore comincia tu

l'amore giovanile di Jep ...... il flashback









Diversi anche i flashback sul passato di Jep, come quello relativo al suo fidanzamento giovanile con Elisa. La tranquillità e la fermezza del carattere protagonista vengono turbate quando l’evento mondano per eccellenza (cit.) incombe nella sua vita, essendo in realtà lui un gentiluomo ed un uomo sensibile, come ama definirsi. Spicca anche l’intermezzo sentimentale con la bella Ramona (Sabrina Ferilli), con la quale Jep costruisce un legame affettivo dal sapore intimo, senza mai eccedere però, un rapporto che, purtroppo, è destinato a svanire presto. Non mancano le scene in cui si assiste all’estraniamento dell’uomo, quando il piano sembra spostarsi sulla sua individualità o quando viene posto a giudizio come se non fosse nessuno (cit.). Una narrazione circolare che inserisce nel mezzo riflessioni sulla morte, sul senso delle cose, sull’amore, sulla vita, sulla coppia ed anche sulla povertà o sullo spasso, ritenuto talvolta inutile se troppo fine a sé stesso.

Estraniamento del protagonista

Tutte caratteristiche vincenti che hanno permesso a Paolo Sorrentino di entrare anche con questo film nella storia della settima arte, attraverso un prodotto tutto italiano, sia nella scelta dei luoghi che nel cast, aggiudicandosi senz’altro un posto di rilievo nella tradizione del nostro Paese.

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