martedì 7 gennaio 2014

ANNO ZERO ........................................ la speranza e la gioia ritrovata nella natività


Proiettata durante la serata di lunedì 6 Gennaio, in occasione dell’Epifania e della chiusura della rassegna teatrale del Natale al Teatro comunale di Città Sant’Angelo, l’opera prima di Milo Vallone dal titolo Anno Zero, risalente all’anno 2010, affascina e colpisce risvegliando l’animo sopito degli spettatori. Film ispirato dalla lettura della filosofia di Sartre, suggestione primaria del teatrante abruzzese, il quale si rivela cresciuto a livello artistico dopo aver curato la regia cinematografica dell’opera sartriana. Ambientato in un’epoca in cui la Giudea era oppressa dai romani, il soggetto della narrazione è la storia del capo villaggio Bariona, il quale viene colto da una strana inquietudine iniziale nel momento in cui nella vicina Betlemme stava nascendo il Messia. Dapprima scettico e categorico, il pastore vieta agli abitanti di Beirut di recarsi presso la stalla del nascituro, mentre poi si assiste al mutamento interiore del personaggio centrale, interpretato da Milo Vallone stesso e particolareggiato dall’uso frequente dei campi stretti nelle inquadrature. Attraverso questi ultimi, gli spettatori vengono condotti nel viaggio vero e proprio che compie il protagonista nella riscoperta della fede, perduta a seguito dell’aumento delle imposte da parte dei romani e alimentata, però, dalla speranza costante, seppur sia essa sottesa. Alternando scene in bianco e nero dell’analisi storica a sequenze a colori relative anche alla narrazione della storia da parte dell’attore Edoardo Sarno, l’artista abruzzese riesce a dare maggior respiro a quello spirito introspettivo che da sempre offre nei suoi lavori. Il tema della sofferenza e quello della natività, mescolandosi al soggetto narrativo della speranza e della gioia, vengono confluiti nell’invito a continuare a credere che il regista vuole trasmettere attraverso l’uso del mezzo cinematografico. Soddisfazione ultima del viaggio intellettivo e sentimentale del protagonista è l’assunzione della libertà, tanto voluta e ricercata, trovata infine nella natività celeste all’interno di quella stalla, da cui prende atto la prima conversione della storia, quella di Bariona, alla luce del primo mattino della nuova vita. Un progetto visibilmente sentito a livello emotivo anche dagli altri interpreti, tra cui Ilaria Cappelluti alias Sara, moglie di Bariona, accanto ai consiglieri e compagni dello stesso, tra cui Emiliano Scenna.


















È il primo lungometraggio totalmente made in Abruzzo, girato interamente nella regione adriatica e con un cast abruzzese, per cui si rivela indubbiamente un omaggio alla nostra regione e al capoluogo della stessa, duramente colpito dal recente terremoto. È stato possibile rintracciare nella narrazione stessa e nella resa cinematografica anche un grido alla speranza che tutto possa cambiare, vivo come non mai nel periodo natalizio giunto a conclusione. 














Contesto del film costituito dalle radure della città dell’Aquila e quelle del territorio di San Valentino in Abruzzo Citeriore, accanto ai paesaggi del comune di Collemaggio, il tutto reso in una scenografia naturale e realistica, a rendere maggiormente accattivante il prodotto cinematografico, avvalorato anche dai diversi successi collezionati, tra cui la partecipazione al Festival Internazionale del Film di Roma e quella al Festival Internazionale del Cinema di Ostia nell’anno di uscita, accanto a quella alla 68ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 2011, guadagnandosi anche una nomination come miglior opera prima al Sabaoth Festival di Milano. Con l’apporto musicale del musicista Gianluigi Antonelli e la produzione della Tam Tam communications, il prodotto riproposto sul grande schermo mostra un’attenzione peculiare ai dettagli, accanto allo studio sui personaggi, inserendolo nella categoria del progetto di Cine Prosa del regista e del suo team. Ritenuta dalla critica specializzata uno dei migliori debutti cinematografici dell’anno, la pellicola invita il pubblico a credere e a non perder mai le speranze, dando spiraglio a quella filosofia esistenzialista dello stesso filosofo francese, da cui Vallone prende spunto, trasformandola in un manifesto storico e al tempo stesso attuale della settima arte, stimolo alla riflessione razionale, suggerita da domande e provocazioni di fronte ad un Mistero che ancor oggi incuriosisce tanti popoli del mondo.

La riscoperta della fede

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