venerdì 31 gennaio 2014

È MORTA ZIA AGATA!?! ………..........… il doveroso tributo del Millelire al suo direttore artistico


Sarà in scena fino al 16 febbraio l’ultimo testo scritto e diretto da Lorenzo De Feo, riportato sul palcoscenico del teatro Millelire di Roma da Antonio Lupi, Mariano Riccio, Jessica Zanella, Gabriele Mangion e Mario Piana, i quali, dopo la prima della settimana di inizio 2014, hanno sentito la necessità di offrire un tributo all’autore, prematuramente scomparso lo scorso 19 del corrente mese. Seppur non ci sia nulla che possa supplire alla mancanza del regista, dallo spettacolo si nota un’attenta interpretazione da parte degli attori, motivati nella trasmissione del messaggio che De Feo ha costruito durante il suo cammino artistico.

Teodoro e Dazio









Teo e Dazio sono due fratelli molto diversi tra loro, l’uno presumibilmente disturbato viste le sue manie e l’altro più serioso, di professione giornalista. Interpretati da Mariano Riccio e Antonio Lupi, i due personaggi sono uniti, però, dal desiderio comune di impossessarsi dell’eredità della zia Agata, carattere onnisciente. Terza protagonista dello spettacolo è la cugina Cunegonda, interpretata da Jessica Zanella, la quale vive con la zia dall’altra parte della città e non desta dallo schierarsi con i due uomini nella pianificazione della morte della zia, necessaria solo per il suo bene (cit.). Il piano che tentano di metter su ha, però, delle inevitabili crepe e discordanze, rese in sketch esilaranti e sequenze da ridere, mentre si scoprono verità nascoste della vita dei tre. Ad arricchire simpaticamente la scena Piana e Mangion, i quali interpretano due personaggi a supporto della narrazione, diversificata in due sequenze parallele e sovrapposte, quasi come nelle atmosfere cinematografiche, qualità maggiormente richiamata in alcuni degli escamotage narrativi, tra cui quella del volo dell’altalena. A render ancora più avvincente la narrazione le scenografie black e oscurate, tra il giallo ocra e il nero, il tutto contornato da musiche e canti di valenza diabolica e stupefacente. Il tema diabolico su cui si regge l’intreccio porterà i personaggi a volere la fine dei futuri complici, vista, altrimenti, la doverosa separazione dei beni in tre parti. Il meccanismo narrativo, attentamente costruito da De Feo, si dispiegherà, infine, in un risvolto sorprendente ed inaspettato, tutto da vivere.
piani diabolici ed oscuri









L’alto tasso di cinismo e di humor nero rendono questa commedia musicale un’opera significativa di tendenza stilistica alla Monty Python, arricchito dalle musiche originali di Francesco Crispo. Accento indispensabile proprio su quest’ultimo aspetto, la componente musicale, quella che, forse maggiormente dà una nota emotiva al prodotto, abbracciando il pubblico e conducendolo in un viaggio tutto italiano con testi delle canzoni di Lupi e dello stesso De Feo, a cui va tutto il caloroso applauso finale.


mercoledì 29 gennaio 2014

THE ROCK THEATER ...................................... emozioni e condivisione nell'appuntamento di fine gennaio


Nuovo appuntamento al Contestaccio di Roma con l’arte e la musica, protagoniste della serata di domenica 26 gennaio targata Anime di Carta. L’appuntamento mensile dell’associazione di Emanuela Petroni, affiancata da numerosi collaboratori in costante aumento, si è riconfermato un lieto momento di condivisione tra espressione di sé e arte, tra pittura e musica, tra tributo ed originalità. Concentrando l’attenzione sulla scaletta live, sul palcoscenico del locale della zona Testaccio, è stato possibile assistere all’esibizione di numerosi artisti, alcuni giovanissimi ed altri più esperti, a testimonianza dell’apertura dell’evento a tutti coloro che desiderino esprimere arte. Tra essi quelli esibitisi singolarmente in omaggi cover ad illustri personalità della sfera musicale o in brani originali, fino ad arrivare al momento più coinvolgente, il punto clou della serata, quello delle band, formazioni costituite da più elementi che hanno permesso di cogliere, oltre allo spirito artistico e musicale, anche il forte senso di collaborazione tra i membri. 
Punto & Virgola
DannyLife feat Ape






Marco Scintilla
Ad aprire la serata il duo de i Punto & Virgola, duetto composto da Giacomo Buttazzo e Patrizia Volpi, l’uno chitarra e voce e l’altra tastiera. Due i pezzi eseguiti dalla coppia di musicisti, Santa Sophia e Calipso, esempi della loro musica di tipo indie – pop che spazia per orizzonti elettronici, ricalcati, talvolta, attraverso lo stile popolare e semplice, in modo da arrivare al pubblico con maggior incisività. Si tratta di brani autoriali di Giacomo impreziositi da richiami fiabeschi e atmosfere surreali e/o mitologiche. L’arguta capacità di tenere il palco da parte di Giacomo e l’attento affiancamento da parte di Patrizia hanno reso possibile la fruizione del messaggio sonoro, capacità maturate nel corso della loro lunga esperienza, un cammino iniziato nel 1992 e assestatosi nel 2009, cammino che ha portato alla pubblicazione di cinque cd e alla partecipazione all’edizione dell’anno 2012 del Festival di Sanremo oltre a numerosi contest. Ad arricchire il tema live e originale della serata, inoltre, il duo capeggiato da Daniele Costantini in arte DannyLife, esibitosi in Dall'Inferno al Paradiso e Niente di fondamentale, due pezzi significativi dalla matrice rap e hip hop, affiancato dalla voce femminile di Ape nelle parti più soft delle canzoni. Brani spettacolari, questi, come dimostra la loro esecuzione, finalizzata a far scatenare i presenti e condurli in un viaggio fatto di ricordi e valori, come emerge, tra l'altro, nel primo pezzo dedicato alla città originaria del rapper, L’Aquila, omaggiata nel ricordo dei brutti momenti del terremoto dell’aprile 2009. I due brani portati da Marco Scintilla, invece, si rivelano essere una dedica al rapporto interpersonale di tipo sentimentale, si parte da un tema lieve e soave, quindi, per poi finire sull’orizzonte metal che distingue il cantautore, dotato di una voce aggressiva bilanciata e forzata tra gola e corde vocali. Passando alle formazioni musicali, si sono avvicendati sul palco differenti gruppi rock, accanto ai tributi musicali de i 9 – volt(e) e de i Beyond the Rules, tribute band de i mitici Guns n’ roses, omaggiati attraverso la riproposizione notevole dei loro pezzi, scanditi dalla voce di Barbara Centrone. Grande attesa per la band pugliese de i Nuovalchimia, band alternative – rock di quattro elementi, Fabrizio, Giorgio, Andrea e Dimitri, uniti nel progetto musicale dal 2007. Le strutture dei pezzi schematizzate dal basso di Andrea e i riff della chitarra di Giorgio hanno elegantemente introdotto l’ingresso sul set del cantante e front – man Fabrizio, scatenato sul palco dai ritmi della batteria di Dimitri. Diversi i brani eseguiti dal quartetto, tra cui il singolo ufficiale Essenza, che denota un elevato tasso melodico e strumentale, arricchito dal tono particolare della voce solista, impreziosita dai cori degli altri membri. Aprendo la serata e entusiasmando il pubblico con i pezzi del loro primo album, i quattro sono riusciti ad emozionare e a trasmettere il messaggio rock grazie ad un sound alternativo e variegato, nonché a testimoniare il valore musicale ed artistico della serata espressiva, chiusa dall’esibizione del gruppo de i Caesar’s Circles, band trasgressiva ed eclettica dal sound a tratti di tipo progressive e a tratti più cauto.
Nuovalchimia
Caesar's Circles







In ultima analisi, è stato possibile notare un intenso spirito di collaborazione tra gli addetti ai lavori nel corso dell’evento a cui ha potuto partecipare attivamente il pubblico capitolino accorso presso il locale del quartiere di Testaccio per l’ultima domenica del mese di gennaio, rimanendo colpito dalla dedizione organizzativa dello spazio scenico, contornato di opere d’arte pittorica e messo a disposizione dei gruppi e della musica, protagonista dell’emozione ottenuta e condivisa.

lunedì 27 gennaio 2014

CINEMATICA ........................................ le musiche del cinema nello spettacolo romano


Cinematica … le musiche del cinema: questo il titolo completo del sorprendente evento tenutosi durante la serata di Sabato 25 Gennaio 2014 presso il Teatro Studio dell'Auditorium – Parco della musica, un appuntamento mozzafiato che ha richiamato una cospicua mole di pubblico per l'elevato valore artistico. Un connubio tra cinema e musica, appunto, quali arti eccelse dell'animo umano, permesso dall'esibizione live di professionisti nelle parti musicali che hanno caratterizzato le recenti produzioni cinematografiche. Introdotto dalla proiezione del cortometraggio Ce l'hai un minuto? di Alessandro Bardani, lo spettacolo ha emozionato i presenti, conducendoli nel lieto viaggio emozionale che riescono a dare le due forme d'arte protagoniste della serata, particolareggiato maggiormente dall'incontro con ospiti illustri. Seguita dal conferimento di un riconoscimento speciale da parte di Cinemaitaliano.info, la presentazione del corto da parte del regista e dell'interprete Giorgio Colangeli ha richiamato l'attenzione del pubblico in sala, affascinato dall'abilità interpretativa dei personaggi e dal montaggio reso significativo anche dall'uso di una camera talvolta a spalla, tra le qualità che hanno permesso la collezione di 25 premi dalla produzione.


L'esibizione dei giovanissimi The Niro e Claudia Pelagatti, invece, ha permesso al pubblico di vivere un'emozione soft nel tipo di musica indie – rock proposto. La voce talvolta in falsetto di Davide The Niro arricchisce le melodie dei pezzi, resi soavi dall'esecuzione di Claudia al violoncello, il tutto avvalorato dal piano di Michele Braga, autore delle musiche del film Tutto l'amore del mondo, di cui una clip ha introdotto il momento autoriale, ultimato con l'ingresso sul palco di Nathalie per la presentazione del singolo appartenente al prossimo album di Davide. L'autorevole incontro con i professionisti continua con il compositore Stefano Reali, il quale si sofferma anche sulla sua attività di regista, anticipando anche il suo prossimo film Angeli con Raoul Bova ed eseguendo due frammenti musicali al piano.







Il maestro Marco Testoni, direttore artistico della serata Cinematica, ha eseguito al piano, tra gli altri, brani a tributo di Ryuichi Sakamoto, esaltandone l'esecuzione grazie al violoncello di Simona Colonna, autrice del secondo brano eseguito, un pezzo che tocca il versante lirico della musica ispirato alla Dulcinea di Don Chisciotte. Tra gli altri ospiti accolti sul palco nell'esibizione polistrumentale dei due, anche lo svedese Mats Hedberg alla chitarra e Simone al sax, fino ad arrivare all'ultimo pezzo dedicato ad un gruppo di attiviste indiane, un brano cauto e leggero tra soul e blues.










Umberto Scipione ha catturato l'attenzione e riconfermato il favore dei presenti, proponendo, invece, un medley delle colonne sonore da lui realizzate di recente, a partire da quella di Benvenuti al Sud, Benvenuti al Nord, Il Princibe abusivo, fino ad arrivare alle soundtracks di Un boss in Salotto e Sotto una buona stella, nuovo film di Carlo Verdone in uscita il 13 febbraio 2014.
Musica di tipo onirico e ritmi solenni per l'esibizione di Giancarlo Russo, introdotta dalla proiezione del corto La Sirena di Daniele Cini, contenuto nel progetto All Human Rights for All. Diretto da Daniele Cini e Francesca Zanni, il prodotto è interpretato da Marta Iacopini, Francesca Zanni e Stefano Gragnani con musiche di Andrea Farri e dello stesso Giancarlo Russo, a sottolineare l'esclusività di tutto l'evento dal sapore nazionale ed internazionale, permettendo al pubblico del Teatro Studio di incontrare i protagonisti delle musiche del cinema (cit.).




mercoledì 22 gennaio 2014

LA PILLOLA ROSSA ................................. trasposizione in chiave moderna di un classico del teatro


Ancora in scena fino a domenica 26 Gennaio, lo spettacolo presentato da Arte 2.0 risulta essere un lieto modo di trascorrere la serata tra tradizione e modernità. Sul palcoscenico del teatro Trastevere, si può assistere all’interpretazione dello spettacolo La pillola rossa, frutto dell’adattamento de La Mandragola di Machiavelli ad opera di Daniele Vessella. Diretta da Luca Pennacchioni, presidente dell’organizzazione promotrice, la trasposizione in chiave moderna del classico risulta essere un lieto mix tra teatro e musica, tra interpretazione e canto, quello dell’artista Valentina Ciaffaglione, la quale addolcisce le pause sceniche usufruendo del tono particolareggiato della sua voce.
Valentina Ciaffaglione (autrice delle musiche)
 e le donne dello spettacolo














Location principale della rappresentazione è quella costituita dal chiosco di Lele, il quale diventa mattatore della scena stimolandone l’andamento narrativo, accattivato dalle variazioni linguistiche dialettali che passano dal romanesco al napoletano. Interpretato da Claudio Boschi, il barista funge quasi da intermediario tra i personaggi e le rispettive azioni, dapprima confortando Lapo che, interpretato da Luca Pennacchioni, vive un conflitto interiore tra l’esilio provocatogli dall’evasione fiscale dei genitori e la sua segreta passione per la bella Lucrezia, interpretata da Jessica Dobici. La donna sembra inarrivabile a causa della sua segregazione in casa da parte della madre e del marito, interpretato, quest'ultimo, da Alberto Mosca, il signor Giurato. A rendere il prodotto teatrale significativo la sublime interpretazione da parte del regista, in luce anche nelle movenze per la tecnica della commedia dell’arte a cui fa riferimento, la valenza degli altri personaggi in scena, distintisi per particolarità dialettiche e attoriali, caratteristiche condite di entusiasmo dalle musiche della Ciaffaglione, a caratterizzare ancor più la commedia di tono scoppiettante, ritmo veloce, tra originalità e tradizione del bel Paese. Punto di forza dello spettacolo è, indubbiamente, il meccanismo costruito tra sketch di tipo comico e toni più solerti dei momenti paralleli relativi al contesto, quelli in cui ognuno, distaccandosi dalla scena per esplicare gli avvenimenti, riepiloga lo svolgimento dei fatti, rendendo il prodotto in oggetto uno spettacolo a più voci, il cui epilogo sembra prender forma dall’uso di una pillola dal potere alquanto surreale, come tutto il set, in cui spunta talvolta anche Fra Verzè, interpretato da Paolo Cives.
Il regista e la pillola rossa




Fra Verzè





























Portando il pubblico ad una risoluzione sorprendente, lo spettacolo in scena nella zona trasteverina della capitale risulta essere un omaggio al teatro classico, in cui convivono rispetto artistico nella riproposizione e originalità nella trascrizione modernizzata del testo, il tutto reso possibile dalla collaborazione tra uno sceneggiatore – scrittore ed un attore – regista e dal loro lavoro coadiuvato nel progetto di Arte 2.0.

sabato 18 gennaio 2014

BUKOWSKI ........................................ il dramma interiore vissuto tra consuetudini ed abitudini


Bukowski a night with Hank è il titolo completo dello spettacolo in scena al Teatro Millelire di Roma, già nello spazio teatrale del quartiere Prati durante la scorsa stagione. In scena il monologo interiore di Charles Bukowski, un poeta innamorato alla disperata ed estenuante ricerca della propria ispirazione letteraria, da sempre partorita dai fiumi di alcol assunti dall’uomo.
Scritto da Francesco Nikzad e interpretato da Roberto Galano, il quale ne cura anche la regia, lo spettacolo del Teatro dei Limoni di Foggia si rivela essere un prodotto veritiero che indaga nella profondità della condizione del protagonista, Hank, durante la lunga notte di astinenza dalla bottiglia, ripudiando tutto ciò che è consuetudinario e di buon uso collettivo. Non mancano, infatti, le riflessioni inserite nel corso dello spettacolo, prima tra tutte quella sulla condizione di esser uomo, identificando i problemi principali dell’individuo maschile in amore, cervello e donne, passando poi per lo spunto riflessivo sulla vita e sulla morte. 










Quando talvolta la vena poetica si riaccende, il poeta non desta dal sedersi in scrivania e scrivere le frasi del suo ingegno letterario, a testimonianza che quella delle bevande alcoliche come fonte di ispirazione è forse solo una pre – convinzione di un uomo, ormai assuefatto dal vino e abituato a farne uso. La solitudine e la mancanza della donna amata danno man forte allo spettacolo, in cui Galano si cala completamente riuscendo a dar piena concretizzazione alla propria valenza interpretativa, tra temi talvolta crudeli e malinconici, causati anche dall’assenza di Lindalin, la sua compagna uscita per poco (cit.), a cui l’uomo ha promesso di mantener la distanza dall’alcol. L’esasperazione e la difficoltà ad esser lucido portano l’uomo allo straniamento di sé e alla riflessione sulla mera condizione umana, evocata nella frase siamo come le spugne (cit.).









Chiudendosi lì dove era iniziato, precisamente nella vasca traboccante di vino, lo spettacolo mostra una narrazione circolare, intenta a contornare l’analisi della vita intima di un uomo e del suo odio per il mondo, analizzati in una sola notte, quella che separa il mito dello scrittore dall’immagine dell’ubriacone, nel cui fegato marciscono ancora litri di alcol. Una narrazione talvolta brutale e caratterizzata dalla spontaneità classifica lo spettacolo come prodotto del genere autoritratto, quello che Hank conduce sul versante interiore, messo a dura prova dall’astinenza e dalla disperazione.


giovedì 16 gennaio 2014

NEBRASKA ........................................... indagando nella profondità dei rapporti


Presentato nell’anteprima capitolina dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Paolo Ferrari, il film è stato proiettato nella serata scorsa presso la sala del museo Maxxi, sito nei pressi dell’Auditorium-Parco della Musica, sede principale del Festival Internazionale del Film di Roma. In concorso al 66° Festival di Cannes, il lungometraggio ha collezionato il premio alla miglior interpretazione per Bruce Dern, nei panni di Woody Grant, il protagonista della pellicola diretta da Alexander Payne nel 2013.
Soggetto della narrazione è la storia di Woody, un anziano messosi in viaggio dal Montana verso Lincoln per ritirare la presunta vincita di una lotteria, dando al film il tema del sogno e della speranza. La narrazione prende la forma di un road – movie tra le strade americane che portano allo stato del Nebraska, configurandosi man mano come una riscoperta dei rapporti, primo tra tutti quello di Woody e della sua famiglia, la moglie Kate (June Squibb) e i figli Ross (Bob Odenkirk) e David, allertati dallo sceriffo e messisi al seguito del padre. 

Woody Grant
Woody e Kate




















Il prodotto di Payne è girato interamente in bianco e nero e con qualche lieve slancio luminoso, dando l’idea del forte elemento narrativo di tipo storico, in cui però non mancano emozioni e scene collettive a renderlo vivacissimo e colmo di colori, quelli suscitati nell’immaginario dello spettatore, colto tra entusiasmo e toni più cauti di un rapporto familiare che va intensificandosi e riscoprendosi. Le inquadrature e i piani sequenza, prevalentemente ad ampio raggio e campi lunghi, tendono a porre l’attenzione sui paesaggi e sulla scenografia naturale, caratterizzando i personaggi principali, studiati da Payne in dettaglio. La narrazione passa tra i luoghi di infanzia di Woody e la città dei suoi parenti, in cui è nato il protagonista. Ad assecondare Woody ci penserà infine il figlio David (Will Forte), visibilmente motivato a render felice il padre, desideroso di acquistare un furgone ed un compressore, a testimonianza della semplicità del carattere dell’uomo.  Pur sapendo della mancata vincita del padre, infatti, David decide di accompagnarlo nel suo sogno fino alla fine, preservandolo dalla totale disillusione con la realizzazione ultima dei suoi sogni materiali.

Woody e David

Padre e figlio










Transitando dal tema dell’illusione a quello della disillusione, il film si rivela essere un prodotto di genere drammatico, in cui non mancano, però, le scene esilaranti in cui si ride e ci si emoziona per la valenza registica, meritevole della Palma d’Oro a Cannes ’13. Si tratta, in estrema sintesi, di un film drammatico che vuole allontanarsi, però, dalla catalogazione di genere, mescolando temi malinconici a trattazioni dolorose. L’interpretazione sopra le righe di Dern e l’attenzione all’analisi caratteriale di Payne sono le qualità principali che rendono il film un prodotto autentico e da valorizzare, come dimostra anche la candidatura a 5 Golden Globes, tra gli altri riconoscimenti.


lunedì 13 gennaio 2014

SERENAMENTE .................................................... triplice trionfo per l'Abruzzo

dipinto di Davide Cocozza

Grande trionfo per Milo Vallone e per la regione abruzzese ottenuto con lo spettacolo SerenaMente, presentato nella rassegna Un Corto per il teatro, organizzata dall’Associazione Millelire presso il teatro capitolino della zona Prati. Tre i premi assegnati allo spettacolo prodotto dalla Compagnia della Memoria di Pescara, a partire da quello della critica, conferitogli dalla giuria di giornalisti e blogger alternatisi nel corso delle sei giornate della manifestazione. 














Selezionato tra i quindici corti in gara, il prodotto teatrale abruzzese ha stupito e sorpreso i presenti, attraverso l’attenta regia di Milo Vallone, riconosciuto miglior interprete del concorso, vista la sua ventennale esperienza tra ruoli di attore, regista e ora anche autore. Si tratta, infatti, della prima sceneggiatura scritta e partorita interamente dall’ingegno del maestro abruzzese, valorizzato per la particolare tecnica di indagine artistica, quella della CineProsa propria dei suoi successi, tra cui anche il recente cine – spettacolo dal titolo Il sogno di Cabiria, un omaggio al vate Gabriele D’Annunzio, autore delle didascalie di Cabiria.














Tornando allo spettacolo in scena al Teatro Millelire, è stato possibile riscontrarvi una netta freschezza interpretativa della giovane Marica Cotognini che, interpretando il ruolo di Serena nella pièce e diventando co – protagonista, affianca il regista pescarese, il quale dà corpo e voce ad Angelo, un uomo sulla quarantina incontrato per la prima volta dalla ragazza presso la stazione dei treni, definitosi un essere unico per la sua convinzione portata alla verità assoluta e giammai relativa. Questo il soggetto della messa in scena, la verità, messa in relazione con la menzogna, tema della prima edizione della rassegna teatrale di corti al Millelire. Pur non conoscendo la ragazza, Angelo cercherà di convincerla che non esiste nulla di più importante della verità, fonte del suo esser sano (cit.), condizione necessaria per raggiungere pienezza e completezza nella vita. Definitosi inoccupato, l’uomo trascorre le sue giornate parlando con la gente che incontra e, toccando temi talvolta ironici, dà esplicazione delle sue trattazioni tra famiglia e lavoro, entrambi persi per colpa della menzogna. Stimolando la presa di coscienza della ragazza, Angelo arriverà a turbarne la tranquillità interiore e la serenità ottenuta grazie al buon risultato nell’audizione musicale, provocando il vacillamento delle certezze della sua storia con Fabio, il quale sembrerebbe la stia attendendo a Cremona. Dando valenza alla propria abilità interpretativa e alle proprie acute capacità vocaliche, l’autore riesce ad affascinare i presenti, conducendoli in un lieto viaggio tra la “follia” del suo personaggio, sciogliendo l’intreccio narrativo solo nel finale, riconoscendo l’impossibilità di avere sia la tranquillità che la verità. Una scenografia piuttosto semplice, costituita da un tavolino e due sedie, a testimonianza del valore del buon prodotto teatrale, in cui si resta con l’amaro in bocca per il finale aperto alla libera interpretazione, stimolando l’attesa per un eventuale seguito. Momenti intensi e profondi condensati nei venti minuti circa della rappresentazione, ottimamente interpretati dai due protagonisti, la prima colta anche nelle parti di disperazione riscontrabili nel viso spiazzato dalle lacrime, mentre il secondo in quelle di uomo tutto di un pezzo, consapevole e fiero della sua unicità.

















Rifacendosi nella location e nella contestualizzazione alle atmosfere pirandelliane de l’uomo dal fiore in bocca, a cui la trama dello spettacolo vuol dare omaggio, il testo di Vallone si mostra caratterizzato di spontaneità, freschezza, esperienza e buona sceneggiatura, particolarità che hanno permesso il trionfo romano, conquistando anche il premio più ambito della rassegna, quello del Miglior Corto dell’edizione dell’anno 2014 del Premio Millelire, un successo per l’attore, per il regista e per l’autore.


martedì 7 gennaio 2014

ANNO ZERO ........................................ la speranza e la gioia ritrovata nella natività


Proiettata durante la serata di lunedì 6 Gennaio, in occasione dell’Epifania e della chiusura della rassegna teatrale del Natale al Teatro comunale di Città Sant’Angelo, l’opera prima di Milo Vallone dal titolo Anno Zero, risalente all’anno 2010, affascina e colpisce risvegliando l’animo sopito degli spettatori. Film ispirato dalla lettura della filosofia di Sartre, suggestione primaria del teatrante abruzzese, il quale si rivela cresciuto a livello artistico dopo aver curato la regia cinematografica dell’opera sartriana. Ambientato in un’epoca in cui la Giudea era oppressa dai romani, il soggetto della narrazione è la storia del capo villaggio Bariona, il quale viene colto da una strana inquietudine iniziale nel momento in cui nella vicina Betlemme stava nascendo il Messia. Dapprima scettico e categorico, il pastore vieta agli abitanti di Beirut di recarsi presso la stalla del nascituro, mentre poi si assiste al mutamento interiore del personaggio centrale, interpretato da Milo Vallone stesso e particolareggiato dall’uso frequente dei campi stretti nelle inquadrature. Attraverso questi ultimi, gli spettatori vengono condotti nel viaggio vero e proprio che compie il protagonista nella riscoperta della fede, perduta a seguito dell’aumento delle imposte da parte dei romani e alimentata, però, dalla speranza costante, seppur sia essa sottesa. Alternando scene in bianco e nero dell’analisi storica a sequenze a colori relative anche alla narrazione della storia da parte dell’attore Edoardo Sarno, l’artista abruzzese riesce a dare maggior respiro a quello spirito introspettivo che da sempre offre nei suoi lavori. Il tema della sofferenza e quello della natività, mescolandosi al soggetto narrativo della speranza e della gioia, vengono confluiti nell’invito a continuare a credere che il regista vuole trasmettere attraverso l’uso del mezzo cinematografico. Soddisfazione ultima del viaggio intellettivo e sentimentale del protagonista è l’assunzione della libertà, tanto voluta e ricercata, trovata infine nella natività celeste all’interno di quella stalla, da cui prende atto la prima conversione della storia, quella di Bariona, alla luce del primo mattino della nuova vita. Un progetto visibilmente sentito a livello emotivo anche dagli altri interpreti, tra cui Ilaria Cappelluti alias Sara, moglie di Bariona, accanto ai consiglieri e compagni dello stesso, tra cui Emiliano Scenna.


















È il primo lungometraggio totalmente made in Abruzzo, girato interamente nella regione adriatica e con un cast abruzzese, per cui si rivela indubbiamente un omaggio alla nostra regione e al capoluogo della stessa, duramente colpito dal recente terremoto. È stato possibile rintracciare nella narrazione stessa e nella resa cinematografica anche un grido alla speranza che tutto possa cambiare, vivo come non mai nel periodo natalizio giunto a conclusione. 














Contesto del film costituito dalle radure della città dell’Aquila e quelle del territorio di San Valentino in Abruzzo Citeriore, accanto ai paesaggi del comune di Collemaggio, il tutto reso in una scenografia naturale e realistica, a rendere maggiormente accattivante il prodotto cinematografico, avvalorato anche dai diversi successi collezionati, tra cui la partecipazione al Festival Internazionale del Film di Roma e quella al Festival Internazionale del Cinema di Ostia nell’anno di uscita, accanto a quella alla 68ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 2011, guadagnandosi anche una nomination come miglior opera prima al Sabaoth Festival di Milano. Con l’apporto musicale del musicista Gianluigi Antonelli e la produzione della Tam Tam communications, il prodotto riproposto sul grande schermo mostra un’attenzione peculiare ai dettagli, accanto allo studio sui personaggi, inserendolo nella categoria del progetto di Cine Prosa del regista e del suo team. Ritenuta dalla critica specializzata uno dei migliori debutti cinematografici dell’anno, la pellicola invita il pubblico a credere e a non perder mai le speranze, dando spiraglio a quella filosofia esistenzialista dello stesso filosofo francese, da cui Vallone prende spunto, trasformandola in un manifesto storico e al tempo stesso attuale della settima arte, stimolo alla riflessione razionale, suggerita da domande e provocazioni di fronte ad un Mistero che ancor oggi incuriosisce tanti popoli del mondo.

La riscoperta della fede