lunedì 29 dicembre 2014

UN NATALE STUPEFACENTE .................................... Lillo e Greg tra equivoci e cambiamenti


In sala da giovedì 18 dicembre, distribuito da Filmauro per la produzione di Luigi ed Aurelio De Laurentiis, Un natale stupefacente di Volfango De Blasi si inserisce nella schiera dei film natalizi, quasi come fosse un cinepanettone non ufficiale. Si tratta di una commedia ben riuscita che gioca sul rapporto tra due generazioni di età diversa, talvolta l’una a sostegno dell’altra come nel caso del tema prettamente familiare in cui vanno a concatenarsi differenti equivoci, come quello iniziale di un arresto per errore.









Elaborazione del piano












Interpretati egregiamente da Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, alias Lillo e Greg, i due protagonisti Remo ed Oscar dovranno prendersi cura del nipote Matteo di 9 anni per impedirne l’affidamento ad un istituto. Al fine di adempiere allo scopo, i due dovranno ingegnarsi nell’elaborare un piano di sicuro effetto e, supportati da Genny (Ambra Angiolini), la nuova fidanzata dello scapolo Oscar, coinvolgeranno Marisa (Paola Minaccioni) e Giustino (Paolo Calabresi), rispettivamente moglie di Remo e il suo nuovo ed improbabile boyfriend. Sullo sfondo della città eterna, durante la vicenda riemergeranno le vecchie passioni e ne nasceranno di nuove, fino a comportare un cambiamento esistenziale all’interno della famiglia allargata e dei caratteri centrali. A dar man forte al tessuto comico del lungometraggio, i battibecchi tra i due personaggi centrali nella narrazione, la condivisione di una passione mai sopita, il relazionarsi nelle azioni rendendole talvolta sfrontate ed esilaranti, finendo per non conferire il giusto ritmo al prodotto cinematografico.











Un film che vive, in sostanza, delle intuizioni interpretative del cast, incasellando il tutto all’interno di un apporto musicale degno di nota, caratterizzato anche dalle musiche dello stesso Gregori, pur non stupendo e non sorprendendo eccessivamente, affidandone la prosecuzione al duo comico protagonista, a trainare l’intera pellicola.

giovedì 18 dicembre 2014

IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO ................ il film di natale del "trio delle meraviglie"


Uscito in sala l’11 dicembre, il nuovo lungometraggio del trio composto da Cataldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti ha per oggetto il tema del fallimento economico e personale, un film sulla crisi, certo, ma non solo. Curando anche la regia e la sceneggiatura del film, i tre comici riescono ad immedesimarsi totalmente nei caratteri del brooker finanziario Poretti, l’autista tuttofare Giovanni e il venditore ambulante Aldo, fintosi immigrato e camuffato poi da petroliere per ingannare l'investitrice Assia (Francesca Neri).


il finto petroliere























A causa di un investimento sbagliato, il dottor Giacomo Maria Poretti ha perso ogni bene, compreso l’affetto dei suoi cari, per cui non gli rimane altro che tentare una nuova scalata finanziaria contando sull’aiuto del fido Giovanni e del nuovo amico Aldo, investito durante una retata dal maggiordomo e portato nella villa del signorotto per trovare un accordo benefico. Il sogno dell’uomo è, infatti, quello di aprire un mercatino ambulante e seguire le orme del padre, non mancando, però, agli impegni di mister di una squadra di calcio ancora a secco di reti nel torneo. Da qui il messaggio del film, lanciato dallo stesso interprete, quello di non dare importanza alle reti subite ma continuare a giocare per segnare quel gol tanto desiderato, trionfo di una vita, successo che verrà raggiunto anche da Giovanni con l’unione alla sua amata Dolores (Guadalupe Lancho), celebrata dall’improbabile prete d’oratorio (Massimo Popolizio) nel giardino della villa confiscata.













Una sceneggiatura dolce amara che segna il ritorno in sala del trio comico a quattro anni di distanza dall’ultima pellicola cinematografica. Notevole il coraggio dei tre nell’operare con la comicità attorno ad un tema quantomai attuale e caldo, il fallimento economico e personale, da cui i tre dovranno cercare di tirarsi fuori unendo le proprie forze.


lunedì 15 dicembre 2014

MA TU DI CHE SEGNO SEI? .......................................... un cinepanettone astrale per Neri Parenti


Uscito in sala l'11 dicembre 2014, il nuovo film firmato dal regista fiorentino mescola in sé folklore popolare e comicità costruita sulla base di sketch diversi. Ad interpretarli nuove promesse del mondo della commedia cinematografica accanto a figure salde e caratteristiche del genere, a dar man forte al susseguirsi di scene esilaranti.

Pio ed Amedeo con Paolo Fox

con Mariana Rodriguez



















Alla base di tutti gli avvenimenti più o meno catastrofici della pellicola è la credenza nelle leggi astrali dello zodiaco, da alcuni sentita come dottrina da seguire, come nel caso della bella Monica (Mariana Rodriguez), la quale è ferrea nel seguire i consigli astrali di Orion (Pio D’Antini), in realtà plagiato dall’ amico Andrea (Amedeo Grieco) in vista di un interesse per la ragazza. Alle prese con la protezione della figlia diciassettenne Ilaria, il maggiore Ferretti (Vincenzo Salemme) allontana i pretendenti ricorrendo simpaticamente ai suoi poteri istituzionali, fino ad arrivare ad un’inaspettata svolta finale di cambio tendenza. Presa di consapevolezza che subirà, seppur in altri termini, anche l’avvocato De Marchis (Gigi Proietti), messo a dura prova nel corso degli avvenimenti. A stendere il tessuto della commedia è, quindi, l’attenzione alle diverse situazioni in rassegna, in cui i personaggi risultano adeguatamente inseriti con qualche slancio distintivo, come l’accento napoletano di Salemme o quello capitolino di Proietti, ad innescare una struttura variegata. Tutto ruota intorno ai segni, per cui lo Scorpione Saturno Bolla (Ricky Memphis) si terrà quanto più possibile lontano dalle donne dell’ariete. All’apice dell’intero prodotto cinematografico stanno le leggi dello zodiaco, qui sottolineate ancor di più dalla presenza di Paolo Fox nel cast, il quale manda il messaggio ad effetto dell’intero film, quello di non abbandonarsi totalmente alle dottrine astrali, non necessariamente veritiere.

Rapporto Padre/Figlia






l'operatore Saturno ed una cliente
















Un prodotto che si nutre sostanzialmente dell’apporto di nuove promesse del cinema italiano, particolareggiando il tutto e dandogli risalto con l’interpretazione delle figure cardine della commedia all’italiana, tra cui anche il Cipollino Massimo Boldi nel ruolo del cavalier Rabagliati, persona distinta e ipocondriaca alle prese con malanni immaginari da ridere.

L'avvocato De Marchis a disagio








Rabagliati malato immaginario

mercoledì 10 dicembre 2014

MANGO ........................................................... sconvolgente perdita per il mondo dello spettacolo


Grande Shock nel mondo dello spettacolo quello provocato dal decesso improvviso del cantautore lucano Giuseppe Mango, spentosi all’età di 60 anni a causa di un infarto durante un concerto nella sua Basilicata. È accaduto il 7 dicembre proprio quando l’artista intonava le note del pezzo Oro, uno dei suoi intramontabili successi, brano appartenente all’album Dove vai del 1995.












Tante le cose che si potrebbero dire per render meno amara la triste verità, come il fatto che il decesso ha avuto luogo mentre dava sfogo ancor una volta a ciò che amava e per cui viveva, il far musica e il contatto con il pubblico, particolarità ricercata durante tutta la sua carriera di musicista completo e testimoniata anche dalla registrazione di diversi album dal vivo. Una voce calda ed inconfondibile la sua, fatta di melodie eleganti e ricercate, toni soavi ed emozioni vellutate suscitate sia dai testi che dalle caratterizzazioni vocali, come quella del ritornello Ti porto in Africa (cit.), base melodica della title – track dell’album omonimo del 2004 con cui Mango si aggiudicò due dischi di platino. 













Diversi gli stili a cui è possibile ricondurre la moltitudine dei suoi brani, dal pop alla world music, passando per il soul e il rock, a testimonianza della completezza di talento indiscusso della scena musicale italiana. Un vuoto quello lasciato sia nella famiglia che nei fans ed ancora più specificatamente nella contemporaneità, come artista che ha lasciato in eredità pezzi impressi nel rullino musicale di circa un quarantennio, tra cui anche alcuni scritti per altri artisti come Mia Martini ed Andrea Bocelli, da aggiungere alle canzoni interpretate a livello internazionale da artisti del calibro dell’inglese Leo Sayer e della greca Eleftheria Arvanitaki, tra gli altri.










Troppo, probabilmente, l’accanimento sulla notizia della scomparsa da parte dei media  nei confronti dei suoi cari, scottati anche dalla perdita del fratello maggiore dell’artista, Giovanni Mango, deceduto il 9 dicembre a causa di complicazioni conseguenti ad un malore, accorsogli durante la veglia funebre in casa del compianto musicista.


lunedì 24 novembre 2014

FREDDIE MERCURY ........................................................ la leggenda della musica rock

Il mito immortale
Nell’intento di omaggiare l’artista in occasione del 23° anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 24 Novembre 1991, verranno analizzate alcune delle fasi principali della sua vita, tra cui quelle che ne hanno permesso l’ingresso nella storia della musica mondiale come la voce più grintosa di sempre.

Forte presenza scenica












Nato a Zanzibar il 5 settembre 1946, Farrokh Bulsara è stato un musicista, cantautore e compositore britannico, fondatore nel 1970 dello storico gruppo rock dei Queen, band di cui fu indiscusso leader fino alla morte. A contraddistinguerlo il suo talento vocale, sua caratteristica maggiormente in luce, accanto alla sua forte vena interpretativa sul palco, la sua personalità talvolta eccentrica di sovrano del rock, come dimostrato dai suoi travestimenti. Autore dei brani di maggior successo della band britannica, tra cui We are the champions, Bohemian Rhapsody e Play the game, lo stesso Mercury fu protagonista di una carriera da solista parallela all’attività con i Queen, aggiudicandosi una posizione di rilievo tra gli artisti più influenti della storia del rock, classificandosi al primo posto tra le voci rock nella classifica stilata nel 2009 dal magazine Classic Rock. Diverse furono le esperienze prima di giungere alla svolta clou della sua carriera, i 21 anni dei Queen, tra cui l’appartenenza ai The Hectics ai tempi della scuola. Un musicista raffinato il cui talento è stato coltivato attraverso studi e nozioni accademiche, unitosi prima agli Ibex di Liverpool e successivamente agli Smile di Tom Staffel, fino ad arrivare alla formazione del gruppo dei Queen insieme a Brian May e Roger Taylor, rispettivamente chitarrista e batterista. Completata da John Deacon nel 1971, la band sovrana del rock iniziò da subito a collezionare successi e a distinguersi nei momenti live, in cui la capacità vocalica di Freddie fa da padrona all’intero show in atto, uno spettacolo distinto e reale in tutti i sensi, in cui i momenti di maggior intensità tematica si alternano a quelli carichi a livello strumentale e vocale.

















Ad un anno dalla scomparsa del musicista britannico, indiscusso artefice del progetto musicale della band regina, il Wembley Stadium di Londra ha ospitato un concerto di beneficenza a suo tributo, il Freddie Mercury tribute concert, una sorta di memorial tenutosi nella capitale britannica il 20 aprile del 1992, lunedì dell’Angelo. Senza alcun dubbio si trattò di uno degli eventi musicali più importanti del Mondo, trasmesso in mondovisione per un totale di circa un miliardo di telespettatori. Annunciato da May e Taylor a febbraio del 1992 durante la cerimonia Brit Awards, il concerto fu l’ultimo del bassista John Deacon con la band, fatta eccezione per un’apparizione al Bejar Ballet nel 1997. Numerosi gli artisti esibitisi sul palco, tutti insieme nel contesto dello straordinario evento per omaggiare e celebrare grandezza e memoria del rimpianto front – man e la sua eclettica personalità. Tra le band esibitesi prima dell’ingresso dei Queen sul palco i Metallica e i Guns n’ Roses, accanto a quella hard rock degli Extreme, esibitasi anche in un vero e proprio medley costruito con i brani dei Queen, ad identificare ancor più il tono celebrativo della serata. Tra gli artisti che hanno padroneggiato il palco accanto alla band originale dei Queen, invece, Paul Young, distintosi per la performance e la personalità nel tenere il ritmo del palco nello scatenato brano Radio Ga Ga, George Michael e Liza Minnelli, accanto ad un talento della penisola italiana, Zucchero, esibitosi nel pezzo The words of love, brano di Brian May tratto dal disco Hot Space del 1982. Tra gli altri talenti ospitati nel corso dello spettacolare evento londinese anche Elton John e David Bowie, esibitosi al fianco di Annie Lenox con l’accompagnamento dei Queen nel brano Under Pressure, pezzo nato proprio usufruendo della collaborazione di Bowie, il quale lo eseguì per la prima volta proprio nel corso del Freddie Mercury tribute concert, mentre i Queen lo avevano inserito già in scaletta, nonché in uno degli album della discografia. Non sono mancate le esecuzioni dei brani al piano, tra cui Too much love will kill you di Brian May, eseguito dallo stesso May e Spike Edney. 


Tra gli altri brani eseguiti le immancabili Bohemian Rhapsody e We will rock you, riproposte rispettivamente dai Queen con Elton John e Axl Rose, fino ad arrivare a We are the champions, ad implementare ancora l’omaggio dell’intera rassegna musicale, in cui, passando da toni decisi e corposi ad esecuzioni più caute e leggere, musicisti e pubblico presente sembrano uniti nel testimoniare il messaggio celebrativo in onore dell’interpretazione più potente e vigorosa della storia della musica.

sabato 22 novembre 2014

LA SCUOLA PIÚ BELLA DEL MONDO ............................... confusione e scompiglio generati dall'equivoco


Uscito in sala il 13 Novembre 2014, il nuovo film di Luca Miniero è costituito da una narrazione a più voci nel tessuto della commedia. Lo sceneggiatore e regista napoletano si avvale, come nel precedente lungometraggio Un boss in Salotto, di alcuni interpreti autorevoli della commedia all’italiana, tra cui il lucano Rocco Papaleo nel ruolo del professor Gerardo Gergale ed Angela Finocchiaro nelle vesti della professoressa Pacini, accanto alla giovane attrice siciliana Miryam Leone. I due insegnanti saranno coinvolti nello scambio culturale con la scuola media di Val d’Orcia in Toscana, di cui è preside Filippo Borgi, interpretato da Christian De Sica.



A costituire principalmente il tessuto della commedia è l’interazione tra i due protagonisti, De Sica e Papaleo, nuova coppia cinematografica. Partendo da un equivoco, la storia si sviluppa lungo il versante della condivisione del programma tra le due scuole, trama finalizzata a conquistare la vittoria alla Festa dei Giovani, ambizione principale del severo preside toscano, il quale si mostrerà emotivamente coinvolto con la professoressa campana, sua vecchia conoscenza. Molto attento alla caratterizzazione del Sud, Luca Miniero dirige il cast scandendo la periodicità dell’azione e accentuandone la scenografia, fatta prevalentemente da una fotografia naturale e ambientazioni rustiche della location senese. La confusione e lo scompiglio creati dall’equivoco iniziale vanno a supportare ancor di più la commedia generata dall’incontro tra i personaggi centrali, un distinto preside e un professore alquanto eccentrico e non curante degli avvenimenti. Varie anche le discussioni e critiche intorno al film, nonostante le intenzioni non siano affatto documentaristiche ma esclusivamente comiche e caricaturali.












Facendo della caricatura la sua arma più prorompente, il prodotto sembra prender sviluppo dalla molteplicità di voci, in relazione e talvolta in conflitto, tra cui anche quella di Lello Arena, interprete del preside di Acerra, costretto a lavorare in condizioni estreme tanto da lanciare un appello correttivo. Una storia surreale ed amplificata dall’uso di consuetudini popolari, talvolta stereotipate, a sottolineare l’attenzione che il regista dà alla tematica meridionale, come anche nel suo Benvenuti al Sud, rendendo esilaranti situazioni marcatamente convenzionali dell’istruzione scolastica.

giovedì 20 novembre 2014

ANDIAMO A QUEL PAESE ..................................... Ficarra e Picone in un nuovo lungometraggio


Nel contesto delle bellezze naturali del Meridione d’Italia si svolge la vicenda di Salvo e Valentino, i protagonisti del film interpretati dal duo comico affermatosi come i nati stanchi nella trasmissione Zelig e all’attivo con diversi film, tra cui Il 7 e l’8, loro prima regia risalente al 2007. Prodotto tutto italiano che richiama il bel paese già nel titolo, citazione della canzone E và … e và di Alberto Sordi, a testimonianza dell’identità nazionale, ricercata, richiamata e giustamente celebrata.


Interpretando se stessi, Ficarra e Picone danno forma alla figura dell’italiano medio che sceglie di tornare alle origini, trasferendosi dalla grande città, Palermo, in questo caso, al paesino di nascita Monteforte, dove il tempo sembra non essere trascorso e il progresso passato inosservato a favore della conservazione cittadina. Alla ricerca di un’idea per risollevare ulteriormente le sorti familiari non accontentandosi del solo aiuto della suocera, Salvo si ingegna nel progetto di aprire una sorta di ospizio abusivo ed ospitare a casa propria gli anziani del paese, ricavando reddito dalle pensioni degli stessi. Un piano macchinoso che sembra, però, turbare Valentino e Donatella (Tiziana Lodato), moglie dell’apparentemente geniale uomo tutto di un pezzo che prega la salute ai suoi ospiti, destando ben presto i sospetti dell’intero paese. Prodotto cinematografico che vive, sostanzialmente e per lo più, delle capacità interpretative dei due mattatori della commedia, visibilmente concentrati più sulla riuscita del proprio ruolo che sulla regia del film, particolarmente messa in luce dall’uso di inquadrature panoramiche sulla rusticità del paese e delle consuetudini abitudinarie, come il pettegolezzo in piazza. Non mancano diversi colpi di scena, come quello dell’auspicato matrimonio tra Zia Lucia (Lily Tirinnanzi) e Valentino, ostacolato da alcune rivelazioni inaspettate.












A costituire il fulcro centrale del film è, quindi, l’incontro con la realtà del paese, quasi uno scontro con la vecchia generazione, da cui trarre beneficio raggirando, talvolta, le regole istituzionali e confrontandosi spesso con ovvi ripensamenti. Un contesto che, pur turbando i protagonisti, sembra non possa mettere a tacere il loro bisogno di benessere economico, qui conquistato in malo modo, però, come fosse una denuncia contro l’abbandono degli anziani, ingenui e raggirabili.

giovedì 6 novembre 2014

SONO INNOCENTE ................................................... Vasco alla ribalta con un disco più intimo


Prodotto da Guido Elmi e Vasco Rossi stesso, il nuovo disco del Blasco mette in luce un Vasco diverso, più sentimentale forse, pur confermando le sue caratteristiche di icona rock. Partendo, infatti, con i toni decisi della title – track Sono innocente ma…, si prosegue nell’ascolto dei brani circoscrivendovi un lato introspettivo e più intimo.













Edito da Universal Music Italia, l’album si compone di 15 tracce, tra cui 3 bonus tracks, sorprendendo perennemente gli ascoltatori durante l’intera scaletta del disco, da cui pervengono intense emozioni. Tra i brani anche il pezzo Lo vedi, in cui il cantautore affascina con vocalità d’alta padronanza, come se portasse sul palco il suo show, un rock ‘n roll show, confermandone l’intensità emotiva nel dialogo del pezzo Aspettami, in cui mescola toni lievi e cauti a ritmi marcati della sua voce, il tutto accompagnato dai precisi e scatenati riff della chitarra di Stef Burns. Si passa per il versante gracile della ballata rock Dannate Nuvole, fino ad arrivare all’esplosione strumentale del ritornello “Chissà perché …” (cit.), in cui vanno a coesistere la struttura dei pezzi impostata dal basso alle corde di chitarra, il tutto scandito a livello ritmico dalle percussioni della batteria. Batteria e basso introducono la vocalità del rocker nel pezzo Il blues della chitarra sola, analisi musicale attraverso note lievi, riprese e richiamate anche in Accidenti come sei bella, dedica del cantautore alla bellezza e allo sguardo della “sua metà del cielo” (cit.). Un Vasco riflessivo che indaga nella sua vita, riflettendo sul presente in vista del futuro, come in “e poi domani chi lo sa” (cit.) di Quante volte, un Vasco in funzione del cambiamento, come nella strepitosa Cambia – menti, pezzo che colpisce a livello di contenuti e di melodia accattivante, costituita da trombe, chitarra e quant’altro, adeguatamente ritmato dalle percussioni, talvolta meno prorompenti. Giungendo, dunque, al pezzo identificativo dell’artista di Zocca, Rock star, si resta affascinati dalla duttilità strumentale, pacata e al tempo stesso decisiva nell’identificazione di bassi, riff e percussioni, introducendo il pezzo L’uomo più semplice, in cui Vasco diventa mattatore del tema delle occasioni della vita con “….Siamo vivi(cit.). Nella seconda traccia bonus L’Ape regina, il rocker affronta un tema popolareggiante e probabilmente folkloristico, manifestando la sua versatilità nel tema della ricerca di libertà, concludendo infine il lavoro discografico con un pezzo dal testo significativo ed interpretato a livello musicale anche dalle voci esterne del coro, Marta piange ancora, in cui affronta il tema dell’abbandono.











Un disco carico e denso a livello tematico, in sostanza, in cui Vasco Rossi conferma il suo valore di rocker ed artista eclettico, rivelando anche il lato più sensibile del suo animo e del suo far musica, caratteristica che affascina e coinvolge attraverso il carisma che perviene dai suoi testi, intensità che lo dichiara “uomo più sensibile e romantico” (cit.), come da lui stesso affermato in alcune interviste.


Tracklist

  1. Sono innocente ma …
  2. Come vorrei
  3. Duro incontro
  4. Guai
  5. Lo vedi
  6. Aspettami
  7. Dannate nuvole
  8. Il blues della chitarra sola
  9. Accidenti come se bella
  10. Quante volte
  11. Cambia-menti
  12. Rock star
  13. L’uomo più semplice
  14. L’ape regina
  15. Marta piange ancora