lunedì 9 dicembre 2013

IL CORAGGIO FA ... 90 .................................................... il primo testo di Giuseppe Arnone tra ironia ed emozione


Lo spettacolo andato in scena al teatro Kopò di Roma, sito in zona Cinecittà, si è rivelato in un certo senso un tributo alla famiglia, alla patria e soprattutto un omaggio al vissuto. Si tratta di un testo colmo di emozioni e pieno di vita, trattazioni inserite nel contesto dei Mondiali di calcio del 1990, il tutto raccontato attraverso gli occhi di un bimbo di dieci anni.











Scritto ed interpretato da Giuseppe Arnone, lo spettacolo può essere inserito nel ramo del teatro realistico che parla di sè, essendo il tema trattato la vera storia dell’autore, mosso dalla voglia di scrivere qualcosa di suo (cit.) per dar adito a quel periodo della sua vita ed alle emozioni dategli dal “suo primo mondiale”, vissuto con i familiari all’interno di quella location non meglio precisata. Diretta da Claudio Zarlocchi, la messa in scena diverte ed emoziona, grazie ad una narrazione effettuata interamente a livello di flashback, scandita dal monologo del protagonista, trasportato in una sorta di back forward nella sua casa di infanzia, dove la famiglia era riunita per assistere alle imprese dell’Italia nel corso dei campionati mondiali. La scena è cadenzata cronologicamente a seconda dei match ed è arricchita dall’apposizione del vissuto interiore del protagonista, passando attraverso la caratterizzazione e presentazione della squadra della famiglia, capitanata da Nonno Turi, capo famiglia che Giuseppe ha sempre ammirato. Notevole la variazione e l’alternanza dialettica, passata dalla parlata milanese dei primi dieci minuti di scena riguardanti l’impiegato della Banca Antani al dialetto siciliano dei momenti familiari, in cui risultano molto forti la voglia di vincere e lo spirito nazionalistico. Un racconto che, partito dalla disputa tra Italia ed Austria, pone l’accento sui giocatori e sulle eroiche gesta di Zenga, Baresi, Bergomi e soprattutto Schillaci e Baggio, accanto alla caratterizzazione dei componenti della famiglia, particolareggiata dall’uso di un cast sorprendente. Il meccanismo con cui vengon tenute salde le caratteristiche di amore per la famiglia e per il calcio risulta essere di tipo coinvolgente, conducendo gli spettatori nel viaggio tra la risata e la passione per il ricordo, rese con tono leggero e talvolta riflessivo, a sottolineare un velo di speranza nel futuro.



La differenziazione scenica delle luci e dei suoni si occupa di accompagnare il tono divertente e profondo del prodotto teatrale, diversificando gli sketch da ridere sull’appello ai Santi per le sorti dell’Italia a quelli profondi della rivisitazione tematica della lotta per la mafia, inserendo la caratterizzazione di Falcone e Borsellino e condendo il tutto con una fresca interpretazione e attenzione alla mimica del  volto.


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