venerdì 29 novembre 2013

HUNGER GAMES .......................................... la storia di una cacciatrice divenuta guerriera


In sala da mercoledì 27 novembre, il secondo capitolo della saga cinematografica, intitolato Hunger Games – la ragazza di fuoco di Francis Lawrence, costituisce il sequel di una narrazione cinematografica iniziata con Hunger Games, diretto da Gary Ross nel 2012 e interpretato dal premio Oscar Jennifer Lawrence (il Lato Positivo, 2013), presente sul Red Carpet del Festival Internazionale del Film di Roma dell’anno corrente, su cui ha sfilato insieme a Liam Hemsworth e Josh Hutcherson per la presentazione del film. Accolti da migliaia di fans presenti all’Auditorium – Parco della Musica, i giovanissimi attori si sono mostrati disponibili all’interazione, mettendosi a disposizione del pubblico e della stampa. Entrambe le pellicole costituiscono la trasposizione cinematografica dei primi due romanzi di fantascienza omonimi per ragazzi di Suzanne Collins, usciti in Italia nell’agosto del 2009 e nel novembre del 2010.


















Ambientato in un futuro distopico e post apocalittico, il primo film prende sviluppo dalla storia della 74° edizione degli Hunger Games, per i quali vengono sorteggiati dal distretto 12 Katniss Everdeen e (Jennifer Lawrence) Peeta Mellark (Josh Hutcherson), la prima offertasi volontaria allo scopo di tenere la sorella Primrose (Willow Shields) lontana dalla disputa. Guidati da Effie ed Haymitch a partire dal momento del viaggio verso l’arena, i due giovani scopriranno ben presto che stanno andando incontro ad una vera e propria lotta per la sopravvivenza, in cui avranno a che fare con i tributi sorteggiati dagli altri distretti, tra cui i più allenati del distretto 1 e 2. Due componenti di ogni distretto, un uomo e una donna dell’età compresa tra i 12 e i 18 anni, vengono ogni anno sorteggiati per i giochi, istituiti per punire la rivolta contro la città di Capitol City, situata al centro della nazione nord – americana Panem. Katniss è una 16 enne cacciatrice che, in seguito alla morte del padre, si occupa della sua famiglia, mostrando nel corso del film una componente sensibile e amorevole nei confronti degli altri concorrenti, tra cui Rue (Amandla Stenberg), giovanissima ragazza del distretto 11 rimasta uccisa durante il corso dell’evento, lasciando l’amica e alleata Katniss in lacrime e visibilmente desiderosa di vendetta. Intanto Peeta, in realtà innamorato della donna, tenta di depistare gli altri tributi, i favoriti dell’1 e del 2, dopo essersi alleato con loro allo scopo di permettere a Katniss di proseguire. Tra i due si sviluppa un legame intenso che li porterà, dopo varie avversità, ad essere entrambi proclamati vincitori dei giochi, scatenando l’ira del presidente Snow e dei suoi strateghi per la rivolta contro i leader a cui hanno dato inconsciamente inizio. L’intero corso del film, visto in ottica di obiettivi e finalità, è partito, in un certo senso, da una promessa significativa, quella di tornare vincitrice che la sedicenne Katniss fa alla sorella Prim dodicenne e alla madre. Ricchezza ed intensità riscontrabili anche dalla stessa colonna sonora del film, costituita da canzoni inedite, caratterizzate da profondità compositiva e tematiche dense.
















Dopo aver vinto la 74° edizione degli Hunger Games, Katniss e Peeta, impegnati nel tour dei vincitori lungo tutta la nazione, vengono richiamati dal presidente Snow (Donald Sutherland), beffato da lei e dal compagno, per partecipare all’edizione della memoria degli Hunger Games. Inseparabile dal suo arco, Katniss è diventata la ghiandaia imitatrice, simbolo che, anche senza il controllo di Capitol City, ognuno può sopravvivere, scatenando così la rivolta e dando noia ai leader della città, i quali ne tramano l’assassinio alla fine dei giochi. Squadra che vince non si cambia e così ritroviamo anche gli altri interpreti dell’episodio precedente, a partire da Effie (Elizabeth Banks), Haymitch (Woody Harrelson), Cinna (Lenny Kravitz) e Gale (Liam Hemsworth). A fondo della trama del film, l’alleanza costituitasi tra i concorrenti, uniti dall’obiettivo comune della rivolta contro l’istituzione dei giochi, un’opposizione che segnerà indelebilmente la storia della futuristica nazione di Panem. Tema di fondo del film è ancora una volta quello della sopravvivenza, per cui, dopo esser passati lungo le sterpaglie della foresta ed aver trovato rifugio su una spiaggia, gli alleati si scaglieranno contro l’organizzazione promotrice dei giochi, fino a distruggere apparentemente l’arena, lasciando però il finale aperto ai prossimi capitoli delle saga. Come era accaduto nel primo capitolo, l’allestimento scenografico rende i contorni della narrazione pittoreschi e strabilianti, accentuati da fulmini e saette al centro del bosco, fuochi d’artificio ed effetti luminosi sensazionali, intenti a catturare maggiormente l’attenzione degli spettatori e coglierli con un lieto effetto di suspance. Ad incentivare la profondità del tema ci pensano le inquadrature soggettive ed introspettive sui personaggi, una nebbia velenosa particolareggiata e tramonti caratteristici. Analogie con il primo capitolo riscontrabili anche nel montaggio di tipo lineare ed alternato sulle scene prevalenti di buio o bassa luminosità, nonché nell’indagine introspettiva dei personaggi, accomunati dal desiderio comune di tornare a casa dai propri cari. Ad assegnare una linea di proseguimento del secondo film analizzato con il primo della saga numerosi flashback e narrazioni in retrospettiva, tra cui il momento iniziale della cerimonia dei vincitori nel ricordo di Rue da parte di Katniss, emozionata e scossa dal passato. Le scenografie curate e l’apporto musicale accompagnano il pubblico nel viaggio emozionale della protagonista, divenuta una vera e propria guerriera nella lotta contro le oppressioni e le consuetudini, idolo di tutto quel pubblico di ragazzi teenagers, categoria giovanile rappresentata dalla giovanissima protagonista e dagli altri personaggi, a cui l’impianto direttivo dei due film ha voluto dar voce.
lo sguardo della protagonista

da cacciatrice...
...a guerriera

martedì 26 novembre 2013

COMEDY ITALIAN MOVIES .................. Zalone e Brignano alla conquista delle sale











Periodo autunnale florido per la commedia italiana, di cui saranno ora analizzati due dei film attualmente in sala. Si tratta di Sole a catinelle e Stai lontana da me, diretti rispettivamente da Gennaro Nunziante e Alessio Maria Federici e interpretati da due personaggi della scena comica italiana. Si tratta di Checco Zalone e di Enrico Brignano, i quali catturano il pubblico per un’allegria collettiva, diversificata per ambientazione e temi, nella prima pellicola più casalinghi, essendo principalmente la storia familiare di padre e figlio, mentre nella seconda più sofisticati, essendo il protagonista un distinto consulente di coppia.















La narrazione del primo film, il terzo che vede il comico pugliese nelle vesti di protagonista, parte da un patto tra il trentaseienne Checco e il figlio Nicolò, interpretato da Robert Dancs, la promessa di una vacanza per un ottimo rendimento scolastico, circostanza che, si verifica realmente. A costo di onorare quanto detto, Checco parte con il figlio verso un paesino sperduto del Molise, da zia Ritella, una vacanza low – cost.  Si tratta di un film sul rapporto familiare tra genitori e figli, pur avendo in sottofondo la tematica della crisi economica: parte dalla crisi ma non è un film sulla crisi (cit...). Una parodia esilarante, prodotto realistico e con un velo surreale, accattivante visto il meccanismo comico di fondo, unito alla sfera narrativa della storia, rendendo il film folkloristico e ben confezionato, tale da assecondare il pubblico nel tentativo di stimolarlo a concentrare le attenzioni su ciò che veramente conta, guardando la vita con ottimismo e mettendo per un attimo da parte l'economia e la crisi.


















Nel film di Federici, invece, la sceneggiatura ha origine da un remake della commedia romantica francese Per sfortuna che ci sei, passata quasi inosservata in Italia. Soggetto del film è la storia del consulente di coppia Jacopo, interpretato dal comico romano, il quale è stimato per il suo successo lavorativo nel trovar sempre un modo per aggiustar le cose quando si tratta di relazioni altrui. A perseguitarlo una strana forma di sfortuna che non gli permette di stabilire un rapporto serio, a causa di una presunta maledizione mandatagli da una fidanzatina delle elementari. Queste le basi del tema comico di fondo, reso esilarante anche dalla singolare interpretazione del protagonista, caparbio nel percorrere in un tono di malincuore le situazioni, come se fosse in realtà bloccato solo dalla paura. Infatti, quando nella sua vita entrerà Sara, una disinvolta Ambra Angiolini, brava a calarsi nel ruolo di co - protagonista, il consulente si troverà a scendere a patti con se stesso, fino a superare la sfortuna, in realtà partorita dalla sua paura a legarsi. Si tratta di un lungometraggio a tratti brillante che affronta la tematica del rapporto uomo - donna e che diverte il pubblico, ponendolo in condizione di riflettere sui preconcetti e  pregiudizi che a volte vengono creati solo per timore.










Entrambi i film si configurano anche come speranza mossa dalla voglia di riscatto ad una presumibile crisi di identità con cui, a causa della situazione economica, alcuni individui sono costretti a confrontarsi. Si tratta di due commedie dal tono leggero, nate per suscitare il sorriso degli spettatori, la prima risolvendo l’intreccio in un rapporto familiare con il figlio attraverso un tema che passa attraverso le scenografie paesaggistiche curate, quelle incontrate durante il viaggio, un tragitto verso il rafforzamento del rapporto tra i due protagonisti. Un uomo che diventa padre, dunque, è il viaggio interiore che compie il personaggio centrale del primo film, campione di incassi per vari weekend e poi spodestato da 
Thor - The Dark World, mentre nel remake italo – francese la questione si dispiega nel rapporto tra un uomo e le sue paure, timori superati inizialmente grazie all’ingresso sulla scena della parte femminile e poi cancellati totalmente in seguito all’assunzione d’identità, come se si trattasse di un adolescente che diventa uomo, essendo le sue “sfortune” legate al periodo adolescenziale. 


In ultima analisi, i due schemi narrativi proposti nei prodotti esaminati risultano in un certo senso assimilabili per il fine comune ricercato, seppur partano da dinamiche diverse, comunque simili per il tema sotteso dell’amore, quello per un figlio e quello per una donna, a cui i due pionieri della risata all’italiana hanno dato lustro e degna rappresentazione sul grande schermo. 


   
      
                       

lunedì 25 novembre 2013

LA NOTTE DELLA MUSICA EMERGENTE .................. la finalissima del Tour Music Fest 2013


Durante la serata di giovedì 14 Novembre, il pubblico della capitale ha potuto assistere alla finalissima del contest Tour Music Fest 2013, tenutasi presso la discoteca Piper di Roma, storica location della movida capitolina. Per il settimo anno consecutivo, la Notte della Musica Emergente ha dato la possibilità alle migliori proposte musicali emergenti di salire sul palcoscenico e contendersi i premi, sotto l’occhio attento di una giuria illustre, composta dai discografici e addetti ai lavori della nazione: presidente di giuria il maestro Mogol, affiancato da Paolo Romani di EMI, Fausto Donato di Universal Music Group, Francesco Gazzè e tanti altri. Non solo musica italiana ed infatti sul palcoscenico si sono alternate anche diverse guest star internazionali, tra cui la migliore proposta emergente britannica Channy, insieme alla band dei Kismet e tanti altri artisti. Da considerare come momento di incontro di tutte le proposte emergenti italiane, il Tour Music Fest e nel particolare la Notte della Musica Emergente si pongono l’obiettivo di rispetto, sviluppo e crescita della musica emergente, promuovendone la diffusione tramite canali di visibilità eccelsa, tra cui quello di MTV New Generation.








Focalizzando l’attenzione sul punto clou della nottata, quello della competizione, si sono alternati on the stage musicisti e gruppi per oltre 4 ore di musica no – stop (15 in totale). A presentare la serata e ad introdurre gli artisti, occupando i momenti di settaggio e di cambio palco, ci hanno pensato Micaela Foti e Marco Maccarini, storico VJ di MTV. Il primo dei 5 della categoria interpreti è il napoletano Benny Lendano, il quale, usufruendo di un semplice accompagnamento melodico, dà lustro della sua valenza vocalica e delle diverse tonalità di re – interpretazione di Burn for you, pezzo appartenente all’album -Chain Reaction- del 1990 di John Farnham, cantante australiano di genere pop e rock. A salire sul palcoscenico per seconda è la romana Chiara Papalia, la quale propone il pezzo Me and Mr Jones, pezzo appartenente alla discografia della cantante scomparsa Amy Winehouse, mostrando immersione nel tipo di musica della nuova generazione del soul bianco. Ad esibirsi nel singolo Toxic di Britney Spears è, invece, Cecilia Del Bono, proveniente dalla città di Lucca, così come Marco Costa, decretato vincitore della sezione interpreti, esibitosi nel brano Sweet Dreams della statunitense Beyoncé, pezzo che annovera nella sua storia diverse interpretazioni cover. Ultima interprete accolta sull’ampio palcoscenico allestito davanti ad un considerevole numero di spettatori è stata Francesca Rifiuti, proveniente dalla città di Pisa, dalla formazione prettamente teatrale e scenografica, così come ne dà dimostrazione nell’esecuzione di Basta così dei Negramaro, in cui la toscana mostra un’attenzione notevole nel ripercorrere le vocalità delicate e intense di Giuliano Sangiorgi.
La conduzione
                      
Successo per Giuliètte










Passando alla categoria riservata ai cantautori, è stato possibile ascoltare i pezzi originali di giovanissimi musicisti, a partire da Inconsistente della milanese Federica Abbate, la quale vanta un lungo percorso di formazione nel settore musicale iniziato in giovanissima età ed arrivato alla vittoria del Festival Genova per voi, fruttatole un contratto editoriale per i suoi pezzi freschi ed innovativi, vertenti sullo stile jazz, ripercorso innestando vocalità acuta e toni più gravi. Contaminazioni funk, europee e latino – americane per Lia Seddio, proveniente dalla città svizzera di Lugano, cantautrice esibitasi in duo nel pezzo Vorrei, eseguito in acustico. Altra cantautrice accolta nella location romana è Giulia Dagani di Cremona, in arte Giuliètte, dal sound prevalentemente pop con qualche variazione elettronica. Accompagnata dalla TMF band, la musicista lombarda esegue il pezzo Io vivo di te, con cui si assicura il successo nella sezione riservata ai cantautori, mostrando una singolare capacità di possesso del palco, così come l’artista seguente Francesca Pignatelli, dall’esperienza pregressa di interpretazioni di vari musical sui palcoscenici del Teatro Brancaccio, Sistina e Alfieri, tra gli altri. Esibitasi nel brano soft e discorsivo Aria, la giovane, tarantina di nascita e romana di adozione, ha collezionato una vittoria al Biella Festival nel 2010 e la partecipazione al programma televisivo X Factor 5. Atmosfere evocative per Il Duo, composto da Silvio Berloco alla chitarra e Letizia Argenziano alla voce, musicisti provenienti dalla formazione accademica del Conservatorio, incontratisi a Firenze nel 2011 e in cammino verso la stessa direzione di estraniarsi dalla società ed appagare tutti coloro che si faranno coinvolgere dalle note della loro musica.
Successo per i Super-io









Ultima categoria di artisti in gara, selezionati tra oltre 10000 artisti in tutta Italia, è quella delle band dal sound originale e distintivo. Provenienti da Lecco i Doc Brown approdano al Piper con il loro pop – rock moderno dalle influenze british/electro. Attraverso testi in italiano, la band percorre gli orizzonti live della formazione a 5 elementi, tre ad arco il cui fine è percorrere melodia e struttura, uno percussivo delegato a scandire il ritmo del pezzo eseguito dal titolo Il male del secolo, reso imponente dall’intensità vocale del cantante del gruppo.
Sonorità mediterranee e a tratti popolareggianti per il gruppo seguente, quello dei Capobanna, provenienti dalla provincia di Salerno e all'attivo dal 2009. Il pezzo presentato dal titolo Un uomo ripercorre le tematiche sociali strutturate attraverso una notevole mistificazione dell’individualismo, tematica, quest'ultima, richiamata in molti dei brani del repertorio di questi quattro musicisti. Muovendosi attraverso parlate dialettali, i quattro danno vita, colpendo i presenti con un intenso spirito di collaborazione e condivisione, ad un vero e proprio show nutrito delle tradizioni locali, quasi come se fosse una tipica sceneggiata napoletana, aspetto che, probabilmente, gli ha assicurato la vittoria del premio CET offerto dal maestro Mogol. Miglior band originale del Tour Music Fest 2013 è quella dei cremonesi Super-io, gruppo finalista del Sanremo Social 2012 e all'attivo da diversi anni sulla scena live. Temi sociali ed impegnati per il trio, consolidatosi nel 2012 ed esibitosi con il brano La conquista del Vietnam nella location di via Tagliamento davanti alla giuria di esperti presieduta da Giulio Rapetti. Il gruppo seguente è quello de Le origini della specie, venuti da Trento con Cosa resta. I quattro componenti del gruppo hanno dato da subito dimostrazione della propria ascendenza sul pubblico, maturata anche con la partecipazione a diversi concorsi, tra cui Rock targato Italia 2011 e Arezzo Wave 2012. Provenienti da Pisa, gli esplosivi de Il Maniscalco maldestro hanno dato sfoggio della particolarità di attenzione alla costruzione di scenografie prettamente teatrali, eseguendo il brano Al diavolo. All'attivo con quattro album, i l gruppo ha collezionato una vittoria al Talent Scout @ M.E.I ed una partecipazione al Jack on Tour dell'inverno del 2012.
                               
                    GUEST STARS OF THE NIGHT

Renzo Rubino
Veronica De Simone



Tanti altri i premi assegnati durante la serata, tra cui anche quello alla miglior voce emergente dell'anno, assegnato a Veronica De Simone, guest star della nottata esibitasi  in Come together, tra gli altri. Miglior artista emergente dell'anno  è Renzo Rubino, già vincitore del premio della critica al festival di San Remo, il quale ha proposto una canzone ad omaggio della patria, un pezzo fatto di citazioni multiple e di tipo nazionalista, un testo semplice ma ricco di significato. Sul palco anche Andrea Di Giovanni, seguito dalla band de Gli Entropia, all'attivo con l’album La Direzione, di cui hanno eseguito la title-track, mostrando una notevole costituzione ritmica che assume maggior valore dai riff scatenati della chitarra, attraverso un grido di libertà dagli influssi pop, un mix intenso che ha assicurato ai quattro musicisti il titolo di miglior band emergente dell'anno, consegnatogli dal direttore artistico del Tour Music Fest Alessandro Grande.
Band emergente dell'anno
 -Entropia-

domenica 24 novembre 2013

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA ........... uno sguardo nei dintorni


Come solitamente accade in occasione dei grandi eventi, l'ottava edizione del festival cinematografico romano è risultata essere un'occasione per entrare a contatto con varie forme artistiche e manifestazioni diverse delle stesse. Molteplici anche gli omaggi al mondo della settima arte e all'Italia stessa, tra cui le programmazioni parallele in memoria del Maestro Federico Fellini, tenutesi presso lo spazio Rai Movie dell'Auditorium sito in via De Coubertin, dove il pubblico ha potuto assistere alla proiezione di documentari relativi all'arte del regista, celebrando il cinema, come accaduto negli incontri presso la location parallela del Villaggio Alice, dove si sono avvicendati professionisti nazionali come Fausto Brizzi o l'attrice Carolina Crescentini, tra gli altri.
 
Fabrizio Cammarata@Moby Dick







Diretta radiofonica dell'intero svolgimento degli eventi, attraverso trasmissioni dallo stand di Radio 2, in cui sono stati accolti nomi illustri del panorama culturale italiano, tra cui il musicista palermitano Fabrizio Cammarata, il quale ha dato la possibilità ai presenti di assistere ad un'esibizione live, presentazione dei suoi ultimi lavori e del suo secondo album Rooms. Il cantautore ha proposto una rassegna di brani usufruendo dell'accompagnamento della chitarra e ha anticipato il suo imminente progetto di girare un documentario musicale sotto forma di road-movie da effettuare in giro per il mondo.












Restando sul tema dei prodotti nazionali e tornando alle proiezioni in sala, verrà ora esaminato il film italiano Il venditore di Medicine di Antonio Morabito, presentato nella sezione dei fuori concorso. Bruno è un informatore medico sul farmaco che, dipendendo dalla casa farmaceutica Zafer, è costretto ad entrare nelle vite della gente allo scopo di avvicinarsi loro e vendere i medicinali dell'azienda. Le inquadrature spesso soggettive tendono ad indagare nell'intimo di quest'uomo che si scoprirà essere molto solo in realtà e con un matrimonio finito alle spalle. Nel suo mirino cadono prevalentemente persone bisognose e anziani, gente che non ha nulla da perdere, suscitando una riflessione sulla corruzione e malasanità. Procedendo nella narrazione, si assiste peró ad una progressiva maturazione della coscienza dell'uomo, portando la tematica ad una svolta sorprendente, maturata anche dai sentimenti di amore, in primo luogo per il figlio. Il carattere del protagonista, interpretato da Claudio Santamaria, mostra, dunque, un avvicinamento alla purezza, in un certo senso, e alla presa di consapevolezza dell'esser uomo e non solo imprenditore, dualismo di cui l'attore italiano dà caratterizzazione particolareggiata, come vale per l'atteggiamento autoritario della direttrice della Zafer, interpretata dalla carismatica Isabella Ferrari.
 
Il Red Carpet














In definitiva, l'appuntamento culturale romano di questa kermesse di nove giorni può essere considerato un vero e proprio omaggio all'arte della penisola italiana, oltre ad un modo per entrare in relazione con il mondo internazionale del cinema, attraverso una programmazione che ha dato spazio a prodotti di valore, tra cui la proiezione di Hunger Games – la ragazza di fuoco, interpretato da Jennifer Lawrence e diretto da Francis Lawrence, accolti nella location romana dal direttore artistico Marco Muller.    

mercoledì 20 novembre 2013

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA ...... la giornata di chiusura dell'ottava edizione


Riconferma dello spirito intercontinentale del Festival Internazionale del Film di Roma nel corso della giornata di chiusura, quella di domenica 17 novembre, in cui il pubblico presente all’Auditorium di via De Coubertin ha potuto assistere sia alla proiezione dei film vincitori che a quella di due prime mondiali: il film inedito I funerali di Fellini, presentato alle ore 14 presso il Teatro Studio dagli autori Fausto Brizzi, Denver M. Beattie, Giuseppe Petitto e Alberto Vendemmiati; alle 14.30 e alle 16.00, invece, è stato proiettato presso lo Studio 3, in sede di assegnazione del premio CineMAXXI al mediometraggio, il film breve di Larry Clark dal titolo Jonathan, presentazione seguita dall’incontro con il regista moderato da Giona Nazzaro.















Passando al film di chiusura dell’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, intitolato The White Storm e diretto da Benny Chan, prodotto proveniente dalla città di Hong Kong, si è potuto assistere ad un esempio di cinema orientale. Proiettato alla ore 19,00 in Sala Sinopoli, il primo “poliziesco” del cinema cinese ha come soggetto una storia gangster, quella dell’organizzazione criminale di Hak Tsai, in cui viene infiltrato Chao, un poliziotto dell’antidroga a cui sembrano crollare i nervi ma che riuscirà a portar avanti la sua missione, passando anche per la città di Bangkok. Alle scenografie fatte di luci ed effetti luminosi della location asiatica si alternano le profondità delle acque dell’oceano, in un ritmo incalzante di azione e sparatutto, in cui entreranno, oltre agli amici per la pelle dello "sbirro" Tim e Wai, anche Dun Kan e il Buddha, nel tentativo di rendere il prodotto maggiormente accattivante, pur essendo un mix di temi che talvolta eccede e stona, anche a causa della lunga durata di 140 minuti.

The Mole Song.....















Simile per tema e per attenzione scenografica è il film presentato in concorso e proiettato alle 22,00 presso il Multisala Barberini. Girato in Giappone, diretto da Takashi Miike e intitolato The Mole Song – Undercover Agent Reiji, il lungometraggio risulta essere un mix di situazioni surreali e al limite della follia che divertono, rendendo l’intero film un prodotto caricaturale senza pretese che si spinge talvolta sul ridicolo, un lieto modo per salutare l’ottava edizione dell’evento romano che premia la settima arte, diretto artisticamente da Marco Muller.
Riflettori sulla settima arte

martedì 19 novembre 2013

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA ........ premi ufficiali e collaterali


Come di norma, al termine di un concorso è lecito tirar le somme riguardanti la partecipazione registrata e i risultati ottenuti. In particolare, l’ottava edizione del festival cinematografico romano, ha registrato un incremento notevole degli spettatori, degli accreditati e dei partecipanti agli incontri professionali con personalità di spicco del mondo della settima arte, tra cui cineasti di fama internazionale. Tutto ciò grazie alla qualità dei servizi messi a disposizione e soprattutto dei lungometraggi in sala che hanno richiamato anche l’attenzione di media nazionali ed internazionali, riviste online e cartacee, televisioni e radio.
Passando al momento clou della chiusura di ogni evento, quello della premiazione ufficiale, tanto discussa quanto sorprendente, è possibile notare una considerevole presenza di film provenienti dal continente orientale, tra cui Seventh Code di Kiyoshi Kurosawa, premiato per la miglior regia e per miglior contributo tecnico di Koichi Takahashi, Blue Sky Bones di Cui Jian, a cui è andata la menzione speciale della Giuria Internazionale, composta da Veronica Chen, Luca Guadagnino, Aleksei Guskov, Noémie Lvovsky, Amir Naderi, Zhang Yuan e presieduta da James Grey. Miglior sceneggiatura ad I am not him del turco Tayfun Pirselimoglu e premio speciale della giuria a Quod Erat Demostrandum di Andrei Gruzsniczk, film rumeno sul regime comunista degli anni ’80, un film suggestivo dall’elevato tasso storico. 

Matthew McConaughey è Ron
-Dallas Buyers Club-










Non stupisce il premio assegnato a Matthew McConaughey per miglior interpretazione maschile in Dallas Buyers Club, mentre coglie con sorpresa quello assegnato a Scarlett Johansson per la miglior interpretazione femminile in Her, riconoscimento motivato anche dal fatto che, seppur il suo personaggio non appaia fisicamente nel film, riesce a configurarsi come realmente presente attraverso le diverse tonalità vocali in base alla narrazione, suggestione da aggiungersi all’assenza di altri ruoli femminili maggiormente dominanti nei film presentati in concorso, tra cui anche Acrid dell’iraniano Kiarash Asadizadeh, rappresentato in sede di cerimonia dall’intero cast, a cui è andato il premio per giovane attore/attrice emergente. Per il concorso Cinemaxxi, la giuria presieduta da Larry Clark e composta da Ashim Ahluwalia, Yuri Ancarani, Laila Pakalnina e Michael Wahrmann ha conferito, tra gli altri, il premio CinemaXXI per miglior film a Nepal Forever, lungometraggio di Aliona Polunina e il premio speciale della giuria CinemaXXI al lungometraggio Birmingemskij ornament 2 di Silvestrov e Leiderman. La cerimonia di premiazione, condotta dal direttore Marco Muller e dall’attrice Anna Foglietta, a cui è andato il premio Sorridendo Onlus, ha dato spazio a questi nuovi e vecchi nomi della settima arte internazionale, permettendone l’incontro con il pubblico e con i membri della giuria, riuniti per l’assegnazione dei riconoscimenti nella Sala Sinopoli dell’Auditorium-Parco della Musica.
Cerimonia di premiazione: miglior cast emergente
-Acrid-











I premi collaterali, invece, consegnati in data 16 novembre, sono stati conferiti a Border di Alessio Cremonini per il miglior suono e a La Luna su Torino per miglior trucco cinematografico e migliori acconciature. Premio collaterale per miglior montaggio al film già decretato vincitore dell’edizione, Tir di Alberto Fasulo, mentre quello per miglior fotografia è andato a Yves Belanger per Dallas Buyers Club, a cui è andata anche la farfalla d’oro di Agiscuola. Miglior interprete italiana è Valeria Golino in Come il vento, il film fuori concorso di Marco Simon Puccioni, in cui a momenti di commozione si alternano stralci di tragedia.
Cerimonia di premiazione: miglior film dell'edizione 2013
-Tir-

lunedì 18 novembre 2013

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA ......... l'ottava edizione tra trattazioni personali e trionfi per l'Italia


Si è conclusa ufficialmente nella tarda serata di domenica 17 novembre, l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il cui monito di fondo potrebbe essere quello di ribellarsi alla crisi e di affrontare la vita con positività, tema rintracciabile in alcuni dei film in rassegna. Tanti i premi e i riconoscimenti assegnati, tra cui anche il Maverick Director Award a Tsui Hark, regista di Young Detective Dee: Rise of the Dragon 3D, in proiezione sabato 16 e domenica 17 presso l'Auditorium. Tutto questo a testimonianza che il direttore artistico Marco Muller ha voluto dare un respiro extra – continentale a tutto tondo al festival, portandovi,infatti, anche molti prodotti asiatici. 
Tra i film del vecchio continente, merita, sicuramente, di essere citato quello della regista spagnola Isabel Coixet, intitolato Another Me, storia dello sdoppiamento di personalità di una giovane ragazza, Fay, la quale è costretta a confrontarsi con il prolungamento di se stessa, una sorella gemella parte di sé, di cui ignorava l'esistenza. Il tutto gira intorno ad un meccanismo di evoluzione della giovane, costretta a fare i conti con la propria anima e con il passato più remoto, per riuscire a risolvere l'intreccio face to face, davanti allo specchio, soluzione finale del trambusto esistenziale, maturato da sospetti di invidia e vissuto nella mente. 
La protagonista sul Red Carpet
-Sophie Turner-











Programmazione parallela al Maxxi di via Guido Reni, dove sono stati proiettati rilevanti documentari cinematografici su Bernardo Bertolucci e Massimo Troisi, in onore del quale è stata allestita una mostra di fotografie ed estratti della sua carriera presso uno dei foyer dell'Auditorium – Parco della Musica, in omaggio al cinema e a tutta l'arte italiana, mantenendo intatto lo spirito nazionalista della Fondazione Cinema per Roma, presieduta dal dottor Paolo Ferrari.








Valide proposte cinematografiche sono state presentate anche dall'Italia per la sezione Prospettive Doc, come dimostrano sia la menzione speciale a Fuoristrada di Elisa Amoruso, una storia d'amore anticonvenzionale in un paese ritenuto troppo convenzionale, sia il premio assegnato per il miglior documentario italiano al film Dal Profondo di Valentina Pedicini, con cui la regista arriva dritto all'animo degli spettatori toccandoli nell'intimità, essendo una storia che guarda da vicino la vita sotterranea di chi lavora in miniera, concentrandosi sulla figura dell'unica minatrice donna in Italia, Patrizia, la quale vive una serie di dialoghi e riflessioni con il padre defunto, attraverso un ricordo mai sepolto. Il film, documentando la tipica giornata lavorativa di questi uomini e di questa donna, analizzandone gli animi e ridefinendone le paure, vuole ribaltare le prospettive, mostrando come a 500 metri sotto il livello del mare, ci sia vita, quella dei minatori e della loro angoscia in una notte senza fine, riuniti in forma di protesta contro la chiusura dell'unica miniera di carbone in Italia. Ad emergere dal documentario una preghiera che, pur essendo dedicata ai morti, chiede ascolto ai vivi e cerca di sensibilizzare l'opinione comune verso migliori condizioni di lavoro: i minatori come i grilli, incastrati tra le fessure della terra. Il gioco di luci ed ombre è rilevante, tra oscurità principale delle scene e qualche spiraglio luminoso, immagine della speranza di un futuro migliore per le proprie famiglie, una speranza che viene identificata anche nel volto del più giovane tra i minatori, un ragazzo di soli venticinque anni. Musiche significative e caratterizzanti alla chiusura del film, tanto da dar ai presenti un input di riflessione sul lavoro, sull'Italia, sulla famiglia e, soprattutto, sulla vita. 


Altre riflessioni sul lavoro e sulle condizioni di un mestiere spesso ignorato giungono dal docu - film Tir dell'italiano Alberto Fasulo, premiato come miglior film dell'edizione 2013 del Festival Internazionale del Film di Roma. Si tratta di un road – movie che indaga sulla routine e sullo stress a cui sono sottoposti i camionisti, continuamente in viaggio sull'automezzo per rispettare i tempi delle consegne. Protagonista della trattazione è Branko, ex insegnante divenuto camionista per questioni economiche. Intorno a scenografie paesaggistiche accattivanti, unite a variazioni dialettiche intrise di suspance, si assiste ad una progressiva nobilitazione del lavoro di camionista, lasciando emergere la figura brillante del protagonista: non si tratta di un lavoro per tutti, a causa dell'estraniamento immediato dal resto del mondo, ma l'uomo riuscirà a dargli un senso, attraverso ostinazione, efficienza e forza di volontà, unite ad una forte motivazione di fondo.
Marc'Aurelio d'Oro ad Alberto Fasulo