sabato 31 agosto 2013

IRON MAN ........................................... la storia di un uomo divenuto supereroe

L'eroe

Tony Stark è un ricco impresario bellico americano che, seguendo le orme del padre Howard, ha fatto della tecnologia il proprio impiego e missione, spaziando con i suoi progetti tra robot, utensili vari e macchinari evoluti. Messo a dura prova nella lotta per la sopravvivenza in seguito ad un agguato nemico, il visionario uomo d’affari sarà costretto ad impiegare tutte le forze del suo inarrivabile ingegno per sviluppare una tecnologia lasciata incompiuta tempo prima, quella del reattore Arc, da cui partorirà un congegno in grado di tenerlo in vita preservando il suo cuore.
"Io sono Iron man" ..... cit Robert Downey Jr.













Questa l’introduzione alla saga sul supereroe partorito dal cervello di un uomo in difficoltà, costruendo cioè un’armatura attorno al corpo del protagonista, interpretato da Rober Downey Jr., il quale dà sfoggio delle sue capacità di immedesimazione attoriale e sensibil – percettiva, con cui raggiunge l’apice nell’ultimo film della saga, dove sarà costretto ad essere più uomo e meno eroe. 

Esaminando più da vicino il primo capitolo della trilogia Iron Man, risalente al 2008, è possibile coglierne alcune delle motivazioni di fondo, quali il trasporto sentimentale riscontrabile nel volto della segretaria Virginia ‘Pepper’ Potts (Gwyneth Paltrow) nei confronti del suo capo, al momento del rapimento da parte di ribelli afghani, intenzionati ad ottenere un missile Jericho da parte dello scienziato. Sfruttando i materiali fornitigli per perseguire il loro progetto criminale, Tony sbaraglia i nemici attaccandoli con l’armatura da lui costruita in segreto lavorando con il compagno di cella Yinsen, una sua vecchia conoscenza. Da qui ha inizio il duro e impetuoso percorso di Iron Man che, dopo esser rientrato a casa, studierà la tecnologia Arc in modo più approfondito e darà vita ad una potente armatura con cui proteggere il mondo, scontrandosi con numerosi nemici, tra cui il socio Obadiah Stone (Jeff Bridges) che tenterà di contrastare il capo con Iron Monger, un’armatura più evoluta ma con il problema irrisolto del congelamento. Diversi i premi conquistati dal film di Jon Favreau, tra cui quello per miglior regia, miglior montaggio, miglior attore e miglior film di fantascienza, riconoscimenti ottenuti nel 2008 accanto a quello all’MTV Awards per miglior blockbuster.

Son passati due anni prima di arrivare al sequel Iron Man 2 (2010), in cui si nota da subito una presa di consapevolezza da parte del protagonista, il quale, dopo aver dichiarato al mondo intero di essere il creatore e il pilota dell’armatura, causando così l’invidia di molti, tra cui quella del suo rivale Justin Hammer, intenzionato a superarne la tecnologia. Viene potenziata così Whiplash, armatura dotata di doppia frusta ideata e pilotata da Ivan Vanko, assetato di vendetta nei confronti di Stark. Dopo aver causato un’ennesima bravata, Tony entra in conflitto anche con il colonnello e amico James Rhoodes (Don Cheadle), il quale per preservare il paese si impossessa dell’armatura War Machine, con cui combatterà infine al fianco del prototipo di Stark, a cui, talvolta, sembra sfuggire la situazione di mano. La ricca qualità musicale e scenografica, come già notato anche nel precedente film, fa presa sul pubblico riuscendo a coinvolgere tutti in questo viaggio tra grattacieli, armi, droni, cielo e nuvole, in cui il caparbio Tony Stark è perfettamente a suo agio.


Di recente uscita, Iron Man 3 dovrebbe essere il capitolo conclusivo, anticipato da The Avengers nel 2012, in cui i supereroi si ritrovano uniti per combattere il malefico Loki, un essere dai poteri misteriosi intento a sbaragliare le forze dell’ordine. Saranno le forze superiori dei Vendicatori a porvi rimedio tra le magnifiche scenografie della città di New York, o meglio ancora l’unione di tali forze, da Iron Man (Robert Downey Jr) alla Vedova Nera (Scarlett Johansson), insieme a Hulk (Mark Ruffalo) e Capitan America (Steve Rogers), al fianco di molti altri ancora, impegnati per la prima volta nel combattimento verso un obiettivo comune, collaborando e interagendo tra essi. Tornando al terzo episodio della saga sull’uomo - robot, ormai impegnato sentimentalmente con Pepper, alla quale ha lasciato la direzione delle Stark Industries, si nota una sorta di rimorso per la fine preannunciata. “Un’ultima” missione prima di lasciare le sorti del paese nelle mani delle forze dell’ordine, quella di sconfiggere un terrorista teatrale con il nome di Mandarino, esperto in ordigni esclusivi con cui attacca la tranquillità raggiunta dal paese. Sotto la maschera di Trevor, un vero e proprio attore, si celano i piani diabolici di una vecchia fiamma della Potts, Aldrich Killian, desideroso di vendetta su Tony per uno “sgarro” del miliardario accorso molti anni prima. I continui attacchi di panico e l’insonnia sembrano affliggere l’anima di Tony, il quale, però, decide di contrastare Killian con tutte le tecnologie in suo possesso e al fianco di Iron Patriot. Se ogni cosa bella è destinata a finire, è così che Tony, dopo essersi liberato del rivale e del reattore Arc nel petto, decide di ritirarsi nella sua villa di Malibù con l’amata Pepper e di pensare ad altro, senza dimenticarsi, però, della sua essenza (io sono Iron Man: cit. Tony Stark).
Tony Stark
Iron Man

Prodotti dalla Marvel Studios e distribuiti dalla Paramount Pictures, i tre film sul supereroe d’acciaio sono tratti dai fumetti della Marvel Comics  e insieme alla pellicola sui Vendicatori hanno raggiunto gli incassi elevati nella storia del cinema, posizionando The Avengers (2012) dietro ad Avatar (2009) e Titanic (1997).                                                                                                           


In ultima analisi, i temi principali dell’agglomerato di film sulle forze superiori sono, oltre a quello di battaglia e lotta per la pace, anche quello della sfida personale, dell’assunzione di un ruolo “sociale”, fino ad arrivare ai rapporti interpersonali con la signorina Potts, con il colonnello James Rhodes e con il giovane Harley, il quale aiuta Tony nell’ultimo capitolo di Iron Man, firmato da Shane Black, a differenza dei primi due, entrambi di Jon Favreu e dai quali si evince una sorta di monito a non abbattersi mai e cercar sempre una soluzione, proprio come Tony che, senza mezzi né risorse, è riuscito a costruire l’armatura o meglio “il bozzetto di essa” nel campo afghano.

giovedì 29 agosto 2013

PULP FICTION ................................... genialità narrativa e tematica tra azione e violenza


Secondo film del geniale regista Quentin Tarantino, risalente al 1994, prodotto negli Stati Uniti d’America e girato in una tipica cittadina americana dalle atmosfere che talvolta rimandano al Far West e agli anni del proibizionismo. Si tratta di una pellicola che verte sul contrasto perenne che si evince dalle situazioni prese ad esame, inserite in una sceneggiatura da Oscar e in una narrazione fluida, in cui vanno a concatenarsi quattro vicende apparentemente a sé stanti ma in realtà collegate tra loro. Genialità della tecnica del soggetto cinematografico evidente proprio nella struttura quasi circolare, come a dar una spiegazione a tutte le azioni, tenendo chi guarda incollato davanti allo schermo fino ad arrivare al finale.

-A.Plummer e T. Roth-









Esaminando nel dettaglio le situazioni del girato, si parte da una coppia di improbabili rapinatori alla Bonnie e Clyde (Tim Roth e Amanda Plummer), intenti a compiere l’atto criminale in una tavola calda. Violenza e crudeltà non mancano specie nella trattazione delle gesta dei due killer Vincent (John Travolta) e Jules (Samuel L. Jackson), i quali non si esimono dall’usare le maniere forti nell’eseguire gli ordini del boss Marcel. Figura femminile di spicco del film è quella di Mia, interpretata da una fresca e sensuale Uma Thurman, fidanzata di Marcel a cui baderà Vincent, lasciando trasparire il senso di inquietudine dello stare con la donna del capo

-Travolta e Jackson-
Vincent e Jules











Rassegna dell’agglomerato di storie dei personaggi che ha del sublime, configurando il prodotto come un film per personaggi, presi nella propria individualità. Bruce Willis interpreta, invece, il pugile Butch, costretto a fuggire dopo la vittoria in un incontro che avrebbe dovuto perdere, a bordo di un taxi guidato dalla bella Esmeralda, fondamentale per il travaglio dell’uomo, braccato dai criminali. Elemento comune delle storie è la figura del boss Marcel, il quale non appare mai sulla scena ma sembra essere sia al centro delle azioni dei due sicari, interpretati egregiamente dai due attori americani, sia del braccaggio al pugile, rivelandosi come il punto di congiungimento del tutto, risolvendo l’intreccio nel finale, in cui la scena riprende nella tavola calda e si arricchisce, però, della presenza dei due assassini Jules e Vincent, i quali chiudono il conto con i due rapinatori. Questa è la trama centrale, intensificata durante il corso del film dalle scene della donna e del pugile, successivamente trovato dai criminali. L’attenzione riservata dal regista ai minimi dettagli è notevole soprattutto nella caratterizzazione e nei contorni dei personaggi, di cui poco si dice ma tutto si capisce, servendosi del gusto per la citazione e di dialoghi irresistibili, condensati in un prodotto sbalorditivo, dalla sceneggiatura ricca e precisa e da una qualità musicale impareggiabile, a partire dalla colonna sonora del film.
-Uma Thurman-
Mia

-Bruce Willis-
il pugile Butch




Violenza, sesso e tanta azione, ad omaggio della tradizione della narrativa popolare dei Pulp Magazines degli anni ’30 e ’40, conditi in un tono talvolta umoristico che affascina i fan del genere e non solo, grazie alla ricca varietà tematica e alle scenografie curate nei minimi dettagli, a partire dalle descrizioni paesaggistiche, fatte di fotografia e colori superbi, elementi che, aggiunti alle altre particolarità significative del film, hanno decretato anche il successo del film e la conquista della Palma d’Oro al Festival del Cinema di Cannes.

venerdì 23 agosto 2013

NOW YOU SEE ME-I MAGHI DEL CRIMINE ........ mistero tra illusione e magia


Surplus di effetti speciali nel recentissimo film della Universal Pictures, diretto da Louis Leterrier, un thriller che colpisce l’immaginario degli spettatori e regala 115 minuti circa di spettacolo intenso. Affrontando indirettamente il mondo del capitalismo, il film, uscito l’11 Luglio, sembra voglia dare il risvolto scenografico alla rivincita dell’umanità, fondendo crimine e prestigio, gioco e sogno, realtà e suggestione.

I quattro cavalieri








Alla base della narrazione del film la storia di quattro maghi di città, Daniel Atlas (Jesse Eisenberg), Henley Reeves (Isla Fisher), Merritt McKinney (Woody Harrelson) e Jack Wilder, chiamati ad unirsi e a lavorare insieme per perseguire l’obiettivo di diventare i maghi più famosi del mondo. Così, dopo l’allestimento di uno spettacolo a Las Vegas, durante cui rapinano una banca francese dividendo il bottino con il pubblico, i quattro assumono il carattere dei maghi del crimine, sulle cui tracce si mettono Dylan Hobbs (Mark Ruffalo)  dell’FBI e Alma Dray (Mèlanie Laurent) dell’Interpool, intenti a scovare il loro trucco. Interpretato dal premio oscar Morgan Freeman, Thaddeus Bradley, è un’ex mago affermatosi per aver smascherato i trucchi dei suoi più prestigiosi colleghi, antagonista delle vicende trattate. L’obiettivo dei quattro è quello di accedere al misterioso occhio, riservato ai più talentuosi maghi del pianeta, scopo che verrà raggiunto dopo aver pareggiato i conti con la giustizia nel numero finale. Sarebbe meglio lasciare alcune cose senza spiegazioni logiche perché più grandi di noi (cit. Alma Dray), cosi come la magia, rivelatasi nient’altro che un insieme di regole dalle basi scientifiche da seguire per riuscire a sorprendere, una sorta di inganno mirato che nasce proprio dalla sorpresa e dallo stupore.
Effetti luminosi

Dylan Hobbs e il suo personaggio


Morgan Freeman e la carta lampo








Il mix di luci e di scenografie ricche di effetti speciali realizzati al computer lasciano trasparire la tematica fantastica di fondo, dileguando la struttura narrativa tra i grattacieli delle città di Las Vegas, New Orleans e New York. Ricordando un po’ la storia di Robin Hood, furfante che ruba ai ricchi per dare ai poveri, l’intero film gioca sulla speranza della gente di credere in qualcosa, essendo la magia proprio stimolata dal bisogno di configurarsi nei sogni, qui vissuti e interpretati da un cast stellare e fresco che, usufruendo del prestigio, riesce a trasformare l’illusione in magia e la magia in realtà, seppur sia essa raggiunta con gesta criminali, divertendo e affascinando lo spettatore. 
Scenografie accattivanti












Al montaggio esemplare e alle inquadrature ad hoc si affianca una trama coinvolgente, caratteristiche tese a portare lo spettatore altrove, allontanandolo dal trucco perché più vicino sarà e in realtà meno vedrà (cit. Daniel Atlas) ……. La vera magia sta nella capacità di quattro bravi artisti nel lavorare insieme e perseguire un obiettivo comune (cit. Dylan Hobbs), rivelata proprio nel finale, una conclusione che lascia di stucco e che viaggia nella storia della magia, resa maggiormente accattivante con il sottofondo passionale e amoroso.


giovedì 22 agosto 2013

BODY LANGUAGE ............................. il linguaggio e l'emozione del corpo


In sala dall’8 Agosto 2013, la pellicola olandese, diretta da Jeffrey Elmont, risulta essere un mix di molteplici tematiche, molto care al pubblico del grande cinema. La narrazione parte da un imprevisto, quello di non poter più partecipare al Battle of Brodway a causa della mancanza di sovvenzioni ai ballerini, i quali decidono di rimanere nei Paesi Bassi e non recarsi a Manhattan (New York) per affrontare la sfida finale.
Proprio in questo momento arriva il leit – motiv (motivo centrale) del film, consistente nella presa di consapevolezza alla base della struttura narrativa (andare, ballare e vincere) da parte di Nina (Ingrid Jansen), alla quale si aggregano Tara, Samuel, Ray e Quincy, tutti ballerini di stili diversi, dalla break – dance all’hip – hop, incoscienti dell’ardua sfida che si apprestano ad affrontare, viste le difficoltà legate alle differenze di stile, di cui si rendono conto solo dopo esser arrivati in sala prove. Dal montaggio alternato delle sequenze di camminata dei diversi interpreti è possibile percepire la propensione del film ad una sorta di realtà parallela, rivelandosi la scena come descrizione dell’input di ballare per un sogno, come il messaggio iniziale lanciato dalla giovane protagonista. 
I cinque intraprendenti giovani











Nina: la protagonista


















Ad allestire una coreografia innovativa ed unica per la crew di Amsterdam ci pensa Nina, la quale vuole e deve ballare per vivere (cit. Ingrid Jansen), affiancata dal promettente Quincy (Ruben Solognier), entrambi protagonisti di una passione amorosa. Questa è la seconda dinamica del film, la passione e l’amore, caratteristica che porterà i membri del quintetto a vivere situazioni disparate, dalla relazione di Samuel (Lorenzo van Velzen Bottazzi) e Ramona fino ad arrivare all’emozione del ricongiungimento familiare tra Ray (Boris Schreurs) e il padre. Le motivazioni di fondo ad intraprendere il viaggio sembrano esser state molteplici, dalla semplice esigenza di evadere o di divertirsi fino a quella del chiarimento delle situazioni, tutte ragioni che, però, saranno unificate e sormontate infine dal sogno di ballare a Broadway.
Un momento dell'esibizione

Le tematiche familiari, amorosa e spassosa fanno da contorno al clou del prodotto costituito dai momenti di danza, sia negli allenamenti che nel momento della “battaglia”, resi con un montaggio accattivante e accogliente, utile a convogliare le emozioni suscitate negli spettatori, usufruendo di intensi momenti riflessivi sul ballo, sulla vita, sul bisogno e sulle difficoltà, come quelle economiche di Tara (Sigourney Korper), costretta ad un lavoro poco dignitoso per mantenersi.  Nulla ferma i ragazzi, giunti ormai ad una maturazione tale da amalgamare ed accordare i movimenti al fine di raggiungere l’obiettivo della vittoria sulla crew degli Spagnoli, la cui esibizione riporta all’ideologia metal. Sulle orme della saga americana di Step Up, il film sembra non svelare nulla di nuovo riguardo al mondo della street – dance ma, sicuramente, va messo in nota per il trasporto emozionale e la tematica di costruzione dell’amore ed amicizia alla base. 
Non nasconde quasi nulla per lasciare l’interpretazione all’immaginario del pubblico e si rivela come un film forse poco scenografico, in cui si viene, purtroppo, privati del pieno godimento delle prestazioni dei talentuosi ballerini, focalizzandosi forse troppo su ulteriori varianti narrative, perdendo, quindi, un po’ il fascino di cinema di genere.

domenica 11 agosto 2013

STREET DANCE ............................................... emozione e passione dall'Inghilterra


In risposta alla saga americana di Step Up, partita nel 2006 e giunta ormai al quarto capitolo (Step up 4 Revolution), la cinematografia anglosassone ha firmato nel 2010 la pellicola intitolata Street Dance, prequel di Street Dance 2 del 2012, dedicata, quest’ultima, all’orizzonte dei balli latini e della salsa.

Carly.......la protagonista


















Il ballo da strada  è un tipo di espressione artistica nato nei club della città dove a dettar legge erano le emozioni e gli stati d’animo, senza la necessità di adeguarsi a schemi preimpostati. Nell’episodio del 2010, nasce proprio dall’esigenza di rompere le regole la collaborazione tra i ballerini della Royal Dance School e gli street dancers della crew guidata da Carly, prossimi alle finali dei campionati nazionali. Spinta da Helena, infatti, la giovane ragazza, necessitando di una sala per le prove della coreografia, scende a patti con la donna e collabora con Thomas e i suoi, collaborazione che porrà le basi per costituire il mix vincente tra danza classica e street dance, tale da sorprendere e stupire i giudici e assicurare il trionfo sui Surge, ex campioni a cui si è unito Jay, prima a guida della crew suddetta. La fusione tra l’accademismo della danza classica e la libertà esecutiva della scuola di strada si rivelerà essere l’incontro tra due mondi totalmente diversi ma non opposti, in quanto entrambi varianti di danza, mossi da un unico desiderio, il sogno di ballare. L’intreccio narrativo si scioglie ancor di più grazie al personaggio di Eddie, centrale nell’episodio del 2012, il quale funge da punto sospensione e pausa, ingannando l’attesa per la performance degli altri con la break – dance vecchia scuola.                   


Eddie













Il film è una commedia musicale mossa da alcuni punti o step fondanti, disposti in ordine cronologico, quali il sogno di ballare presente da sempre in Carly, il panico nel trovarsi sola alla guida della crew, il fortunato incontro con Helena, la fusione ricercata e trovata tra le due sfere di ballo, quella classica e quella hip hop, fino ad arrivare al trionfo, a cui fa da contorno il coinvolgimento che si crea tra Carly e Thomas.
Work in progress


venerdì 9 agosto 2013

CONFESSO CHE HO STONATO, UNA VITA DA POOH ..... Stefano D'Orazio a Città Sant'Angelo


Un incontro artistico multi – funzionale  quello che si è tenuto ieri, 8 Agosto 2013, presso il centro commerciale Pescara Nord. Protagonista l’artista italiano Stefano D’Orazio, storico batterista del gruppo dei Pooh, attualmente impegnato con nuovi progetti teatrali e letterari, affrontati nell’incontro pomeridiano introdotto dall’esecuzione di alcuni pezzi in veste cover da parte di un collaboratore del musicista.

Presentato il testo autobiografico dal titolo Confesso che ho stonato – una vita da Pooh, edito da Feltrinelli e Kowalski Editore giunto in pochi mesi alla seconda ristampa visto l’enorme successo ottenuto in pochissimi mesi. Un racconto divertente, ironico e mai banale che affronta la vita di un grande musicista, prendendola per i retroscena maggiormente in ombra, riportati con aneddoti esilaranti e talvolta teneri e commoventi nel ripercorrere gli avvicendamenti personali e collettivi della grande band di cui Stefano sarà sempre uno dei simboli portanti. Il libro è forse l’avventura maggiormente intima e realistica, sicuramente la più coraggiosa che Stefano ha deciso di intraprendere in seguito alla sua decisione di lasciare i Pooh (2009) per spaziare ancor di più nel campo dell’arte attraverso musical e teatro, letteratura e comunicazione, denotando una continua ricerca di nuove sfide atta a tener in moto l’animo dell’artista. Il testo in questione è una vera e propria confessione auto – analitica, fatta con brillantezza, disincanto e spensieratezza, un mettersi a nudo e un raccontarsi attraverso stonature e inciampi senza alcun timore nel resoconto di tutto ciò che ha combinato e di cui, però, l’artista non è affatto pentito perché motivo di crescita. Tra le pagine del libro compaiono anche la famiglia del percussionista, i suoi dolori giovanili e amori frugali, insicurezze e non di un ragazzo partito da Roma alla ricerca di un’auto - identificazione trovata nell’incontro con la musica, a partire dall’ascolto di un 33 giri dei Beatles regalatogli da una compagna di Liceo, artefice del “miracolo” dell’incontro con la musica, fonte di entusiasmo assoluto. Ogni pagina del libro consiste in un ricordo o una confessione, appunto, tra nomi, persone, treni, aerei e molto altro, tutto quello che si preferisce tener per sé stessi ma che nel testo diventa il modo di togliersi dalle scarpe parecchi sassolini (cit. Stefano D’Orazio).

Guardare altrove per inseguire nuovi obiettivi e desideri ………..……. questa la motivazione che ha portato D’Orazio all’ardua decisione di abbandonare i Pooh, i suoi Amici di sempre, in seguito al trionfale tour del 2009 con 38 concerti dal tutto esaurito, salutando i fans al Forum Assago di Milano il 30 settembre dello stesso anno con una degna testimonianza del percorso artistico e di quest’ultimo live lasciata nel DVD Ancora una notte insieme.