domenica 14 luglio 2013

IL CINEMA DI GENERE GANGSTER .......................... la carriera di uno dei protagonisti

Studiando il cinema

Il cinema gangster degli anni 30 era, in qualche modo, legato al cinema sociale, in quanto nelle pellicole annesse venivano riportate alcune delle vicende della vita quotidiana e delle bande di strada, come nel film Le notti di Chicago di Josef Von Sternberg (1927). Da questo esordio nel cinema muto, passeranno circa tre anni perché il gangster movie guadagni un certo prestigio, passaggio segnalato da film che traevano ispirazione dal crimine organizzato cresciuto durante l’epoca del “proibizionismo”, tra cui Piccolo Cesare di Mervyn LeRoy (1930) e Nemico pubblico di William Weelman (1931), fino ad arrivare a Scarface di Howard Hawks (1932). Nell’articolo che segue saranno analizzati due dei film appartenenti alle fasi successive e più mature di tale genere cinematografico, interpretati da uno degli attori più caratteristici, Robert De Niro Jr., di origini italiane da parte dei bisnonni paterni, molisani.  

                                     
Il talento sta nelle scelte (cit. Robert De Niro) ………………… questa la frase da cui è partita l’analisi relativa ad una minima parte della carriera dell’attore, regista e produttore americano, di cui il 17 agosto prossimo ricorrerà il settantesimo compleanno. Cresciuto nel quartiere newyorkese Little Italy, il giovane De Niro esordì nel mondo della settima arte nel 1965 nelle vesti di attore nel film Encounter di Norman C. Chaitin. Considerato un artista prolifico e versatile, De Niro è uno dei cavalli di battaglia della sua generazione cinematografica, di cui è uno dei maggiori interpreti. Avendo lavorato e affermatosi, tra gli anni ’70 e ’80, al fianco di rinomati registi come Sergio Leone, Martin Scorzese, Bernardo Bertolucci, ha collezionato sette candidature all’oscar, vincendolo nel 1975 e nel 1981. Vicini al cinquantenario della sua carriera, si nota come la costruzione dei suoi personaggi, delle scene, accanto ad una particolare vena comica, siano partiti proprio da una sua scelta di schierarsi davanti alla macchina da presa. Tra le sue numerose interpretazioni, spiccano quelle di ruoli gangster  rivestiti ne Il padrino – parte II di Francis Ford Coppola, in C’era una volta in America di Sergio Leone e in Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese. Concentrando l’attenzione sulle pellicole sopra elencate, si possono riscontrare due delle caratteristiche principali del carattere di De Niro, quali il carisma e l’immersione nel ruolo interpretato, particolarità che emergono sia nei panni di Don Vito Corleone della pellicola di Coppola, sia nelle vesti di Noodles prodotto del regista romano che in quelli di Jimmy Conway nel film di Scorsese. In concorso al 37° Festival di Cannes, C’era una volta in America è dalle classiche ambientazioni di tipo western ricalcate anche dalle musiche del maestro Ennio Morricone. 










Del 1984, il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo, preceduto da C’era una volta il West e Giù la testa, è tratto dal romanzo di Harry Grey dal titolo Mano Armata e si sviluppa tra la malavita organizzata della città di New York all’epoca del proibizionismo e post proibizionismo. Si tratta di un film che ricorre all’uso di flashback e forward, mostrando dapprima il protagonista all’interno della fumeria d’oppio dei cinesi e poi nel bar gestito da Fat Moe, lo stesso locale in cui viveva segretamente la passione per la bella Deborah, sorella del titolare del posto, i cui movimenti di danza destavano emozioni nel giovane David. Questo è uno degli elementi in sottofondo nel film, la storia di un amore irrealizzato per Deborah che porterà Noodles allo sfinimento e a compiere delle scelte sbagliate. Altro elemento alla base del film è il rapporto con i compagni di gioventù, con cui il nostro David instaura un rapporto giovanile basato sul rispetto. A riportare in città Noodles, scomparso per trentacinque anni per far perdere le proprie tracce, è l’elemento della curiosità, la stessa che da giovane lo portava a vivere situazioni criminali al fianco della sua combriccola, di cui ritroverà Max, ormai diventato senatore e compagno di Deborah, perdurante nella sua attività mafiosa coperta da una falsa agenzia di beccamorti. Particolare attenzione ai dettagli e alle inquadrature soggettive, a delineare un intreccio narrativo personale, contornato da un ritmo talvolta lento, specie nel ritrovamento di Max, creduto morto da David. Struttura circolare del film che torna dove era iniziato, tra i fumi dei cinesi, chiudendosi con un sorriso di De Niro, a simboleggiare l’intera narrazione come un intero ricordo e rivisitazione del passato, un momento degno di compiacimento.










Del 1990, invece, è la pellicola diretta dal regista italoamericano Martin Scorsese, candidata a 6 premi oscar. La tematica narrativa si sviluppa a Brooklyn attorno alla storia reale del pentito Henry Hill, protetto fin da piccolo dalla famiglia Lucchese, cosiddetta banda dei bravi ragazzi con a capo Paul Cicero che definisce il suo losco giro come la polizia dei criminali. Affiancato a Jimmy Conway, alias Robert De Niro e a Tommy De Vito, alias Joe Pesci, il ragazzo intraprende la carriera criminale tra furti e contrabbando, spostandosi poi sul traffico di droga in modo da allargare il giro, causa del suo arresto. Una volta scarcerato, Henry, costretto dal senso di colpa e incastrato dall’FBI, decide di deporre contro i suoi ex compagni, portandoli alla cattura da parte delle forze dell’ordine. Accanto al matrimonio con Karen, Henry si lascia prendere da futili passioni vissute con Janine e Sandy, dando così al film anche quel respiro sentimentale finalizzato a renderlo più leggero, tra i temi di criminalità, droga e mafia. Considerato il migliore dei film di Scorsese, la pellicola è avvalorata come una delle più autorevoli tra quelle riguardanti il genere gangster ed è conservata dall’anno 2000 nel National Film Registry della biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America.



In conclusione, la carriera dello stakanovista Robert De Niro può essere considerata come una scalata partita dal teatro e arrivata sul grande schermo grazie alla particolare disinvoltura e agilità artistica, dimostrata dal suo districarsi tra differenti ruoli e generi, dal gangster al pugile (Toro Scatenato, 1977), interpretazioni valorizzate dalle diverse nomination agli oscar, come quella per miglior attore non protagonista ne Il padrino – parte II d F. Ford Coppola (1974). Tra gli altri riconoscimenti vanno segnalati, indubbiamente, anche il Golden Globe ottenuto per miglior attore nel film drammatico Taxi Driver, il Golden Globe alla carriera ottenuto nel 2011 e l’oscar per miglior attore non protagonista ne Il lato positivo – Silver lennings playbook del 2013.

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