sabato 27 luglio 2013

WOLVERINE - L'IMMORTALE ............................... rifiuto e presa di consapevolezza


Location nipponica e ambientazione vaga, forse troppo, per The Wolverine, nuovo capitolo della saga cinematografica riguardante le imprese dei mutanti, inaugurata nell’anno 2000 da X-Men di Bryan Singer e ispirata interamente alla serie dei fumetti Marvel Comics, ideata nel 1963 dallo scrittore Stan Lee e dal disegnatore Jack Kirby. Diretto da James Mangold, il film punta sullo struggimento del personaggio di Wolverine, mentre il predecessore Gavin Hood aveva focalizzato la sua regia sulla forza animale del mutante.













La struttura narrativa del film si concentra pertanto, anche questa volta, sul più iconico dei personaggi mutanti di casa Marvel, Wolverine, come già era accaduto nel film del 2011 intitolato X-Men le origini – Wolverine. Un tutt’uno tra fisicità, muscoli e azione, condensati in una scenografia ricca di effetti speciali, lasciando spazio ad una tematica sentimentale e a un legame di fondo tra il nostro eroe e la giovane Mariko, nipote del capo della famiglia Yashida, il quale propone a Logan (Hugh Jackman), dopo averlo fatto portare al suo cospetto, nei pressi della città di Nagasaki in Giappone, un modo per sbarazzarsi della sua immortalità, trasferendola a lui. È qui che arriva la presa di consapevolezza basilare della narrazione, richiamata dalla frase Ciò che mi hanno fatto, ciò che sono, non si può cambiare (cit. Wolverine), già anticipata in una delle scene iniziali costituita dal ritrovamento di un grizzly ferito e dalla sete di giustizia a cui il mutante non può voltar le spalle. Non mancano di certo i combattimenti e le dispute all’ultimo sangue con la mafia Yakusa, come quello iniziale del treno in corsa, a far quasi da anticipazione ai duri scontri tra mutanti, come quello con Viper, la quale lo priverà dei suoi poteri di guarigione, costringendolo ad essere un uomo mortale in lotta per la sua sopravvivenza e per quella della ragazza giapponese presa sotto protezione. Wolverine è, in realtà, un uomo che soffre perché turbato da continui incubi che lo riportano al passato, ricalcati nel film da flashback narrativi al fianco della sua amata Jean, momenti da cui non può trovar pace vista la sua condanna alla vita eterna. Quello del mutante è, quindi, un ritorno in battaglia tra morte ed immortalità, un percorso di riconquista della propria natura che lo vedrà impegnato in combattimenti all’ultimo sangue per salvaguardia, protezione e vendetta con un pizzico di ironia, dettata dal personaggio di Yukio, interpretata da Rila Fukushima.
faccia a faccia con Viper



con Yukio



















In ultima analisi il prodotto cinematografico, seppur talvolta le scene narrative abbiano il volto dell’inverosimile, riesce tutto sommato nel suo intento, quello cioè di fornire un ritratto dell’immortalità di Wolverine, di cui Hugh Jackman dà un’interpretazione che ricorda, talvolta, il recente John Rambo di S. Stallone. Questa particolarità è quella che permette, probabilmente, al film di funzionare maggiormente nonostante la struttura non convinca in modo esauriente, date la determinazione e la caparbietà dell’attore australiano nel vestire, per la quarta volta, i panni del protagonista, frutto dell’immedesimazione raggiunta.

mercoledì 24 luglio 2013

TROISI FESTIVAL 2013 ..................................... tributo alla memoria e nuovi orizzonti artistici


La kermesse campana in memoria di Massimo Troisi si svolgerà a ridosso della fine della stagione estiva, dal 26 al 30 Agosto 2013 nella città di Morcone, in provincia di Benevento. Sotto la presidenza di Clarissa Burt, direzione artistica di Antonio Parciasepe e musicale di Natascia Bonacci con la supervisione di Carmen Rizziello, il festival multi-culturale, giunto alla seconda edizione, darà largo spazio a tutte le forme artistiche, a partire dal cinema per poi sfociare nel teatro e nella musica, al fine di sostenere lo spettacolo e i nuovi volti. Fornendo un'occasione e uno spazio anche ai giovani talenti del territorio nazionale, il festival tende a portar avanti il messaggio di Massimo, ricordato dal Web designer Marco Barretta in un video realizzato attraverso il montaggio di diversi estratti e spezzoni riguardanti la carriera dell'attore, sceneggiatore e regista campano. Fortemente voluto dal presidente della Pro Loco di Morcone, Giuseppina Parcesepe, il festival si propone di guardare al vecchio e al nuovo, sottolineando il talento dei nuovi artisti del territorio nazionale pur restando concentrati sul tributo al grande artista, al fine di mantenerne vivo il ricordo.
Massimo Troisi regista


Quattro saranno i premi assegnati durante la cinque giorni di Morcone, spazianti dal cinema all'imprenditoria: il premio Personalità dell'anno sarà assegnato a tutti i professionisti che hanno dato lustro alla nostra penisola; il premio Troisi New Generation, invece, andrà a quegli artisti emergenti che si distingueranno nei settori della musica, recitazione e cabaret; vi sarà poi il premio Troisi Popular Actors, conferito ai personaggi distintisi durante l'anno nel settore televisivo e cinematografico; infine il premio Troisi alla Carriera verrà attribuito al personaggio pubblico che, durante lo svolgimento della professione, ha dimostrato qualità di eccellenza.
Un momento della conferenza al Margutta

Si tratterà di un evento costruito e condotto con amore, passione e professionalità, una collettività in funzione di arte, musica, teatro e cinema, la stessa trasposizione caratteriale che mostrava Massimo nei suoi lavori. Obiettivo principale dell'evento e dell'intera organizzazione è quello di coltivare i giovani talenti per permettere loro di perfezionare la propria espressione artistica e la propria individualità caratteriale, al fine di farle divenire patrimonio dello scenario culturale pubblico, così come lo sono e lo saranno sempre le opere e i film di Massimo Troisi.




domenica 21 luglio 2013

THE LOOK OF THE YEAR .................................... la musica di Vanessa Jay Mulder tra arte e moda


Tanti sono stati gli eventi artistici dell’ultimo weekend romano, distinti per location e tipo, da quelli musicali a quelli cinematografici. Tra questi, quello tenutosi giovedì scorso nei pressi del Tevere, dedicato a The Look of The Year, promosso nella regione Lazio dall'Excalibur Fashion Agency, organizzato da Sergio Maria Ortolani. Una giuria di esperti, composta da personaggi clou della zona e del settore della moda, ha selezionato tre modelle che si contenderanno l'accesso alla fase finale del Fashion Award. Tenutosi presso l’Antica Biblioteca Valle, situata nella zona di Trastevere, l’evento è stato caratterizzato da diversi orizzonti artistici, per cui, oltre alle sfilate di giovanissime modelle, si è potuto assistere alla presentazione del libro Gianni Versace” di Tony Di Corcia, una biografia su uno degli artisti più in luce del campo della moda, raccontato attraverso le testimonianze di colleghi, amici e conoscenti, tra cui Giorgio Armani e Valentino.





























Concentrando l’analisi sull’esibizione musicale della serata, un momento denso di emotività e sentimento, si evince un assetto scenico dalle particolari sonorità che hanno catturato l’animo dei presenti, conducendoli in un viaggio musicale tra sensazione e tentazione. Si tratta, appunto, di Soul Sentation, progetto della cantautrice e artista Vanessa Jay Mulder, esibitasi, questa volta, in una rassegna di pezzi di stile jazz e soul con alcune varietà blues o r ‘n’ b, accompagnata dai tre musicisti della sua formazione: al piano il maestro Vito Vignola, il quale ha ripercorso le melodie di base dei brani, servendosi dell’orecchio e di accurati arrangiamenti, agevolato dal basso di Stefano Napoli, attento nello strutturare i pezzi in rassegna, servendosi della sua pluriennale preparazione e, talvolta, anche del contrabbasso; a scandire il ritmo di tutto quello che è stato proposto, ci hanno pensato le percussioni di Pasquale Angelini, decisivo nell’accattivare il sound con la batteria. Ad amalgamare il tutto, ci ha pensato la voce sensuale e decisa di Vanessa, mostratasi padrona del palcoscenico e dello show, soddisfatta, sicuramente, del risultato ottenuto per la tappa del suo progetto, con cui sta girando i locali della capitale e di tutta Italia.



La nostra Vanessa, distintasi già nei generi musicali di house e hip hop, come ballerina collaborando in alcuni videoclips con musicisti del calibro di Raf e Zucchero e come vocalist in importanti club italiani come il Peter Pan e la Villa delle Rose, sembra essere motivata a portare avanti il suo discorso musicale e promulgarlo in giro per l’Italia e per il mondo, facendo uso della sua propensione allo show e alla musicalità. Un talento che proviene da oltre oceano (Suriname, America Meridionale), perfezionato nel corso degli anni con impegno e diligenza, con cui, sicuramente, questa artista continuerà a sorprendere il pubblico e a far parlare di sé, regalando intensi trascorsi interpretativi ed emozioni.

martedì 16 luglio 2013

FLAIANO FILM FESTIVAL ................ la conclusione e la premiazione in Piazza

Ennio Flaiano



Un vero e proprio tuffo nel passato quello compiuto dal festival pescarese nella serata di Sabato 13 Luglio, tenutasi per la rassegna il Flaiano in città in piazza Salotto, situata al centro di Pescara. La considerevole massa di presenti ha potuto, infatti, assistere alla proiezione dello storico film La banda degli onesti del 1956, interpretato dal leggendario comico napoletano Antonio De Curtis, in arte Totò, in coppia con Peppino De Filippo. Può essere considerato un omaggio al grande cinema italiano, richiamato in questa pellicola e sottolineato anche dall’apertura della serata con la protagonista del film Giulia Rubini, attrice italiana di lunga esperienza proveniente dalla città adriatica. Diretto da Camillo Mastrocinque, il film, ambientato nella Roma classica dei borghi, si sviluppa in poco più di un’ora e mezza sulla tematica dell’onestà riscoperta nonostante le vicende sembrino portare altrove. Infatti, dopo aver ricevuto in dono un clichè per la fabbricazione di banconote da dieci mila lire sottratto alla zecca statale, il portiere Antonio Bonocore (Totò) convince il tipografo Giuseppe Lo Turco (De Filippo)  e il pittore Cardone (Giacomo Furia) a metter su una banda di falsari e stampare in gran segreto alcune banconote dal manufatto originale. La missione del falsificare le banconote, però, viene turbata dal ritorno a casa del figlio di Antonio, un finanziere assegnato alla sezione falsari, incutendo ai tre, perciò, un timore come se fossero braccati e, volendo risparmiare una pessima figura al giovane, Antonio decide di costituirsi, non sapendo che, intanto, i veri falsari erano stati catturati. L’intreccio comico vuole, infatti, che l’unica banconota usata dai tre in una tabaccheria non fosse falsa, facendo quindi spiccare un lato di profonda onestà nei nostri tre protagonisti, dei quali emergono le principali caratteristiche artistiche durante il corso della narrazione, tese a render ancor più leggero e coinvolgente il tono della pellicola: le movenze e il gioco con gli atteggiamenti del principe della risata Totò, il tono talvolta aulico e maggiormente garbato di De Filippo e la spontaneità di Furia. Accanto alla tematica del film riguardante le imprese dei nostri tre condottieri, il legame sentimentale instauratosi tra Michele e Marcella, rispettivamente figli di Totò e Peppino. Interpretata da Giulia Rubini, Marcella riveste un ruolo cardine nelle gesta compiute dal padre, poiché Lo Turco rifugge dalle cattive intenzioni per amore paterno, configurando la ragazza, quindi, come la motivazione dell’animo, mentre Michele, alias Gabriele Tinti, è la motivazione reale e fisica, seppur l’atteggiamento di Totò sia partito, ancor una volta, dall’amore. Si tratta di un film che mette in luce, quindi, alcune tematiche fondamentali care al nostro cinema, quali l’amore per la famiglia, l’amicizia, il sorgere di sentimenti e legami ma anche il gusto per le ambientazioni caratteristiche, come nel caso della città eterna.
Sfilza di star
Grande appuntamento con le star della settima arte e non solo durante la serata successiva, dedicata alla premiazione dei vincitori dei premi Internazionali Ennio Flaiano, avvicendatisi sul palcoscenico allestito in piazza Salotto. Tante le sezioni della quarantesima edizione del Flaiano Festival, a partire dai riconoscimenti assegnati all’italianistica (Joseph Farrel, Konrad Eisenbicher, Augustine Thompson) e quello per la narrativa assegnato a Marco Balzano per Pronti a tutte le partenze. Per la sezione teatro, invece, sono stati premiati Mario Martone per la regia de La serata a Colono, Roberto Sturno quale interprete maschile della messa in scena diretta da Glauco Mauri Serata Beckett, Federica Di Martino quale interprete femminile di Kramer contro Kramer, diretto da Avery Corman e Giampiero Ingrassia per l’interpretazione nel musical Frankestein Junior, diretto da Saverio Marconi. Passando alla sezione riservata a Televisione e radio, a ricevere i premi sono stati Pif per la conduzione de Il testimone su MTV, Dario Ballantini per il programma di Radio 2 Ottovolante, Tatti Sanguinetti per il programma culturale Storie di cinema in onda su Iris e Fabrizio Bentivoglio quale interprete maschile di Benvenuti a tavola 2 in onda su Canale 5. 
Valeria Golino
Carlo Verdone









Premio alla carriera per Jerzy Stuhr nella sezione cinema, in cui spiccano anche Valeria Golino, premiata per la regia di Miele e Cristiana Capotondi per l’interpretazione in Amiche da morire di Giorgia Farina, un film tutto al femminile che, secondo l’attrice, ha funzionato proprio per la condivisione tra donne. Tributo al grande attore romano Alberto Sordi, celebrato sia con la vittoria di Antonello Sarno per il documentario Ciao, Alberto!, sia con quella per Alberto il grande di Luca e Carlo Verdone, premiato, quest’ultimo, anche con il Flaiano speciale del 40° per il complesso dell’opera, richiamata con la proiezione di alcune clip relative ai suoi film, tra cui alcune scene di Un sacco bello. Considerato da alcuni l’erede di Sordi, l’attore romano, riconoscendo nel pubblico la sua “benzina”, definisce il suo intero operato come un racconto dell’umanità, colta nei suoi atteggiamenti, turbamenti e piccolezze, reinterpretati da artista. I vincitori del concorso italiano sono Luigi Lo Cascio, selezionato dalla giuria tecnica per la regia de La città ideale e Massimo Andrei, il più votato dal pubblico per la regia di Benur – un gladiatore in affitto. Numerosi i premi speciali del 40° Flaiano, assegnati a seconda delle varie sezioni, a partire da quella per la poesia ad Adonis, a Dante Ferretti per la carriera cinematografica, a Luca Ronconi per la carriera, a Jaroslaw Mikolaiewsky per la cultura italiana nel mondo e a Giuseppe Tornatore per il complesso dell’opera. Si prosegue con i premi speciali del 40° Flaiano, conferiti per cinema e televisione a Vanessa Incontrada, la quale, premiata per la freschezza nel passaggio da grande a piccolo schermo, dedica il riconoscimento al figlio, emozionandosi notevolmente. Ad Alberto Angela e a Giuseppe Fiorello i premi speciali per la televisione, uno per l’informazione documentaristica e l’altro per l’esaustività riconosciutagli nell’interpretazione del cantante – leggenda Domenico Modugno. Personaggio dell’anno è il comico romano Enrico Brignano, autentico mattatore della scena, da cui emerge un lato affettivo familiare inteso, oltre ad una particolare vena comica, ricalcata anche dall’uso del dialetto abruzzese. Premiata per il cinema con il riconoscimento speciale del 40° l’attrice Giulia Rubini, la quale è chiamata a conferire il premio alla concittadina Sara Serraiocco, la giovane attrice pescarese protagonista di Salvo di F.Grassadonia e A. Piazza, riconosciuta come miglior interprete esordiente. Altri i premi speciali andati a Roberto Vittori quale personalità che onora la cultura italiana nel mondo, all’astronauta Piero D’Incecco per l’intitolazione ad Ennio Flaiano di un cratere scoperto sul pianeta Mercurio, giungendo al premio egiziano consistente in una piramide d’argento assegnata a Giuliano Montaldo, mentre a Salvatore Settis è andato il premio internazionale Flaiano per la cultura.

Luigi Lo Cascio
Giuseppe Tornatore
Enrico Brignano e Beppe Fiorello
Vanessa Incontrada

Sara Serraiocco e Giulia Rubini
In ultima analisi, la quarantesima edizione del festival dedicato alla memoria del pescarese Ennio Flaiano (1910-1972), organizzato dall’Associazione Flaiano e supervisionato dal presidente Edoardo Tiboni, si è rivelata un successo, sia per la larga partecipazione che per l’elevata portata culturale, denotata da grandi artisti e da grandi opere in rassegna, a sottolineare la necessità di una città e di un’intera nazione nel trovare sfogo al bisogno di far e trasmettere cultura, caratteristica promossa in questa 16 giorni (28 giugno/14 luglio) di appuntamenti gestiti dal team del Mediamuseum di Pescara.

domenica 14 luglio 2013

IL CINEMA DI GENERE GANGSTER .......................... la carriera di uno dei protagonisti

Studiando il cinema

Il cinema gangster degli anni 30 era, in qualche modo, legato al cinema sociale, in quanto nelle pellicole annesse venivano riportate alcune delle vicende della vita quotidiana e delle bande di strada, come nel film Le notti di Chicago di Josef Von Sternberg (1927). Da questo esordio nel cinema muto, passeranno circa tre anni perché il gangster movie guadagni un certo prestigio, passaggio segnalato da film che traevano ispirazione dal crimine organizzato cresciuto durante l’epoca del “proibizionismo”, tra cui Piccolo Cesare di Mervyn LeRoy (1930) e Nemico pubblico di William Weelman (1931), fino ad arrivare a Scarface di Howard Hawks (1932). Nell’articolo che segue saranno analizzati due dei film appartenenti alle fasi successive e più mature di tale genere cinematografico, interpretati da uno degli attori più caratteristici, Robert De Niro Jr., di origini italiane da parte dei bisnonni paterni, molisani.  

                                     
Il talento sta nelle scelte (cit. Robert De Niro) ………………… questa la frase da cui è partita l’analisi relativa ad una minima parte della carriera dell’attore, regista e produttore americano, di cui il 17 agosto prossimo ricorrerà il settantesimo compleanno. Cresciuto nel quartiere newyorkese Little Italy, il giovane De Niro esordì nel mondo della settima arte nel 1965 nelle vesti di attore nel film Encounter di Norman C. Chaitin. Considerato un artista prolifico e versatile, De Niro è uno dei cavalli di battaglia della sua generazione cinematografica, di cui è uno dei maggiori interpreti. Avendo lavorato e affermatosi, tra gli anni ’70 e ’80, al fianco di rinomati registi come Sergio Leone, Martin Scorzese, Bernardo Bertolucci, ha collezionato sette candidature all’oscar, vincendolo nel 1975 e nel 1981. Vicini al cinquantenario della sua carriera, si nota come la costruzione dei suoi personaggi, delle scene, accanto ad una particolare vena comica, siano partiti proprio da una sua scelta di schierarsi davanti alla macchina da presa. Tra le sue numerose interpretazioni, spiccano quelle di ruoli gangster  rivestiti ne Il padrino – parte II di Francis Ford Coppola, in C’era una volta in America di Sergio Leone e in Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese. Concentrando l’attenzione sulle pellicole sopra elencate, si possono riscontrare due delle caratteristiche principali del carattere di De Niro, quali il carisma e l’immersione nel ruolo interpretato, particolarità che emergono sia nei panni di Don Vito Corleone della pellicola di Coppola, sia nelle vesti di Noodles prodotto del regista romano che in quelli di Jimmy Conway nel film di Scorsese. In concorso al 37° Festival di Cannes, C’era una volta in America è dalle classiche ambientazioni di tipo western ricalcate anche dalle musiche del maestro Ennio Morricone. 










Del 1984, il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo, preceduto da C’era una volta il West e Giù la testa, è tratto dal romanzo di Harry Grey dal titolo Mano Armata e si sviluppa tra la malavita organizzata della città di New York all’epoca del proibizionismo e post proibizionismo. Si tratta di un film che ricorre all’uso di flashback e forward, mostrando dapprima il protagonista all’interno della fumeria d’oppio dei cinesi e poi nel bar gestito da Fat Moe, lo stesso locale in cui viveva segretamente la passione per la bella Deborah, sorella del titolare del posto, i cui movimenti di danza destavano emozioni nel giovane David. Questo è uno degli elementi in sottofondo nel film, la storia di un amore irrealizzato per Deborah che porterà Noodles allo sfinimento e a compiere delle scelte sbagliate. Altro elemento alla base del film è il rapporto con i compagni di gioventù, con cui il nostro David instaura un rapporto giovanile basato sul rispetto. A riportare in città Noodles, scomparso per trentacinque anni per far perdere le proprie tracce, è l’elemento della curiosità, la stessa che da giovane lo portava a vivere situazioni criminali al fianco della sua combriccola, di cui ritroverà Max, ormai diventato senatore e compagno di Deborah, perdurante nella sua attività mafiosa coperta da una falsa agenzia di beccamorti. Particolare attenzione ai dettagli e alle inquadrature soggettive, a delineare un intreccio narrativo personale, contornato da un ritmo talvolta lento, specie nel ritrovamento di Max, creduto morto da David. Struttura circolare del film che torna dove era iniziato, tra i fumi dei cinesi, chiudendosi con un sorriso di De Niro, a simboleggiare l’intera narrazione come un intero ricordo e rivisitazione del passato, un momento degno di compiacimento.










Del 1990, invece, è la pellicola diretta dal regista italoamericano Martin Scorsese, candidata a 6 premi oscar. La tematica narrativa si sviluppa a Brooklyn attorno alla storia reale del pentito Henry Hill, protetto fin da piccolo dalla famiglia Lucchese, cosiddetta banda dei bravi ragazzi con a capo Paul Cicero che definisce il suo losco giro come la polizia dei criminali. Affiancato a Jimmy Conway, alias Robert De Niro e a Tommy De Vito, alias Joe Pesci, il ragazzo intraprende la carriera criminale tra furti e contrabbando, spostandosi poi sul traffico di droga in modo da allargare il giro, causa del suo arresto. Una volta scarcerato, Henry, costretto dal senso di colpa e incastrato dall’FBI, decide di deporre contro i suoi ex compagni, portandoli alla cattura da parte delle forze dell’ordine. Accanto al matrimonio con Karen, Henry si lascia prendere da futili passioni vissute con Janine e Sandy, dando così al film anche quel respiro sentimentale finalizzato a renderlo più leggero, tra i temi di criminalità, droga e mafia. Considerato il migliore dei film di Scorsese, la pellicola è avvalorata come una delle più autorevoli tra quelle riguardanti il genere gangster ed è conservata dall’anno 2000 nel National Film Registry della biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America.



In conclusione, la carriera dello stakanovista Robert De Niro può essere considerata come una scalata partita dal teatro e arrivata sul grande schermo grazie alla particolare disinvoltura e agilità artistica, dimostrata dal suo districarsi tra differenti ruoli e generi, dal gangster al pugile (Toro Scatenato, 1977), interpretazioni valorizzate dalle diverse nomination agli oscar, come quella per miglior attore non protagonista ne Il padrino – parte II d F. Ford Coppola (1974). Tra gli altri riconoscimenti vanno segnalati, indubbiamente, anche il Golden Globe ottenuto per miglior attore nel film drammatico Taxi Driver, il Golden Globe alla carriera ottenuto nel 2011 e l’oscar per miglior attore non protagonista ne Il lato positivo – Silver lennings playbook del 2013.

giovedì 11 luglio 2013

FLAIANO FILM FESTIVAL ................. anteprima nazionale al Multiplex


La quarantesima edizione della rassegna cinematografica pescarese ha dato spazio anche all’incontro con il connubio dei generi dell’avventura, azione e fantascienza, amalgamati in un unico prodotto spettacolare. Si tratta del colossal Pacific Rim di Gulliermo Del Toro, proiettato in anteprima nazionale al Multiplex Arca di Spoltore durante la serata di ieri ed in sala da oggi. Un evento all’interno dell’evento, quindi, che dà ancor più rilevanza a questa edizione speciale dell’appuntamento multiculturale dedicato ad Ennio Flaiano, deceduto nel 1972.


Analizzando la tematica del film, si nota come vengano messi in risalto gli effetti cinematografici realizzati usufruendo di imponenti macchinari dei nostri tempi, utilizzati al fine di configurare l’allestimento per lo scontro tra “mostri”. Soggetto del film è l’arrivo dei colossali mostri Kaijù, appartenenti alla tradizione cinematografica nipponica, arrivati sulla terra per terrorizzare e distruggere, attraverso un attacco yeger. Per combattere tali esseri, emersi dai fondali dell’Oceano Pacifico, il mondo ha unito le proprie forze e dato vita ad altri mostri, i Jaegers, robot alti circa 90 metri e differenziati per azione e provenienza, da USA ad Australia. Attraverso una stretta di mano neutrale, i nuovi difensori del pianeta necessitano dell’interconnessione perfetta tra due piloti o rangers, siti uno nell’emisfero celebrale destro ed uno in quello sinistro, collegati tra loro nel momento del ricordo o drift. Sul procinto dell’estinzione, la sorte dell’umanità viene affidata al leggendario Gipsy Danger, pilotato da Raleigh Becket, richiamato in servizio da Stacker Pentecost dopo cinque anni dalla perdita del fratello – copilota ed una giovane recluta di origine giapponese che si rivelerà essere la chiave della struttura narrativa, essendo in lotta per “la sua famiglia”. Tematica della vendetta, quindi, quella che partendo dalla rabbia per la perdita degli affetti familiari, si rivelerà lo scampo ai tristi ricordi del passato a cui si dà particolare rilevanza nel corso del film e dell’intera narrazione attraverso flashback e memoria. A conclusione della vicenda, si assiste all’incipit della costruzione di un denso legame nella nuova coppia di piloti, Raleigh e Mako, passati da un atteggiamento di imponenza e sicurezza dell’interno del Jaeger alla trasparenza emotiva che si lascia intravedere dall’acqua dell’oceano nella scena finale.
all'interno del Gipsy Danger


Un prodotto cinematografico significativo, reso strabiliante dal miscuglio di effetti speciali e luminosi finalizzati a renderlo maggiormente al passo con i tempi, inseriti in una scenografia tridimensionale ed una fotografia degne di nota attraverso un montaggio di tipo old/new. Distribuito dalla Warner Bros, il progetto del film è partito da una sceneggiatura di Travis Beacham, a cui si è avvicinato in un secondo momento il regista messicano. 

domenica 7 luglio 2013

FLAIANO FILM FESTIVAL ................................. l'Abruzzo nel cinema

40° Premi internazionali Ennio Flaiano

Tributo alle eccellenze cinematografiche abruzzesi durante la giornata di sabato 6 luglio, durante la quale, presso l’Arca di Spoltore, il quarantesimo festival cinematografico dedicato ad Ennio Flaiano ha dato spazio a due pellicole intrise di contributi provenienti dalla nostra regione e dalla provincia adriatica di Pescara.


















Si parte con la proiezione di Salvo, film premiato anche all’ultimo Festival di Cannes per la regia,  opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza interpretata dalla giovane attrice pescarese Sara Serraiocco. Si tratta di un film non identificabile in un genere preciso, seppur sembri che la tematica parta dalla componente mafiosa della Sicilia. Ambientata a Palermo, la pellicola affronta il travaglio della giovane Rita (Sara Serraiocco), la quale, dopo l’omicidio dei fratelli, viene imprigionata o meglio nascosta dal killer Salvo. Si assiste ad un progressivo avvicinamento di questi due protagonisti, caratterizzando il prodotto cinematografico, quindi, anche di una tematica sentimentale e amorosa che lascia spazio all’immaginazione specie nella sequenza finale, in cui i due restano immobili davanti allo spettacolo della natura. Elemento della difficoltà di amare presente nella trattazione della vicenda, visto il coinvolgimento generatosi tra i due in una prima colluttazione tale da impedire al killer di uccidere la ragazza, inizialmente cieca, fino al trauma per la perdita dei familiari. È una vicenda che va evolvendosi, dunque, sia nel legame instauratosi tra i due che culminerà nell’ultimo atto, sia nella condizione della protagonista nel progredire del suo stato. Il prodotto verte sulle motivazioni storiche di una Sicilia governata dai boss e su quelle di una passione vissuta nella mente, senza alcun sotterfugio, un amore non visibile che si coglie dalle gesta dell’uomo, affascinato dalla giovane a tal punto da decidere di prendersene cura e dagli stessi occhi della ragazza, alla ricerca costante di un rifugio al suo malessere interiore.



















Proseguendo nella celebrazione dell'arte cinematografica legata all’Abruzzo, si è potuto assistere alla proiezione del film pluripremiato Scialla, diretto da Francesco Bruni. Ad anticipare la proiezione del film, si assiste all’incontro live con i ragazzi della Caesar Productions o The Caesars, composti dagli abruzzesi Francesco Rigon, Marco PStarr Pistella e Paolo Caesar Cantoni, autori della colonna sonora del film e di tutte le musiche, realizzate insieme al rapper romano Amir Issaa.  Si tratta di un film italiano che affronta il rapporto tra un adolescente e il padre, il più premiato nell’anno 2011-2012, collezionando la vittoria di un David di Donatello, il premio David Giovani, il premio Roma Videoclip e un Nastro d’Argento. Protagonisti del soggetto del film sono l’ex docente Bruno, ritiratosi dall’insegnamento scolastico per dare ripetizioni private e il giovane Luca, un discolo scolaro alla ricerca di rispetto. Proprio questo suo ricercare di scavalcare i gradini sociali lo porterà a trovarsi coinvolto in situazioni di delinquenza, da cui però si allontanerà presto, rivelando una maturazione del personaggio, dovuta al tempo trascorso con Bruno, il quale ha da poco scoperto di essere suo padre. Si assiste alla duplice evoluzione dei personaggi e del rapporto tra padre e figlio che andrà intensificandosi tra i due durante il corso del film, in cui Bruno imparerà ad essere padre e Luca ad essere più uomo, mutando il suo atteggiamento nei confronti della società. Una sceneggiatura accattivante e una componente musicale di altissimo livello sono le caratteristiche maggiormente riscontrabili da un film che parla, in un certo senso, di amore e di scoperta, rivissuti nel rapporto che va instaurandosi tra le meraviglie della città di Roma.

Aspettando l’anteprima mondiale del film Pacific Rim di Gulliermo Del Toro, prevista per mercoledì 10 luglio sempre all’Arca, il Flaiano Film Festival 2013 continuerà tra le piazze della città adriatica con numerose proiezioni della rassegna il Flaiano in città, accanto ad incontri di notevole portata, tra cui quello con l’attrice italiana Giulia Rubini del 13 luglio in Pizza Salotto, dove si potrà assistere alla proiezione del film La banda degli onesti da lei interpretato al fianco di Totò e Peppino De Filippo.

venerdì 5 luglio 2013

FLAIANO FILM FESTIVAL ......................................... luglio comincia bene all'Arca


Si prosegue con il concorso e gli appuntamenti culturali del Multiplex di Spoltore, che hanno richiamato larga parte della cittadinanza adriatica e non solo. In particolare, durante le prime quattro giornate del mese di luglio, il pubblico ha potuto partecipare alle numerosissime proiezioni relative alle diverse sezioni del festival, a partire dai film italiani in concorso e fuori concorso, fino ad arrivare alla rassegna di cinema egiziano e polacco. Numerosi anche gli omaggi e i tributi cinematografici, tra cui quello a Giuseppe Tornatore, di cui sono stati proiettati, tra gli altri, Nuovo Cinema Paradiso e La leggenda del pianista sull’oceano. Un festival dalle larghe vedute, quindi, mosse, probabilmente, dall’entusiasmo e dalla voglia di trasmettere il contenitore culturale a livello sempre più internazionale, come ha dimostrato anche l’incontro con la direttrice artistica del festival della Bournemouth University Giulia Rodilossi, proposto al fine di interrelazionarsi con una differente cultura cinematografica e conoscerne le prospettive. Si tratta di un festival di cortometraggi che dà spazio ai giovani ed agli studenti dell’università stessa, permettendogli di scavare nel proprio intimo e carpire le proprie abilità soggettive.

































Omaggiati anche i generi cinematografici dell’opera e del musical teatrali, richiamati con la riproposizione di Jesus Christ Superstar (1973) in data 30 giugno e de Les Miserables in data 2 luglio, di cui è stato proposto l’adattamento cinematografico del 2012 relativo al musical tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo. Tematica molto forte, presente nella maggior parte dei film in rassegna, è quella della famiglia che, come nel caso del musical francese, è una famiglia acquisita, formata dal furfante Jean Valjean e la piccola orfana Cosette allevata dall’uomo come fosse sua figlia.  Tra gli altri film del concorso italiano, partendo da Itaker – vietato agli italiani e passando per Vitriol, si arriva a Pinuccio Lovero – Yes I can, realizzato, quest’ultimo, da Pippo Mezzapesa per richiamare l’attenzione pubblica, probabilmente, su uno dei complessi cimiteriali pugliesi di Bitonto. Per quanto concerne il film di Francesco Afro De Falco, invece, il focus investigativo passa sulla dimensione storica archeologica del napoletano, dove due giovani ragazzi, mossi da una ricerca per la tesi di laurea, arriveranno a scoprire i segreti nascosti relativi alle macerie della città, rendendo il documento forse un po’ pretenzioso agli occhi di un vasto pubblico. In ultima analisi, nel film “vietato agli italiani”, la dimensione narrativa è costruita attorno ad una storia di affetto ricercato misto all’imbroglio, rivissuta da un bimbo orfano di madre che viene portato da Benito in Germania con la promessa di ritrovarvi il padre. Una promessa fasulla necessaria ad ottenere il lasciapassare per il confine che, però, permetterà al piccolo Pietro di maturare e di cavarsela da solo, dopo esser venuto a contatto con la malavita locale e aver ritrovato l’affetto perduto della madre in Doina. Tra gli interpreti, anche l’attore italiano Michele Placido, interprete del truffatore Pantanò, da cui si nota una notevole capacità di immedesimazione nel personaggio. È un film che gioca, quindi, sul rapporto tra amore e pericolo, ben delineato nel montaggio introspettivo delle figure centrali e bilanciato adeguatamente con la parte musicale, costruita da Marco Biscarini e dall’abruzzese Davide Cavuti. Tematica accattivante e, forse, alquanto “noir”, richiamata anche nella proiezione de Il padrino di Francis Ford Coppola, manifesto cinematografico risalente al 1972. Si tratta dell’episodio in cui si festeggiano le nozze di Conny e Carlo, a cui partecipa anche il cantante Johnny, tornato dalla California per chiedere al padrino Don Vito Corleone di farlo inserire nel cast di un prossimo film di Woltz. Tra rappresaglie e fughe, emergono i caratteri di Sonny e del fratello Michael, il quale, dopo il massacro dei familiari, assumerà il controllo della situazione fino a diventare il nuovo padrino della casata Corleone, incarico che assumerà con fermezza e decisività.




































Tanti altri i film proposti nelle tre sale cinematografiche allestite all’Arca, tra cui anche il documentario dedicato a Carlo Verdone dal titolo Carlo!, in cui è l’attore romano a raccontarsi tra luoghi e strade della città della sua maturazione, tra cui il piccolo teatro casalingo, in cui sono nati i primi personaggi dei suoi film. Proseguendo nell’analisi dei film del concorso relativo alla nostra penisola, si arriva a Benur – un gladiatore in affitto, in cui la struttura narrativa assume una connotazione esilarante, pur trattando una tematica dello sfruttamento da parte di Sergio di un immigrato bielorusso, Milan. Motivazione passional – amorosa di fondo e andamento leggero – scorrevole rendono il prodotto apertura dell’orizzonte riflessivo di chi guarda, accompagnandolo in un viaggio alquanto drammatico, relativo ai mille impieghi del clandestino che, in cambio di rifugio e protezione, si divide tra mille settori pur di inviare denaro alla sua famiglia in Bielorussia. 

In rassegna anche Mi rifaccio vivo di Sergio Rubini e Venuto al mondo di Sergio Castellitto, a denotare una tematizzazione anche italiana a fondo dell’intero concept del Flaiano, particolareggiato anche nei prossimi incontri di domani con la pescarese Sara Serraiocco, protagonista del film Salvo di F. Grassadonia e A. Piazza e con gli abruzzesi The Ceasars, autori della colonna sonora di Scialla (Stai sereno), realizzata insieme al rapper Amir.