venerdì 31 maggio 2013

THE ANIMAL CIRCUS........................................rock night in zona tiburtina


Una serata entusiasmante e piacevole quella di mercoledì 29 Maggio, durante la quale il club rock Jailbreak di Roma, situato in via Tiburtina, ha dato spazio a giovani musicisti della scena attuale: tre i gruppi che si sono avvicendati sul palco, portandovi la propria idea di musica e di arte. La serata è stata aperta dai quattro componenti degli Animal Circus, i quali si sono mostrati da subito padroni del palcoscenico allestito per l’occasione dal team del Jailbreak. È l’idea del rock ad accomunare i quattro musicisti, prossimi al debutto discografico, fissato per il 25 Giugno con l’album Live, Love Laugh!, in cui saranno raccolti i loro primi brani d’autore.

I pezzi non nascono da uno studio dello strumento, né da una particolare dedizione, bensì da intuizioni singole di ogni componente della band che trova il giusto connotato musicale dal confronto con gli altri. Il progetto musicale in atto e ogni singolo brano finora inciso sono il risultato della condivisione, per cui ognuno è pari al 25% del risultato finale (cit. Patrizio Pratesi). I testi, esclusivamente in lingua inglese, nascono dalle parole del cantante Carlo, il quale può contare sull’attenzione alle melodie vocali da parte di Alessandro, bassista. Uno spirito intenso di collaborazione, come si nota dallo stesso intersecarsi sul palco, frutto di un impegno costante e di elevata passione. Impegno e passione, quindi, sono le caratteristiche evidenti nella formazione romana, meritevole di fiducia da parte dei cultori del genere rock e del pubblico capitolino e non. Ogni canzone nasce dall’emozione interna e dall’istinto (cit. Alessandro Tancredi), per cui tutto il vissuto è preso come spunto per scrivere un pezzo ed elaborarci attorno una melodia da strutturare, come fosse un motivetto da canticchiare continuamente e condividere. La parola chiave della composizione dei brani è spontaneità ( cit. Carlo Bonanni), in quanto tutto nasce in maniera molto diretta e dalla fusione di idee diverse, attraverso le agevolazioni dei nuovi sistemi di comunicazione, quali cellulari, chiavette usb, e-mail e quant’altro. La canzone è sentita come uno sfogo alle esperienze negative della vita quotidiana, artefici del grido rock di questi ragazzi, variabile da stile hard-rock e deciso ad uno più cauto e talvolta riflessivo di tipo pop-rock. Una notevole incisività ritmica è data dalle percussioni di Tiziano, il quale fa buon uso del suo orecchio musicale per far conciliare il tutto, un intero progetto da portare avanti con dedizione, nonostante possa comportar fatica, in cui ognuno è un pilastro portante e dà il suo a prescindere, per passione (cit. Tiziano Pratesi).





























Focalizzando l’indagine sull’esibizione, è stato possibile ascoltare numerosi tra i pezzi del repertorio della band, eseguiti con emozione e immersione artistico - esecutiva, garantite anche dal coinvolgimento del pubblico presente. Passando da brani maggiormente melodici e musicalizzati da basso e chitarra ad altri più scanditi sul fronte ritmico, i musicisti hanno identificato l’apertura della serata come una rassegna di originalità del genere rock, eseguendo esclusivamente brani propri e autoriali. Tutto sembra funzionare come un grande macchinario, in cui ogni pezzo è indispensabile all’altro: i riff intensi e scatenati della chitarra di Patrizio segnalano le melodie che vanno a rapportarsi alla strutturazione dei pezzi data dal basso di Alessandro, entrambi dediti all’accompagnamento e al contorno della vocalità di Carlo. Il tutto è stato poi scandito a livello ritmico da Tiziano, il quale si mostra capace di equiparare le strumentazioni a corda dei compagni con la voce del cantante. 


domenica 26 maggio 2013

MELTING PORT ................................................ il nuovo porto d'arte a Roma



La serata di giovedì 23 Maggio si è configurata come un omaggio all'arte ed ancor più come la rivendicazione necessaria del bisogno di trovare un luogo in cui poter trasmettere liberamente il proprio far arte. Presso la sfavillante location della discoteca Qube, situata nella zona romana tiburtina/portonaccio, si è potuto assistere, infatti, ad un miscuglio vero e proprio di forme artistiche, da fotografia a teatro, passando dalla musica.
Per quanto concerne la parte musicale, tanti i gruppi esibitisi durante la serata sul palcoscenico allestito nella sala del pian terreno, tra cui formazioni cover e tributo a grandi gruppi della musica internazionale, accanto a giovani artisti e a gruppi rock originali.
La parola d'ordine è condivisione, raggiunta mettendo al centro dell'esibizione il pubblico, come se i riflettori si spostassero dal palco in pista, riuscendo a farlo sentire parte dello spettacolo allestito grazie ad un'attenta e minuziosa organizzazione, a cui hanno collaborato in tanti per permetterne la riuscita e la trasmissione del messaggio largo ai giovani, insito nello show (cit. Emanuele Scalabrella). Mentre il piano superiore ha ospitato lo spettacolo teatrale della compagnia I Punti G, tra le varie partizioni della serata-evento relative alla sfera musicale, spicca per coinvolgimento e partecipazione l'ultima parte dell'appuntamento multi – culturale live sul palco, seguita poi dai setting di vari disk jokey di stile rock, commerciale anni '90 e 2000, fino ad arrivare alle varianti elettroniche e minimal. I presenti hanno potuto assistere, infatti, all'esibizione del gruppo romano Blooming Iris, composto da cinque elementi e di stile prettamente alternative – rock, un sound poderoso che si evince dai brani cantati da Nicolò Capozza, esibitosi con Daniele Razzicchia, Giordano Valdarchi, Guglielmo Sacco e Fabrizio Avizzano prima di lasciare il palco ai Wasting Light, tribute band dei Foo Fighters.




Photo by Pier Giorgio Antonelli













Occhi puntati sull'ultima formazione live della serata, quella de l'Orchestra dei Sassi, gruppo rock promotore principale del progetto Melting Port, appartenente alla scena musicale romana. I Sassi hanno proposto in anteprima il loro ultimo pezzo Amamamì, accompagnato dalla proiezione del videoclip sugli schermi retrostanti, il primo realizzato dalla band, un prodotto curato sia musicalmente che scenograficamente. Sorprendente anche l'arrivo sul palco di due dei personaggi del soggetto del videoclip, ingresso finalizzato a sottolineare la trasmissione del messaggio di amore insito, sentimento che dovrebbe superare ogni differenza sociale e culturale. 
Photo by Pier Giorgio Antonelli



Photo by Pier Giorgio Antonelli

















E' stato possibile riscontrare talento compositivo ed esecutivo anche nel pezzo Sugorossi, brano in cui la voce di Francesco Scalabrella diventa il rifugio della duplice condizione umana di esserci e non esserci che, in qualche modo, ricorda la filosofia esistenzialista e l'opera Hamlet di Shakespeare. A scandire il ritmo dei pezzi ci ha pensato Stefano Palena, il quale ne ha agevolato, talvolta, anche la parte vocale in veste di corista, così come il pianista Davide Vacatello, distintosi anche al basso, caratteristica, questa, che denota una delle particolarità del gruppo: la versatilità e il sapersi destreggiare tra vari strumenti, così come lo stesso Francesco, avvicendatosi tra basso e tastiere. Ad incentivare le melodie ci ha pensato, invece, la chitarra di Emanuele Scalabrella, deciso e sistematico anche nell'esecuzione vocale, tra funzione di corista e di solista. 
I pezzi nascono in sala prove, prendendo spunto dalle molteplici intuizioni di tutti e quattro (cit. Francesco Scalabrella), decisi a portare avanti il loro progetto musico - professionale. Hanno fatto della musica una vera e propria professione, infatti, essendo anche insegnanti presso la scuola Comusic, luogo in cui vengono a contatto con disparate situazioni musicali e formulano le basi per la composizione.
Photo by Pier Giorgio Antonelli


In ultima analisi, la buona conduzione e l'attenta organizzazione del nuovo porto artistico targato Ods hanno fatto si che l'evento assumesse connotazione rilevante, gratificata dalla buona riuscita e dalla partecipazione attiva degli spettatori, motivando così i giovani musicisti a proseguire nel progetto e renderlo ancor più impeccabile.


domenica 19 maggio 2013

IL TRENO HA FISCHIATO.....................................nuova produzione al Teatro Millelire



Tratto dalla novella pirandelliana, Il treno ha fischiato è in scena fino ad oggi al Teatro Millelire di Roma con la regia di Antonio Diana e la supervisione artistica di Lorenzo De Feo. Una nuova produzione targata Millelire che, ancor una volta, affascina il pubblico coinvolgendolo e stimolandolo alla riflessione. Un omaggio a Pirandello, quindi, rivisitato, però, in chiave moderna attraverso delle musiche significative, prodotte dal gruppo americano DLD finalizzate a rendere lo show sul set teatrale del gioiellino di Prati un concerto di voci vero e proprio, voci che, oltre a servirsi di una dialettica interpretativa eccellente, mostrano una degna propensione musicale ed esecutiva.
Il set

Sono quelle di Antonio Lupi, il quale si dedica per lo più alle enunciazioni riflessive, di Antonio Diana, il quale fa uso della sua maggior poderosità nelle sequenze esclamative, di Mariano Riccio e di Arianna Luzi, delicata e carica di passione anche nelle scene di ballo. Si tratta di voci che contornano la vicenda principale e ne raccontano le particolarità, quella della presunta pazzia dell’impiegato Belluca, interpretato da Alessio Spirito e messo al centro tra i quattro narratori come fosse in un limbo: si tratta del protagonista che, però, è come se non avesse voce in capitolo, come fosse una marionetta. E’ mosso, infatti, dalla voce dei quattro narratori, distinguendosi anche per i movimenti coreografici che, talvolta, esegue insieme ad Arianna, destando emozioni intense al pubblico sia per le esclamazioni descrittive di Antonio Diana, reduce dal successo di Abbascio a grotta, sia per la mera capacità narrativa di Antonio Lupi e Mariano Riccio, tonalità addolcite, infine, dalla pura e fresca vocalità di Arianna Luzi, diligente nel bilanciare le variazioni gravi con quelle acute. Luogo e tempo imprecisati nel rispetto della scena teatrale, nella quale si nasconde una profonda metafora che colpisce la riflessione dei presenti: quella del treno inteso come luogo di fuga e di perdizione.
Coreografie

E’ proprio quando il Belluca sente il fischio di un treno dall’ospizio che il suo animo ritrova una speranza, quella di viaggiare con il pensiero lontano da ogni prospettiva di vita negativa e ritrovare pace e gioia. Il fischio scuote il nostro personaggio a ribellarsi allo squallore della vita, alle angherie del suo datore di lavoro e ai cattivi atteggiamenti delle persone a lui intorno. Rivelandosi una messa in scena in cui vanno a fondersi diverse manifestazioni artistiche, quali letteratura, danza e musica, lo spettacolo si avvale anche di una buona dialettica degli interpreti e sembra preannunciare un nuovo successo per il regista e per l’associazione Millelire.

martedì 14 maggio 2013

LA SOLITUDINE DEL RE..................................memoria e omaggio nel ricordo romano



Il 13 Maggio 2013, pochissimi giorni dopo la giornata dedicata alla memoria di Aldo Moro, ricorrenza fissata per il giorno 9 maggio, il Teatro Millelire di Roma si veste di commozione e omaggio in onore del presidente e fondatore del partito DC. In scena il monologo espressivo di Mauro Monni, in questo caso più uomo che attore, il quale percorre in maniera  aulica e narrativa i momenti salienti dei 55 giorni di prigionia del politico, segregato dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse. Partendo dalla presentazione del personaggio, l’attore-regista ne mette in luce i turbamenti esistenziali partiti dalla sua coscienza, in un tono che passa da colloquiale, scandito nei momenti di mera narrazione storica dei fatti a quello aulico ed enunciativo dei momenti riflessivi e ancora di più in quello iniziale che riporta ad uno dei processi per cui Aldo Moro fu condannato ad un destino atroce.


















Una pagina di storia quella tracciata dall’interpretazione esaustiva dell’attore, il quale beneficia anche del particolare momento creato dalle musiche significative composte da Marco Lamioni e dei video in prospettiva montati dal regista Paul Cameron, a delineare una situazione il più realistica possibile, seppur sia cruda, come quella che ha sconvolto tutta la penisola italiana nel maggio del 1978. Una vicenda avvolta ancora oggi da un lugubre mistero, come testimoniano le voci della moglie di Moro e della scorta in sottofondo, a sottolineare ancor più quello smarrimento e quella indignazione verso il crimine commesso. Un colpo di Stato che ha visto coinvolti molti esponenti politici, tra cui anche Giulio Andreotti, destinatario di alcune lettere che Moro scrisse durante il periodo di reclusione. Un memoriale che diventa l’unica fonte di verità sul sequestro Moro e l’unico obiettivo dei terroristi, mossi dalla paura che il presidente abbia svelato tutto, perché nulla può ostacolare la penna di un uomo abbandonato al proprio destino, un re solo.












Da qui il titolo della messa in scena drammatico – realistica, di cui si nota un colorito significativo, grazie al doppio set sulla stessa scena, quello dell’aula – poltrona – nascondiglio e quello del    leggio – narrazione e all’illuminazione predisposta ad indagare nell’animo del protagonista e degli spettatori, mossi ad un’autoanalisi interiore stimolata dalla freschezza della tonalità dell’attore, coinvolto ma presumibilmente distaccato dai fatti. Si tratta di fatti che, raccontati quasi a singhiozzo nel destare emozione e sconforto nei presenti, hanno sconvolto l’opinione pubblica e continuano a toccare il cuore degli italiani, come dimostra la risonanza della serata stessa, nella speranza che non si ripetano per nessuna ragione.

domenica 12 maggio 2013

MASH ROME FILM FEST..................................mash-up e remix a Roma



Si è conclusa ieri sera la seconda edizione del Mash Rome Film Fest, tenutosi presso la città capitolina tra due principali location, quella del Museo d'Arte Contemporanea Macro e dell'Aranciera di San Sisto. Un festival tutto romano, fatto in casa quindi e diretto da Mariangela Matarozzo e Alessandra Lo Russo, ideatrici e fondatrici dell'associazione culturale Mash Rome, mostratesi disponibili all'interazione con il pubblico. Durante la cerimonia di apertura del 7 Maggio il regista ungherese Gyorgy Palfi ha proposto il suo film di tipo mash - up dal titolo Final Cut – Ladies and Gentleman, presentato all'ultimo festival di Cannes. Delle oltre 1000 opere ricevute, cento quelle presentate a partire dall'8 Maggio, provenienti da tutto il mondo e accuratamente selezionate dal comitato artistico di Mash Rome. 

Una rassegna intesa, quindi, alla promozione del Remix e del Mash Up cinematografici, quali mezzi capaci di esprimere le nuove forme di sperimentazione artistica, attraverso un collage ad impatto audio – visivo. Quello che si vuole promuovere è un melting pot, un incontro tra diversi generi cinematografici e espressioni artistiche di sperimentazione, il tutto corredato da una particolare attenzione musicale nei prodotti trasmessi, appartenenti alle categorie documentary, mash prime, music, remix, experimental, lyrical e animation. Si tratta di opere originali che esprimono nuove tendenze, aprendosi a nuovi orizzonti e offrendo possibili sguardi diversi. In particolare, i mash prime sono video che raccontano una o più storie, realizzati combinando differenti generi, spazianti dal dramma alla commedia e passando dall'horror al musical.
Video art e opere astratte appartenenti agli experimental, video caratterizzati dall'assenza di linearità narrativa, realizzati con nuove idee e nuovi mezzi tecnici. Simili a questi ultimi i video della categoria remix che, come lascia intuire il nome stesso, sono realizzati mescolando ed unendo elementi provenienti da sorgenti diverse. Questo assemblaggio dà vita ad una nuova opera con carattere originale, ottenuto mescolando le derivazioni selezionate.

Diversi anche gli appuntamenti con la musica internazionale tra gli eventi speciali, come quello del concerto art – jazz dei Pollock Project, trio formato da Marco Testoni, Max Di Loreto e Simone Salza, un video – concerto in cui le atmosfere jazz vengono sollecitate dal violino di Cecilia Silvieri. Quella che si è creata è un'entusiasmante forma di dialogo tra video e musica, tesi a sorprendere lo spettatore con immagini sensazionali. Spazio anche al tema Queer nella rassegna omonima del Mash Rome Film Fest, già inaugurata lo scorso anno e riproposta con una selezione accurata di film, tra cui Dirty Laundry e I've just begun. Ad esibirsi, dalle ore 24,00 di venerdì 10 maggio, sono stati i Discofunken, gruppo che fonde i generi electrofunk e musica eurodance, ad anticipare l'ultimo appuntamento musicale di sabato 11 con Chris Evans, esponente del progetto musicale Ithaca Audio, società musicale inglese. Tra gli altri eventi speciali di questi quattro giorni multi – culturale, tra la cerimonia d'apertura del 7 e chiusura dell'11, l'appuntamento del 9 Maggio Panel Remix is Everywhere, tenutosi presso l'Accademia di Spagna, seguito da Focus Madatac all'istituto Cervantes.

Tra gli altri ospiti internazionali, oltre a Gyorgy Palfi, anche Carlos Amorales, figura clou del mondo del remix, lo spagnolo Iury Lech, direttore di Madatac e il regista Horkay Istvan. Il vincitore della prima edizione del festival Eric Patrick è, invece, tra i giurati insieme alla regista sicula Roberta Torre, il conduttore radiofonico Filippo Firli, Roy Menarini, direttore della rivista Cinergie, Roberto Silvestri, Simone Bracci, Gianluca Arcopinto e Didier Feldmann, tutte personalità illustri a cui è dato l'arduo compito di selezionare i migliori tra i prodotti cinematografici presentati, frutto di ingegno e impegno.