venerdì 26 aprile 2013

HAPPY NEW FEAR......................................duplice riflessione al Teatro Millelire



È in scena dal 23 aprile e proseguirà con le repliche fino a domenica  28 lo spettacolo del genovese Davide Mancini Happy New Fear, portato al Teatro Millelire di Roma dal giovane attore ligure, interprete e regista avvalsosi della collaborazione di Angela Ciaburri, affiancato sul set scenico dagli Psycho Radio. Si tratta di un duo musicale composto da Fabio Contu alle percussioni e Guglielmo Cassinelli alla chitarra che hanno accompagnato l'attore in questo  concerto-spettacolo dal vivo che spazia dai toni jazz alle atmosfere blues, toccandone i versanti rock e soul.  
 

Partendo dall’analisi del tema della messa in scena, sorge spontaneo definirne la base narrativa di valore storico: sullo sfondo una trasmissione radiofonica a far da contorno alle parole che dovrebbero stimolare la riflessione degli ascoltatori sulle problematiche del sistema. Sembra un rimando alle classiche narrazioni storiche degli anni ’70, in cui era proprio la radio ad accompagnare i momenti del malcontento cittadino causato dalla trasformazione in atto nella società e dalla crisi economica, sociale e politica. Nonostante, dunque, il tema sia ripreso dalla tradizione storica italiana, lo spettacolo non manca di originalità nell’interpretazione di Davide Mancini nei panni di un conduttore, un ragazzo ridotto alla meno peggio o forse soltanto un uomo, costretto ad attraversare questo momento problematico. Lo speaker radiofonico è il filo conduttore dello spettacolo. Diversi, infatti, sono i ruoli interpretati: un barbone, un giovane ubriaco alla festa di addio al celibato dell'amico, il giovane ansioso alle prese con il colloquio di lavoro. Tutto portato avanti con una buona interpretazione.
Conduzione radio

Ridotto alla meno peggio





























Quello che emerge dal testo è un'analisi sulla società moderna, un'analisi non troppo ottimista ma che comunque, riesce ad ironizzare sulla situazione e a far sorridere gli spettatori, coinvolti e partecipi allo show. Anche grazie all’organizzazione del teatro ospitante, sito nei pressi del quartiere prati, l’illuminazione e l’apporto audio risultano ben bilanciati e utili ad indagare nell’animo dell’attore che poi diventa quello di un’intera collettività nazionale, colpita dal momento di crisi post – industrializzazione, permettendo agli spettatori di restare concentrati sul prodotto teatrale in scena.
Il grido di libertà

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