lunedì 29 aprile 2013

SORELLE.................................................il legame familiare si condensa nei ricordi



L’ultima rappresentazione all’Accènto Teatro di Roma può essere considerata soddisfacente e ben riuscita, visto il coinvolgimento emotivo ottenuto nel pubblico accorso in quantità considerevole. È andato in scena Sorelle, tragi-comedy che evidenzia il rapporto familiare tra due donne alle prese con una trattativa di vendita e riguardante l’eredità che spetta loro. Spettacolo non manca di far sorridere, emozionare e toccare nell’animo chi vi ha assistito.


Separate da giovanissime, Lisa ed Emma si ritrovano una davanti all’altra nello studio notarile o forse a casa per concordare la vendita dell’immobile. Lisa, interpretata da Shara Guandalini, è la classica donna conservatrice e dalle buone maniere, rimasta vicino alla zia per tutto il tempo fino alla morte, mentre Emma, portata in scena da Simona Zilli, è una top manager da sempre in giro per il mondo accanto al padre, attualmente incinta. Turbate dalla perdita della madre e dal continuo naufragare in terra, le due si ritroveranno a fare i conti con il loro passato, cercando di liberarsene o di conservarlo, accettandolo. La scena è pervasa dai continui flashback e narrazioni al contrario della vita delle due sin da quando erano bimbe e se ne capisce lo stato d’animo, evidenziato ancor di più dal relazionarsi con il pubblico, anche stando in mezzo alla platea stessa. Autrici ed interpreti di uno spettacolo originale e vero, scritto nel 2010 e curato dalla regia di Pascal La Delfa, portato a Testaccio dal 19 al 28 aprile per regalare un momento di ironia su una bella realtà, come può essere una gravidanza.

La casa paterna è il luogo della loro infanzia e perciò avrebbero deciso di venderla ma mentre attendono il notaio i ricordi sembrano riaffiorare nei loro cuori e, anche solo per un attimo, portarle verso altre soluzioni. I dialoghi, arricchiti da variazioni di tono e dialettiche, sono carichi di entusiasmo e nascono dalla realtà pura e semplice, essendo una delle attrici, la Zilli, realmente  incinta all’ottavo mese di gravidanza. Le realtà che vengono messe davanti al pubblico sono molteplici e riescono a catturarlo, grazie anche all’interpretazione curata nei minimi dettagli dalle due, una il risvolto della medaglia dell’altra, come fossero messe di fronte ad uno specchio che indaga nei loro animi, permettendone, talvolta, lo scambio di ruoli, sia nell’impiego lavorativo che nella vita privata, sottolineata dall’imminente matrimonio di una o forse anche dell’altra.


Proprio questa è la magia dello spettacolo: il lasciare, cioè, lo spettatore con il sapore acre o dolciastro in bocca di chi vorrebbe sapere di più e vedere come andrà a finire, accattivandolo per i successivi appuntamenti. Elemento principale dell’ironico e del comico, quindi, seppur parta tutto da una tragedia, come lo sgretolarsi della famiglia, giungendo ad un finale sorprendente ed efficace, gratificato dai numerosi applausi dei presenti.

venerdì 26 aprile 2013

HAPPY NEW FEAR......................................duplice riflessione al Teatro Millelire



È in scena dal 23 aprile e proseguirà con le repliche fino a domenica  28 lo spettacolo del genovese Davide Mancini Happy New Fear, portato al Teatro Millelire di Roma dal giovane attore ligure, interprete e regista avvalsosi della collaborazione di Angela Ciaburri, affiancato sul set scenico dagli Psycho Radio. Si tratta di un duo musicale composto da Fabio Contu alle percussioni e Guglielmo Cassinelli alla chitarra che hanno accompagnato l'attore in questo  concerto-spettacolo dal vivo che spazia dai toni jazz alle atmosfere blues, toccandone i versanti rock e soul.  
 

Partendo dall’analisi del tema della messa in scena, sorge spontaneo definirne la base narrativa di valore storico: sullo sfondo una trasmissione radiofonica a far da contorno alle parole che dovrebbero stimolare la riflessione degli ascoltatori sulle problematiche del sistema. Sembra un rimando alle classiche narrazioni storiche degli anni ’70, in cui era proprio la radio ad accompagnare i momenti del malcontento cittadino causato dalla trasformazione in atto nella società e dalla crisi economica, sociale e politica. Nonostante, dunque, il tema sia ripreso dalla tradizione storica italiana, lo spettacolo non manca di originalità nell’interpretazione di Davide Mancini nei panni di un conduttore, un ragazzo ridotto alla meno peggio o forse soltanto un uomo, costretto ad attraversare questo momento problematico. Lo speaker radiofonico è il filo conduttore dello spettacolo. Diversi, infatti, sono i ruoli interpretati: un barbone, un giovane ubriaco alla festa di addio al celibato dell'amico, il giovane ansioso alle prese con il colloquio di lavoro. Tutto portato avanti con una buona interpretazione.
Conduzione radio

Ridotto alla meno peggio





























Quello che emerge dal testo è un'analisi sulla società moderna, un'analisi non troppo ottimista ma che comunque, riesce ad ironizzare sulla situazione e a far sorridere gli spettatori, coinvolti e partecipi allo show. Anche grazie all’organizzazione del teatro ospitante, sito nei pressi del quartiere prati, l’illuminazione e l’apporto audio risultano ben bilanciati e utili ad indagare nell’animo dell’attore che poi diventa quello di un’intera collettività nazionale, colpita dal momento di crisi post – industrializzazione, permettendo agli spettatori di restare concentrati sul prodotto teatrale in scena.
Il grido di libertà

giovedì 25 aprile 2013

STREET DANCE 2..................................................passione e sentimento nell'incontro di due realtà



La street dance non è solo un modo di ballare alla moda ma anche una disciplina e una competizione allo stremo. Nel pezzo che segue verrà analizzato, a tal proposito, il film tedesco Street Dance 2 del 2012, una commedia musicale carica di sentimento in cui viene percorsa la maturazione verso il ruolo di leader di Ash, alias Falk Hentschell.
Il ragazzo dei Pop Corn ........ Ash












Dopo essere stato umiliato da Vince, capo degli Invincible, crew campione europea di street dance, il giovane ragazzo dei pop corn viene convinto da Eddie a concentrarsi su un arduo progetto: quello di formare una propria crew e di battersi con le migliori formazioni di ballo d’Europa al Final Flash di Parigi. Inizia da questo obiettivo il viaggio dei due per assemblare i migliori ballerini del pianeta e convincerli ad unirsi per lo scopo, passando anche per l’oriente e per l’Italia. La crew comincia, quindi, a prender forma e tra momenti acrobatici di danza arriverà a toccare anche le città latine, dove Ash incontra Eva, alias Sofia Boutella, passionale e sensuale ballerina di salsa, tango e quant’altro: l’ingrediente mancante, secondo Ash, il quale vorrebbe fare della sua danza qualcosa che non si è mai visto, un mix tra il ballo da strada e i balli latini, dando vita così alla fusion. Dopo aver convinto la donna nel perseguire l’obiettivo di conquista del primato europeo, Ash sarà alla guida di un gruppo compatto di ballerini e inizierà a ballare con il cuore e non con la testa. La narrazione tocca anche la passione amorosa creatasi tra Ash ed Eva, i quali sono espressione di due mondi diversi e due modi di ballare che, apparentemente, faticano ad incontrarsi ma che li porterà al trionfo contro Vince.
Ingrediente mancante






Balla con il cuore








Colori brillanti e musiche da urlo fanno di contorno ad un fresco montaggio strabiliante che pone la storia amorosa dei due protagonisti in dissolvenza narrativa tra le performance e la preparazione dello show in costruzione. Al pari della saga di Step up, il prodotto cinematografico, seppur sia molto leggero, sembra essere un omaggio all’arte ed in particolare alla danza, un percorrere la propria individualità di ballerino, non solo focalizzandosi sull’esibizione ma anche sull’interiorità dell’animo dei personaggi centrali. 
Inquadratura stretta.....interiorità

Accanto ad una scenografia significativa, la scena è amplificata dall’uso di flash luminosi multipli, adoperati, probabilmente, per dare una larga veduta a più campi, anche grazie all’utilizzo di inquadrature a campi lunghi e raramente strette, soltanto nell’analisi introspettiva dello stato d’animo di Ash ed Eva, protagonisti dell’incontro di due mondi diversi uniti da un’unica passione, quella del ballare per sognare, ballare per vivere, ballare per amare.

domenica 21 aprile 2013

CIPOLLE PER IL MIO MARINAIO.................emotività e sentimenti femminili al Teatro Millelire



Lo spettacolo, scritto da Angelo Zito e interpretato da Katia Nani, si concentra sulla crisi di una donna in un perenne stato di confusione per l’attesa del ritorno del suo marinaio, ormai disperso da molto tempo. Il filo narrativo è tutto qui, la confusione e le mille domande che si pone l’attrice, cercando di trovarvi risposta lungo il suo monologo, un dialogo con se stessa alla ricerca del come e del perché il suo marinaio non torni da lei. A tenere su questa narrazione, è l’immagine di una cipolla rossa, o meglio di cipolle da preparare per l’uomo, tanto atteso dall’attrice che finisce per perdersi davanti ad un ipotetico pubblico come se si trovasse in un camerino teatrale.


La riflessione, quindi, pare essere insita nella messa in scena ed è un passaggio dallo stato di disperazione della donna ad un momento di delusione per il sopraggiungere di una voce fuori campo, al di là della tenda, quella dello stesso autore del testo teatrale, vincitore del premio Fersen nel 2008. È la voce del marinaio che torna dalla sua lunga navigata per assaporare il piatto che gli ha preparato la compagna, apportando allo spettacolo il colpo di scena mancante a spezzare il coinvolgimento emotivo destato dalla trasmissione dell’animo dell’attrice, a cui viene tolto, anche se solo per un momento, il ruolo di protagonista.

Accostamento inevitabile al dramma di Penelope in attesa del ritorno del suo Ulisse da Troia e excursus storico rendono lo spettacolo degno di nota per il coinvolgimento emotivo ricercato, per il delicato momento di condivisione dello stato di ansia e per il setting teatrale costruito attorno ad una brava attrice che dà se stessa al suo pubblico, ipotetico e reale.


Le tematiche evidenziate che riportano a Penelope di Itaca, qui rimodernizzata, a render tutto un denso trascorso di finzione ed emozione, sono quelle di abbandono e delusione, netto egoismo del marinaio, caratteristica che porta la protagonista ad una sorta di disprezzo, unite all’egocentrismo della donna che fa della sua vita sentimentale una messa in scena teatrale, il tutto corollato da un senso di amore di fondo, possibile artefice del malessere della protagonista, portato sul palcoscenico del Teatro Millelire che riconferma, ancora una volta, la sua propensione a promuovere gli spettacoli della città capitolina significativi e intensi.

sabato 20 aprile 2013

ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL 2013.......................conferimento dei RIFF Awards



E’ trascorsa poco più di una settimana dalla chiusura del RIFF, Rome independent film festival giunto alla sua dodicesima edizione e tenutosi presso il Nuovo Cinema Aquila della zona Pigneto. Record di presenze e di incassi con più di 120 opere cinematografiche in concorso per il festival curato da Fabrizio  Ferrari, una summa artistica che ha raccolto contributi provenienti da oltre 40 paesi oggetto dei documentari, cortometraggi e lungometraggi. A conferire i premi, l’attenta Giuria Internazionale composta dal francese Pascale Faure, responsabile cortometraggi Canal +, Philippe Kreuzer, Heinz Hermanns, direttore del festival berlinese Interfilm.  Tra gli altri i produttori David Pope e Agostino Ferrante, le registe Emma Rossi Landi e Wilma Labate, insieme a Fiamma Arditi, presidente del Festival Without Borders, Beatrice Coletti, il regista Christian Carmosino, il musicista Tommaso Piotta e l’attore Nicolas Vaporidis. A chiudere lo schieramento dei 15  giurati scelti il critico cinematografico e giornalista Franco Montini, Victoria Pistoia dell’ufficio casting Sosia&Pistoia e il direttore del Nuovo Cinema Aquila Fabio Meloni, esponente della Fabian Art Society.
La serata di premiazione presso l'Animal Social Club

Tra i RIFF Awards assegnati, il cui valore totale ammonta a circa 50.000 euro, quelli ai miglior lungometraggi della sezione Italia, conferiti ex-aequo a Transeuropae Hotel di Luigi Cinque e ad Aquadro di Stefano Lodovichi. Per la sezione internazionale, il premio per miglior cortometraggio è andato a Column di Ujkan Hysaj, mentre quello per miglior film documentario è stato conferito a Mapa dello spagnolo León Siminiani. Miglior attrice sezione lungometraggi internazionali è Melanie Thierry per Ombline, film francese di Stephane Cazes vincitore del premio miglior lungometraggio internazionale. Tornando alla nostra penisola, i RIFF  Awards per miglior cortometraggio e per miglior film documentario sono stati consegnati, rispettivamente, a Vito Palmieri per Matilde e a La valle dello Jato di Caterina Monzani e Sergio Vega Borrego. L’italiana Giorgia Cardaci è stata la vincitrice del premio per miglior attrice lungometraggi italiani per l’interpretazione in L’ultima foglia di Leonardo Frosina, mentre due menzioni speciali sono andate al film italiano di Luca Scivoletto Con quella faccia da straniera – il viaggio di Maria Occhipinti e al film americano The Suffering Grasses di Iara Lee. Procedendo nella rassegna dei premi assegnati, si arriva a quelli per miglior cortometraggio studenti e per miglior cortometraggio d’animazione, il primo assegnato allo slovacco Teodor Kuhn per Momo e il secondo al colombiano Sergio Mejia Forero per Animalario. Un’ulteriore menzione è andata all’opera greca dal titolo Nicoleta di Sonia Liza Kenterman, il premio per miglior soggetto per sceneggiature di lungometraggio (Premio Fabrique du Cinema) è stato conferito a Massimiliano De Angelis per L’invito, mentre quello alla miglior sceneggiatura per cortometraggio (Premio Factotum Art) è andato a Marco Tosti per Primo.
Miglior lungometraggio Italia
Miglior lungometraggio Italia ex aequo













Miglior attrice
M
iglior lungometraggio internazionale


In conclusione, ciò che è stato possibile reperire dall’intero svolgimento di questo dodicesimo appuntamento con il cinema indipendente a Roma consiste in una grande partecipazione della cittadinanza romana e non, avvalorata anche dalla presenza di ospiti internazionali, unita ad un grande coinvolgimento creatosi durante gli incontri tenutisi presso la location stessa. Grande la soddisfazione dei registi ed autori che hanno potuto presentare le loro opere al grande pubblico e alla stampa, nonché degli attori stessi, alcuni per la prima volta sul grande schermo. Si tratta, essenzialmente, di opere che hanno fornito lo stimolo ad allargare l’orizzonte visivo e l’attento occhio cinematografico anche ad altre situazioni, dando in tal modo anche alle storie e situazioni territoriali raccontate uno spessore rilevante, meccanismo degno del mondo stesso della settima arte.



lunedì 15 aprile 2013

SPACE BUGS............................................Funky Revolution al Revolver Live Club



Tra gli eventi romani del weekend appena trascorso, quello della serata di Sabato 13 aprile tenutosi presso il Revolver Live Club di via Tiburtina, open – space di circa 200 metri quadri che ha ospitato sul palco tre formazioni dell’orizzonte musicale capitolino. I New Sound Express, provenienti da Roma e attivi da aprile 2010, percorrono orizzonti rock, indie ed alternative, proponendo brani originali al pubblico e trasmettendo emozioni. Debutto discografico per Giacomo Tavernese, Federico Ciancabilla, Giulio Fasciolo, Valerio Baldassarre e Riccardo Adamo risalente a novembre del 2011, anno in cui hanno partecipato anche ad un festival musicale, giungendo in finale. 

Gli Inbred Knucklehead, invece, hanno una provenienza svariata, giungendo dalla capitale, dalla California e dalla Svizzera e, attraverso una buona dose di carica incisiva fine all’esibizione, riescono ad appagare i presenti divertendoli. Attivi sulla scena dal 2008 ed etichettati da Marte Label nel debutto discografico del 2010, i quattro componenti del gruppo  spaziano dall’Hardcore al Funk, passando per Country e Ska, orizzonti musicali strutturati dal basso del cantante Mike Botula, ritmati dalle percussioni di Dario Sacco e scanditi nelle melodie dalla chitarra di Kristian Hansen. Tra le influenze musicali denotate nella formazione, quella dei Red Hot Chili Peppers e dei Metallica, a denotare l’afflusso di generi, riscontrabile anche nelle vocalità Rap tracciate da Marco Vallini.





























Occhi puntati sulla performance dell’ultimo gruppo della serata, quello degli Space Bugs, band funky multi – etnica tornata ad esibirsi a Roma dopo circa sette mesi di assenza. Reduci dal tour americano, i musicisti hanno confermato la loro energia esecutiva e diligenza musicale, affiancando ai brani del disco Junk Cereal anche alcuni pezzi rivisitati in veste cover, tra cui Play that funky music del gruppo statunitense Wild Cherry e Standing on the Verge dei Parliament Funkadelic. Diverse anche le altre variazioni ai pezzi originali appartenenti al disco autoprodotto, tra cui quella del finale lungo di Pulp Circus, in cui la voce di Daniele Calabrò ha confermato la sua valenza interpretativa, affiancato dalle melodie delle chitarre di Marco Zitelli e Leandro Fiacco, da cui si nota l’incentivazione sistematica dei riff. Voce di supporto al cantante è quella della prima corista Francesca Ngog Lan Tran, esibitasi come solista nel pezzo Annie, brano denso di emotività e maggior delicatezza melodica. A strutturare e ritmare i pezzi, tra cui anche Sweet Leaf dei Black Sabbath, arricchito ulteriormente dall’ingresso sulla scena di Super Junko, ci hanno pensato i soliti Fabio Gabbianelli e il leader Alessandro Cavallaro, decisamente carico, quest’ultimo, per il nuovo passo che il gruppo da lui fondato si appresta ad effettuare con il secondo progetto discografico in cantiere. Sembra proprio che il percorso di questi musicisti sia destinato a perdurare e ad arricchirsi, sfruttando la giovane età e quindi lo sprint compositivo e di condivisione, nonché un rilevante impegno artistico.
Concentrazione di Alessandro Cavallaro















In conclusione, il fine – serata occupato brillantemente dagli Space Bugs, gratificati dalla partecipazione di un notevole numero di spettatori, ha segnato un nuovo ciclo di esibizioni per la band, già sul palco del Farenight di Frascati il 16 marzo scorso, concerto aperto dall’esibizione di Marco Zitelli con il suo progetto solista Wrong on you, come se fosse in atto un sodalizio artistico tra le due situazioni musicali capitoline.          

lunedì 8 aprile 2013

ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL 2013 .......... tra primi eventi e proiezioni



Si conclude oggi la prima settimana del Rome Independent Film Festival dell’anno corrente, ospitato dal Nuovo Cinema Aquila a Roma, situato in zona Pigneto. Il dodicesimo Riff Awards, realizzato in collaborazione con RomArtEventi e diretto da Fabrizio Ferrari, è stato inaugurato con la jam musicale dal vivo di Stefano Malatesta, Luca D’Aversa e Claudio Giovannesi, tra gli altri, durante la serata del 3 aprile presso lo Shari Vari, locale situato in zona San Giovanni, nei pressi della Coin.


















Numerose le proiezioni in sala da giovedì 4, tra cui corto-metraggi, medio-metraggi, lungo-metraggi e documentari di tipo “indipendente”, quindi autoprodotti. Si parte alle 16,40 con Farewell Tune di I. Kent e Two Weeks Tops di D.Hecht, cortometraggi stranieri in concorso, il primo per la competizione internazionale Short e il secondo per la competizione Student Short, il primo girato in Turchia e il secondo in Israele, entrambi nati dalla volontà dei registi di fornire una speranza a tutti i popoli, attraverso la comunicazione universale della musica (in Farewell Tune Nuri è un violinista) e quella estremamente semplice di Gomè con la nipote in Two Weeks Tops. Dalle 17, 20 appuntamento con tre documentari, tra cui Eros dell’italiano Berardo Carboni, un viaggio attraverso l’Europa di tre attivisti del Teatro Valle Occupato, tra resistenze e crisi. Un prodotto fluido e polimorfo che unisce il reportage del viaggio alla passione del muovere pensieri, idee e persone. 
OPENING NIGHT FILM

Durante la prima serata, invece, si assiste all’evento Opening Night Film con la proiezione del film Il Futuro di Alicia Scherson, lungometraggio che mostra la lotta per la sopravvivenza di una ragazza, Bianca (Manuela Martelli), alle prese con il mantenimento e l’educazione del fratello minore Tomas, in seguito alla morte dei genitori. Varie sono le vicende che si diramano durante il corso della narrazione, tra cui quelle di una relazione e di una convivenza forzate, tutte di sottofondo alla storia principale di una donna in bilico tra reale e surreale che sembra farsi sopraffare dai sentimenti e dal suo cuore. Nel cast del film, spicca anche la figura dell’attore romano Nicolas Vaporidis, noto al grande pubblico prevalentemente per il doppio successo di Notte prima degli esami e Notte prima degli esami …. oggi. Girato tra Germania, Spagna, Italia e Chile, il film segna un nuovo passo per la regista cilena, premiata già al Tribeca Film Festival del 2005 per Play e presente al festival di Rotterdam nel 2009 con Turistas.

La giornata seguente viene aperta alle 16,40 dal film La Valle dello Jato, documentario che ritrae la vita del giornalista Pino Maniaci, intento a liberare la Sicilia dalla mafia e dalla criminalità attraverso Telejato. Sarà la sfida per restare in onda di questo controverso ribelle a prendere tutta la scena, affiancando il tutto con una scenografia paesaggistica delle bellezze della terra sicula. Si prosegue con i due corti Faccia da ladro di A. Palminiello e Fratelli Minori di C. Giardina, il primo vertente sulla questione esistenziale di un uomo e il secondo che ripropone la vicenda della morte di Aldo Moro e Peppino Impastato, assassinati il primo dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse e il secondo dalla Mafia. Tornando al corto in oggetto, la sceneggiatura mostra tre militari di leva, impegnati in un posto di blocco su una strada deserta per controllare il rapimento Moro. La regista, già messasi in luce con i premi ricevuti in Italia e all’estero per i suoi precedenti corti, quali Turno di Notte e La grande menzogna, si è avvalsa di una scenografia ben disegnata tra le bellezze naturali da parte di Diego Ricci e dell’interpretazione di quattro attori, tra cui anche il barese Paolo Sassanelli, visto anche in Figli delle stelle di Lucio Pellegrini. Lungo-metraggio della seconda serata è Transeuropae Hotel di Luigi Cinque, in cui tutti i personaggi interpretano se stessi, tra cui gli appartenenti ad un gruppo di jazzisti in prova nell’hotel siciliano. Si racconta della scomparsa del percussionista e dell’arrivo due donne dalle favelas di Rio de Janeiro, una vicenda che si muove dalla volontà di costituire attraverso picaresche avventure quella formula musicale che possa richiamare l’uomo scomparso, configurandosi la narrazione come una meditazione sulla contemporaneità e sulla magia.




La giornata di sabato, invece, ha dato spazio anche alla proiezione del documentario sulla storia di Maria Occhipinti intitolato Con quella faccia da straniera – il viaggio di Maria Occhipinti, diretto da L. Scivoletto. Il viaggio di una donna, raccontato attraverso gli occhi della figlia e di altri conoscenti più o meno vicini, tra il comunismo e l’anarchia, tra le lotte e la ricerca di giustizia per i contadini della sua città, Ragusa. Mossa dalla volontà di impedire il richiamo alle armi, la pacifista si imbatte con varie situazioni apparentemente senza via d’uscita, destando l’ira di molti e lottando contro l’emancipazione femminile. Alice Roffinengo realizza, servendosi anche della fotografia di Clarissa Cappellani un rigoroso montaggio delle scene, tra cui anche quelle prese dall’archivio Luce di Cinecittà, tra colore e grigi, resi in modo attento e degno di nota per il tributo ad una figura simbolo del riscatto sociale degli ultimi sessant’anni di tutta la penisola italiana, non solo della Sicilia. Proseguendo con la rassegna di prodotti cinematografici, a spiccare sono i tre cortometraggi italiani proiettati a partire dalle 17,50: Regina bianca di Chiara Rap è la storia della vita di coppia di due giovani donne, Bea e Andrea, in cattivi rapporti, quest’ultima, con la nonna ricoverata in ospedale. Senza nessuna speranza di riconciliazione, Andrea è ormai rassegnata all’idea della lite ma ad un tratto qualcosa le stravolgerà i sentimenti e le previsioni, grazie al piccolo Federico. Particolarità di risalto del prodotto è, indubbiamente, la componente musicale curata da Armando Valletta, emozionante sia nel testo che nell’arrangiamento: “in mezzo a questo vortice, mi tengo stretto almeno te. Erogatore 3 di Marco Napoli riflette, invece, sullo sconforto di un giovane, costretto ad aspettare presso un distributore isolato dove, però, non è da solo. L’ultimo corto di questo primo pomeriggio è Matilde di Vito Palmieri, la storia di una scolaretta turbata dalle situazioni della sua classe e intenta a ritrovare la propria serenità combinando la passione per il tennis e le suggestioni ricevute dal maestro. Mentre in sala 1 proseguono le proiezioni con il documentario sull’università italiana, dalle ore 19,00 si è potuto assistere all’incontro con alcuni professionisti del cinema nella sala 3. Presentato dal British Council nella figura di Alison Driver, l’incontro prende il nome di Creative Conversations in Films e viene moderato dal professor David Pope, esponente internazionale del settore della settima arte. La conversazione verte sul tema delle pari opportunità tra uomini e donne all’interno dell’industria cinematografica italiana, confrontando due mondi e metodi diversi, quello anglosassone e quello italiano. Ad intervenire nella conversazione, la regista inglese Tina Gharavi e quella italiana Wilma Labate, le quali reputano che il problema sia nella mancanza di una corrente di cinema al femminile e dell’assenza di richiesta di uno stile cinematografico di donne e identificano la soluzione nell’apertura ad altre idee. 
The Clown








Tra i film della serata, anche The Clown di Selton Mello, un film che riflette sulla condizione di una compagnia di artisti circensi, tra cui i clown Valdemar e suo figlio Benjamin. Quest’ultimo compirà un viaggio nella scoperta della propria identità, un tragitto che parte dalla ricerca di una donna, passa per la delusione di trovarla sposata e culmina nel ritorno all’origine. Una riflessione sul possibile compito di ogni uomo insita nella sceneggiatura di Selton Mello e Marcelo Vindicato, fatta di colori e suoni spiccati, attraverso la scoperta di se stessi e la conquista o riappropriazione di un ruolo sociale.

La domenica si è configurata, invece, come una presentazione del mondo della settima arte attraverso sei corto-metraggi italiani, a partire da Giocodimare di Luciano Schito, il quale propone la storia di un uomo anziano rimasto solo a viver la sua vita quotidiana, in seguito ad un terribile evento. Il pensionato, interpretato da Luigi Schito, deciderà di riprendere in mano il proprio destino e di non abbattersi alle circostanze, aprendo quindi, uno spiraglio alla speranza di una vita serena, seppur sia stata estremamente vincolata dagli eventi. Il fischietto racconta, invece, della fragilità di una bimba che, dopo la morte dei suoi genitori, trascorre la sua vita con la sorella e un amico immaginario, Elliot, attraverso un profondo distacco dalla realtà e un quotidiano vissuto in una dimensione surreale nell’immaginazione. Ultimo corto di questa prima trilogia pomeridiana è La storia di Sonia, ambientato nella Firenze degli anni di piombo, in cui lo spazio viene lasciato all’immaginazione e alla libera interpretazione nella crescita di una bimba di undici anni fino all’età di trentaquattro anni. Apertasi con l’omaggio al western de Il buono, il brutto e il cattivo, la narrazione si configura come la descrizione della generazione, presa in relazione con l’utopia della lotta armata che ha segnato quasi dieci anni di storia, tra il 1970 e il 1979. 
La storia di Sonia
Alle 18,40, invece, si è potuto assistere alla proiezione del nuovo film girato in India Drapchi, diretto da Arvin Iyer e interpretato dalla musicista orientale Namgyal Lhamo, alias Yiga Gyalnang la quale si batte attraverso la voce della sua musica contro i soprusi sul Tibet, riuscendo a fuggire dal temuto carcere Drapchi verso il Nepal, portando con se forza straordinaria, animo intatto e soprattutto la voce, con cui parla di libertà ai più deboli. La serata prosegue con numerosissime proiezioni, tra cui The Silent City di Threes Anna, occupatasi anche della sceneggiatura del film, in cui si racconta di Rosa, una ragazza olandese che si trasferisce a Tokyo per perfezionare la preparazione del pesce con il celebre Chef Kon, trovandovi, però, difficoltà ad inserirsi in una cultura totalmente diversa dalla sua. Dibattendosi tra diverse conoscenze, tra cui quella di Aki e diverse situazioni equivoche, come il lavoro presso Mamma-san, la ragazza sembra disperarsi e non trovar via d’uscita ma resterà in attesa di una parola di conforto e apprezzamento in quell’atmosfera sensuale ed onirica di una città estremamente silenziosa.

Si chiude, quindi, il weekend del Festival Indipendente del Film di Roma e dai risultati ottenuti si è potuta notare una degna affluenza di pubblico, un soddisfacente coinvolgimento e una significativa riuscita della trasmissione dei messaggi molteplici, spazianti tra tributi territoriali ed omaggi regionali, fino ad arrivare a percorsi storici e narrativi che mostrano la voglia di esprimersi di questi artisti indipendenti e autoprodotti, gratificati anche dallo spazio offertogli dal Nuovo Cinema Aquila per la presentazione delle proprie opere che proseguirà fino a mercoledì 10 per poi chiudersi nel Closing Party di giovedì 11 all’Animal Social Club della zona tiburtina.