mercoledì 27 febbraio 2013

MUMBLE MUMBLE................la confessione intima ed esistenziale arriva ad Ostia



In scena al teatro Nino Manfredi di Ostia fino al 3 Marzo, lo spettacolo di Emanuele Salce e Andrea Pergolari dal titolo Mumble Mumble ovvero confessioni di un orfano d'arte, un viaggio nella vita  del protagonista. In scena  troviamo Emanuele  Salce che conduce un'esplorazione intima nel suo status di orfano d’arte nel senso specifico del termine, essendo figlio naturale di Luciano Salce e figlio adottivo del grande mattatore Vittorio Gassman. Attore o  “semplicemente” uomo, Salce è impegnato nel tentativo di mettere ordine tra passato e presente e lo fa usufruendo di sketch ironici e dell’appoggio di Paolo Giammarelli, alter ego, spettatore ora complice, ora provocatore di una confessione che narra di personaggi pubblici e allo stesso tempo teneramente privati, gli stessi che hanno accompagnato la vita di Emanuele. 

Si tratta di una storia, la sua storia, la sua realtà raccontata pubblicamente al fine di scoprire e portare a galla la verità sull’origine dell’uomo che, rivivendo i suoi ricordi, si lascia analizzare, si tuffa nella reminescenza recondita della sua vita e si racconta. Racconta con ironia i funerali dei suoi due papà, il peso di quei due cognomi che hanno condizionato le sue scelte, il suo carattere; si confessa l'uomo, si confessa l'artista e lo fa con eleganza ed ironia.
La scenografia essenziale e ben predisposta vede lo svolgersi della vicenda all’interno di un camerino teatrale, dal quale si diramano le riflessioni del protagonista, generate dalla solitudine esistenziale. Quello che lo circonda è un mondo assurdamente logico, in cui non c’è spazio per la spensieratezza. A differenza di quello che si potrebbe pensare la vita dell'”essere figlio di” non è poi così faclle. Lo dimostra questo spettacolo tragi-comico che fa ridere ma lascia l'amaro in bocca per le verità che nasconde e che gli autori cercano di far arrivare al grande pubblico. 

Un testo ricco di elementi significativi che fanno capo ai grandi maestri della cultura, tra cui  Dostojesky dal quale si parte per arrivare alle verità alte. A segnalare ancora  la buona riuscita della messa in scena è, oltre alla drammaturgia e una buona regia, l'interpretazione di entrambi gli attori in scena che per oltre novanta minuti catalizzano l'attenzione del folto pubblico in sala.        

lunedì 25 febbraio 2013

SPACE BUGS........................il ritorno a Roma

Una tappa del tour

Tornati in Italia, gli Space Bugs si stanno dedicando al secondo progetto discografico che, dopo Junk Cereal, segnerà un nuovo passo della band verso la maturazione musicale già in atto … nuove sfide in cantiere che, dopo la trasferta in America, dalla quale sono rientrati alla fine del mese di ottobre soddisfatti e cresciuti, si prospettano accattivanti per fans e non ….. queste le parole del leader e batterista  del gruppo Alessandro Cavallaro, emozionato nel raccontare, insieme al chitarrista Marco Zitelli, il primo tour della band, consistente in quattro esibizioni live su palcoscenici prestigiosi, tra cui il penultimo del Georgia Theatre di Athens, culmine della gioia per Alex, vista la location, dove si sono esibiti, tra gli altri, George Clinton e the Parliament Funkadelic. 










Esibitisi anche al Broadway's in North Carolina e in Georgia al Gata’s bar e al Go bar, riscuotendo successo e partecipazione attiva del caloroso pubblico (cit. Marco Zitelli), i giovani ragazzi romani hanno trovato riscontro alla loro musica soprattutto nei momenti post-concerto, durante i quali anche altri musicisti li hanno raggiunti nel backstage per complimentarsi. Apice professionale riscontrato al Gata’s, attraverso un arguto spirito di coinvolgimento di tutti i presenti, reso possibile anche da Avi, voce maschile della band, affiancato da Francesca Ngoc Lan Tran, entrambi rigorosi e diligenti nel far fronte all’assenza del cantante Daniele Calabrò. Molto soddisfatto della risposta e dell’interazione costruita, Marco Zitelli ha potuto misurare il suo talento e la sua capacità strumentale non solo con un pubblico diverso ma anche con un nuovo schieramento, essendo l’unica chitarra.












In particolare, quella del primo concerto è stata una presa di consapevolezza del potersi finalmente esibire su un palcoscenico diverso catturando l’audience, vista anche la durata prolungata dell’esibizione, su richiesta del pubblico coinvolto e felice di assistervi. Perciò, oltre alla scaletta di circa un’ora, gli Space Bugs si sono visti costretti ad esibirsi in varie jam session (improvvisazioni), da cui si è notato anche uno spirito di collaborazione marcato tra i tre strumentisti della band: Fabio Gabbianelli al basso, l’autore dei brani Alessandro Cavallaro alla batteria e Marco Zitelli alla chitarra, esibitosi, quest’ultimo, anche in una piccola rassegna riguardante il suo progetto solista Wrong on you. Il concerto finale di Athens è stato un momento di gioia condivisa per aver raggiunto l’obiettivo prefisso, cioè quello di portare la propria musica all’estero e di farla ascoltare ad un pubblico attento e critico, come quello americano. Ricordiamo, infatti, che il funk è un tipo di musica essenzialmente americana, riproposta in questo caso in Italia da musicisti italiani, di cui va certamente lodato l’impegno e la dedizione al progetto, nato da un’intuizione di Alessandro, il quale racconta dell’ultimo concerto americano come una totalità di divertimento e di soddisfazione generale.












In sostanza, è stata una vacanza, nata dalla curiosità di scoprire un nuovo orizzonte e di misurarsi con un nuovo ambiente, rivelatasi un periodo di condivisione, sintonia e divertimento marcati (cit. Alessandro Cavallaro).

Questi cinque ragazzi hanno potuto, quindi, coltivare il loro rapporto, sia dal punto di vista professionale e musicale, sia dal punto di vista personale, scoprendo anche la capacità esecutiva di jammare (improvvisare), trovando la motivazione di continuare nel progetto, a cominciare dalla tappa del 16 Marzo che li vedrà protagonisti al Farenight di Frascati.

lunedì 18 febbraio 2013

CHE TUTTO PUO' E TI RUBA IL CUORE...........debutto dello spettacolo a Pescara



Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Anna Di Donato e diretto da Milo Vallone, è andato in scena sabato 16 febbraio, presso l'Auditorium Flaiano, lo spettacolo Che Tutto può e ti ruba il cuore, una storia di presa di consapevolezza della propria personalità. Prodotto dall’associazione l’Alvearte, rappresentata da Stefano Francioni, lo spettacolo risulta essere un incrocio tra cinema e teatro, o meglio un esempio di cine-prosa (cit. Milo Vallone). Protagonista della storia è inizialmente Miky, interpretata da Micol Olivieri, meglio conosciuta come la Alice della fiction di canale 5 i Cesaroni, la quale si reca in vacanza a Capri con l’amica Giulia, dopo essere stata tradita dal suo ragazzo. Arrabbiata con la vita e con il mondo, la ragazza sembra non voglia trovar via d’uscita da quella situazione negativa, nonostante l’amica, interpretata da Flavia Matricciani, tenti di farla sorridere di nuovo. Quest’ultima è la voce narrante della storia, come se fosse narratrice di tipo onnisciente, insieme a Jonathan, interpretato da Milo Vallone, rivelatosi la chiave di risposta al malessere di Miky. 
Flavia Matricciani e Micol Olivieri







Dopo averla salvata dall’annegamento, infatti, l’uomo racconta a Miky la sua esperienza, cercando così di farle tornare il sorriso, rivelandole il suo incontro surreale con un angelo e la sua missione. In questa seconda parte di narrazione all’indietro, fatta di reminescenze e sguardi al passato, attraverso un video proiettato sullo schermo, il protagonista diventa Jonathan, raccontando la sua adolescenza vissuta tra l’amore con Emy e quello per Maria, entrambi destinati a spezzarsi.
Il clou della rappresentazione è costituito dal racconto del suo incontro e della missione affidatagli dall’angelo, metafora della nostra coscienza e interiorità, insita in ogni persona e pronta a suggerire cosa fare. Il messaggio che lo spettacolo vuole lanciare è quello della necessità di dialogare con la nostra parte interiore e, in senso lato, di credere in noi stessi per trovare il coraggio di agire. Da qui, appunto, l’opera di carità di Jonathan, costretto a buttarsi tutto alle spalle per salvare i più deboli, come accadrà per l’amata Maria, malata di leucemia, a cui deciderà di dedicare la sua esistenza, avendone estrema cura.
coscienza: sguardo sul mondo











Le musiche dolci ed espressive, unite ad un’attenta regia ed una diligente interpretazione degli attori hanno reso questo spettacolo significativo, insegnando a guardare ogni cosa da un’ulteriore prospettiva e soprattutto ad aver speranza nel futuro.

IL PRINCIPE ABUSIVO..................la commedia sentimentale che gioca tra due strati sociali



In sala dal giorno di San Valentino e reduce dal successo al botteghino ottenuto nel weekend, il film, prodotto da Cattleya con Rai Cinema, ha segnato il debutto alla regia di Alessandro Siani, il quale sembra voglia indagare con ironia le divergenze sociali tra ricchezza e povertà. Dopo il successo dell’interpretazione dell’attore napoletano in Benvenuti al Sud (2010) e Benvenuti al Nord (2012) di Luca Miniero, vertenti sulle divergenze culturali e territoriali tra meridione e settentrione, diluite in due commedie di successo al fianco di Claudio Bisio, Siani ha diretto e interpretato una commedia leggera degna di una lettura attenta, al fine di catturarne le particolarità. Pur essendoci qualche scena di comicità accentuata, tipica dello stile napoletano e grottesco, si può cogliere dall’intero prodotto una tematica amorosa di fondo che porterà il protagonista ad innamorarsi della principessa, pur trovando il suo mondo assai distante e presumibilmente inconciliabile, da cui tenderà a scappare, inizialmente.                                                                          

La vita a scrocco del regista-protagonista







La storia parte dalla necessità della first lady Letizia, interpretata da Sarah Felberbaum, di diventare celebre e accrescere le attenzioni della stampa e il favore del popolo sul suo regno. Per perseguire tale scopo, come le suggerisce il ciambellano di corte, interpretato da Christian De Sica, la principessa deve fingere di innamorarsi di un semplice cittadino del popolo, interpretato da Alessandro Siani, disoccupato e costretto a vivere a scrocco. Il ciambellano Anastasio dovrà insegnare ad Antonio il modo corretto per stare a corte, al fine di assecondare l’imbroglio della sua storia con la principessa. De Sica nell’interpretare il carattere nobile del ciambellano con i capelli bianchi, in cui si nasconde un grande segreto, si avvicina sempre più alla somiglianza con il padre Vittorio, rivelandosi quindi il film anche un omaggio ai grandi del passato.

La principessa Letizia





Il ciambellano di corte
Christian-Vittorio De Sica










Il tema dell’innamoramento porterà ad un doppio lieto fine quasi da favola, rendendo il prodotto interessante e significativo, in cui si assiste ad un risvolto della medaglia sorprendente, per cui si vedrà anche Anastasio cambiare stile di vita per amore di Jessica, sorella di Antonio, a cui dà voce Serena Autieri. 
Nuova vita per Antonio e Letizia
Nuova vita per Anastasio e Jessica














Un film poetico e semplice che però tocca l’animo (cit. Alessandro Siani) sia per la profondità del tema trattato che per la totale assenza di volgarità, attraverso la sceneggiatura costruita dallo stesso regista-protagonista con Fabio Bonifacci e musiche significative di Umberto Scipione.                 

lunedì 11 febbraio 2013

IL MAGO DI OZ in musical......................la metafora dell'umanità al teatro Sistina















Riflessione sul valore dell’amicizia vera nella mattinata di ieri, domenica 10 febbraio, in cui, presso il teatro Sistina di Roma, è andata in scena la rivisitazione musicale della celebre favola Il mago di Oz. Si tratta di uno degli appuntamenti della terza edizione della rassegna Domenica mattina in Musical, inaugurata dalla riproposizione de il Diario di Anna Frank e curata dalla Compagnia delle Stelle.
Un’occasione per permettere a bimbi e genitori di usufruire del mezzo di comunicazione teatrale anche di domenica, attraverso spettacoli che toccano l’immaginario e la sensibilità degli adulti, nonché la fantasia dei più piccoli, visibilmente emozionati nell’interagire in prima persona con i protagonisti del viaggio verso la dimora del mago di Oz, tra cui un leone fifone, uno spaventapasseri senza cervello e un uomo di latta.
Elemento del sentimento universale

Al centro della vicenda, una giovane e dolce bimba, Dorothy, la quale, mossa dal desiderio di tornare a casa, intraprende il viaggio verso il potente Oz, al fine di chiedergli di esaudire il suo desiderio. Durante il viaggio dei quattro, diverse avversità sembra vogliano turbare la loro missione e il loro destino ma, ciò nonostante, si assiste ad un percorso di costruzione di un sentimento corrisposto  che vedrà il conferimento dell’aspetto reale ad un sogno, come se fosse un grande desiderio recondito quello di trovare una così grande amicizia. Protagonisti del sogno sono i personaggi, in realtà molto diversi tra loro ma pronti ad aiutarsi a vicenda per raggiungere l’obiettivo, a testimoniare l’elemento di fondo, un’amicizia sincera e vissuta attraverso la bellezza della musica.
Avversità














La commedia, diretta da Gaetano Stella e tratta dal racconto di Frank Baum, vuole essere nient’altro che la metafora della vita reale, innanzitutto nei caratteri dello spaventapasseri, dell’uomo di latta e del leone, simboleggianti uomini senza cervello, senza cuore o senza coraggio, tutti aspetti però insiti in loro che arriveranno a scoprire grazie alla promotrice degli avvenimenti. Il tutto è addolcito ancor di più dalle delicate musiche e profondi canti che ricoprono intere scene e i momenti narrativi, senza distogliere l’occhio dal tema centrale del viaggio.
Cast completo











In definitiva, il secondo appuntamento della rassegna domenicale del Sistina, può essere considerato un bel momento per passare una mattinata densa di musica ed emozione, a contatto con i più piccoli e con gli attori della compagnia che, insieme al corpo di ballo, hanno regalato un delizioso spettacolo interattivo, grazie a trama e musiche coinvolgenti.
Binomio vincente

THE FULL MONTY..............quando la disoccupazione lascia in mutande



Divertire per alleggerire la realtà …………. Questo l’intento con cui, probabilmente, è stato rivisitato in chiave musicale il film The Full Monty e adattato in modo totalmente originale. Presentato da PeepArrow Entertainment e firmato Massimo Romeo Piparo, il prodotto è in scena al teatro Sistina di Roma dal 29 Gennaio al 17 Febbraio. Campione di incassi e premio Oscar nel 1997, il film aveva come base narrativa la crisi che stava vivendo in quegli anni l’Inghilterra, mentre in questo nuovo adattamento del tutto originale il focus è puntato sulla situazione dell’Italia ed in particolare di Torino, attraverso una leggera ironia riscontrabile nelle scene costruite da Teresa Caruso. La vicenda narrata è quella di sei operai che, dopo essere stati licenziati in tronco, troveranno un nuovo obiettivo per risalire dalla crisi e riscattarsi. Ad interpretare i sei uomini figurano i volti noti di Pietro Sermonti, Gianni Fantoni, Paolo Calabresi, Sergio Muniz, Jacopo Sarno e Paolo Ruffini, tutti provenienti da diverse realtà televisive o cinematografiche tra cui Un Medico in famiglia, High School Musical 3 e Colorado, per citarne alcune.  

Operai disoccupati
Davvero emozionanti sia i momenti narrativi che quelli di dialogo, seppur a rendere il tutto ancor più intrigante ci pensino le musiche, momenti davvero entusiasmanti e da avvalorare, vista anche l’interpretazione degli attori stessi, i quali, imbarcandosi nell’impresa di diventare degli attraenti stripper, passeranno attraverso un percorso di crescita e maturazione che alla fine sembra distogliere dall’obiettivo il vero promotore del progetto, Giorgio che però ritroverà il coraggio di portarlo a compimento grazie ad un affetto speciale. Si tratta del sentimento per il figlio Gabriele, interpretato da Jacopo Sarno, il quale lo convince a prendere la sua rivincita personale nei confronti di chi non crede in lui. Particolarità che si nota maggiormente è proprio l’importanza della famiglia e dei sentimenti veri, anche per ritrovare la fiducia in se stessi e intraprendere una nuova vita, a cominciare dal liberatorio striptease finale, metafora della maggior presa di consapevolezza di sé stessi, nonché del far valere il proprio orgoglio.
Tema del sentimento:Padre e Figlio
Tema del sentimento: amore tra Parisi e consorte


























È proprio questo passaggio finale che sembra allontanare la depressione dal solitario Marcello alias Paolo Ruffini, turbato sia dalla perdita del posto di metronotte che da quella della madre. Da quest’ultimo personaggio, messo in scena in maniera simpatica dall’attore livornese, emerge anche l’importanza dell’amicizia e del poter condividere tutto con persone che ci vogliono bene, per non restare soli. Javier Cabajo, invece, è il personaggio interpretato da Sergio Muniz, proveniente dall’Havana, in cerca di lavoro, coinvolto nel progetto stripmen anche per il suo fascino latino. A dare una esaustiva interpretazione al maestro di danza è Paolo Calabresi, il quale ritroverà la motivazione a credere in questi ragazzi grazie all’amore corrisposto per la moglie, alla quale, infine, riesce a confessare il suo stato di disoccupato. Attraverso la direzione musicale di Emanuele Friello, i canti dello show ripercorrono momenti riflessivi dei personaggi, da cui parte la loro presa di coscienza, finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo.
Streaptease liberatorio


In ultima analisi, la professionalità della compagnia teatrale e del regista, unita a quella del cast, garantiscono l’ottima riuscita dello spettacolo, come dimostra l’elevata affluenza di pubblico, rivelatosi soddisfatto ed entusiasta di aver, anche se solo per qualche ora, allontanato il pensiero dalla drammaticità del reale, vissuta ironicamente a teatro, per mezzo di un musical narrativo coinvolgente.
Spettacolo presentato da


venerdì 8 febbraio 2013

SHINE A LIGHT................i Rolling Stones secondo Martin Scorsese



Con l’intento di celebrare la storica band dei Rolling Stones, sarà analizzato il film Shine a light, girato nel 2008 da Martin Scorsese e definito un affresco di immensa potenza visiva che commuove in profondità (cit. Enzo Gentile, CIAK). Il regista Premio Oscar è tornato ad occuparsi di musica, costruendo un documentario musicale sul più grande gruppo rock del mondo, esaminandone le particolarità durante le due date newyorkesi del Beacon Theatre, relative al tour planetario A Bigger Bang World Tour e risalenti all’autunno del 2006. Sono stati messi in luce, i lati più intimi dello storico gruppo e del suo leader Mick Jagger, voce del gruppo. Scorsese ha condotto una sorta di indagine esplicativa sia del set che dei musicisti stessi, partendo dall’analisi dell’allestimento scenico e degli strumenti utilizzati, senza tralasciare gli accorgimenti esecutivi prima del concerto, come quello riguardante la scaletta dei pezzi eseguiti. Sguardo anche sui partecipanti all’evento di valenza universale, tra cui anche l’ex presidente americano George Clinton, il quale, come già era accaduto nel 2001 a Los Angeles, ha aperto il concerto, lasciando subito la parola ai protagonisti.

Si nota una decisa aggressività rock data dalle chitarre di Keith Richards e Ronnie Wood, ad accompagnare la voce del cantante, tutti elementi, questi, ritmati e scanditi dalle percussioni del batterista Charlie Watts. Un sound spettacolare che dà conferma di essere l’evoluzione del rock and roll anni ’50, una miscela lineare di rock e blues, talvolta delineata con canti aggressivi, tanto che in molti definiscono il gruppo una pietra miliare dell’evoluzione della musica rock del 900, resa possibile dalla tematica fondante di insoddisfazione di intere generazioni. Tra le varie clip inerenti ai concerti, anche una serie di interviste ai membri stessi della band, di cui alcune relative ai primi anni della carriera, come quella post- tour dei primi due anni, da cui traspaiono sia un’intensa emozione che una voglia di fare non indifferente per replicare il successo, qualità ancora oggi vive in questo gruppo eccelso, deciso a solcare il palcoscenico fino a che resterà accesa anche solo una luce, come intende mostrare il film stesso, da considerarsi un omaggio alla leggenda che gli Stones portano dietro. Melodia vocalica dei brani accattivata anche da Wood e Richards, i quali affiancano la voce principale di Jagger, fungendo da coristi e voci di supporto. Show resi ancor più rilevanti e imponenti dalla presenza di sassofonisti e trombettisti, accanto a personaggi illustri del panorama musicale mondiale, tra cui Jack White, Christina Aguilera e Buddy Guy, con l’intento di delineare lo spirito arguto di condivisione degli illustri rocker britannici.
Mick Jagger e Jack White






Mick Jagger e Christina Aguilera


Keith Richards e Buddy Guy







Una delle canzoni riproposte appartiene agli anni d’esordio degli Stones, mai eseguita in pubblico per il troppo timore di una risposta negativa (cit. Mick Jagger), dando all’evento, in tal modo, una diramazione storico – artistica e gratificando gli ascoltatori presenti. Accusati anche per i testi dei brani, talvolta relativi all’uso di droghe, i quattro sembrano non voler arrestare il loro continuo cammino musicale, considerato una missione e un compito da perseguire con impegno, concentrazione e diligenza.
Attenzione ai particolari e primi piani le caratteristiche che maggiormente risaltano dalle riprese e dal montaggio, di cui il filo conduttore è, certamente, il rock ed in particolare quello degli Stones, i quali solcano il palco dandosi interamente al pubblico e allo show, riconoscendo come loro obiettivo fondamentale quello di diffondere il proprio stile musicale e trovandovi riscontro negli oltre 100000 spettatori presenti a New York.

…..Ti ci vedi a settanta anni a fare quello che fai?..........si tranquillamente (cit. Mick Jagger, 1972)

La motivazione che permette a questi personaggi di andare avanti con ciò che fanno è innanzitutto l’amore incontrastato per il loro lavoro (cit. Ronnie Wood), particolarità che li ha fatti arrivare al cinquantesimo anniversario della carriera, ricorso il 25 novembre 2012. Melodie sensazionali date dalle chitarre, ritmo incisivo dello strumento percussivo e decisività vocalica di Jagger risultano essere le caratteristiche che sembrano rendere, anche se solo in minima parte, la grandezza del gruppo dei Rolling Stones, da cui non tarderanno ad arrivare ulteriori sorprese.
i Rolling Stones

mercoledì 6 febbraio 2013

HUNGARIAN RHAPSODY...................Queen live in Budapest in sala il 5 Febbraio



Evento unico quello che ieri sera ha dato spazio alla proiezione del film documentario di tipo musicale sul primo concerto dei Queen oltre la cortina di ferro. Si tratta di quello in Ungheria, tenutosi presso il Nepstadium di Budapest il 27 luglio 1986, l’ultimo a cui Freddie Mercury prese parte prima della morte. Stroncato dall’Aids nel novembre del 1991, l’eclettico cantante - leader del gruppo, di cui nel film viene riproposta una carrellata di immagini relative ai suoi rapporti con i fans, ha lasciato un ricordo indelebile nella musica rock, grazie alla sua particolare voce, densa di aggressività e allo stesso tempo fluidità, nonché leggerezza di trasmissione. Una trasmissione di emozioni, appunto, come è stato possibile evincere dallo stesso docu-film, in cui l’immenso palcoscenico dello stadio ungherese, è diventato veicolo di interazione tra i musicisti e gli 80000 fans presenti. Un concerto che ha fatto epoca, essendo stato anche il primo che una band occidentale ha tenuto oltre il confine, parte fondamentale del Magic Tour della regina sia per la storia che per la valenza spettacolare elevata, garantita anche dagli ottimi impianti e dalle illuminazioni psichedeliche volte a catturare il pubblico, una sorta di omaggio nato da un prodotto  rimasterizzato in alta definizione e portato sul grande schermo cinematografico. Costituisce un capitolo importante dell’enciclopedia musicale del rock anni ’70-’80 la storia del gruppo dei Queen, di cui Freddie Mercury si è fatto portavoce e protagonista di brani indimenticabili, tra cui I want to break free, We will rock you, Under Pressure o We are the champions, riportati in quasi due ore di visione insieme a tanti altri. 
Brian May





John Deacon












Roger Taylor








Documentario di tipo musicale, in quanto, sebbene sia concentrato sull’evento centrale del concerto,  il focus si sposta anche su episodi della routine quotidiana degli altri elementi del gruppo, a partire da Brian May, di cui vengono ripercorsi anche i momenti pre - esibizione. É stato il chitarrista della band britannica e primo collaboratore di Freddie, suo compagno di studi al college, durante i quali è nato il progetto Queen. Sguardo anche su John Deacon, bassista del gruppo, di cui si nota una spiccata versatilità e agilità nel marcare la struttura dei pezzi, ritmati dalle percussioni di Roger Taylor, elemento maggiormente incisivo, probabilmente, del sound hard rock costituito. Accanto alla voce principale di Freddie, esibitosi anche in esecuzioni al piano, i tre personaggi sopra citati, hanno decantato la melodia dei pezzi arrichendola, in funzione di coristi. Una raccolta di minuti inediti quella che ha indagato sulla routine quotidiana della vita di questi grandi musicisti, come il focus sulla corsa di go-kar di Taylor o della conversazione con una bimba di Deacon. Compito fondamentale del leader del gruppo è sempre stato quello di preoccuparsi di allestire un bello spettacolo e assicurasi che la band regina offrisse l’intrattenimento di una certa consistenza, attraverso un aspetto regale e maestoso alla base, costituito da fascino e bellezza seducente (cit. Greg Brooks e Simon Lupton, Freddie Mercury parole e pensieri, Arnoldo Mondadori editore, 2008, Milano).

















Significativo l’intento documentaristico – celebrativo del film, volto a render memoria alla storica band e a questo concerto epocale, procedendo con un po’ di essenzialità, condizione, però, necessaria per mettere la musica e i suoni della band al centro, al fine di toccare il cuore degli spettatori, facendo risaltare la capacità emozionale di una delle voci più belle della storia, quella di Freddie Mercury, leggenda della musica che non lascerà mai i nostri cuori.
Montaggio lineare ed esplicativo, bilanciamento audio degno di nota e filo narrativo coinvolgente sono le caratteristiche che rendono il prodotto un pezzo importante dell’incontro tra cinema e musica, importante per la collezione degli amanti del genere o dei fans della band dei Queen, destinata a rimanere nella storia forever.