mercoledì 30 gennaio 2013

ELLA'S SECRET.............tragedia dell'olocausto ebraico rivissuta post-giornata della memoria



Lo spettacolo teatrale Ella’s Secret, messo in scena al Teatro Millelire di Roma fino al 10 febbraio, si inserisce nell’ambito delle tante celebrazioni della giornata della memoria. La rappresentazione, dopo essere stata proposta  negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, porta anche in Italia la riflessione sulla triste pagina storica dell’olocausto degli ebrei. Tratta un confronto tra due donne, una austriaca, fedele al furer e l’altra ebrea, scappata in giovane età dalla Germania all’Inghilterra.
Ambientato nella Londra anni ‘80, lo spettacolo Ella’s Secret di Harris Freedman, regista teatrale ed autore cinematografico, porta in scena, attraverso una minuziosa interpretazione di Lydia Biondi e Maria Antonietta Farinelli, le angosce del periodo nazista, rivissute attraverso il ricordo di Ella ed Helga, le quali condividono un legame che sembra dividerle, quello con Eric, marito di Helga. Sembra infatti che Ella, appartenente alla stirpe ebraica, sia stata aiutata a scappare dalla Germania in Inghilterra, grazie a dei documenti falsi procuratigli dal generale delle SS, giunto alla pazzia dopo essere uscito dalla prigione. Un certo malessere si può cogliere nello sguardo e nella persona della donna, triste per non aver neanche potuto salutare i suoi cari prima che morissero.

Procedendo per la ricostruzione del vissuto di Ella, attraverso la curiosità della donna austriaca e grazie ad alcune fotografie dell’album di famiglia, passando in un misto di gioie e dolori, tra cui anche il concepimento di un figlio, Richard, orfano di padre, almeno all’apparenza. Sarà proprio questo il clou della messa in scena toccante, il segreto che Ella nasconde, amplificato da musiche classico-storicheggianti, tra cui un’aria dell’Aida di Verdi, il canto dei Monaci e un canto ebraico dal titolo Nigun e da variazioni di illuminazioni, più basse nei momenti in cui il ricordo afferra l’animo dell’attrice protagonista, inducendola alla riflessione. Due realtà a confronto, in un dialogo inquisitorio tra due donne, una sotto accusa e l’altra che tende ad indagare con prepotenza per cercare una verità dall’analisi storica e con un’indagine dolorosa sul passato della donna tedesca fuggita dalla Germania.


































Dallo spettacolo, è stato possibile cogliere, oltre alla storia e al ricordo delle vittime delle violenze naziste, anche un forte concetto di amore, esplicato dal doloroso abbandono della famiglia da parte di Ella e dalla ricerca di Helga di risolvere il malessere del marito, entrambe protagoniste di battibecchi arguti di accusa-difesa, a delineare un ritmo veloce ed esasperato in contrapposizione ad uno toccante e più lento.

lunedì 28 gennaio 2013

GIORNATA DELLA MEMORIA............. le celebrazioni romane del 2013









Durante la giornata di ieri, dedicata alla memoria delle vittime di stirpe ebrea e dei deportati militari e politici anche italiani nei campi di concentramento, oggetto delle persecuzioni e dello sterminio da parte dei soldati tedeschi all’ordine di Hitler, motore del movimento nazista, tra i molteplici appuntamenti romani su questa ricorrenza, lo spettacolo musicale Il diario di Anna Frank, messo in scena dalla Compagnia delle Stelle presso il Teatro Sistina, ad inaugurare la rassegna Domenica mattina in musical.






Lo spettacolo è costruito sul racconto della vita della giovanissima Anna Frank, nome italianizzato di Annelies Marie Frank, rivissuto attraverso le pagine del suo diario: proprio questa è stata l’idea che ha dato il via al progetto teatrale…… guardare uno spettacolo, cioè, con l’angoscia di chi conosce già l’epilogo (cit. Natalia Ginzburg). Raccontare per esorcizzare ………. questo il senso primario della messa in scena drammatica, in veste di commedia musicale, attraverso musiche e canti della stessa Anna, speranzosa di trovar salvezza. La narrazione passa da momenti prettamente tragici e di disperazione a momenti dolci, proprio per l’intenzione di rendere meno amara una realtà storica tanto drammatica, portandola sul palco con suggestione ed emozione nel rivivere l’epoca. Una pagina di storia, quindi, quella che gli attori e tutto il team organizzativo della compagnia hanno tracciato, soddisfacendo ampiamente i presenti, nonché l’opinione pubblica, grazie a questo spettacolo in cui sono stati passati in rassegna anche i turbamenti e le insicurezze dei più giovani, Anna, la sorella Margot e l’amico confidente Peter, facendone emergere le personalità. I passaggi cruciali della narrazione sono diligentemente riportati e curati in chiave musicale e amplificati dalla proiezione di un video che riporta le azioni crudeli dei fatti. Si tratta di uno dei periodi più bui che l’umanità ha vissuto, in una simbiosi di amori, paure, drammi e speranze, sentimenti ricalcati brillantemente dallo spettacolo fatto di tematiche crude ma addolcite da commedia e musica. Emozioni forti quelle che arrivano agli spettatori nell’assistere ad una sorta di omaggio nei confronti delle vittime umane sacrificate in tali circostanze, prendendo in esame le due famiglie Vaan Dan e Frank, di cui è sopravvissuto solo Otto Frank, padre di Anna. In conclusione, il messaggio che, probabilmente, la Compagnia delle Stelle ha voluto lanciare attraverso questo spettacolo è quello di guardare al futuro con coraggio e speranza, senza prescindere, però, dai ricordi del passato.

Ricordo cinematografico con il film In Darkness. Il coraggio di un uomo del 2011, diretto da Agnieszka Holland e proiettato presso il Nuovo Cinema Aquila durante le ore pre-serali. Tratto dal libro del 1991 In the Sewers of Lvov di Robert Marshall, il film, candidato all’oscar nel 2012, ripercorre le fasi della persecuzione nazista sugli ebrei, attraverso la narrazione delle gesta di un uomo, Leopold Soscha, ispettore fognario costretto al doppio gioco perché amico di un generale ucraino di nome Bortnik. Infatti, in cambio di soldi aveva dato rifugio ad alcuni ebrei ma, nel corso dei 14 mesi di allerta, il suo atteggiamento nei confronti degli sfortunati ex abitanti del ghetto muterà. 
Il pericolo di essere scoperto



L'ispettore e la moglie















In conclusione, sia il musical che il film, in proiezione anche oggi, hanno emozionato gli spettatori, costringendoli a riflettere sui fatti narrati, a partire da quelli dell’alloggio segreto dei Frank e dei Van Daan, per finire con la storia di Soscha, entusiasta di aver dato la libertà a quelli che sono i suoi ebrei, un lieto fine parziale che però non deve farci dimenticare le vittime dell’olocausto, a cui sono dedicate le celebrazioni della giornata della memoria.

domenica 27 gennaio 2013

COUPLES.......in scena al Teatro Stanze Segrete



Due atti unici, due attori meravigliosi, un solo spettacolo. È andato in scena dal 22 al 27 gennaio diretto da Giuseppe Oppedisano Couples, l'unione di Ceneri alle Ceneri di Pinter e The Date scritto dallo stesso regista ed interprete. Dubbio costante nel vedere una messa in scena che non si svela mai del tutto, come in un’ombra, dando agli spettatori l’occasione per riflettere sulla vita e sulla morte, elementi opposti che spiccano soprattutto nel secondo atto, in cui Lui, uomo di cui non si conosce il nome, interpretato dallo stesso Oppedisano, è un sicario ingaggiato da Zoe per compiere un omicidio. Niente di insolito, quindi, nella richiesta di uccidere, se non fosse che la vittima è la donna stessa, Zoe, desiderosa di farla finita perché, essendo morta dentro, non vede il motivo di continuare a vivere.

Protagonisti secondo atto















Particolare donna



















Ecco le metafore essenziali del racconto, la vita e la morte, l’amore e la solitudine, messe in risalto anche nella prima parte dello spettacolo. Il primo atto è rappresentato da Cenere alle Ceneri del   drammaturgo britannico, in cui i personaggi tentano di capirsi e di scoprirsi, attraverso un percorso di ricordi e di reminescenze. La donna, infatti, interpretata da Maurizia Grossi, rivive nei ricordi il suo passato e la storia con il suo amante, di cui l’uomo nulla sapeva, destando in lui curiosità e apparente gelosia. La scena di questo primo atto è occupata quasi del tutto dalla rivisitazione del vissuto di Rebecca, caratteristica che sembra turbarla molto e lasciarla molte volte in uno stato di enfasi, con lo sguardo perso nel vuoto, come accade per Devlin, a cui da voce e sostanza Oppedisano, brillante nell’identificare con lo sguardo i momenti riflessivi del suo personaggio.

Protagonisti del primo atto

Il tutto è stato reso in un tono aulico e colloquiale, attraverso un ritmo che passa da lento e riflessivo ad andante e movimentato, caratteristiche atte a generare coinvolgimento e partecipazione del pubblico presente, grazie anche al gioco di sguardi intenso ed emozionante tra i due caratteri

                                                                                                          

sabato 26 gennaio 2013

DJANGO UNCHAINED................la storia dell'uomo che da schiavo diventa leggenda



Sta per concludersi il secondo weekend dall’uscita dell’ultimo film di Quentin Tarantino, intitolato Django Unchained e interpretato da un cast stellare, tra cui anche Leonardo Di Caprio, nei panni dello spietato Monsieur Calvin Candie. Il personaggio principale, Django, è interpretato da Jamie Foxx, inizialmente schiavo e in seguito, dopo essere stato liberato dal dottor King Shultz, Christoph Waltz, in realtà cacciatore di taglie, ne diventa alleato nella ricerca dei fratelli Brittle.

Christoph Waltz e Jamie Foxx










Dopo una prima sparatoria, i due riescono a scoprire il villaggio in cui i Brittle avevano trovato rifugio. Sarà Django a sbarazzarsi dei tre fratelli, trovando in questa sua azione vendetta ai soprusi precedenti. Proprio la vendetta è uno dei sentimenti attorno a cui ruotano gli avvenimenti del film, unitamente a quello dell’amore, carattere per cui Django, spinto dal desiderio di poter riabbracciare la moglie Broohmilda, si lascia persuadere dal dentista. Tarantino, realizzando un elaborato del tutto originale per trama e personaggi, ha ripreso il soggetto dall’opera omonima del 1966 di Sergio Corbucci, in cui il pistolero era interpretato da Franco Nero, presente anche nel prodotto tarantiniano nelle vesti di Amerigo Vassepi, un negriero italiano. Si nota in Franco Nero una sorta di atteggiamento di stizza nei confronti del cowboy …………….. lo sai come si scrive il tuo nome?...........
Jamie Foxx e Kerry Washington







Evoluzione di Django













Durante il corso del film, si assiste ad una evoluzione del personaggio protagonista verso la conquista di una maggior consapevolezza di sé, come si nota nei primi piani di Jamie Foxx stesso, in seguito all’addestramento alla guerriglia con Shultz e i vari combattimenti per la riconquista della donna amata, schiava nella dimora di Candie, un signorotto locale al cui servizio c’è anche Stephen, interpretato da Samuel L. Jackson. Un processo di riconquista della libertà che vedrà Django in un cammino solitario verso la vendetta, sia per la moglie che per il medico Shultz, artefice della sua libertà (Unchained). Originale anche il mettere sullo stesso piano, nella stessa scena, Franco Nero e Jamie Foxx, quasi a contrapporre il prima e dopo, entrambi interpreti del pistolero che da schiavo diventa leggenda.
Jamie Foxx e Franco Nero











Dopo aver conquistato il record di incassi nel primo periodo di proiezione, il film del pluripremiato regista di Kill Bill, Sin City e Pulp Fiction, per citarne alcuni, si colloca nella storia del cinema come un pulp western, prodotto misto tra azione, dramma, spaghetti western ed anche sentimenti ed emozioni. 
Il cast

mercoledì 23 gennaio 2013

ASPETTANDO CONTEST con due appuntamenti documentaristici

Marco Santarelli e il suo nuovo lavoro



Un inizio di settimana considerevole per il Nuovo Cinema Aquila di Roma dove, a partire dalle ore 21,00 di lunedì 21 gennaio è stato ospitato l’evento Aspettando Contest, ad inaugurare la nuova rassegna Mercoledì Doc, realizzata in collaborazione con il Cinema Palestrina di Milano, nonché Contest – il documentario in sala, evento che, anche per questa terza edizione, offrirà agli affezionati spettatori la migliore produzione documentaria italiana a Roma.


Grazie al regista e documentarista romano Marco Santarelli, affiancato da Cobol Pongide, entrambi dotati di grande capacità di osservazione, il pubblico presente ha potuto assistere ad un incontro esplicativo dal punto di vista tecnico ed esecutivo del lavoro stesso del regista di documentari. Per l’occasione sono stati proiettati gli ultimi lavori di Marco, partendo da Un mondo Meglio che Niente, interpretato dall’attore Romano Talone e diretto dal duo, in cui ad essere narrata è la storia di ordinaria fantascienza sugli alieni ambientata in un antico Luna Park in rovina. Raccontato dai due registi, se ne desumono le peculiarità esecutive e produttive, tra le difficoltà dovute alla mancanza di tempo e mezzi, nonché la volontà di uno sguardo positivo sul futuro dell’umanità, ricercato con un focus ottimista sugli alieni, rendendo il prodotto esplicazione della speranza umana.





Romano Talone













L’ambientazione ideale del precedente prodotto, costruita unendo spazi reali a partire dall’Eur per crearne uno nuovo, denota una continua ricerca di sfide nuove che siano allettanti (cit. Marco Santarelli), come vedremo anche nel film seguente Milleeunanotte, presentato nella scorsa edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, nella sezione Concorso Documentari, realizzato con Alfredo Farina a due camere, con cui sono stati ripresi i fatti del penitenziario Dozza di Bologna. Focus incentrato sul personaggio femminile di Agnes, di cui si indagano e si osservano le gesta, sia nel carcere che fuori dalle mura. Un parallelismo, quindi, tra dentro e fuori, entrambi orizzonti indagati attentamente dal regista, attraverso riprese significative dei primi cinque giorni dalla scarcerazione,  in Alto Adige.
Rivelatasi un momento di incontro con la professionalità di Santarelli e del team tecnico annesso, la serata può essere considerata anche un delicato passaggio di apertura della rassegna dedicata ai documentari del mercoledì, attraverso cui il pubblico potrà entrare in contatto con il genere realistico del nostro cinema, di cui sono state assaporate le particolarità, grazie ad uno dei pionieri.

                                                                                  

ABBASCIO A GROTTA..............proibizione e disperazione in scena nel quartiere Prati



Con lo spettacolo Abbascio a grotta, proposto al Teatro Millelire di Roma fino al 20 Gennaio, Antonio Diana ha debuttato alla regia, attraverso una messa in scena tra il reale e l’immaginario. Rinchiusi in una grotta ideale, i sette personaggi raccontano, attraverso monologhi toccanti, le rispettive vite, partendo dall’analisi della propria coscienza e delle ferite impresse nei loro cuori, causate da violenze fisiche e morali, riconosciute come valide esperienze per la fortificazione del vissuto e dell’animo, rievocate nello spazio scenico della cantina.














Lo spettacolo vuole dare voce alle vittime di abusi di pedofilia in età infantile, incipit di tutte le insicurezze e dei turbamenti di mente, corpo e cuore che non saranno mai più risanati del tutto. Si tratta di un grido della coscienza nel rievocare dolori, concentrando la propria attenzione su un particolare stato d’animo, frutto della spinta verso il proibito ed anche di un forte senso di colpa. Luoghi immaginari danno alla messa in scena un aspetto surreale, di non definibile spazio, come se si trattasse di un limbo interiore e di incubi dettati dalla paura.

Sentimento intenso
Attraverso canti inequivocabili e musiche significative, i sette uomini rivivono queste esperienze di violenza, condannando loro stessi ad una sofferenza interna, data dalla mancanza di confronto con il reale e con la quotidianità. Dialetto napoletano nell’affrontare, quindi, una tematica forte, messa a nudo dal regista attraverso la riproposizione cruda degli atti di sette uomini destinati a vivere nella cantina e a lasciarsi trasportare dalla proibizione, trovandovi il senso della propria colpa, dandogli sfogo nel castigo e nel canto del riscatto.
Grido di disperazione

domenica 20 gennaio 2013

FESTIVAL DEL CINEMA KURDO................tra eventi collaterali e tematiche prevalenti









Hevi Dilara: direttrice artistica del festival
Termina oggi la quinta edizione del Festival del cinema Kurdo che, anche quest’anno, ha dato modo al pubblico italiano di entrare in contatto con la vita millenaria di questo popolo, attraverso tradizioni, usi e costumi, messi in luce nei film ed anche negli aperitivi a base di piatti tipici. Dedicata al ricordo della professoressa Mirella Galletti, esperta kurdologa e giornalista, deceduta lo scorso settembre, l’edizione 2013 del festival ha dato spazio anche a dibattiti ed eventi collaterali, come quello della serata dell’anteprima, rivelatasi un coniugo di cinema e musica, grazie a Tara Jaff, famosa arpista di origine kurda. Con la sua musica ha accompagnato la proiezione di Zare, primo film della storia cinematografica kurda, risalente al 1927, prodotto e registrato nell’Armenia sovietica. Si tratta di un film muto e in bianco e nero che racconta la storia di un giovane nomade kurdo che lotta, al fianco della sua ragazza, per vivere un amore felice. Diretto da Amo Bek-Nazaryan, fondatore del cinema armeno, diplomato a Mosca, il film mostra l’evoluzione della storia dei protagonisti che, uniti dal sentimento dell’amore trovano la forza di affrontare le difficoltà. L’evento collaterale, tenutosi il 14 gennaio, ha anticipato l’apertura ufficiale del festival, programmata per il 16 Gennaio presso la Casa del Cinema con la proiezione de La voce di mio padre, girato tra Francia, Turchia e Germania nel 2012. Diretto da Zeynel Dogan e Orhan Eskiköy, il film risulta essere una meditazione poetica sulla personalità identitaria e sul legame, nonché il profondo ritratto del cambiamento radicale di un paese. Zeynel Dogan, laureato in giornalismo, è un regista kurdo indipendente, fondatore della casa di produzione Perisan Film e da dieci anni collabora con Eskiköy nella realizzazione di lungometraggi, documentari e brevi docu - film.
Zeynel Dogan e Orhan Eskiköy

Al Nuovo Cinema Aquila, invece, sono stati proiettati, durante il pomeriggio – sera del 17 gennaio, i film: E’ stato lo stato di Veysi Altay, Il taccuino di Lice di Ersin Celik e Militi Rotti di Seyfettin Tokmak. I primi due corti, proposti in un lungometraggio pomeridiano, sono stati girati in Turchia nel 2012 e trattano il primo dei crimini compiuti contro il popolo kurdo, denunciandone alcuni noti responsabili, mentre il secondo è un documentario ricostruito attraverso le pagine del diario di Ahmed Tektas, in cui sono stati annotati tutti i fatti accaduti nel paese dal 1945 in poi. Tra questi primi due film si è potuto assistere al dibattito sul ruolo dei richiedenti asilo in Italia, affrontato dal prefetto Compagnucci che insieme a Daniela Di Capua, direttrice del sistema centrale del servizio protezione rifugiati, ha dato ai presenti una esplicazione anche dei fatti politici, ricostruendo la storia dei rifugiati kurdi in Italia e rivendicando la necessità di equità tra i popoli.
Dibattito sul ruolo dei richiedenti asilo

A partire dalle 21,30, invece, è stato proiettato il film turco Militi Rotti che, girato tra Turchia, Svezia e Bosnia, parla della storia di due ragazzi partiti da Madrid per cercare lavoro ad Instanbul, trovandovi, invece, l’amicizia con Medina e la figlia Elma, malata di cuore. È la storia della lotta per la sopravvivenza in una delle metropoli del mondo, passando tra amicizia e solitudine, a seguito della scomparsa di Medina. Tematica del confronto con la famiglia o degli affetti familiari anche in Io sono partito, tu sei rimasta di Mujde Arslan, nonché in Giocando alla famiglia di Bingol Elmas, proiettati nella giornata di ieri al cinema Aquila. Il primo tratta dell’avventura di una donna partita alla ricerca del padre, da Istambul a Maxmura, dove incontra alcuni dei suoi parenti stretti, trovandovi un’opportunità di avvicinamento e di dialogo. Nel secondo film, invece, si affronta la tematica del matrimonio precoce, attraverso il racconto della storia di quattro donne, protagoniste di profonde sofferenze, causate dal vivere un rapporto maturo, in giovane età.
Bingol Elmas

mercoledì 16 gennaio 2013

V edizione del Festival del Cinema Kurdo a Roma



Mancano poche ore ormai all’inizio della nuova edizione del festival del cinema Kurdo Heviya Azadiye – Speranza di libertà, ospitato dal Nuovo Cinema Aquila e dalla Casa del Cinema della capitale. Organizzato dall’associazione Europa Levante con contributo della Regione Lazio e della Provincia di Roma l’evento, unico nel suo genere in Italia, sarà aperto alle ore 18,00 della giornata di oggi con un seminario sul cinema kurdo presso la Casa del Cinema, al quale interverranno diversi registi del panorama cinematografico in oggetto, tra cui Mizgin Mujde Arslan, nonché Boris Sollazzo, critico cinematografico. A seguire, si potrà assistere alla proiezione del film di animazione La voce di mio padre di Zeynel Dogan, prevista per le ore 20,30, a cui seguirà il dibattito con il regista stesso.
Casa del Cinema
Da domani fino al 20 Gennaio ci si sposterà al Nuovo Cinema Aquila, dove si potrà prendere parte a oltre 20 proiezioni, tra lungometraggi, cortometraggi e documentari e partecipare agli incontri con i registi dei film stessi, in cui saranno coinvolti dieci Paesi diversi, tra cui Iran, Iraq, Svizzera, Francia e Germania. I dibattiti nascono con l’obiettivo di arricchire lo scambio culturale con il pubblico e riguarderanno, pertanto, i genocidi e il sistema d’asilo vigente in Italia, proprio perché – come spiega Hevi Dilara, direttrice artistica del festival – l’evento ha da sempre l’obiettivo di far conoscere la cultura e la filosofia di vita millenaria del popolo curdo al pubblico italiano e rafforzare interculturalità tra rifugiati e territorio nazionale.
Nuovo Cinema Aquila

Una vera e propria opportunità di incontro – come la definisce Cecilia D’Elia, assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma – con un mondo ricco di arte e di cultura e profondamente impegnato nell’affermazione dei propri diritti, primo fra tutti quello di essere portatori di una storia e di una identità culturale.

lunedì 14 gennaio 2013

Libertiamo!.............si parte dal capoluogo adriatico


Un fine settimana da ricordare, quello appena conclusosi a Pescara, durante il quale si è svolto il Workshop dal titolo Libertiamo!, organizzato e gestito dal team dell’associazione So.Ha, nata nel 2007 per dar voce ai giovani e sensibilizzare la popolazione del territorio abruzzese verso alcune politiche inerenti all’ambito giovanile. Durante l’evento suddetto, tenutosi presso lo spazio Matta, ex mattatoio della città di Pescara, attualmente gestito in funzione delle attività culturali, tra cui spettacoli, concerti ed eventi di condivisione come quello in oggetto. Un vero e proprio momento di comunione quello che ha visto il relazionarsi di circa 60 persone, tra cui giovani ma anche meno giovani, coinvolti nei dibattiti, moderati dai tutor, ma anche in attività o giochi di ruolo che hanno sicuramente trasmesso qualcosa ai presenti, quantomeno una lieve sensibilizzazione. 
Roberto Ettorre
Roberto Ettorre, rappresentante legale della So.Ha, ha illustrato i principi fondamentali per costituire un’associazione e alcune nozioni sull’associazionismo, facendo buon uso della sua esperienza maturata durante la sua militanza nell’associazione pescarese, mentre Giulia Mistichelli, co-ordinatrice della So.Ha ha guidato i presenti nell’apprendimento delle nozioni indispensabili per organizzare un evento, illustrandone fasi principali e iter da seguire. Diversi i tipi di associazione, come dice Ettorre, partendo da quella generica a quella culturale, passando anche per quella di volontariato  e quella di produzione sociale, tutte caratterizzate dal numero minimo di tre soci. In particolare, le ultime due vengono rispettivamente disciplinate dalla legge 266 e 383 del codice civile, lasciando spazio anche ai comitati di tipo totalmente informali, ai circoli e alle associazioni asd o ong. Ogni associazione è strutturata in varie parti, quali assemblea, consiglio direttivo, presidente e comitato dei garanti, organi, questi, equiparabili a quelli della struttura italiana, rispettivamente parlamento, governo, premier e corte costituzionale. L’assemblea, quindi, in qualità di organo legislativo di una determinata associazione, deve essere convocata almeno una volta l’anno  ed è addetta all’approvazione dei regolamenti, essendo costituita da tutti i soci. Nella fase di costituzione di un’associazione va indicato il target di riferimento, per dedicarsi ad un ambito preciso, registrando anche l’atto costitutivo e lo statuto al fine di ottenere fondi dagli enti pubblici. Gli eventuali guadagni ricavati dalle proprie attività saranno investiti per l’evento o manifestazione successiva, dopo averli depositati sul conto corrente dell’associazione, aperto dietro il possesso del codice fiscale, valido anche per l’affitto di una sede fisica e per l’assunzione di personale.                        
Giulia Mistichelli










La giornata di domenica 13 Gennaio, invece, si apre con un dibattito su pregiudizi e stereotipi in atto nella nostra società, tra cui quelli di razza e di genere. Come enuncia lo stesso Roberto, il pregiudizio non è altro, però, che un privarsi della capacità di giudizio personale per andar dietro a modelli di comportamento di altri, mentre lo stereotipo è il nucleo cognitivo del pregiudizio. Varie le tematiche affrontate nel momento di confronto con i presenti, tra cui quella dei Rom e del razzismo, ripercorse attraverso esempi video diversi e attraverso un gioco di ruolo, effettuato coinvolgendo quattro partecipanti e quattro osservatori. Dal gioco è emersa una riflessione insita nei giudizi che talvolta le persone hanno nei confronti dello straniero senza conoscerne l’interessato, pregiudizi appunto. Continuando per l’analisi costitutiva di un’associazione, se ne deduce che essa deve operare all’interno di una società, esplicando la sua missione e i suoi obiettivi. Una corretta analisi del contesto sociale, appunto, ad anticipare gli obiettivi di finalizzazione, generali e specifici. Si distinguono, inoltre, una valutazione in itinere, da effettuarsi durante lo svolgimento del progetto, ed una finale, post- svolgimento. Facendo riferimento anche al punto di forza degli eventi organizzati dall’associazione, il Festival Culture Giovani, di cui da marzo inizieranno i lavori per la sesta edizione, Roberto ha illustrato sommariamente i vari step operativi, tra cui quello di redigere un comunicato stampa per ogni evento, da destinare agli organi giornalistici al fine di invitarli e di una pre- promozione. Successivamente, a prendere la parola è Giulia, occupatasi di illustrare le attività pratiche e tecniche dell’organizzazione di un evento, a partire dalla redazione di un piano operativo ed uno economico dettagliati ancor prima di una campagna pubblicitaria, attraverso locandine e manifesti, nonché comunicazione attraverso i social network. E’ sempre consigliabile coprire l’evento e l’intera organizzazione dello stesso con una polizza assicurativa, dopo la richiesta del patrocinio e delle autorizzazioni, nonché di un preventivo logistica, consistente in un bilancio su carta, composto da budget, periodo, partner e tema.
In ultima analisi, sicuramente vanno riconosciuti alla So.Ha e ai suoi membri una buona capacità organizzativa e uno scopo di coinvolgimento, attraverso una libera informazione, come nel caso del workshop in oggetto, teso ad allargare l’orizzonte di conoscenza e stimolare la libera iniziativa.   
Notevole partecipazione

mercoledì 9 gennaio 2013

2+2=5...................le premesse ci sono, bisogna solo partire

Emozione e passione ............ queste le caratteristiche emerse dalla presentazione del nuovo progetto cinematografico di Nicola Vizzini e Loreto Crisci, tenutasi questa mattina a Villa Borghese.  Introdotti dalla dottoressa Francesca Piggianelli dell’organizzazione RomArtEventi, molto emozionata nel presentare un progetto così carico di idee e fatto da giovani, i due autori hanno cercato di dare una definizione del loro prodotto, ripercorrendo le fasi iniziali, a partire dalla sceneggiatura, a cui il 19enne Loreto Crisci ha dato vita dopo aver letto su internet della teoria per cui la somma dei due addendi dipende dal valore che si dà alla base numerica.

Curiosità e ricerca, quindi, quella che ha permesso ai due autori di immergersi in questo progetto, coinvolgendo anche Riccardo Recchia, Emanuele Cadeddu e Mariano Cherubini, presenti in sede di conferenza, dichiaratisi soddisfatti delle premesse per un buon prodotto interessante e divertente, incentrato sul tema dell’amore, come dichiara la stessa attrice protagonista Melania Dalla Costa, affascinata dalla lettura della sceneggiatura sottopostagli da Vizzini, suo agente. Mostratasi decisa nel voler diffondere l’idea di un necessario risveglio dell’amore (cit. Melania Dalla Costa), la ragazza appare determinata e convinta, così come la collega Alessia Fugardi, tornata dopo due anni  al cinema, considerato suo primo amore. Il protagonista maschile sarà Alessio Di Clemente, occupato anche in Svizzera con il teatro pirandelliano, rivelatosi entusiasta e determinato, sentendosi fortunato nel poter lavorare con un regista di esperienza, come Riccardo Recchia ed uno dotato di grande entusiasmo, Loreto Crisci, mix perfetto per ottenere un buon risultato.



Un amore, quest’ultimo, incontrastato e denso di sentimento, come dice Alma Manera, la quale considera il progetto ambizioso e da emulare, anche perché il cinema è l’arte per eccellenza, insieme al teatro (cit. Alma Manera). A seguire, Sergio Arcuri si definisce curioso e contento di poter fare cinema, sentendosi a suo agio con tutto il team, una grande famiglia, mentre Michele Morrone, definendo il suo personaggio come “sfigatello”, sente il film come un ulteriore collaudo della sua professionalità, potendosi dibattere in un ruolo differente, mentre Francesco Forte presuppone una buona dose di divertimento sia per gli spettatori che per gli attori stessi.

Concludendo, le premesse sono buone e sembrano essere quelle di un film divertente e interessante (cit. Riccardo Recchia), gli attori motivati, anche grazie al tema di fondo caro a tutti, quello dell’amore, da considerarsi universale in ogni sua forma, perché sia che porti al matrimonio che alla convivenza è pur sempre amore (cit. Beppe Convertini).