lunedì 30 dicembre 2013

NATALE AL CINEMA ................................... tradizione e valori del cinema italiano


Come vuole la tradizione del cinema italiano, il periodo natalizio è da sempre condito di toni ironici e temi relativi alla spensieratezza insiti nel mondo della settima arte. Saranno prese ad esame e rapportate tra loro alcune delle pellicole uscite al cinema in questo periodo, prodotti tanto leggeri nella narrazione quanto talvolta profondi nella tematiche, quali Colpi di Fortuna di Neri Parenti e Indovina chi viene a Natale? di Fausto Brizzi, entrambe commedie in sala dal 19 dicembre.


















Non solo cinepanettoni, rivelandosi anche come un modo ironico e talvolta riflessivo di affrontare situazioni esilaranti e talvolta ridicole, come quelle degli sketch costruiti a regola d’arte nel primo film. Tre sono le scene principali dell’intero prodotto cinematografico, scandite a livello di soggetto narrativo ma unite dalla motivazione comune della risata. Protagonisti delle partizioni suddette sono Christian De Sica e Francesco Mandelli nel primo episodio, accanto ai duo comici consolidati, formati da Lillo e Greg e Luca e Paolo. A generare la comicità nella scena dell’imprenditore Brunelli (Christian De Sica) e l’interprete Foffa (Francesco Mandelli) è proprio lo scontro di due orizzonti diversi, come fossero placche opposte, l’uno della natura superstiziosa e l’altra dell’universo opposto, quella dello iettatore. A dar il tono comico all’episodio seguente è, invece, il tema dell’equivoco nella scoperta di Felice (Lillo) di possedere una strana eredità: un fratello speciale (a detta del padre defunto), ricoverato in analisi per manie e fissazioni al limite dell’immaginazione. Dopo aver preso l’impegno di badare all’uomo, l’ex ballerino di prima fila della Carrà andrà incontro a situazioni ridicole ed allegre che colpiranno lui e la sua famiglia, affezionatasi alla personalità speciale dello zio Walter. Sketch basato, quindi, sulla famiglia e sul sentimento di legame tra due fratelli sconosciuti, dando l’idea di liberarsi dalle convinzioni ed aprirsi alle novità. Protagonisti dell’ultimo episodio sono i comici Luca e Paolo, i quali danno sfoggio della propria immedesimazione nel tema della speranza e dell’amicizia, spinto qui anche sul fraintendimento amoroso della donna amata in comune, Barbara, la cassiera del bar antistante al porto. Piero e Mario sono operatori di una compagnia di crociere del porto di Napoli, motivati e uniti dal sogno indissolubile di comprare una barca e partire.


















Passando al film firmato da Brizzi, invece, è possibile sottolineare il tema del confronto e dei rapporti interpersonali in una famiglia allargata, riunitasi per Natale nella casa paterna, abitata da Giulio (Diego Abatantuono) e consorte (Angela Finocchiaro), in attesa della figlia Valentina (Cristiana Capotondi) e del suo misterioso fidanzato Francesco (Raoul Bova). Contesto della narrazione arricchito da una particolarizzazione della bellezza paesaggistica, tra la freschezza della neve e la rusticità del casale, in cui arrivano anche gli altri membri della famiglia, costituendo un mix finalizzato a condire di ironia il tema della narrazione, attraverso i progetti del fratellastro  Antonio (Carlo Buccirosso), il fraintendimento nella vita di coppia di Chiara (Claudia Gerini) e Domenico (Claudio Bisio), elementi uniti dalla compostezza del messaggio mandato in video dal padre (Gigi Proietti), arrivato nel finale in occasione del pranzo natalizio.


















Tono leggero ed esilarante anche nel primo film di Paolo Ruffini Fuga di Cervelli, uscito il 21 novembre in sala. Ad emergere dalla storia è la sorprendente vicenda di un gruppo di amici inseparabili, Emilio (Luca Peracino), Alfredo (Paolo Ruffini), Lebowsky (Guglielmo Scilla), Franco (Frank Matano) e Alonso (Andrea Pisani), colti in un rapporto intenso che li porta fino all’università di Oxford, luogo in cui prenderanno una rivincita contro la vita e l’esclusione, abbandonandosi alla conquista di sé stessi. Il tessuto narrativo viene addolcito maggiormente dai caratteri femminili di Claudia (Gaia Messerklinger) e Nadia (Olga Kent), donna amata da Emilio e motivo della partenza del giovane, seguito dalla storica combriccola di amici per la pelle.








I film risultano essere significativi prodotti del cinema italiano, in cui spiccano la tematizzazione comune del legame, seppur vada esso correlato all’ambito della famiglia e a quello dell’amicizia, caratterizzazioni comunque assimilate da un sottofondo sentimentale ed amoroso più o meno intenso, accanto alla scoperta reciproca.

venerdì 27 dicembre 2013

THOR ....................................................................... il più forte degli Avengers tra divinità ed umanità


In sala dal 20 novembre, il sequel della storia del leggendario guerriero di Asgard si è rivelato un continuum narrativo dell’episodio precedente, risalente al periodo primaverile del 2011. Figlio del padre degli dei Odino, Thor, interpretato da Chris Hemsworth, è stato scelto come erede al trono del regno degli dei, a scapito del fratello Loki, da quel momento suo principale antagonista.
dal 27 aprile 2011















Infatti, volendo vendicarsi delle menzogne e della scelta del padre, l’ambiguo “secondogenito” facilita l’ingresso dei rivali nel regno di Asgard, i giganti di ghiaccio di Jotunheim, di cui ha scoperto di essere discendente. Questo il pretesto da cui parte l’intera narrazione del film Thor, l’invidia e la brama di vendetta dell’illegittimo figlio di Odino (Anthony Hopkins), interpretato da Tom Hiddleston. A collegare Asgard con i nove regni il bifrost, un ponte ipotetico della dimensione spazio – tempo che permette agli dei asgardiani di spostarsi nell’universo. Una storia surreale e fantastica che spazia, però, anche sul tema dei rapporti interpersonali, come quello con Jane Foster (Natalie Portman), scienziata incontrata inizialmente da Thor nel corso del suo esilio sulla Terra. Diretto da Kenneth Branagh, il primo dei due episodi relativi al “potente Thor” (cit.) parte proprio da questo incontro, quello tra scienza e soprannaturalità, studio e magia, reale e fantastico, tematiche che, inserite all’interno di strepitosi effetti speciali e scenografie sublimi, rendono il film un prodotto interessante ed accattivante, tale da suscitare un gradevole effetto di suspense nello spettatore, sicuramente colpito dalla brillantezza e dalle luci sceniche dei mezzi tecnici utilizzati, a partire dal flashback introduttivo sulle ricerche di Jane, Erik e Darcy.
Dal 20 novembre 2013












Passando al secondo episodio intitolato Thor: The dark world, invece, va subito notata una maggior attenzione alla sfera narrativa, penalizzando talvolta la spettacolarità. Soggetto del film di Alan Taylor è la storia della brama di vendetta nutrita dal popolo degli Elfi oscuri, guidati da Malekith nel tentativo di recuperare l’Aether, nascosto loro anni prima dall’asgardiano Bor, padre di Odino. Ad impossessarsi del potente liquido distruttivo è stata Jane nel corso di una scoperta scientifica, per cui nuovamente il carattere interpretato da Natalie Portman assume un ruolo primario nel film, identificando uno dei pretesti della narrazione, il riconfermato incontro tra i due mondi. Si assiste ad una progressiva maturazione del rapporto tra i due, un legame in realtà sofferto e mai sopito, accanto alla collaborazione tra Thor e il fratello Loki, mossi dalla sete di vendetta per Frigga (Rene Russo), la madre caduta in un’imboscata degli Elfi. L’inganno non tarda, però, a svelarsi ed infatti, pur essendosi sacrificato per il fratello, Loki rivelerà nel finale il meschino doppiogioco mascherato di umiltà grazie alla sua dote di trascendenza.
Sfera del SENTIMENTO: Thor & Jane

Sfera della FAMIGLIA: Thor & Loki (avversari)




















Prodotti dalla Marvel Studios e distribuiti in Italia da Paramount Pictures (Thor, 2011) e Walt Disney Pictures (Thor: the dark world, 2013), entrambi i film sono ispirati al personaggio dei fumetti della Marvel Comics Thor, tratto dalla mitologia germanica, la cui forza è simboleggiata dal potente martello Mjolnir, suo compagno fedele con cui difende i nove regni. In ultima analisi, mentre nel primo film si assiste ad una maturazione guerrigliera e motivazionale tra conquista e difesa del protagonista, il secondo ne mette in luce anche il viaggio intimo ed introspettivo nella vita stessa, tra sentimento e famiglia, rischio e sacrificio.


Effetti scenografico - luminosi
-BRILLANTEZZA-

sabato 21 dicembre 2013

THE LONE RANGER .............................. arguto gioco west per la nuova produzione Walt Disney Pictures


In prossimità del periodo delle feste natalizie, da sempre corollato dai kolossal di animazione Disney, verrà qui analizzato The Lone Ranger, ultimo progetto cinematografico del regista statunitense Gore Verbinsky, il quale si concentra, adattando l’omonimo fumetto degli anni ’50, sulla possibilità di guardare il mondo con occhi diversi. Si tratta di quelli di Willy, un bambino portato indietro nella storia come se il prodotto cinematografico fosse una trasposizione soggettiva, tanto fantasiosa quanto reale. Tutto questo grazie alla sua ammirazione per le gesta del cavaliere solitario chiamato Lone Ranger e all’incontro con la figura imbalsamata dell’indiano suo alleato. Prima scena che parte, quindi, dall’attualità narrativa, descritta nel contesto del 1933 in una location precisa, il Luna Park di San Francisco.
Agguato della banda di Cavendish





il cavaliere solitario e il selvaggio









Narrazione a ritroso, dunque, in cui il protagonista John Reid, un uomo di legge interpretato da Armie Hammer, dopo esser tornato a casa dalla famiglia, sarà chiamato a sostituire nella giurisdizione del villaggio il fratello Dein, texas ranger caduto in un imboscata ad opera del criminale Butch Cavendish. Da questo momento, John assumerà le redini del paese e sarà affiancato dall’improbabile selvaggio Tonto, interpretato da Johnny Deep. Spostandosi dalla narrazione oltre oceanica de I pirati de i Caraibi a quella del vecchio west di indiani e cowboy, la squadra composta da Verbinsky, Buckheimer e Deep gioca, anche questa volta, sull’umorismo avventuroso doppio, seppur vengano talvolta limitate le interpretazioni degli attori principali, vero fulcro narrativo. Mancanza caratteriale sostituita, però, dal tema accogliente e dall’uso di effetti luminosi e sonori nelle scenografie del cielo, del paesaggio e, volendo, della favola, costruita attraverso un meccanismo a due personaggi, a cui va ad affiancarsi la figura di un cavallo bianco, particolarità che vi rende maggior lucentezza.

Il dialogo di Tonto con il cavallo bianco
-UMORISMO-










Uscito in sala a luglio del corrente anno, il film, configurandosi come grido contro l’avidità e la corruzione del mondo attuale, dà importanza all’elemento storico, lanciando così il monito di non dimenticare né il cinema classico né il passato, poiché basterebbe lo sguardo di un bambino a riportare tutto in vita, come suggerisce l’intero soggetto di questo mix di atmosfere surreali e sogno, finalizzato a dare un vano messaggio di speranza.
sintesi dello schema narrativo

martedì 17 dicembre 2013

BATTLE OF THE YEAR ........................................... quando la battaglia incendia il palco


Sulla scia del successo dei numerosi prodotti cinematografici sulla breakdance e sull’hip – hop, tra cui quelli delle saghe di Step Up e Street Dance, è uscito in italia lo scorso 5 dicembre il film Battle of the year – la vittoria è in ballo di Benson Lee. Tema della narrazione è quello della street dance, questa volta, però, inserito nel contesto della competizione di breakdance più famoso al mondo, sintetizzato in BOTY, un contest che dal 1990 offre alle crew migliori del mondo, preselezionate nelle dispute nazionali, un palcoscenico su cui dar adito alla propria creatività e alla propria espressione artistica.

Il coach con Dante e Franklin



I b-boys americani
Soggetto del film è la storia di un gruppo di ragazzi americani, messi insieme da Jason Blake (Josh Holloway), un coach di basket chiamato in azione da Dante (Laz Alonso) per assemblare una squadra di ballo in vista dell’imminente sfida francese. Dopo alcuni tentennamenti iniziali, l’uomo, in realtà ex stella del ballo, accetta l’incarico e assembla il team americano per la battaglia, concentrandosi sulla preparazione fisica dei suoi ragazzi e sulla maturità di ragionare come un team di b – boys, il dream team degli Stati Uniti. Proprio su questo aspetto si concentra l’intero film, sullo sviluppo, cioè, di un rapporto interpersonale tra i componenti della crew americana, inizialmente in competizione tra loro. Dopo le prove di assestamento della coreografia, i rappresentanti americani del ballo da strada voleranno a Parigi, dove li attende la battaglia dell’anno e la sfida con i migliori ballerini b – boys del mondo, tra cui quelli della crew tedesca, quelli della crew di casa e quelli della crew coreana, campioni in carica, con cui avranno a che fare nella finale. Motore del film è la costituzione dell’amicizia tra i protagonisti, resa possibile dal coach, soddisfatto del risultato ottenuto e dell’aver trovato una nuova famiglia. Una storia progressiva di legame e sentimento che non sorprende nel film di Lee, caratteristiche sottolineate dal montaggio per lo più lineare ed introspettivo sui personaggi, alternato a quello ad ampio raggio delle sequenze di ballo, in cui si nota un riguardo al gioco di luci e ombre, accanto a scenografie correlate da colonna sonora e musiche di tipo break e rap. È il tema della sfida internazionale di ballo che dà al film la giusta marcia per accattivare il consenso, in quanto tratta di una storia già vista e lungamente descritta nei predecessori dello stesso genere, caratteristica che, però, non desta dall’ appassionare i fan del genere.

Vincere e ......




.... dimostrare il proprio valore









Vincere a tutti i costi nel ballo così come nella vita: è questo, probabilmente, il messaggio a cui il regista ha voluto dar voce, inserendolo in una trattazione talvolta drammatica, come quella del bisogno di vincere per sperare ancora e dimostrare il proprio valore.

sabato 14 dicembre 2013

LE DONNE DEL VILLAGGIO ......................... passione ed oscurità in scena al teatro angolano


Diretto da Edoardo Oliva e liberamente ispirato al romanzo di F. Kafka dal titolo Il castello, lo spettacolo indaga sulla dinamica della vita di K., giovane agrimensore convocato in un castello dal conte per svolgere delle mansioni di agrimensura. La nuova produzione dell’associazione Teatro Immediato vuole essere una rilettura ad omaggio della narrativa dell’autore praghese, una delle figure imponenti della letteratura del XX secolo.

Interpretato da Antonio Anzilotti, il protagonista della narrazione giunge nel villaggio antistante alla residenza, dove sarà trattenuto nell’attesa di incontrare Klamm, l’intendente suo unico contatto con il conte. Da qui prende svolgimento una sorta di viaggio interiore dell’uomo, messo a nudo e colto nella sua disperazione e disillusione, particolarità mosse dal mancato contatto occupazionale e dai successivi incontri misteriosi. Al tema dell’equivoco va progressivamente sostituendosi quello dell’analisi introspettiva della vita dell’uomo, preso nei momenti interiori di staticità e paura conseguente. Un tutt’uno tra equivoco, attesa, illusione, disperazione, intensificate dall’apporto sonoro delle musiche di David Lynch, caratterizzanti le atmosfere black e noir proposte, attraverso un allestimento del tutto surreale. Si tratta, infatti, di uno spettacolo che, delineandosi come un vero e proprio naufragio delle passioni, risulta inserito in scenografie naturali piuttosto oscurate e accattivanti, inserendovi anche effetti di colorazioni e luminosità differenti, tese a catturare gli spettatori e metterli a contatto con il vissuto passionale dell’uomo.
Tema della narrazione
-incontro/scontro:passione-





Il protagonista con Amalia




















A render maggiormente l’idea della caratterizzazione passionale del prodotto teatrale ci pensano i caratteri femminili che, circondando l’agrimensore, si configurano come unico spiraglio di una velata speranza alla vana attesa dell’uomo. Tra esse le giovani attrici Laura Farloni e Nausicaa Pizzi, rispettivamente nel ruolo di Frieda e Amalia, le prime venute a contatto con il protagonista, Tiziana Di Tonno nel ruolo dell’ostessa, moglie dell’intendente, accanto a tante altre. Non mancano né i giochi di parole tra i personaggi, nè i riferimenti cinematografici, accanto ad effetti di suspense notevoli generati anche attraverso la componente musicale. Un travaglio interiore che genera trambusto esistenziale, quindi, come quello riscontrato nella disperazione dell’agrimensore, venuto a contatto esclusivamente con le donne, a caratterizzare passioni e fragilità insite nella messa in scena, accanto a collisione e stordimento derivanti dall’avvicinamento dei due strati sociali, quello maschile e quello femminile in netta maggioranza, a cui l’uomo dovrà tener testa per non perdersi nell’illusione di tanta beltà e di quel luogo quasi fatato, mistificazioni che accompagneranno il personaggio centrale fino alla sua presumibile morte, di cui non vi è alcuna traccia nel testo kafkiano, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1926. 

Un tributo letterario di tipo onirico ed evocativo al romanzo più ambizioso dello scrittore Franz Kafka, in cui risalta il tema della lotta contro il sistema, tra alienazione e frustrazione di un uomo, immerso nel gelido invernale tra oscurità e identificazioni descrittive al di fuori della realtà, il tutto in scena al Teatro Comunale di Città Sant’Angelo fino a domenica 15 dicembre.


lunedì 9 dicembre 2013

CRISY RIDER 2 ...................................................... comicità e spontaneità nella riflessione sulle consuetudini


Crisy Rider 2 – la salita è sempre più ardua: questo il titolo completo dello spettacolo in scena al Teatro Duse di Roma fino a domenica 15 dicembre, interpretato dal duo comico composto da Sandro Torella e Sergio Giuffrida, alternatisi sul palcoscenico in sketch individuali seguendo, però, una sorta di circolarità nella narrazione, trovandosi insieme all'inizio ed alla fine.


Uno spettacolo comico ma non solo poiché, sviluppandosi sullo sfondo della crisi economica internazionale, potrebbe suscitare una riflessione di fondo. Situazione drammatica, quindi, rivissuta in modo ironico secondo gli occhi dei due protagonisti, entrati inizialmente in relazione per la ricerca di lavoro su un giornale di annunci. Questo il momento iniziale da cui si diramano gli sketch costruiti da entrambi sul sottile filo ironico, attraversando tematiche variegate, come la situazione politica, le tasse imposte ai cittadini, il mercato on – line e le sue fregature, nonché l'attuale mercato del non pagamento (cit.), fino ad arrivare al tono più serioso della condizione di capo famiglia.
L'intera messa in scena è costruita in modo interattivo allo scopo di intrattenere, come se si trattasse di uno show in progressione, adeguatamente bilanciato dal preconcetto ironico di fondo da parte di due attori che, indagando nella dinamica economica italiana, troveranno esigenze futili e vizi dell'italiano medio a cui si potrebbe rinunciare, come il televisore di 50 pollici.


Colonna portante dello spettacolo è la risata, dunque, condita però di un elevato tasso di spontaneità ed auto – ironia con cui i due comici affascinano i presenti, rendendoli partecipi. Non mancano stralci satirici e toni vellutati da cadenze linguistiche particolareggiate. Si passa, infatti, dalla cadenza dialettale romanesca del primo sketch tra Secco e Ciccio, mosso da un equivoco e da un fraintendimento, alla parlata nordica dell'istruttore di sci, ingaggiato per una settimana bianca acquistata sul web. Ad arricchire ancor più la versatilità interpretativa ci pensa l'apporto dei temi della globalizzazione in atto nel nostro Paese, rintracciabili nell'accento egiziano di Giunfrida (cit.). Le caratteristiche principali del prodotto teatrale in questione sono ironia, verità accanto a verosimiglianza teatrale e stimolo alla riflessione per tentare di sentir meno la crisi almeno a livello individuale, privandosi di qualcosa.




IL CORAGGIO FA ... 90 .................................................... il primo testo di Giuseppe Arnone tra ironia ed emozione


Lo spettacolo andato in scena al teatro Kopò di Roma, sito in zona Cinecittà, si è rivelato in un certo senso un tributo alla famiglia, alla patria e soprattutto un omaggio al vissuto. Si tratta di un testo colmo di emozioni e pieno di vita, trattazioni inserite nel contesto dei Mondiali di calcio del 1990, il tutto raccontato attraverso gli occhi di un bimbo di dieci anni.











Scritto ed interpretato da Giuseppe Arnone, lo spettacolo può essere inserito nel ramo del teatro realistico che parla di sè, essendo il tema trattato la vera storia dell’autore, mosso dalla voglia di scrivere qualcosa di suo (cit.) per dar adito a quel periodo della sua vita ed alle emozioni dategli dal “suo primo mondiale”, vissuto con i familiari all’interno di quella location non meglio precisata. Diretta da Claudio Zarlocchi, la messa in scena diverte ed emoziona, grazie ad una narrazione effettuata interamente a livello di flashback, scandita dal monologo del protagonista, trasportato in una sorta di back forward nella sua casa di infanzia, dove la famiglia era riunita per assistere alle imprese dell’Italia nel corso dei campionati mondiali. La scena è cadenzata cronologicamente a seconda dei match ed è arricchita dall’apposizione del vissuto interiore del protagonista, passando attraverso la caratterizzazione e presentazione della squadra della famiglia, capitanata da Nonno Turi, capo famiglia che Giuseppe ha sempre ammirato. Notevole la variazione e l’alternanza dialettica, passata dalla parlata milanese dei primi dieci minuti di scena riguardanti l’impiegato della Banca Antani al dialetto siciliano dei momenti familiari, in cui risultano molto forti la voglia di vincere e lo spirito nazionalistico. Un racconto che, partito dalla disputa tra Italia ed Austria, pone l’accento sui giocatori e sulle eroiche gesta di Zenga, Baresi, Bergomi e soprattutto Schillaci e Baggio, accanto alla caratterizzazione dei componenti della famiglia, particolareggiata dall’uso di un cast sorprendente. Il meccanismo con cui vengon tenute salde le caratteristiche di amore per la famiglia e per il calcio risulta essere di tipo coinvolgente, conducendo gli spettatori nel viaggio tra la risata e la passione per il ricordo, rese con tono leggero e talvolta riflessivo, a sottolineare un velo di speranza nel futuro.



La differenziazione scenica delle luci e dei suoni si occupa di accompagnare il tono divertente e profondo del prodotto teatrale, diversificando gli sketch da ridere sull’appello ai Santi per le sorti dell’Italia a quelli profondi della rivisitazione tematica della lotta per la mafia, inserendo la caratterizzazione di Falcone e Borsellino e condendo il tutto con una fresca interpretazione e attenzione alla mimica del  volto.


domenica 8 dicembre 2013

THE ROLLING STONES DAY ................................. in sala la celebrazione delle nozze d'oro con la musica


Le caratteristiche che emergono dal tema del giorno celebrativo in onore del gruppo dei Rolling Stones sono omaggio alla storia e celebrazione di una band, di un sound e di un legame. Uniti da un forte vincolo di collaborazione e di intesa artistica, i cinque componenti dei Rolling Stones hanno segnato la storia della musica, tracciando nel corso degli anni una vera e propria leggenda nel rock ‘n roll. Presentato in esclusiva da Nexo Digital e Medimax, il 5 Dicembre è stato trasmesso in 200 sale The Rolling Stones - Hyde Park live 2013, il concerto che la band ha tenuto nel mese di luglio dell’anno corrente presso la location di Londra, un live il cui scopo era unicamente quello di celebrare proprio il frangente storico dei 50. Più di due ore di musica, inserendo negli spazi tra le performance i momenti del backstage, le testimonianze, clip relative ai momenti pre – live e quelle contenenti il contesto, dalle riprese ai dintorni alle clip incentrate sulla gioia dei presenti. Tornati nella loro città dopo 44 anni, i musicisti hanno incendiato la folla trasmettendo emozioni e passione e partecipanti. La loro prima esibizione all’Hyde Park, infatti, risale proprio al luglio del 1969, concerto storico della rock band britannica, la più longeva e famosa in tutto il mondo.

Hyde Park, 1969

 44 anni dopo





















Il prodotto proiettato diventa progressivamente un vero e proprio docu – film che, inserendosi sia nel settore della musica che in quello del cinema, celebra il cinquantennio di attività della band, ricostruendone a tratti anche la storia, soprattutto grazie alla voce stessa dei protagonisti, Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts, Ronnie Wood e Mick Taylor. Una scaletta mozzafiato quella del concerto, in cui sono stati messi in rassegna pezzi più tradizionali e classici, accanto ad altri più recenti, tutti brani che hanno consacrato la band come vera maestra del rock ‘n roll, un monumento vivente, come testimoniato nella lezione di rock introduttiva da Ernesto Assante e Gino Castaldo. Spaziando da Start me up a Doom and Gloom, gli impeccabili musicisti hanno dato grido a quel sound identificativo di una vita musicale insieme, attraversando brani come  You got the silver, Midnight rambler, Gimmie shelter, You can’t always get what you want ed ovviamente l’immancabile Satisfaction, pezzi ormai impressi a tutti gli effetti nella cultura, data la profondità dei temi, riscontrabile già nei titoli e nei ritornelli stessi, caratteristica che permette di identificare la magia degli Stones nel saper portare in scena un modo di essere. Un vero e proprio spettacolo quello che questi musicisti hanno sempre messo in scena sin dalla prima esibizione del 1963, riconfermandolo ancora cinquant’anni dopo grazie alla piena padronanza del palcoscenico, alla totale immersione nei pezzi e ad un mettersi alla prova costantemente. Le inquadrature ad ampio raggio permettono di entrare a contatto con lo show costruito sul palco, alternandosi a focus soggettivi sui musicisti, colti nell’intimità del volto e nell’uso dello strumento, concentrandosi sull’esecuzione dei riff di chitarra e basso da parte di Richards, Taylor e Wood. Come deducibile dall’ energia del front – man Jagger, risulta notevole la carica esecutiva degli artisti, visibilmente soddisfatti dell’enorme bagaglio esperienziale costituito in 5 decenni di musica, da considerare veri e propri decenni di vita. Una passione, quella per la musica, con cui hanno costruito il proprio impiego, portandolo avanti nonostante i mutamenti generazionali e le inevitabili tappe di assestamento, passate per discordanze e cambi di rotta a partire dalla fondazione ad opera di Mick Jagger, Keith Richards e Brian Jones, polistrumentista  britannico prematuramente e tragicamente deceduto due giorni prima della prima volta degli Stones ad Hyde Park, con cui i due erano entrati in contatto nella primavera del 1962. A quest’ultimo va il ricordo e l’omaggio dei colleghi in occasione del nuovo live londinese, forti dell’avere un target di pubblico variegato, dai nove ai novant’anni d’età, riuniti in più di 100000 per l’esibizione dei beniamini del rock, un evento mozzafiato che almeno una volta va visto (cit.) e magari vissuto in prima persona.

Garanzia di spettacolo














Rivelandosi un tutt’uno tra musica, spettacolo e cinema, caratterizzato da melodie talvolta aggressive ed esecuzione impeccabili, scaletta in grado di coinvolgere più e meno giovani, accanto ad un montaggio significativo e attenzione ai dettagli di ripresa, il prodotto sul grande schermo è un’intensa testimonianza di un particolare periodo storico e di un genere musicale a sé stante, il rock degli Stones. Dando la possibilità di accedere all’epocale concerto del luglio scorso e permetterne l’interazione visiva, l’evento cinematografico si è rivelato un’occasione per riunire tutti coloro che, affascinati dalla buona musica, desideravano entrare a contatto con una delle leggende artistiche nel mondo, quella scritta dal gruppo britannico destinata a rimanere nella storia.
I cinque
- R. Wood, K. Richards, M. Taylor, C.Watts, M.Jagger -