sabato 17 novembre 2012

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA............tra concorso ed eventi verso la premiazione












Molti gli ospiti speciali al settimo Festival romano di Muller, i quali hanno dato un tono di maggior apertura alle varie delineazioni di genere e di produzione. Approfondendo il versante delle pellicole in concorso, si è passati, infatti, dalla commedia scoppiettante A glimpse inside the mind of Charles Swan II di Roman Coppola e da quella scatenata di Pappi Corsicato Il volto di un’altra a risvolti più intimi come nel racconto della gioventù americana Marfa Girl di Larry Clark e in quelli di Un Enfant de toi, in cui Jacques Doillon gioca sui sentimenti e sugli equivoci. Amore basato sulla sofferenza in E la chiamano estate di Paolo Franchi, in cui viene narrata la storia di una coppia di quarantenni, mai stati in intimità. Non solo pellicole del cinema italiano ma anche contributi del cinema danese, francese, russo, americano e anche asiatico.

Tra le icone della settima arte, sicuramente di spicco la partecipazione dell’attore americano Sylvester Stallone, il quale ha presentato il suo ultimo lavoro Bullet to the head, tratto dal fumetto Du Plomb dans la tête e diretto da Walter Hill, a cui è stato consegnato un riconoscimento particolare, il maverick director award. Il leggendario Sly, dopo aver incontrato il pubblico al Teatro Tor Bella Monaca il 13 novembre, il giorno successivo è stato presente all’Auditorium per la proiezione del film, dopo aver partecipato alla conferenza della mattina, in cui, scherzando con i presenti, ha delineato le fasi di produzione del suo ultimo lavoro, partendo dal descriverne le tematiche principali. Tanta azione, anche scene divertenti accompagnate da dialoghi scintillanti tra Jimmy Bobo, interpretato dallo statuario Stallone e il suo socio, un poliziotto di città, Taylor Kwon, interpretato da Sung Kang. Entrambi sembra che vadano verso la stessa direzione, la ricerca della verità, l’uno per liberare la figlia rapita e l’altro per mettere ordine. Quello che conta, però, è che i due lavorino insieme, come la mente e il braccio, riuscendo a scovare il covo dei criminali e a liberare la ragazza, ottenendo anche vendetta per i rispettivi compagni uccisi. Alessandro Camon ha scritto la sceneggiatura del film ed insieme a Sly ne ha curato i dialoghi, facendo risaltare ancor più l’opera di Walter Hill, protagonista il 15 novembre anche di una masterclass sulle particolarità del suo lavoro. Un concentrato di action e comedy, vista la frequente ironia, non solo tra i due personaggi centrali, ma anche tra Sly e Keegan, interpretato dal poderoso Jason Momoa, ex vichingo in Conan. Al confronto diretto tra i due, Hill gioca sullo scontro tutto muscoli, fatto di pugni e lotta libera. Nello sguardo di Sly ritroviamo un po’ gli occhi della tigre di Rocky, personaggio che gli ha dato sicuramente la popolarità insieme a Rambo, assicurandogli un posto di spicco nel cinema mondiale. Nel personaggio di Jimmy si riscontra anche il carattere solitario dell’agente Cobretti di Cobra o quello di Lincoln Ox di Over The Top, allo stesso tempo amorevole e protettivo verso il sangue del suo sangue, come accade anche con Lisa Bobo (Sarah Sahi). La pellicola in questione potrebbe essere considerata l’avventura di un nuovo personaggio, quello di Jimmy, distante dai modelli fissati e proteso verso il futuro, come probabilmente avrà voluto fare lo stesso Hill, tornato al cinema dopo undici anni. Non mancheranno di certo future sorprese, visto il calibro dell’artista, star del mondo cinematografico che in quest’ultimo lavoro ha dimostrato carisma e un’espressività sensazionali nel volto e che sicuramente riuscirà a stupire anche chi non è amante dell’action – movie.


Altro evento della programmazione del festival è quello della proiezione del documentario di Gianfranco Pannone intitolato Gli Ebrei a Roma, in cui si ripercorrono alcune tra le fasi storiche che hanno permesso l’insediamento della comunità nella capitale. Seppur la trattazione storica sia poca ed emerga più la denuncia dei limiti impostigli dai popoli cristiani, risulta essere abbastanza buono il tentativo documentaristico, sottolineato dalla raccolta di testimonianze molteplici, evidenziate attraverso immagini recuperate dall’Istituto Luce di Cinecittà in cui viene ripercorsa anche la visita del Papa al Rabino Capo.            
  

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