sabato 24 novembre 2012

LA TROVATA DI PAOLINO.............nuovo spettacolo ispirato ad Ettore Petrolini



La compagnia teatrale La Tana dell’arte presenta con La trovata di Paolino un nuovo spettacolo ispirato ad Ettore Petrolini e adattato dal regista Sandro Felice Leo che, cimentatosi nella trattazione di un testo mai messo in scena prima, ha conferito alla serata il carattere di anteprima assoluta. Fino al 25 Novembre, gli attori della compagnia portano sulla scena le personalità della famiglia del capostazione Paolino Pescatori, interpretato da Luca Pennacchioni, oltre ad altri personaggi aggiuntisi nel corso della commedia. Paolino dirige, assieme al suo amico Toto (Federico Sozio), una stazione ferroviaria di un piccolissimo paese, dove passano due treni al giorno, uno la mattina e uno la sera, rendendo leggero il lavoro dell’uomo, soddisfatto del suo operato nonostante le critiche della moglie e della suocera, la quale vive a stretto contatto con la figlia e con il genero, criticandolo in ogni minima cosa, come quando si vede costretto a cambiare il binario del diretto in transito. Unica fonte di sorriso per l’allegra famigliola è Matilde, figlia dei coniugi interpretata da Gabriella Cervelli, ormai giunta all’età giusta per il matrimonio. L’unica speranza dell’uomo è quella di riuscire ad unire la figlia con un uomo capace di offrirle una vita serena ed è per questo motivo che, dopo aver allontanato il primo pretendente, arriverà a servirsi di un annuncio sul giornale al fine di trovare, non riuscendovi, un uomo onesto per la figlia sbarazzina. Si intuisce ben presto, però, il motivo della fretta dell’uomo di accasare la ragazza, desideroso di liberarsi anche delle altre due donne. Complottando con il sacerdote di paese, Don Serafino, interpretato da Claudio Olivieri, escogiterà un modo per restare solo, trasferendosi alla stazione di Scarlino, in Maremma, paese infestato dalla malaria; ecco la trovata di Paolino, il quale non può permettere che le sue care lo seguano in quelle zone rischiose, sottovalutando però la situazione. Nel frattempo, infatti, la giovane Matilde ha trovato un fidanzato e sta per sposarsi con il figlio di un dottore e ricercatore medico, tale professor Gennaro, interpretato da un carismatico Paolo Bianchi, che afferma di aver elaborato un farmaco preventivo che impedisce alla malaria di entrare nel corpo. Pertanto le due donne sarebbero salve ma il caso vorrà che il farmaco non possa essere utilizzato per chi soffre di cuore e quindi Paolino, essendo cardiopatico, diventa il protagonista del rovescio esilarante della medaglia.

L’ispirazione venuta dalla commedia dell’arte anche nella mimica, nelle espressioni e nelle movenze (cit. Luca Pennacchioni) ha reso ancor più evidente la rivisitazione satirica della commedia stessa, dandole un tocco umoristico e coinvolgente. Lavoro duro ma decisamente riuscito grazie alla bravura degli attori e soprattutto grazie alla capacità di Sandro Felice Leo di dirigerli. Il merito del regista, però, è stato soprattutto quello di mettere in piedi un'opera inedita, mai rappresentata. Le difficoltà di un lavoro del genere sono immaginabili ma le battute inserite da Leo e i tempi comici che lo stesso regista gli ha conferito fanno ben sperare in un successo di Paolino pari a quello di Gastone. Un lavoro quasi impeccabile, riscontrabile in tutti i caratteri, sia per l’immedesimazione comica che per le particolarità del setting teatrale, costruito attorno al protagonista, Pennacchioni, molto presto alla regia di un nuovo spettacolo al fianco di Valentina Ciaffaglione, interprete ne La Trovata d Paolino di Anastasia, cameriera del dottor Gennaro. Una storia che diverte, dunque, come testimonia lo stesso Sandro Felice Leo, il quale ha preferito restare sulla cresta del successo della satira, ottenuto anche dal suo precedente lavoro, Gastone, considerando la messa in scena satirica un qualcosa che stimola curiosità e mistero tanto da catturare delicatamente la platea e appagarla con un'opera ancora in attesa di essere conosciuta (cit. Sandro Felice Leo).    
 

lunedì 19 novembre 2012

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA...............i premi del concorso prospettive italia


Francesco Bruni

Gli altri premi per il cinema italiano, per la sezione PIT del concorso, sono stati assegnati dalla giuria composta da Babak Karimi, Anna Negri, Stefano Savona, Zaho Tao e presieduta da Francesco Bruni. A Pezzi di Luca Ferrari è andato il premio per il miglior documentario, mentre ad Antonello Schioppa è stato consegnato il premio per il miglior cortometraggio con Il gatto del maine.


Il premio per il miglior lungometraggio è stato assegnato al film Cosimo e Nicole di Francesco Amato, meritevole anche di aver realizzato un’opera originale e senza particolari pretese, se non quella di offrire al pubblico una bella storia in un contesto drammatico. È il racconto della storia di due giovani, interpretati da Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot, conosciutisi in occasione della manifestazione del G8. Collocazione storica precisa, quindi, il 2001, anno in cui c‘è stato l’incontro delle potenze di stato mondiali a Genova e da cui sono scaturiti tutti i disastri e le lotte tra manifestanti e black block. Le suddette vicende, non volendo avere il film un intento documentaristico degli avvenimenti, al contrario di Diaz di Daniele Vicari, ne occupano solo i primi minuti, mentre il tema di fondo è rintracciabile nella storia dei due giovani, conosciutisi in occasioni drammatiche e giunti alla bellezza dell’amore, passando tra insidie, spostamenti e ricerca di un nascondiglio perenne per scampare ai pericoli. Per questo motivo, si assiste durante il corso del film a uno slittamento della vicenda tra la terra di Nicole, il Belgio e Torino, Genova, Roma, luoghi in cui prosegue il viaggio dei due, accostando la tematica del viaggio a quella dell’amore in un parallelismo tra fuga e amore, fino ad arrivare a una prima separazione dei due protagonisti che riscopriranno il loro sentimento e la loro voglia di star insieme in una stazione di servizio.

















Un film toccante perché vede l’evoluzione dei due caratteri principali nel loro andar verso l’amore, passando anche attraverso il lavoro con Paolo, manager dell’organizzazione eventi del territorio, concerti e manifestazioni, interpretato da Sassanelli, il quale riesce a regalare una decorosa interpretazione nel carattere e ad accostarsi brillantemente a quella di Riccardo e Clara (Cosimo e Nicole), diligenti nel condurre la storia del film in un duplice rapporto di amore e paura, elementi rivisitati e contestualizzati sul versante della scena rock che va da Marlene Kuntz agli Afterhours.

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA..............miglior opera prima e seconda



Altra sezione di valutazione del concorso del Festival Internazionale del film di Roma dell’anno 2012 è stata quella riguardante la migliore opera prima e seconda, in cui ha trionfato il film di Giovannesi Alì ha gli occhi azzurri, già vincitore del premio speciale della Giuria. Questa volta, la giuria è composta da Laura Amelia Guzmán, Stefania Rocca, Alice Rohrwacher, Tanya Seghatchian ed è  presieduta dall’attore-regista Matthew Modine, il joker del capolavoro di Kubrick, rivisitato poi nel film di Montanari, presentato quest’anno al festival. Al premio hanno preso parte i film appartenenti ad ognuna delle diverse sezioni del Festival, quali concorso, cinemaXXI, PIT e Alice nella città, concorso parallelo svoltosi presso la casa Alice antistante l’Auditorium, in cui si è potuto assistere anche a incontri con professionisti del magnifico mondo del cinema, tra cui Daniele Vicari con il suo ultimo lavoro La Nave Dolce, Alice Rohrwacher e Valeria Golino, ascoltate entrambe nella libreria del cinema per presentare i loro film, Corpo Celeste del 2011 diretto da Alice e Vi Perdono di Valeria, la quale ha esordito quest’anno alla regia.











Una menzione speciale è spettata al film Razzabastarda di Alessandro Gassman, in cui si parla di Roman, immigrato rumeno, alle prese con la crisi e con l’educazione del figlio, dopo esser stato abbandonato dalla moglie. Roman, padre infondo molto protettivo, vive per la felicità di Nico e perciò è costretto ad unire al lavoro di gommista e quello di pusher per tirar avanti e per alimentare il suo                 sogno di portar il figlio a New York.



Atmosfere surreali unite a dialoghi talvolta ironici di un bravissimo Gassman, rumeno che parla in dialetto romano, rivisitati in una situazione che sembra sfuggire di mano, a cui vanno ad unirsi i pregiudizi sugli extracomunitari radicati perfino nella fidanzata di Nico, Chiara, la quale, dopo averne scoperto l’identità del padre, scappa. Sullo sfondo della narrazione anche l’interesse di Nico per Dorina, ragazza della strada che rimarrà incinta. Il tema di fondo è quello dell’amore nel rapporto padre-figlio. Anche Michele Placido nel cast, ad interpretare l’avvocato Silvestri in aiuto a Roman, personaggio da cui emerge profondità interiore alla ricerca dell’accettazione mentre lancia un grido all’umanità nel non giudicare lo straniero se non se ne conosce la storia.

                                                                                              

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA............il culmine del concorso



Si è da poco conclusa ufficialmente la settima edizione del festival Internazionale del Film di Roma e molte critiche ruotano intorno all’evento che, sicuramente, ha interessato il pubblico e la stampa, essendo le critiche una parte e stimolante e partecipativa (se ne parli bene o male, purché se ne parli). Non si è trattato di una rassegna dei classici film da ridere o sdolcinati, ma ha abbracciato tematiche di tipo, se vogliamo, riflessivo e certamente provocatorio. Questo probabilmente è stato l’intento di Muller, quello di stimolare sia il pubblico sia i media a parlare del suo festival come un qualcosa di nuovo, distante dai modelli classici. Non si può, infatti, restare indifferenti alle tematiche messe in gioco e proposte al pubblico, quali quella del disagio interiore, dei rapporti familiari, dei rapporti amorosi e altro.



A vincere il premio per la miglior sceneggiatura sono stati Noah Harpster e Micah Fitzerman – Blue per il film The Motel Life, mentre ad Arnan Valls Colomer è andato il premio miglior contributo tecnico per la fotografia di Mai Morire.  Miglior interpretazione femminile a Isabella Ferrari, protagonista di E la Chiamano estate di Paolo Franchi, vincitore del premio miglior regia. Film criticatissimo, nonostante sia un documento sull’interiorità, in un certo senso, di una coppia di 40enni, mai arrivati in intimità, perché appagati soltanto dalle carezze e dagli abbracci. Il film ha messo in scena, infatti, seppur con particolare richiamo al sesso, quella che è la storia di Dino ed Anna, personaggio interpretato da Isabella Ferrari chiamata a ricoprire un ruolo strano ma reale.  Dino è un’anestesista che non si sente all’altezza della bellezza della moglie e perciò si rifiuta di toccarla, trovando rifugio dal suo malessere nei rapporti con scambisti e prostitute. Paolo Franchi ha realizzato un film molto provocatorio, avendo trattato una tematica che spesso, come ha detto lo stesso regista in conferenza, trova molta maleducazione in Italia. Nel film, però, non c’è solo il sesso o solo il nudo, ma anche molta interiorità di un personaggio che vive nella condizione di perenne inferiorità (io non sono quello che credi e tu sei bellissima, troppo per me) e, dovrebbe essere visto dall’inizio alla fine, prima di darne una definizione o un parere, poiché solo al culmine della narrazione è possibile capirne il senso, nel momento in cui il personaggio centrale di Dino giunge alla completa evoluzione e Anna  arriverà al punto di tradire il marito e di lasciarlo. L’acqua del mare, elemento centrale della pellicola, componente estremamente riflessiva, si è vista all’inizio della storia a denotare l’ambientazione e alla fine, quando Anna lascia il marito sulla riva del mare, momento che nasconde, uno stimolo alla libera interpretazione, destando curiosità e non “chiacchiere”. Certo è un film semplice che magari lascia indifferenti, forse un po’ scomodo ma comunque necessita di un’attenta valutazione, non solo guardando le scene frequenti di nudo messe, probabilmente, per infondere ancor più la naturalezza dei personaggi nel trattare il tema riflessivo e intimo.

The motel life, a cui è stato assegnato anche il premio BNL del pubblico per miglior film è, invece, la storia di due fratelli soli, senza madre e padre che vivono la loro vita di pellegrini tra un motel e l’altro, tra uno stato ed un altro. Protagonista principale del film è Frank, il cantastorie che dedicherà la sua vita alle cure per il fratello Jerry Lee, mutilato ad una gamba. Le storie narrate sono costruite dai disegni, affissi sul muro della stanza e riproposti sullo schermo nel corso del film. Tante le storie rappresentate da Frank, ma la più bella è quella di Annie, sua ex di cui conserva il ritratto, unico schizzo a colori. L’evoluzione della storia vedrà proprio, oltre all’intensificarsi dei rapporti familiari tra i due, anche il riavvicinamento di Frank ed Annie, ritrovatisi ad Elko. Procedendo nell’assegnazione dei premi, è da sottolineare quello assegnato a Claudio Giovannesi per Alì ha gli occhi azzurri, un film in cui vengono ripercorse le difficoltà di adattamento degli stranieri in Italia, con una particolare riflessione sugli usi e sui costumi.
Premio per miglior interpretazione maschile assegnato a Jérémie Elkaїm per Main dans la main e quello per miglior attrice emergente a Marilyne Fontaine per Un enfant de toi, altri riconoscimenti assegnati a registi, scenografi e montatori dei film, tra cui il Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film in assoluto, consegnato a Larry Clark per Marfa Girl, una pellicola in cui spicca una forte rivalutazione della storia giovanile di Adam, a contatto con la fidanzata Inez, con la madre e con gli amici in una cittadina del Texas, Marfa, apparentemente tranquilla ma turbata dal poliziotto Tom, ossessionato, violento e molto scurrile. La ragazza di Marfa è un’artista che funge da mediatore tra tutte le varie storie raccontate, a partire da quella di Adam, fino ad arrivare a quella dello stesso Tom, ucciso poi dal ragazzo.

I premi sono stati assegnati dalla madrina Claudia Pandolfi, affiancata dal maestro Muller e dalla giuria Internazionale, composta da Timur Bekmambetov, Valentina Cervi Edgar Cozarinsky, Chris Fujiwara, Leila Hatami, P.J. Hogan e presieduta da Jeff Nichols, tutti cineasti del panorama mondiale, di diversa provenienza, come a segnalare l’intento della Fondazione Cinema per Roma, rappresentata dal presidente Paolo Ferrari, di allargare, estendendolo,  l’orizzonte della celebrazione romana della settima arte.
                                                           

sabato 17 novembre 2012

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA............tra concorso ed eventi verso la premiazione












Molti gli ospiti speciali al settimo Festival romano di Muller, i quali hanno dato un tono di maggior apertura alle varie delineazioni di genere e di produzione. Approfondendo il versante delle pellicole in concorso, si è passati, infatti, dalla commedia scoppiettante A glimpse inside the mind of Charles Swan II di Roman Coppola e da quella scatenata di Pappi Corsicato Il volto di un’altra a risvolti più intimi come nel racconto della gioventù americana Marfa Girl di Larry Clark e in quelli di Un Enfant de toi, in cui Jacques Doillon gioca sui sentimenti e sugli equivoci. Amore basato sulla sofferenza in E la chiamano estate di Paolo Franchi, in cui viene narrata la storia di una coppia di quarantenni, mai stati in intimità. Non solo pellicole del cinema italiano ma anche contributi del cinema danese, francese, russo, americano e anche asiatico.

Tra le icone della settima arte, sicuramente di spicco la partecipazione dell’attore americano Sylvester Stallone, il quale ha presentato il suo ultimo lavoro Bullet to the head, tratto dal fumetto Du Plomb dans la tête e diretto da Walter Hill, a cui è stato consegnato un riconoscimento particolare, il maverick director award. Il leggendario Sly, dopo aver incontrato il pubblico al Teatro Tor Bella Monaca il 13 novembre, il giorno successivo è stato presente all’Auditorium per la proiezione del film, dopo aver partecipato alla conferenza della mattina, in cui, scherzando con i presenti, ha delineato le fasi di produzione del suo ultimo lavoro, partendo dal descriverne le tematiche principali. Tanta azione, anche scene divertenti accompagnate da dialoghi scintillanti tra Jimmy Bobo, interpretato dallo statuario Stallone e il suo socio, un poliziotto di città, Taylor Kwon, interpretato da Sung Kang. Entrambi sembra che vadano verso la stessa direzione, la ricerca della verità, l’uno per liberare la figlia rapita e l’altro per mettere ordine. Quello che conta, però, è che i due lavorino insieme, come la mente e il braccio, riuscendo a scovare il covo dei criminali e a liberare la ragazza, ottenendo anche vendetta per i rispettivi compagni uccisi. Alessandro Camon ha scritto la sceneggiatura del film ed insieme a Sly ne ha curato i dialoghi, facendo risaltare ancor più l’opera di Walter Hill, protagonista il 15 novembre anche di una masterclass sulle particolarità del suo lavoro. Un concentrato di action e comedy, vista la frequente ironia, non solo tra i due personaggi centrali, ma anche tra Sly e Keegan, interpretato dal poderoso Jason Momoa, ex vichingo in Conan. Al confronto diretto tra i due, Hill gioca sullo scontro tutto muscoli, fatto di pugni e lotta libera. Nello sguardo di Sly ritroviamo un po’ gli occhi della tigre di Rocky, personaggio che gli ha dato sicuramente la popolarità insieme a Rambo, assicurandogli un posto di spicco nel cinema mondiale. Nel personaggio di Jimmy si riscontra anche il carattere solitario dell’agente Cobretti di Cobra o quello di Lincoln Ox di Over The Top, allo stesso tempo amorevole e protettivo verso il sangue del suo sangue, come accade anche con Lisa Bobo (Sarah Sahi). La pellicola in questione potrebbe essere considerata l’avventura di un nuovo personaggio, quello di Jimmy, distante dai modelli fissati e proteso verso il futuro, come probabilmente avrà voluto fare lo stesso Hill, tornato al cinema dopo undici anni. Non mancheranno di certo future sorprese, visto il calibro dell’artista, star del mondo cinematografico che in quest’ultimo lavoro ha dimostrato carisma e un’espressività sensazionali nel volto e che sicuramente riuscirà a stupire anche chi non è amante dell’action – movie.


Altro evento della programmazione del festival è quello della proiezione del documentario di Gianfranco Pannone intitolato Gli Ebrei a Roma, in cui si ripercorrono alcune tra le fasi storiche che hanno permesso l’insediamento della comunità nella capitale. Seppur la trattazione storica sia poca ed emerga più la denuncia dei limiti impostigli dai popoli cristiani, risulta essere abbastanza buono il tentativo documentaristico, sottolineato dalla raccolta di testimonianze molteplici, evidenziate attraverso immagini recuperate dall’Istituto Luce di Cinecittà in cui viene ripercorsa anche la visita del Papa al Rabino Capo.            
  

martedì 13 novembre 2012

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA.............le prime quattro giornate



Si è conclusa ieri la quarta giornata del Festival Internazionale del Film di Roma, giunto alla sua settima edizione e rivelatosi luogo di incontro con il mondo del cinema e con i professionisti del settore, quali attori, registi e staff tecnici. Sguardo ampio quello che ha voluto dare all’evento Marco Muller, nuovo direttore artistico di questa speciale valorizzazione della settima arte, contornata da una multi – culturalità di fondo, in quanto accanto alle proiezioni cinematografiche ed eventi annessi, si è potuto assistere ad altre manifestazioni  di elevato valore artistico. Diviso principalmente tra due location, quella dell’Auditorium-Parco della musica e quella del MAXXI, museo nazionale delle arti del XXI secolo, diventato per questa edizione partner della manifestazione, sede di parte delle proiezioni della rassegna Cinema XXI e della retrospettiva Cinema Espanso. Inoltre, nello stand allestito da Rai Radio 2, all’ingresso dell’Auditorium si è esibito Flavio Insinna in forma di recital-concerto, accompagnato da pianoforte, sax e voce, dando lustro delle sue capacità ironiche e comiche, nonché vocali di lettura e interpretazione, acquisite non solo attraverso la scuola teatrale di Gigi Proietti ma, soprattutto attraverso la sua carriera di artista completo, da attore a showman. Dedica al cinema e ai suoi mostri sacri, tra cui Ennio Morricone, autore di colonne sonore, Ennio Flaiano, Federico Fellini, Alberto Sordi e molti altri ancora. Un’edizione speciale, proprio perché è riuscita a raccogliere la partecipazione di tanti professionisti dell’industria cinematografica, tra cui Margherita Buy, Sergio Rubini, Carlo Verdone e molti altri avvicendatisi sulla passerella del Red Carpet anche per inaugurare le proiezioni degli ultimi film realizzati.


















La scoperta dell’Alba con la Buy e Rubini, è stato proiettato in un lungometraggio di Prospettive Italia (PIT) assieme a  Il turno di notte lo fanno le stelle e ad Esca Viva. Esaltazione della vita nel primo dei due corti, in cui lo scalatore Matteo (Enrico Lo Verso), dopo aver subito un trapianto al cuore, decide di recarsi in montagna e di scalare un dirupo insieme a Sonia (Nastassja Kinski). Edoardo Ponti, regista del corto, ha voluto dedicare la metafora delle stelle al sogno del protagonista, il quale, solo dopo essere arrivato in cima alla montagna, inizia a sentirsi di nuovo bene, seppur con costanti dolori al petto per la fatica, un significato profondo, questo, però forse limitato dalla breve durata del corto, in cui è distribuito il viaggio della vita di Matteo che, scalando la montagna man mano, trova la forza di andare più su. Esca Viva è, invece, un manifesto animato della furbizia del protagonista, un pesciolino che, per non farsi mangiare, si spaccia per un’esca viva. Omaggio all’industria cinematografica anche quello della riproposizione del film di Stanley Kubrick Full Metal Jacket, restaurato in occasione della mostra fotografica presso il Foyer Sinopoli. Il film, partendo dalle vicissitudini del soldato Pyle, braccato dal comandante dell’addestramento reclute, prosegue fino ad arrivare a uno sguardo approfondito su Joker, l’unico che si prenderà cura di Pyle che, purtroppo, arriverà a suicidarsi per disperazione. Lo stesso carattere di Joker, interpretato da Matthew Modine, è stato analizzato a fondo nel contributo di Emiliano Montanari dal titolo Full Metal Joker, in cui si mette in luce anche la vita privata dell’attore statunitense, artefice anche della selezione delle 100 foto esposte. L’attore, non presente all’incontro con il pubblico, ha raccontato durante il corso del film le particolarità delle fasi di preparazione e produzione di Full Metal Jacket, nonché l’evolversi del suo personaggio, da cui è sempre condizionato in tutti i suoi lavori, anche per l’interiorità del carattere di Joker. Nel film di Kubrick, infatti, si nota un Joker, in realtà attore protagonista, in cui convivono sia un essere battagliero che un  animo sensibile. Dualità vista nel volto dell’uomo nella scena in cui uccide una donna cecchino asiatica, restandone profondamente e visibilmente turbato alla vista dello sguardo. Nel contributo di Montanari, definito dai più un documentario, pur essendo un vero e proprio film, come ha tenuto a precisare anche lo stesso regista, è stato analizzato in modo profondo l’aspetto del personaggio di Joker e di come abbia influenzato Modine. Altro contributo da avvalorare è quello di Fabio Ferzetti e Giancarlo Giagni dal titolo Carlo!, dedicato alla personalità dell’attore Carlo Verdone, raccontata e analizzata dall’interno dalle voci dei quartieri di Roma e dei suoi amici e collaboratori, nonché da quelle della sua famiglia. Testimonianze, tra gli altri di Claudia Gerini, co – protagonista in Viaggi di Nozze, al fianco dello stesso attore – regista, lodato anche da Pierfrancesco Favino. Passando anche per la sua infanzia e per la sua casa natale, viene narrata la nascita dei suoi personaggi, degli sketch che l’attore ha realizzato nel corso della sua carriera, tutti diligentemente raccontati, riassumendoli, in questo documentario che dà spazio ad un’artista dei nostri tempi, cresciuto in costante progresso, abile nel variare carattere, a seconda del personaggio interpretato, capacità, questa, messa in luce nella riproposizione di alcuni clip ed estratti dai suoi film, tra cui Un Sacco Bello, Bianco Rosso e Verdone, Il mio Miglior Nemico, in cui ha collaborato con Silvio Muccino. Il film può essere considerato un degno accostamento alla vita professionale dell’attore che, raccontandosi, in un mix di comicità e malinconia, ha svelato alcuni aneddoti del suo cammino lungo questa strada, in costante dubbio di non essere all’altezza, sentimento che lo sprona e lo incoraggia, da sempre, ad andare avanti. I suoi sono personaggi soli ed essenzialmente raccontano la solitudine e la malinconia che, talvolta, lo hanno assalito, trovando, però, lo stimolo dai sorrisi del volto dei suoi fans, così come quando da piccolo, nel piccolo teatro della sala da pranzo, costruiva sketch ironici strappando sorrisi e gioia ai membri della sua famiglia, di cui racconta i rapporti, mettendo in rilievo anche il difficile dialogo con il padre. Spazio anche al cinema asiatico all’interno di questa settima edizione, a delineare un bisogno di uscire dai confini nazionali, come ha testimoniato anche il regista Michele Placido nell’incontro mattutino del quarto giorno, durante il quale, insieme alla figlia Violante, all’attore Luca Argentero e allo staff tecnico, ha parlato del suo ultimo film Il cecchino (Le guitter), proiettato durante la serata. A proposito del cinema asiatico, durante la serata dell’undici novembre, presso il Cinema di Piazza Barberini, altra location del Festival organizzato dalla Fondazione Cinema per Roma, è stato trasmesso il film Il canone del male (Lesson of evil) del regista Takashi Miike, tornato al genere thriller-horror che lo ha reso famoso nel mondo. La narrazione ha come protagonista il professor Hasumi (Hideaki Ito), insegnante di liceo. Nel corso del film, l’evolversi degli eventi che partono dalle molestie sessuali di un collega a una studentessa fino ad arrivare agli imbrogli degli studenti, porta il protagonista ad una follia sconcertante, una sorta di ritorno al passato, provocato dalla perdita del controllo della scuola. Il prodotto che ne scaturisce è carico di adrenalina e sparatorie, forse dilungate eccessivamente, vista la durata del film che sembra mancare di una base fondante che unifichi la narrazione e la renda accessibile a tutti, non solo ai fans del genere. Commedia e divertimento, invece, nel film Benhur- tra comiche disperazioni di Massimo Andrei, liberamente tratto dalla commedia teatrale omonima di Gianni Clementi. Si tratta della storia di una coppia di fratelli che vivono insieme e vanno avanti alla meno peggio, facendo uno, Sergio (Nicola Pistoia), il centurione al Colosseo e l’altra, Maria (Elisabetta De Vito), la centralinista per una chat erotica. La soluzione sembra arrivare quando Sergio incontra Milan (Paolo Triestino), un tuttofare della Biellorussia immigrato a Roma, dichiaratosi ingegnere. Quest’ultimo sembra instancabile nel fare lavori di casa, nel dipingere, e persino nel sostituir Sergio al Colosseo. È anche un ottimo amico che conforta Maria nei momenti di delusione, facendola perfino invaghire di lui. Amicizia che nasce anche con Sergio, il quale diventa il suo “padrone”, fino al conseguente rovescio della medaglia che arriva alla fine del film. Ironia e tanta comicità, sottolineate ancor più dalla parlata romana, hanno reso la visione del film un bel momento per sorridere dei fatti quotidiani della vita, probabilmente con la volontà di insegnamento nel non giudicare mai nessuno prima di averlo conosciuto. Il volto di un’altra è il film di Pappi Corsicato che ha dato spazio alla ricerca del benessere economico di Renè (Alessandro Preziosi) e Bella (Laura Chiatti), in seguito ad un brutto incidente della donna, in cui sarebbe rimasta sfigurata. Andando avanti nella proiezione, si assisterà ad una presa di consapevolezza della donna che, optando per la verità e per lo smascheramento, decide di perdere la faccia e non indossarne un’altra (…… il volto di un’altra), rivelando l’inganno. A conclusione di questa quarta giornata, il film Italian Movies di Matteo Pellegrini, anticipato dal cortometraggio Il cinema lo faccio io, in cui  Alessandro Valori attraverso una irriverente comicità racconta i fatti della vita quotidiana alle prese con la crisi e con i rifiuti delle industrie lavorative, in particolare del cinema e i personaggi diventano registi delle loro vite. In Italian Movies, invece, troviamo la trasformazione, o metamorfosi, della vita di un gruppo di operai che dall’oggi al domani diventano produttori di una serie televisiva di successo, partendo dal prestito di una telecamera. 














Le quattro giornate iniziali sono da considerarsi davvero celebrative dell’arte del film, o meglio ancora del cinema, passando attraverso omaggi, celebrazioni e inaugurazioni, soddisfacendo il pubblico accorso numeroso, sicuramente motivato nell’attesa dei successivi appuntamenti del festival, tra proiezioni, incontri con divi, conferenze sulla presentazione di film in concorso e fuori concorso.

sabato 3 novembre 2012

MILLE METRI SOTTO TERRA.......verso MARCINELLE........a Montesilvano



Secondo appuntamento con la rassegna artistica Montesilvano d'Autore quello della serata di Ognissanti, durante la quale si è assistito ad un recital-spettacolo atto a ricordare i morti nella miniera di Charleroi a causa dell'incendio avvenuto l'8 agosto 1956, tra cui moltissimi italiani, in particolare abruzzesi (Disastro di Marcinelle). Una trattazione che ci riguarda da vicino, dunque, messa in scena, attraverso i canoni dell'interpretazione teatrale, da Milo Vallone, ideatore e autore del progetto drammaturgico, mentre autore del testo è Luca Pompei.


La narrazione è stata divisa in tre momenti, quello iniziale dell'adolescenza del giovane Tonino, in cui si vive nel sogno, destando quasi commozione nel pubblico presente, stimolato dalla destrezza vocalica di Milo, bravo a tenere l'emozione fuori dal palcoscenico e a diventare il personaggio interpretato, seppur con molto trasporto emotivo. Il secondo momento della pièce narrativa riguarda il viaggio dalla stazione dei treni di Pescara verso i campi minerari della nazione belga. Il ventenne Tonino, dopo aver lasciato anche la sua amata Annina, recatasi a Basilea, è motivato dalla speranza di poter presto tornare a casa a Manoppello, dove aveva lasciato il padre Domenico e la madre in lacrime, già addolorata per aver perso l'altro figlio in guerra. Dal sogno della prima parte si passa, dunque, alla speranza, entrambi stadi musicati con maestria dalla fisarmonica di Davide Cavuti, anche autore delle musiche, dalla chitarra di Franco Finucci e da violino e viola di Antonio Scolletta, diligenti nel seguire la recitazione e nel variare l'assetto audio – esecutivo.


Tema onnipresente è quello della luce, unito a quello dell'amore, anzitutto per la terra di provenienza, elementi che danno speranza a Tonino e lo agevolano nella sua maturazione, simboleggiata anche dal viaggio, atto centrale dello spettacolo che anticipa quello della delusione del ritorno a casa, momento in cui Tonino scopre di aver definitivamente perso l'amore di Annina, decidendo di tornare in miniera, a mille metri sotto terra, appunto.


La delicatezza delle musiche, unita alla protuberanza delle stesse sono pervenute, in modo naturale, dalle emozioni suscitate dal testo (cit. Davide Cavuti) e i dialoghi - narrazione, tanto cauti e riflessivi, quanto decisi e prorompenti, sono partiti dal cuore dell'artista (cit. Milo Vallone).


In definitiva, la serata può essere considerata un momento di riflessione per rivivere, attraverso l'interpretazione e i canoni teatrali, una storia drammatica che riguarda da vicino la nostra nazione, ma ancor di più la nostra regione.