martedì 16 ottobre 2012

IL TABULE' DI TITO presentato a Roma da Pino Tossici e fratelli Barreca



Secondo weekend del mese di ottobre all'insegna del divertimento nella zona vaticana, dove, presso il teatro Le Salette, è andato in scena il Tabulè di Tito, ispirato al Tito Andronico di William Shakespeare e riproposto dopo il successo dello scorso maggio. Si tratta di una tragedia dedicata alla vendetta che verrà esaurita in un crimine ad opera del personaggio centrale, tale generale Tito, interpretato diligentemente ed in modo esauriente. I personaggi femminili, in maggioranza rispetto a quelli maschili, conferiscono alla rielaborazione in oggetto un lato di estrema delicatezza e sensualità sceniche, particolareggiate in Marzia, estroversa figlia di Tamora e alquanto velate nella silenziosa Lavinia, figlia di Tito, la cui tristezza costituisce uno dei caratteri della pièce, ridisegnata simpaticamente.
Una sorta di meccanismo di duplice vendetta, la prima, da parte di Aronne e Tamora, nei confronti del generale, consumata colpendone la figlia, motivazione della violenza adoperata nei confronti dei mandanti stessi. Il generale diventerà folle ed arriverà ad uccidere perfino la stessa figlia, trasfigurata dalle violenze degli uomini.
Il regista Stefano Maria Palmitessa, portavoce della compagnia teatrale Paltò Sbiancato, ha rivisitato il tema drammatico di questa cupa e violenta tragedia, rendendolo più fruibile costruendovi attorno una sottile ironia, portata alle estreme conseguenze in un unico atto.


L'ironia accomuna tutti i personaggi, a partire dal ministro Aronne e dalla stessa Tamora, i quali, dopo aver saputo del ritorno in patria del generale, intenti alla preparazione dell'agguato nei confronti dello stesso, si sono esibiti in sketch divertenti, allietando la serata e gratificando il pubblico, accorso numerosissimo, entusiasta per il tema agrodolce presentato. Accanto alle scene narrative, vanno a configurarsi quelle di canto e ballo, con sapiente uso della musica e della strumentazione da parte di Silverio Scramoncin, a sottolineare l'intreccio costruito tra spettacolo classicheggiante e teatro innovativo di ricerca e sperimentazione.
Una tragi – comedy celebrativa del mito shakespeariano, da cui si nota un attento lavoro della regia, della scenografia e delle musiche, peculiarità, queste, unite ad una buona interpretazione e mimica degli attori, ad un buon uso dei dialoghi aulici e ad una spiccata rivisitazione del grottesco in questo adattamento fuori dagli schemi e dai canoni tragici, caratteristiche che hanno reso lo spettacolo avvincente anche grazie all'attenzione della compagnia nello scostarsi dal realismo drammatico, poiché il realismo non aiuta il teatro (cit. Stefano Maria Palmitessa).
Il cast e il regista





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