sabato 22 dicembre 2012

REDBLACK nel concerto pre-natalizio a Montesilvano



Divertimento e musica ………. queste le parole per identificare la serata del 20 dicembre, durante la quale si sono esibite a Montesilvano le Redblack, trio acustico tutto al femminile configuratosi come unione di voci intense e vibranti. Presso il locale – pub La Piadina di Viale Abruzzo, le ragazze hanno reso la serata un delicato momento di incontro tra i presenti e alcuni successi nazionali ed internazionali del panorama musicale pop e rock, reinterpretandoli in chiave acustica e marcatamente neo – melodica, seguendo il ritmo impostato dalle percussioni decise di Francesca D’Epifanio. A sottolineare la melodia dei pezzi, ci pensa, invece, la chitarra di Sonia Coletta, diligente nel ricalcarne l’impostazione, marcata poi dalla voce principale di Ilaria Dell’Aquila, la quale allieta il pubblico servendosi di una vocalità caratterizzata da dolcezza ed emozione. 
Emozione nel volto di Ilaria Dell'Aquila
Divertimento e coinvolgimento








Impegno e dedizione nella rassegna
I pezzi eseguiti ricalcano principalmente il tema dell’amore, come si può notare in In cerca di te di Simona Molinari e in Piccolo grande amore di Claudio Baglioni, entusiasmando i presenti anche con la destrezza esecutiva raggiunta con impegno e dedizione e rendendoli partecipi attraverso la carica emotiva e relazionale della musica. Omaggi alla tradizione popolare con O Sarracino e a quella italiana con Bum bum di Irene Grandi, Nel blu dipinto di blu di Modugno e Tintarella di luna di Mina, a delineare il tono celebrativo della serata pre-natalizia, simboleggiata anche da una felice esecuzione di Last Christmas di George Michael, Jingle Bells e Marry Christmas.

Oltre al particolare divertimento e coinvolgimento degli spettatori, permesso anche dalla simpatia delle musiciste, la caratteristica che maggiormente emerge dalla serata è la loro immersione nei pezzi eseguiti, da cui si nota una profonda gioia nel cuore e negli occhi alla vista della soddisfazione dei presenti, particolarità che le caricherà, sicuramente, per le successive esibizioni, a partire da quella di stasera a Penne.
Il setting pre-concerto


domenica 16 dicembre 2012

DIVINAMENTE SINGLE.........E POI................il secondo capitolo della commedia di Sasà Russo




Ritorno in scena della compagnia Iposcenio al Teatro Manhattan con il secondo ma non ultimo capitolo della commedia interpretata da Alessio Salvatori e Silvia Ferrari. La regia è nuovamente di Sasà Russo, il quale con qualche minimo accorgimento alla scenografia, ne cura attentamente i particolari.
Riprendendo da dove era stata interrotta in Divinamente Single, la scena si svolge nella casa di Sandra, egocentrica donna tutta di un pezzo interpretata da Silvia Ferrari, diligente ed esauriente nel calarsi nei panni della donna single prevenuta nei confronti del sesso opposto. Sin dal primo monologo, si coglie un senso di presunta superiorità sull'universo maschile e infatti, Sandra considera gli uomini come un qualcosa da usare e gettare.
Unico uomo fisso della sua vita è, nonostante tutto, Zerby, interpretato da Alessio Salvatori, il quale sfoggia le sue capacità umoristiche e dialettiche, uniformandole con l'accento romano. Zerby è il fedele confidente della donna, suo servitore che, nel corso dello spettacolo, rivela i motivi del suo interessamento verso la donna che, invece, lo crede invaghito di lei. Non mancano le sorprese e la presa di consapevolezza della donna di voler uscire dal suo status di divinamente single, passato di moda e considerando, quindi, necessaria un'evoluzione (cit. Silvia Ferrari).

A potenziare ancora di più la comicità che scaturisce dai battibecchi tra i due, protagonisti anche della messa in scena di circa un anno fa, arriva nel secondo atto il dottor Sugar, interpretato da Libero Bentivoglio, convocato dal suo collega psicologo per richiamare l'attenzione all'amore della donna. Dal primo incontro, inizialmente con Zerby, sembra che la missione di recupero non risulterà per nulla facile, se non impossibile. Nonostante questo, lo specialista in recupero cervelli perduti per via dell'amore, tenta ugualmente di riportare la donna sulla retta via e dissuaderla dal rifiuto dell'amore e dalla continua critica verso gli uomini. Sarà un duello all'ultimo sangue che sembra non portare frutti, fino ad arrivare al momento in cui Sugar, servendosi della cartomanzia, delinea una sorta di terapia ad hoc per la donna, il cui senso è dato dal monito aprirsi all'amore e abbandonare, quindi, la singletudine. L'intreccio è sorprendente, vista anche la semplicità del setting, dove da un lato si vede Sandra che conta sull'appoggio di Zerby, mentre dall'altro Zerby stesso che arriverà a sorprendere la donna e il pubblico, trovando il coraggio di rivelare la sua indole grazie al sostegno del dottor Sugar (cit. Alessio Salvatori).

Alla base dello spettacolo vi è, quindi, la tematica dell'amore corrisposto (amare ed essere amati), carattere reso più dolce dalla commedia, ancor più corposa della precedente, visto anche l'ingresso del nuovo personaggio, nel quale l'attore riesce a calarsi facilmente perché d'accordo con lui (cit. Libero Bentivoglio). Peculiarità che ha maggior risalto è la maturazione e l'evoluzione delle personalità di Sandra e di Zerby, i quali sentono la commedia come il loro spettacolo (cit.Sasà Russo), agevolando, quindi, il regista nella costruzione scenica e nella regia minuziosa, particolareggiata anche dal ritmo scoppiettante dei dialoghi tra i personaggi. Lo spettacolo sarà nuovamente in scena per una replica straordinaria il 13 gennaio 2013, sempre al teatro Manhattan, primo degli appuntamenti nel calendario del nuovo anno con la Compagnia e con Sasà Russo.

sabato 15 dicembre 2012

LA COSTRUZIONE................storia vera portata a teatro da Roberto Russo



Sarà in scena fino al 16 dicembre al Teatro Millelire di Roma, il nuovo lavoro della compagnia teatrale Luna Nova, basato sul testo di Roberto Russo, ricavato dall’approfondimento della vicenda che ha visto coinvolto Luigi De Barbieri nel processo del 1883.
Lo spettacolo racconta le fasi emblematiche del processo contro l’uomo, accusato di atti impuri e contro natura commessi in una stanza d’albergo, l’Hotel del Sole a Genova, con Marchese Antonio, compagno, amico o amante. Costruito con una scenografia piuttosto semplice, lo spettacolo ruota intorno al consiglier Parini, interpretato da Roberto Becchimanzi, magistrato atemporale che sottopone al giudizio della corte moderna i fatti compiuti da De Barbieri, interpretato da Cristian Mirante, bravo a calarsi nelle vesti della parte lesa da un lato, sentendosi giudicato solo per il suo amore non omologabile e dall’altro in quelle dell’uomo convinto della propria scelta. Ultimo personaggio, a fungere quasi da intermezzo tra l’accusatore e l’accusato, è la signora Lanza Antonietta, a cui da voce e corpo Monica Casaburi, cameriera dell’albergo, testimone dei fatti. In verità, però, non vi è nulla da testimoniare, poiché l’accusa di sodomia era stata affibbiata solo per aver sentito ed interpretato i fatti.
Il magistrato e il De Barbieri







La cameriera testimone











Uno schema a tre, quindi, semplice ma allo stesso tempo composito, in quanto dai dialoghi stessi dei personaggi, è possibile classificarne la provenienza sociale. Partendo da quelli di De Barbieri, se ne deduce un lato piuttosto intellettuale e anche sublime, mentre un lato enunciativo si coglie dai toni aulici del magistrato; in ultima analisi, la cameriera, signora o forse signorina, risulta essere la voce del popolo, convinta della sua verginità morale e della sua idea di amore, sentimento che dovrebbe raggiungere il culmine nel matrimonio e nella procreazione, non possibile nelle tendenze sopra descritte, da allontanare per non distruggere la cosiddetta Costruzione della società, simboleggiata da una torre fatta di mattoncini e rievocata da Parini.
Stimolando la riflessione e lanciando il grido di mai giudicare se non si conosce tutto, il regista ha voluto sottoporre, quindi, al giudizio di una corte ideale e attuale, la platea degli spettatori, i fatti che a quei tempi avevano sconvolto tutti, generando disprezzo e provocando l’indebolimento della Costruzione.

venerdì 14 dicembre 2012

12.12.12 il Meglio del Roma Videoclip 2012 e Mercurio al Circolo degli Artisti



Serata spettacolare quella di Mercoledì 12 Dicembre, tenutasi a Roma presso il Circolo degli Artisti, location della zona casilina. Condotta umoristicamente dal dj e speaker di Radio Rock Andrea Striano, detto il Drago, la serata si è aperta con l’accoglienza sul palco e la premiazione degli artisti indipendenti del Roma Videoclip, unica kermesse nazionale dell'ambito video-promozionale ideata dalla presidente dell’associazione culturale RomArtEventi Francesca Piggianelli, giunta alla decima edizione. Durante il corso dell’evento multi-culturale si è potuto assistere anche alla proiezione dei migliori videoclip tra quelli proiettati al Nuovo Cinema Aquila lo scorso 5 dicembre, ove sono stati premiati, tra gli altri, Antonello Venditti e Loredana Errore con lo Special Award, nonché Mariella Nava, Lara Martelli e Franco Simone per il suo quarantesimo anno di carriera. Premi anche ai registi Francesco Bruni, Federico Brugia, Marco Carlucci e Loris Lai. Miglior attrice Francesca Inaudi e miglior compositore Carlo Crivelli, premiati entrambi con lo Special Award, consegnato anche a Piergiorgio Bellocchio, in qualità di miglior attore, il quale si è detto molto emozionato e felice, sentimenti riscontrati anche nelle band degli Eurofobia, degli Autoreverse, Mambassa, Vernice e Makay, composte da giovanissimi attori/musicisti, protagonisti dei filmati, provenienti dal territorio romano e non.
Si desume agevolmente come il video musicale possa essere considerato un microfilm a tutti gli effetti, una forma espressiva in costante evoluzione, omaggiata nella rassegna della Piggianelli, da considerarsi un riconoscimento e non un concorso. Valorizzando lo stretto rapporto tra cinema e musica, ponendo attenzione celere ai videoclip sociali e valorizzando l’operato degli autori giovani ed emergenti, il Roma Videoclip si configura come un bel momento per entrare in contatto con la fase di pre - produzione del filmato, attraverso la testimonianza degli attori e dei registi, con la produzione vera e propria e le difficoltà incontrate, minimizzate dalla soddisfazione e dalla gioia per l’emozione di vedere il prodotto ultimato, motivazione che, indubbiamente, ha incentivato i giovani attori a credere nel progetto e a continuare nel percorso artistico, lungo e difficile per definizione, come dichiarato da Francesco Formichetti, arrivato con impegno e dedizione alla vittoria del casting del Festival Internazionale del Film di Roma dell’anno in corso, tenutosi a novembre presso l’auditorium-parco della musica.

Seconda parte della serata è quella del Mercurio, occupata dall’esibizione di alcune band appartenenti al panorama musicale attuale, quali quella dei Flyzone, dei Rakuda, dei Granada Circus, degli Aguirre e dei Dispo. Presentazione di In my Opinion, primo video ufficiale della band Flyzone, composta da Danilo Garcia Di Meo alla chitarra, Lucrezia Liberati alla batteria, Giovanni Iurisci, cantante e chitarrista e dal bassista Gerry Italia. 












Unitisi nell’autunno del 2009, grazie alla forte spinta creativa di Danilo Garcia Di Meo, i quattro hanno presentato il disco, uscito a febbraio, con cui hanno voluto dare sfogo alle proprie idee ed intenzioni, nonché al proprio sound costitutivo, cercando di descrivere le situazioni quotidiane da cui scaturisce la necessità di un risveglio e riscatto per combatterle, come già lascia intendere il titolo del disco stesso Hard day’s Morning.










Passando alla band dei Rakuda, si è potuto notare come i tre componenti siano riusciti a portare nel giro di un anno circa, dalla Calabria a Roma, la loro particolare ideologia musicale, fatta di una varietà che spazia da toni prettamente aggressivi a livelli cauti. Partendo da una convinzione musicale in cui credere e immettere se stessi, il chitarrista Giuseppe, anche voce del gruppo, si mostra bravo e attento a decantare l’assetto melodico dei pezzi del loro primo ep, adeguatamente ritmati dal batterista Francesco e strutturati dal basso di Salvatore. Mostrando un ritmo pulito e un deciso input melodico – strutturale, sembra che i tre giovani si divertano molto e che riescano a coinvolgere largamente i presenti con la forte carica esecutiva, ottenendo, quindi, un ottimo risultato da cui trarre stimoli per il futuro.











Quella dei Granada Circus è, invece, composta da quattro ragazzi, provenienti da Roma ad eccezione del batterista, siciliano, il quale si fa maggior portavoce dell’assetto dei pezzi, dando una visibile carica al ritmo, scandito con scioltezza allo strumento percussivo. L’aggressività del primo chitarrista funge da sostegno alla vocalità del bassista, bravo ad emozionare e a coinvolgere il pubblico con testi espressivi in lingua italiana e inglese. Simpatia dei componenti anche nell’intrattenimento del pubblico, incentivato dall’enunciazione dei brani eseguiti e delle tematiche portanti, in una miscela di rock, alternative e pop, rivisitate anche in chiave acustica e vocalica, seppur scandite dalla forte impronta del batterista. Il leader del gruppo è Alessandro, chitarrista, artefice dal 2009 di questo nuovo tema musicale, fatto di rock e pop. I brani, nati ad improvvisazione in sala prove, sono stati poi studiati e immessi nel disco interamente autoprodotto di 10 tracce, presentato in occasione del Mercurio Day, in cui sono riusciti a far convivere liberamente anime e spiriti diversi, coinvolgendoli interamente con testi talvolta riflessivi e meno spinti poiché nulla è definitivo, nulla è oggettivo (cit. Alessandro), una versatilità che appaga i presenti, soddisfatti ed emotivamente coinvolti.










Ad incentivare l’ottimo risultato del multi – concerto, ci hanno pensato anche gli Aguirre, band di cinque componenti, unitisi nel 2005 grazie a Giordano De Luca, tastiera, chitarra e voce del gruppo. Cantautorato italiano, psichedelia e new wawe sono le componenti principali del sound del gruppo, caratterizzato da testi graffianti e surreali, simboleggiati anche dal pop e rock di fondo. Il disco presentato, dal titolo omonimo, consta di undici brani, registrati nel corso di nove mesi in seguito all’interessamento di Stefano Switala, autore di colonne sonore, offertosi per curare la produzione del disco, dopo aver avuto accesso al vastissimo repertorio del cantautore De Luca. Lo stesso Switala è, attualmente, chitarrista e tastierista della band, accanto al fratello Davide, batterista, ad Alice Salvagni al basso e Martino Cappelli, chitarra e altri strumenti a corde della band. Carica, potenza ed incisività sono le caratteristiche principali risultanti dall’ascolto degli stessi brani, scanditi diligentemente dal batterista, strutturati in maniera arguta dal basso e melodizzati da chitarre e voce in modo deciso.











A delineare una serata ancor più sensazionale, giungono poi i Dispo con la loro lunga esperienza di diciassette anni di musica, fin dai tempi del liceo. Una normale evoluzione (cit. Claudio) quella che ha portato i musicisti alla loro incisione dal titolo You vs Us/Us vs You, presentato in occasione del Mercurio, ogni mercoledì al Circolo Degli Artisti. Il disco esce, per ora, soltanto in vinile, con 5 tracce, di cui 2 appartenenti ad un gruppo di Liverpool con cui i musicisti romani hanno avuto il piacere di collaborare. Si tratta di un apparente rock progressive che, in realtà, sfocia in un tipo di musica alternative e nel rock anni ‘70, molto spinta e decisa per dare un maggior tratto di originalità ed un grido alle proprie emozioni. Dividendo il palco con molti gruppi di alto livello, come i Sax Ruins, con cui hanno intrapreso un tour europeo da poco concluso, i Dispo sono diventati ormai una garanzia ed un nome rilevante nel panorama underground della città capitolina e non solo.
In definitiva, la serata può essere considerata un evento culturale dalle molteplici sfaccettature che, partendo con il Videoclip, è passato all’esibizione musicale dei gruppi autoprodotti del nuovo panorama musicale, diventando un incontro tra cinema e musica, come suggerisce anche l’essenza del videoclip stesso: il cinema incontra la musica, enunciazione, questa, presa anche a titolo dell’evento Roma Videoclip ideato dalla dottoressa Piggianelli.


mercoledì 5 dicembre 2012

AD UN PASSO DAL CIELO (W LA MAFIA)...........riflessioni ed emozioni dalla Sicilia a Roma



Sarà in scena al teatro Duse di Roma, fino al 16 dicembre lo spettacolo Ad un passo dal cielo di Aldo Rapè che vanta ben 600 repliche in tutta Italia. Scritto nel 2004, il testo dell’autore siciliano, proveniente da Caltanissetta, tocca l’immaginario del pubblico, portandolo in una dimensione storico – emotiva. Aldo, infatti, è anche l’unico interprete della messa in scena, un monologo del personaggio centrale, un tale Calogero Nicosia, rimasto solo all’età di dodici anni a causa dell’uccisione dei genitori da parte dell’organizzazione criminale siciliana (il mostro della mafia). 
Aldo Rapè........autore ed interprete

L’ispirazione per la stesura della sceneggiatura è giunta dalla voglia di dare voce ai parenti delle vittime della mafia, passate in rassegna sul finale con citazione dei nomi, tra cui anche i giudici Falcone e Borsellino. Da quel 12 Agosto 1988, giorno del suo dodicesimo compleanno, sono passati esattamente 18 anni e la vita dell’uomo si è fermata al mondo delle favole, in cui è immerso al fianco del suo burattino, Gino, scorgendovi la speranza del viver felice e di poter riabbracciare i suoi cari. Lo spettacolo, reduce dal successo francese del prestigioso Festival Internazionale Avignone Off 2012, ha deliziato il pubblico con attenta regia di Nicola Vero e scene ben costruite da Angela Tanzi e organizzate da Antonella Dicarlo.
Può essere anche considerato poetico il monologo, da cui emergono, oltre ad un profondo risentimento contro le gesta dei mafiosi, anche una riflessione intima e una presa di consapevolezza del personaggio che prima o poi da lì dovrà scendere. È un grido disperato, quindi, allo sconforto iniziale ma anche al non arrendersi e al dovere di andare avanti, senza abbandonare i ricordi, perché proprio da quelli scaturisce lo stimolo alla ricerca di una vita migliore.
Ben delineati il lato storico nella trattazione degli accadimenti e delle vicende, accanto a quello dell’interiorità di Calogero che, ormai trentenne, vive isolato dal resto dell’umanità, con cui ha solo un contatto visivo dalla sua postazione, ad un passo dal cielo, appunto. La costruzione scenica del pluripremiato spettacolo è un intermezzo tra il reale e il surreale, tra il mondo e la favola, caratteristiche, queste, ben sintetizzate da Aldo, differenziandole. 
 consapevolezza e rassegnazione nel grido disperato

Una scenografia semplice, basata fondamentalmente su un unico set, quello di apertura, da cui emergono, però, le caratteristiche di tutto lo spettacolo, rendendolo notevole, attraverso storia, interiorità, riflessione, ricordo e memoria, particolarità, queste, che hanno permesso, sicuramente, alla compagnia e all’autore stesso del monologo di considerarlo fondamentale per il proprio percorso nel mondo teatrale.

lunedì 3 dicembre 2012

PIOGGIA DI STELLE SULLA SO.SPE.....................evento benefico nel cuore di Roma



Un sabato sera, quello appena trascorso, all’insegna della solidarietà e dello spettacolo. Presso l’Auditorium in via della Conciliazione a Roma, Paolo Bonolis ha presentato la serata benefica a supporto del Villaggio So.Spe, nato nel 1998 dal sogno di Suor Paola. L’Associazione opera a favore di ragazze madri, bambini e adolescenti e si impegna nel sostegno e nel recupero di persone vittime di violenze e povertà, detenuti e famiglie disagiate. La sigla So.Spe indica il binomio solidarietà e speranza, caratteristiche valorizzate e ricercate dall’associazione e da Suor Paola in primis. Tanti celebri artisti in questi anni si sono alternati sul palcoscenico dell’auditorium con l’obiettivo di far divertire e soprattutto incentivare alla raccolta fondi da destinare ai progetti Onlus. 
Annalisa Scarrone
La serata è stata condotta anche ironicamente dallo showman romano, il quale ha introdotto sul palco illustri artisti, a partire dai comici Antonio Giuliani e Gabriele Cirilli, i quali hanno deliziato gli spettatori con esilaranti gag attinenti al tema dell’evento. Cirilli, in particolare, ha accompagnato il pubblico esibendosi in sketch riguardanti la sua terra di provenienza, l’Abruzzo, illustrando in dialetto gli usi e i costumi della popolazione abruzzese. Altra parte dello spettacolo è stata quella costituita dalla sfera musicale e autoriale, rappresentata da alcuni artisti della musica italiana, tra cui la giovane cantautrice savonese Annalisa Scarrone, la quale ha interpretato alcuni dei suoi brani più conosciuti, da Senza Riserva a Diamante lei e luce lui, da cui spiccano una delicatezza vocalica e una particolarità tematica a livello testuale che verte sull’amore collettivo. Successivamente, a catturare i presenti con la sua lunga esperienza nel campo della musica è stato Amedeo Minghi, che ha riproposto la canzone Un uomo venuto da lontano dedicata al Papa Giovanni Paolo II, accompagnando l’esecuzione con la proiezione del videoclip ufficiale, a celebrarne la grandezza del pontificato. Emozione anche nel brano successivo, 1950, da cui spicca una destrezza esecutiva del compositore e cantautore romano, tesa ad accompagnare il pubblico in un viaggio a contatto con l’animo, per mezzo della freschezza della musica e profondità dell’interpretazione. Ultimo grande artista a salire sul palco è il musicista Riccardo Cocciante, il quale ha allietato i presenti eseguendo alcune tra le sue celebri canzoni, accompagnandole con il pianoforte a corda. Lo stesso Bonolis ha accompagnato Cocciante nell’esecuzione di Se stiamo insieme e Margherita, brano richiesto a gran voce dal pubblico presente. A render ancora più magica la serata ci ha pensato il ballerino proveniente da Ballando con le stelle Simone Di Pasquale, esibitosi con la compagna nel Paso Doble, regalando ai presenti un’intensità armoniosa vissuta nei movimenti sensuali del corpo. Infine, sul palco anche Suor Paola e i bimbi del Villaggio per salutare il notevole pubblico accorso, mentre Cocciante intonava il pezzo spiccatamente riflessivo Bella senz’anima

Bonolis e Cocciante con Suor Paola e i bimbi della Sospe

In definitiva, quello ottenuto dall’evento può considerarsi, visto il numeroso pubblico presente e il clamoroso trasporto emozionale e partecipativo, un ottimo risultato sia per la città di Roma, rappresentata dal sindaco Alemanno, presente in sala, sia per l’Auditorium, ma soprattutto per l’organizzazione So.Spe di Suor Paola e Padre Vittorio, a testimonianza che la solidarietà è una caratteristica viva nella popolazione italiana e negli artisti stessi che la hanno rappresentata durante la serata.

sabato 1 dicembre 2012

COMA PROFONDO.....................Uno spettacolo tragicomico al Teatro Millelire



L'avevamo vista in scena con That's Amori e ne avevamo apprezzato la bravura. Con Coma Profondo la compagnia Full Hd, composta tutta da giovani artisti (dettaglio che non va trascurato), conferma il talento dei suoi componenti. Questo testo, che ha già debuttato lo scorso anno alla rassegna LET del Teatro Cometa Off, sarà in scena al Millelire di Roma fino al 2 dicembre. Uno spettacolo tragicomico scritto interamente da Simone Iovino che, insieme ad Emilia Di Pietro, ne cura la regia. Un unico atto per raccontare gli ultimi venti anni di uomo e dell'intera nazione. Fin qui nulla di particolarmente originale, ma se a raccontare quello che è successo dal 1992 ad oggi sono l'Ego, l'Es, il Super Io e l'istinto di conservazione di un uomo in coma, lo spettacolo diventa curioso e altamente interessante.

La scrittura pulita ed essenziale di Simone Iovino ci accompagna nel cervello di un uomo ridotto ad uno stato vegetale. La vicenda sembra scorrere tra battibecchi iniziali tra l'Istinto di conservazione interpretato da Edorado Andreani e l'Es portato in scena da Josafat Vagni. Il primo, cercando di capire le cause di quello stato vegetativo, porta avanti una lotta contro il tempo per uscire dal coma; l'altro cerca solamente di soddisfare i suoi bisogni primari. A supporto di questi due personaggi, interpretati magistralmente dai due giovani attori, interviene Beckett, l'Ego, figura più riflessiva e meno coinvolta della vicenda, portato in scena da uno straordinario Matteo Vanni, bravo a fungere quasi da mediatore e a calmare le acque. Le musiche scelte dai due giovani registi tengono gli spettatori attenti e concentrati a seguire la storia e a capire le cause del coma. 
Edoardo Andreani e Mariangela Calia

A raccontare tutta la vicenda si presta la magistrale interpretazione di una esuberante Mariangela Calia nei panni del Super Io. Vengono fuori nomi, intrighi, massoneria e banche fino ad arrivare al momento in cui l'uomo è entrato in coma.
Uno spettacolo divertente, interessante che entusiasma il folto pubblico in sala. Uno spettacolo che cattura l'attenzione già dal titolo Coma Profondo che, a nostro avviso, è forse un po’ ingannevole, facendo immaginare un possibile dramma tragico, mentre si tratta di un testo significativo reso ironicamente.
La parte ironica, infatti, arriva proprio quando ci si trova di fronte alle sfaccettature mentali che compongono il cervello di un essere umano, in stretto rapporto tra loro, una connessione che balla da conflitto ad attrazione.









sabato 24 novembre 2012

LA TROVATA DI PAOLINO.............nuovo spettacolo ispirato ad Ettore Petrolini



La compagnia teatrale La Tana dell’arte presenta con La trovata di Paolino un nuovo spettacolo ispirato ad Ettore Petrolini e adattato dal regista Sandro Felice Leo che, cimentatosi nella trattazione di un testo mai messo in scena prima, ha conferito alla serata il carattere di anteprima assoluta. Fino al 25 Novembre, gli attori della compagnia portano sulla scena le personalità della famiglia del capostazione Paolino Pescatori, interpretato da Luca Pennacchioni, oltre ad altri personaggi aggiuntisi nel corso della commedia. Paolino dirige, assieme al suo amico Toto (Federico Sozio), una stazione ferroviaria di un piccolissimo paese, dove passano due treni al giorno, uno la mattina e uno la sera, rendendo leggero il lavoro dell’uomo, soddisfatto del suo operato nonostante le critiche della moglie e della suocera, la quale vive a stretto contatto con la figlia e con il genero, criticandolo in ogni minima cosa, come quando si vede costretto a cambiare il binario del diretto in transito. Unica fonte di sorriso per l’allegra famigliola è Matilde, figlia dei coniugi interpretata da Gabriella Cervelli, ormai giunta all’età giusta per il matrimonio. L’unica speranza dell’uomo è quella di riuscire ad unire la figlia con un uomo capace di offrirle una vita serena ed è per questo motivo che, dopo aver allontanato il primo pretendente, arriverà a servirsi di un annuncio sul giornale al fine di trovare, non riuscendovi, un uomo onesto per la figlia sbarazzina. Si intuisce ben presto, però, il motivo della fretta dell’uomo di accasare la ragazza, desideroso di liberarsi anche delle altre due donne. Complottando con il sacerdote di paese, Don Serafino, interpretato da Claudio Olivieri, escogiterà un modo per restare solo, trasferendosi alla stazione di Scarlino, in Maremma, paese infestato dalla malaria; ecco la trovata di Paolino, il quale non può permettere che le sue care lo seguano in quelle zone rischiose, sottovalutando però la situazione. Nel frattempo, infatti, la giovane Matilde ha trovato un fidanzato e sta per sposarsi con il figlio di un dottore e ricercatore medico, tale professor Gennaro, interpretato da un carismatico Paolo Bianchi, che afferma di aver elaborato un farmaco preventivo che impedisce alla malaria di entrare nel corpo. Pertanto le due donne sarebbero salve ma il caso vorrà che il farmaco non possa essere utilizzato per chi soffre di cuore e quindi Paolino, essendo cardiopatico, diventa il protagonista del rovescio esilarante della medaglia.

L’ispirazione venuta dalla commedia dell’arte anche nella mimica, nelle espressioni e nelle movenze (cit. Luca Pennacchioni) ha reso ancor più evidente la rivisitazione satirica della commedia stessa, dandole un tocco umoristico e coinvolgente. Lavoro duro ma decisamente riuscito grazie alla bravura degli attori e soprattutto grazie alla capacità di Sandro Felice Leo di dirigerli. Il merito del regista, però, è stato soprattutto quello di mettere in piedi un'opera inedita, mai rappresentata. Le difficoltà di un lavoro del genere sono immaginabili ma le battute inserite da Leo e i tempi comici che lo stesso regista gli ha conferito fanno ben sperare in un successo di Paolino pari a quello di Gastone. Un lavoro quasi impeccabile, riscontrabile in tutti i caratteri, sia per l’immedesimazione comica che per le particolarità del setting teatrale, costruito attorno al protagonista, Pennacchioni, molto presto alla regia di un nuovo spettacolo al fianco di Valentina Ciaffaglione, interprete ne La Trovata d Paolino di Anastasia, cameriera del dottor Gennaro. Una storia che diverte, dunque, come testimonia lo stesso Sandro Felice Leo, il quale ha preferito restare sulla cresta del successo della satira, ottenuto anche dal suo precedente lavoro, Gastone, considerando la messa in scena satirica un qualcosa che stimola curiosità e mistero tanto da catturare delicatamente la platea e appagarla con un'opera ancora in attesa di essere conosciuta (cit. Sandro Felice Leo).    
 

lunedì 19 novembre 2012

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA...............i premi del concorso prospettive italia


Francesco Bruni

Gli altri premi per il cinema italiano, per la sezione PIT del concorso, sono stati assegnati dalla giuria composta da Babak Karimi, Anna Negri, Stefano Savona, Zaho Tao e presieduta da Francesco Bruni. A Pezzi di Luca Ferrari è andato il premio per il miglior documentario, mentre ad Antonello Schioppa è stato consegnato il premio per il miglior cortometraggio con Il gatto del maine.


Il premio per il miglior lungometraggio è stato assegnato al film Cosimo e Nicole di Francesco Amato, meritevole anche di aver realizzato un’opera originale e senza particolari pretese, se non quella di offrire al pubblico una bella storia in un contesto drammatico. È il racconto della storia di due giovani, interpretati da Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot, conosciutisi in occasione della manifestazione del G8. Collocazione storica precisa, quindi, il 2001, anno in cui c‘è stato l’incontro delle potenze di stato mondiali a Genova e da cui sono scaturiti tutti i disastri e le lotte tra manifestanti e black block. Le suddette vicende, non volendo avere il film un intento documentaristico degli avvenimenti, al contrario di Diaz di Daniele Vicari, ne occupano solo i primi minuti, mentre il tema di fondo è rintracciabile nella storia dei due giovani, conosciutisi in occasioni drammatiche e giunti alla bellezza dell’amore, passando tra insidie, spostamenti e ricerca di un nascondiglio perenne per scampare ai pericoli. Per questo motivo, si assiste durante il corso del film a uno slittamento della vicenda tra la terra di Nicole, il Belgio e Torino, Genova, Roma, luoghi in cui prosegue il viaggio dei due, accostando la tematica del viaggio a quella dell’amore in un parallelismo tra fuga e amore, fino ad arrivare a una prima separazione dei due protagonisti che riscopriranno il loro sentimento e la loro voglia di star insieme in una stazione di servizio.

















Un film toccante perché vede l’evoluzione dei due caratteri principali nel loro andar verso l’amore, passando anche attraverso il lavoro con Paolo, manager dell’organizzazione eventi del territorio, concerti e manifestazioni, interpretato da Sassanelli, il quale riesce a regalare una decorosa interpretazione nel carattere e ad accostarsi brillantemente a quella di Riccardo e Clara (Cosimo e Nicole), diligenti nel condurre la storia del film in un duplice rapporto di amore e paura, elementi rivisitati e contestualizzati sul versante della scena rock che va da Marlene Kuntz agli Afterhours.

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA..............miglior opera prima e seconda



Altra sezione di valutazione del concorso del Festival Internazionale del film di Roma dell’anno 2012 è stata quella riguardante la migliore opera prima e seconda, in cui ha trionfato il film di Giovannesi Alì ha gli occhi azzurri, già vincitore del premio speciale della Giuria. Questa volta, la giuria è composta da Laura Amelia Guzmán, Stefania Rocca, Alice Rohrwacher, Tanya Seghatchian ed è  presieduta dall’attore-regista Matthew Modine, il joker del capolavoro di Kubrick, rivisitato poi nel film di Montanari, presentato quest’anno al festival. Al premio hanno preso parte i film appartenenti ad ognuna delle diverse sezioni del Festival, quali concorso, cinemaXXI, PIT e Alice nella città, concorso parallelo svoltosi presso la casa Alice antistante l’Auditorium, in cui si è potuto assistere anche a incontri con professionisti del magnifico mondo del cinema, tra cui Daniele Vicari con il suo ultimo lavoro La Nave Dolce, Alice Rohrwacher e Valeria Golino, ascoltate entrambe nella libreria del cinema per presentare i loro film, Corpo Celeste del 2011 diretto da Alice e Vi Perdono di Valeria, la quale ha esordito quest’anno alla regia.











Una menzione speciale è spettata al film Razzabastarda di Alessandro Gassman, in cui si parla di Roman, immigrato rumeno, alle prese con la crisi e con l’educazione del figlio, dopo esser stato abbandonato dalla moglie. Roman, padre infondo molto protettivo, vive per la felicità di Nico e perciò è costretto ad unire al lavoro di gommista e quello di pusher per tirar avanti e per alimentare il suo                 sogno di portar il figlio a New York.



Atmosfere surreali unite a dialoghi talvolta ironici di un bravissimo Gassman, rumeno che parla in dialetto romano, rivisitati in una situazione che sembra sfuggire di mano, a cui vanno ad unirsi i pregiudizi sugli extracomunitari radicati perfino nella fidanzata di Nico, Chiara, la quale, dopo averne scoperto l’identità del padre, scappa. Sullo sfondo della narrazione anche l’interesse di Nico per Dorina, ragazza della strada che rimarrà incinta. Il tema di fondo è quello dell’amore nel rapporto padre-figlio. Anche Michele Placido nel cast, ad interpretare l’avvocato Silvestri in aiuto a Roman, personaggio da cui emerge profondità interiore alla ricerca dell’accettazione mentre lancia un grido all’umanità nel non giudicare lo straniero se non se ne conosce la storia.

                                                                                              

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA............il culmine del concorso



Si è da poco conclusa ufficialmente la settima edizione del festival Internazionale del Film di Roma e molte critiche ruotano intorno all’evento che, sicuramente, ha interessato il pubblico e la stampa, essendo le critiche una parte e stimolante e partecipativa (se ne parli bene o male, purché se ne parli). Non si è trattato di una rassegna dei classici film da ridere o sdolcinati, ma ha abbracciato tematiche di tipo, se vogliamo, riflessivo e certamente provocatorio. Questo probabilmente è stato l’intento di Muller, quello di stimolare sia il pubblico sia i media a parlare del suo festival come un qualcosa di nuovo, distante dai modelli classici. Non si può, infatti, restare indifferenti alle tematiche messe in gioco e proposte al pubblico, quali quella del disagio interiore, dei rapporti familiari, dei rapporti amorosi e altro.



A vincere il premio per la miglior sceneggiatura sono stati Noah Harpster e Micah Fitzerman – Blue per il film The Motel Life, mentre ad Arnan Valls Colomer è andato il premio miglior contributo tecnico per la fotografia di Mai Morire.  Miglior interpretazione femminile a Isabella Ferrari, protagonista di E la Chiamano estate di Paolo Franchi, vincitore del premio miglior regia. Film criticatissimo, nonostante sia un documento sull’interiorità, in un certo senso, di una coppia di 40enni, mai arrivati in intimità, perché appagati soltanto dalle carezze e dagli abbracci. Il film ha messo in scena, infatti, seppur con particolare richiamo al sesso, quella che è la storia di Dino ed Anna, personaggio interpretato da Isabella Ferrari chiamata a ricoprire un ruolo strano ma reale.  Dino è un’anestesista che non si sente all’altezza della bellezza della moglie e perciò si rifiuta di toccarla, trovando rifugio dal suo malessere nei rapporti con scambisti e prostitute. Paolo Franchi ha realizzato un film molto provocatorio, avendo trattato una tematica che spesso, come ha detto lo stesso regista in conferenza, trova molta maleducazione in Italia. Nel film, però, non c’è solo il sesso o solo il nudo, ma anche molta interiorità di un personaggio che vive nella condizione di perenne inferiorità (io non sono quello che credi e tu sei bellissima, troppo per me) e, dovrebbe essere visto dall’inizio alla fine, prima di darne una definizione o un parere, poiché solo al culmine della narrazione è possibile capirne il senso, nel momento in cui il personaggio centrale di Dino giunge alla completa evoluzione e Anna  arriverà al punto di tradire il marito e di lasciarlo. L’acqua del mare, elemento centrale della pellicola, componente estremamente riflessiva, si è vista all’inizio della storia a denotare l’ambientazione e alla fine, quando Anna lascia il marito sulla riva del mare, momento che nasconde, uno stimolo alla libera interpretazione, destando curiosità e non “chiacchiere”. Certo è un film semplice che magari lascia indifferenti, forse un po’ scomodo ma comunque necessita di un’attenta valutazione, non solo guardando le scene frequenti di nudo messe, probabilmente, per infondere ancor più la naturalezza dei personaggi nel trattare il tema riflessivo e intimo.

The motel life, a cui è stato assegnato anche il premio BNL del pubblico per miglior film è, invece, la storia di due fratelli soli, senza madre e padre che vivono la loro vita di pellegrini tra un motel e l’altro, tra uno stato ed un altro. Protagonista principale del film è Frank, il cantastorie che dedicherà la sua vita alle cure per il fratello Jerry Lee, mutilato ad una gamba. Le storie narrate sono costruite dai disegni, affissi sul muro della stanza e riproposti sullo schermo nel corso del film. Tante le storie rappresentate da Frank, ma la più bella è quella di Annie, sua ex di cui conserva il ritratto, unico schizzo a colori. L’evoluzione della storia vedrà proprio, oltre all’intensificarsi dei rapporti familiari tra i due, anche il riavvicinamento di Frank ed Annie, ritrovatisi ad Elko. Procedendo nell’assegnazione dei premi, è da sottolineare quello assegnato a Claudio Giovannesi per Alì ha gli occhi azzurri, un film in cui vengono ripercorse le difficoltà di adattamento degli stranieri in Italia, con una particolare riflessione sugli usi e sui costumi.
Premio per miglior interpretazione maschile assegnato a Jérémie Elkaїm per Main dans la main e quello per miglior attrice emergente a Marilyne Fontaine per Un enfant de toi, altri riconoscimenti assegnati a registi, scenografi e montatori dei film, tra cui il Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film in assoluto, consegnato a Larry Clark per Marfa Girl, una pellicola in cui spicca una forte rivalutazione della storia giovanile di Adam, a contatto con la fidanzata Inez, con la madre e con gli amici in una cittadina del Texas, Marfa, apparentemente tranquilla ma turbata dal poliziotto Tom, ossessionato, violento e molto scurrile. La ragazza di Marfa è un’artista che funge da mediatore tra tutte le varie storie raccontate, a partire da quella di Adam, fino ad arrivare a quella dello stesso Tom, ucciso poi dal ragazzo.

I premi sono stati assegnati dalla madrina Claudia Pandolfi, affiancata dal maestro Muller e dalla giuria Internazionale, composta da Timur Bekmambetov, Valentina Cervi Edgar Cozarinsky, Chris Fujiwara, Leila Hatami, P.J. Hogan e presieduta da Jeff Nichols, tutti cineasti del panorama mondiale, di diversa provenienza, come a segnalare l’intento della Fondazione Cinema per Roma, rappresentata dal presidente Paolo Ferrari, di allargare, estendendolo,  l’orizzonte della celebrazione romana della settima arte.
                                                           

sabato 17 novembre 2012

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA............tra concorso ed eventi verso la premiazione












Molti gli ospiti speciali al settimo Festival romano di Muller, i quali hanno dato un tono di maggior apertura alle varie delineazioni di genere e di produzione. Approfondendo il versante delle pellicole in concorso, si è passati, infatti, dalla commedia scoppiettante A glimpse inside the mind of Charles Swan II di Roman Coppola e da quella scatenata di Pappi Corsicato Il volto di un’altra a risvolti più intimi come nel racconto della gioventù americana Marfa Girl di Larry Clark e in quelli di Un Enfant de toi, in cui Jacques Doillon gioca sui sentimenti e sugli equivoci. Amore basato sulla sofferenza in E la chiamano estate di Paolo Franchi, in cui viene narrata la storia di una coppia di quarantenni, mai stati in intimità. Non solo pellicole del cinema italiano ma anche contributi del cinema danese, francese, russo, americano e anche asiatico.

Tra le icone della settima arte, sicuramente di spicco la partecipazione dell’attore americano Sylvester Stallone, il quale ha presentato il suo ultimo lavoro Bullet to the head, tratto dal fumetto Du Plomb dans la tête e diretto da Walter Hill, a cui è stato consegnato un riconoscimento particolare, il maverick director award. Il leggendario Sly, dopo aver incontrato il pubblico al Teatro Tor Bella Monaca il 13 novembre, il giorno successivo è stato presente all’Auditorium per la proiezione del film, dopo aver partecipato alla conferenza della mattina, in cui, scherzando con i presenti, ha delineato le fasi di produzione del suo ultimo lavoro, partendo dal descriverne le tematiche principali. Tanta azione, anche scene divertenti accompagnate da dialoghi scintillanti tra Jimmy Bobo, interpretato dallo statuario Stallone e il suo socio, un poliziotto di città, Taylor Kwon, interpretato da Sung Kang. Entrambi sembra che vadano verso la stessa direzione, la ricerca della verità, l’uno per liberare la figlia rapita e l’altro per mettere ordine. Quello che conta, però, è che i due lavorino insieme, come la mente e il braccio, riuscendo a scovare il covo dei criminali e a liberare la ragazza, ottenendo anche vendetta per i rispettivi compagni uccisi. Alessandro Camon ha scritto la sceneggiatura del film ed insieme a Sly ne ha curato i dialoghi, facendo risaltare ancor più l’opera di Walter Hill, protagonista il 15 novembre anche di una masterclass sulle particolarità del suo lavoro. Un concentrato di action e comedy, vista la frequente ironia, non solo tra i due personaggi centrali, ma anche tra Sly e Keegan, interpretato dal poderoso Jason Momoa, ex vichingo in Conan. Al confronto diretto tra i due, Hill gioca sullo scontro tutto muscoli, fatto di pugni e lotta libera. Nello sguardo di Sly ritroviamo un po’ gli occhi della tigre di Rocky, personaggio che gli ha dato sicuramente la popolarità insieme a Rambo, assicurandogli un posto di spicco nel cinema mondiale. Nel personaggio di Jimmy si riscontra anche il carattere solitario dell’agente Cobretti di Cobra o quello di Lincoln Ox di Over The Top, allo stesso tempo amorevole e protettivo verso il sangue del suo sangue, come accade anche con Lisa Bobo (Sarah Sahi). La pellicola in questione potrebbe essere considerata l’avventura di un nuovo personaggio, quello di Jimmy, distante dai modelli fissati e proteso verso il futuro, come probabilmente avrà voluto fare lo stesso Hill, tornato al cinema dopo undici anni. Non mancheranno di certo future sorprese, visto il calibro dell’artista, star del mondo cinematografico che in quest’ultimo lavoro ha dimostrato carisma e un’espressività sensazionali nel volto e che sicuramente riuscirà a stupire anche chi non è amante dell’action – movie.


Altro evento della programmazione del festival è quello della proiezione del documentario di Gianfranco Pannone intitolato Gli Ebrei a Roma, in cui si ripercorrono alcune tra le fasi storiche che hanno permesso l’insediamento della comunità nella capitale. Seppur la trattazione storica sia poca ed emerga più la denuncia dei limiti impostigli dai popoli cristiani, risulta essere abbastanza buono il tentativo documentaristico, sottolineato dalla raccolta di testimonianze molteplici, evidenziate attraverso immagini recuperate dall’Istituto Luce di Cinecittà in cui viene ripercorsa anche la visita del Papa al Rabino Capo.